18. Milena Sutter e Yara Gambirasio: quale rapporto fra vittima e offender?

Milena Sutter e Yara Gambirasio - la tragedia di Brembate di Sopra e di Genova

Un altro elemento comune ai casi di Yara Gambirasio (Brembate di Sopra, Bergamo, 2010) e Milena Sutter (Genova, 1971) è la domanda: la vittima e l’offender si conoscevano?

Yara conosceva Massimo Bossetti, condannato in primo grado e in appello all’ergastolo per l’omicidio della studentessa bergamasca?

Milena conosceva Lorenzo Bozano, assolto in primo grado e condannato in appello all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio della ragazzina di origini svizzere?

Yara Gambirasio e Milena Sutter: il rapporto con l’offender

Le amiche di Yara Gambirasio sostengono che non hanno mai visto Bossetti né in palestra né fuori dall’edificio.

Anche la sorella di Yara, Keba, in tribunale ha detto. “Non ho mai visto Bossetti, né attorno alla palestra, né vicino a casa”.

Il fratellino della vittima ha detto che “Yara aveva paura del signore con la barbetta”.

Gli inquirenti hanno trovato plausibile ricondurre la frase del bambino a Massimo Bossetti, il quale all’epoca dei fatti portava un pizzetto biondo.

“Aveva paura di un signore in macchina che andava piano e la guardava male quando lei andava in palestra e tornava a casa”, ha aggiunto il fratellino di Yara Gambirasio.

Vi è una singolare somiglianza con il caso di Milena Sutter, su questo intervento di un fratellino minore che chiama in causa un soggetto estraneo. Un soggetto in qualche modo somigliante alla persona accusata della morte della vittima.

Nel caso di Milena, secondo la cuoca di Casa Sutter, la signora Rosa O., il fratellino della ragazzina scomparsa a Genova il 6 maggio 1971 avrebbe parlato con la sorella di un tizio con la spider rossa. Il giovane con la spider avrebbe sostato in via Orsini, poco distante dalla casa della vittima.

Nessuno ha mai dimostrato che Milena Sutter e Lorenzo Bozano si conoscessero. Anzi, l’amica del cuore della vittima, Isabelle, smentisce questa possibilità.

La macchina dell’offender

Nel caso di Milena Sutter, il centro della scena è la spider rossa. E’ l’auto di Bozano, secondo la Corte d’Assise d’Appello di Genova, il luogo del delitto.
Nella spider, secondo i giudici, Milena è stata strozzata e probabilmente soffocata prima di essere gettata in mare.

L’auto del caso di Yara Gambirasio (nella foto sotto), secondo il racconto della stessa vittima, sarebbe stata una “macchina grigia lunga”. Molto simile, come descrizione, alla Volvo V40 dello stesso colore di proprietà di Bossetti.

Diverse amiche e compagne di palestra di Yara, però, non hanno in alcun modo chiamato in causa l’unico imputato per l’omicidio: Massimo Giuseppe Bossetti.

Le ragazzine hanno dichiarato di non aver mai visto il muratore aggirarsi dalle parti dell’impianto sportivo frequentato da loro e dalla vittima.

Allo stesso modo, l’amica del cuore di Milena Sutter, Isabelle, ancor oggi dichiara: “Bozano? Mai visto”. E sottolinea che la studentessa di origini svizzere non sarebbe mai salita sull’auto del giovane con la spider rossa: “Era troppo vecchio per noi”.

Bozano è stato visto fuori della Scuola Svizzera. Lo ammette anche lui, nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”. La sua presenza non è però dimostrata il 6 maggio 1971, quando Milena scompare.

Quella di Bozano è poi una presenza incompatibile con chi voglia rapire, per denaro, la figlia di un ricco industriale.

Milena – il cui destino ricorda quello di Yara Gambirasio, anche lei di 13 anni – viene rapita a Genova poco dopo le ore 17 di giovedì 6 maggio. A quell’ora è uscita dalla Scuola Svizzera dove frequenta la terza media. Il padre della ragazza, Arturo, è un noto industriale della cera. Il corpo della ragazza – una giovane sana, forte e sportiva che dimostra tre anni più della sua età – viene trovato in mare due settimane dopo, giovedì 20 maggio, giorno dell’Ascensione, intorno alle 17. I medici legali del tribunale, i professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza, fanno risalire la morte alle ore 18-18.30 del giorno della sparizione. Attribuiscono la causa della morte ad azione di strozzamento e di probabile soffocamento.

L’orario della scomparsa di Yara Gambirasio

Il ruolo delle amiche di Yara Gambirasio è fondamentale. L’orario della scomparsa della ragazzina viene stabilito risalendo all’ultimo messaggio inviato dal cellulare di Yara Gambirasio, alle 18.44, a Martina, un’amica, alla quale conferma l’orario di un appuntamento per quella domenica.

“Alle 18.25 le ho chiesto a che ora dovevamo vederci in palestra domenica per la gara di ginnastica”, spiega Martina in una intervista del dicembre 2010. “Alle 18.44 mi ha risposto che dovevamo essere lì per le 8. Alle 18.49 le ho scritto “ok, grazie, ciao””.

Silvia Brena, l’istruttrice di Yara, è una delle testimoni chiave al processo. E’ l’unica persona – oltre a Massimo Bossetti – che ha lasciato il suo Dna sui vestiti di Yara. Sulla manica del giaccone.

Al processo non ricorda. Per l’ennesima volta, Silvia ripete di non ricordare quello che lei stessa aveva testimoniato agli agenti.

La domanda è una di quelle importanti, fra quelle poste dagli avvocati di Bossetti: “Ricorda di essersi scambiata un messaggio con suo fratello, alle 18.35?”. Risposta: “No”. Domanda: “E ricorda di averlo cancellato subito dopo?”. E lei: “No, non ricordo”. Domanda: “Ma non è strano che sia lei che suo fratello abbiate entrambi cancellato solo quello?”. Risposta: “Sì, forse. Ma se io non ricordo….”.

Gli avvocati di Bossetti le chiedono: “Ricorda di aver visto Yara, seduta in palestra?”. “Se l’ho detto doveva essere così”.  Ancora gli avvocati: “Ma si ricorda almeno di aver detto di aver ricevuto delle avances in palestra?”. “No, non ricordo”».

“Ma come può aver dimenticato? Le leggo la sua deposizione!”, ribatte uno degli avvocati di Bossetti. E allora lei ammette: “Ah, sì, adesso che me lo dice, mi ricordo”. Si ricorda di aver pianto, a casa, la sera della scomparsa, come ha raccontato suo padre? “No, non ricordo. Ma se lui l’ha detto è possibile”.

Le testimonianze di chi conosceva Yara Gambirasio

Martina Dolci è una testimone decisiva. E’ lei che ha ricevuto l’ultimo messaggio di Yara, l’ultimo contatto in vita. Al processo, Maura Panarese, mamma di Yara Gambirasio, aveva descritto il legame di ferro tra la figlia e due amiche, che con regolarità mangiavano insieme, andavano in palestra insieme, giocavano insieme, partecipavano alle gare insieme.

Un avvocato di Bossetti chiede a Martina: “Ricorda di aver ricevuto il messaggio di Yara?”. La ragazza risponde: “No, non ricordo”. Al che l’avvocato di Bossetti chiede: ma come è possibile? L’evento più grande e terribile della sua vita, dimenticato così?

Laura Capelli era stata una maestra di Yara. È lei che aveva avvisato Silvia Brena, l’istruttrice di ginnastica, della scomparsa di Yara, quella sera del 26 novembre 2010. Anche Laura a tratti non ricorda bene: “Capisce, è passato tanto tempo”. Le chiedono: “Ricorda che il fratello della Brena frequentasse il centro?”. Risposta: “No, assolutamente»”. Allora un avvocato di Bossetti si spazientisce: «Ma come? Se nella testimonianza aveva detto che aveva lavorato al bar!». E lei: “Ha ragione, avevo dimenticato”.

 

Il Biondino della Spider Rossa - libro sul rapimento e l'omicidio di Milena Sutter - il caso di Lorenzo Bozano - articolo giornale L'Arena 9 giugno 2018

I silenzi su Milena Sutter e sulle amicizie

Anche nel caso di Milena Sutter abbiamo silenzi e reticenze. Anche nel caso della ragazzina svizzera scomparsa nel maggio del 1971 a Genova, sono molti – anche oggi – i “non ricordo” e “non so”.

L’elemento più eclatante è il fatto che l’amica del cuore, Isabelle, non sia mai stata ascoltata al processo. Né in primo grado e neppure in appello.

Eppure l’amica di Milena è stata interrogata, tutti i giorni, dalla scomparsa di Milena sino al ritrovamento del corpo.

E’ un mistero l’identità di Claudio, il ragazzo di cui Milena parla nel suo diario. E che compare in due frasi scritte sulla sua borsa della scuola: “I love Claudio” e “Claudio my love”.

Lo scrupoloso giudice istruttore, Bruno Noli, chiede di tutto a Isabelle, ma non le chiede di Claudio. Non le chiede, o non verbalizza, chi sia il giovane di cui Milena Sutter parla nel suo diario.

Un’altra lacuna la si registra a proposito del periodo mestruale in cui si sarebbe trovata la ragazzina il 6 maggio del 1971. Una ex maestra di Milena Sutter, Antoinette M., resta evasiva sul punto: smentisce di aver detto alcunché alla presenza dei giornalisti; ma non dice se la vittima aveva o meno il ciclo.

Questo dato è importante perché, in caso di mestruazioni, decade un importante indizio contro Lorenzo Bozano: la macchia d’orina sui suoi pantaloni. La macchia è stata attribuita a Milena Sutter, ma senza alcuna prova scientifica.

Laura Baccaro
@laura_baccaro
www.laurabaccaro.it

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