Il corpo di Milena Sutter trovato in mare al largo di Priaruggia, a Genova. E’ stata uccisa?

Il 20 maggio 1971 due amici genovesi decisero di trascorrere un po’ del loro tempo libero dedicandosi alla pesca.

Si diedero appuntamento a Priaruggia, una spiaggetta di Genova, nel tardo pomeriggio.

Presero il largo con la loro piccola imbarcazione mentre il sole cominciava a tramontare.

Le giornate si erano allungate e quel pomeriggio c’era un’arietta calda e piacevole che contribuiva a rilassare i due uomini.

Il silenzio era interrotto solo dal placido rumore del mare.

Le onde del mare cullavano i due pescatori che intanto si scambiavano simpatiche battute nell’attesa che qualche pesce abboccasse all’amo.

Intorno alle 17 uno dei due intravide qualcosa che galleggiava poco lontano dalla loro imbarcazione.

Si avvicinarono per controllare cosa fosse.

All’improvviso, il piccolo ritaglio di pace e serenità nella giornata dei due amici venne inghiottito da una macchia d’inchiostro nera.

Una macchia nella loro mente, che si sarebbe allargata sempre più oscura ogni volta che avrebbero ricordato quel momento.

Davanti ai loro occhi spaventati galleggiava il corpo senza vita di una donna.

Solo più tardi si sarebbe saputo che quel corpo era di Milena Sutter. La ragazza scomparsa il 6 maggio era stata ritrovata.

L’allegria di quel giovedì di maggio increspò la superficie del mare placido e sprofondò negli abissi trascinando con sé i due uomini.

Seppure nella maniera più tragica, un cerchio si era chiuso.

Si iniziava così la fase del lutto per i cittadini di Genova e soprattutto per la famiglia Sutter, che ora aveva un solo tarlo fisso in testa: capire chi fosse il responsabile della morte della loro figlia.

Chi aveva ridotto Milena ad un corpo vuoto senza più anima? Chi l’aveva uccisa e gettata in mare come un rifiuto?

 

Milena Sutter - Corpo a Priaruggia della ragazzina rapita - Report di Polizia e Carabinieri - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona


Il corpo in mare è di Milena Sutter

I medici legali confermarono, all’obitorio, che il corpo della giovane donna ritrovato in mare apparteneva a Milena Sutter, la ragazza scomparsa a inizio maggio all’uscita della Scuola Svizzera di Genova.

Dopo 14 giorni, il mare aveva restituito Milena alla famiglia.

L’autopsia sul corpo della ragazza fece formulare l’ipotesi che Milena Sutter era morta tra le 18 e le 18.30 del giorno della sua sparizione.

Quindi, mentre il pomeriggio del 6 maggio i famigliari attendevano a casa la ragazzina, Milena aveva già lasciato questo mondo.

Così, almeno, dissero i medici legali, in una perizia che si è prestata a tante contestazioni.

L’apprensione per la sua scomparsa si trasformò in dolore.

E il dolore presto divenne rabbia.

Chi si era macchiato di un crimine tanto atroce?

Cos’era successo a Milena?

Tante domande esigevano una risposta concreta.

La mattina dopo la scomparsa di Milena Sutter, giunse alla famiglia della vittima la telefonata con la richiesta di un riscatto: “Se volete Milena viva, 50 milioni prima aiuola Corso Italia”. 

Già dal pomeriggio del 7 maggio, il “Corriere Mercantile”, quotidiano genovese, aveva pubblicato in prima pagina la notizia di un certo “biondino”.

Un tizio, poco sopra i vent’anni, che era stato visto spesso sostare nei pressi della casa della vittima, con una “spider rossa”.

Il giovane era coinvolto nel caso della ragazzina scomparsa?

Attraverso la spider rossa, parcheggiata in via Galli, poco lontano dalla casa dei Sutter, gli investigatori arrivarono a dare un nome al “biondino”: Lorenzo Bozano.

Il 9 maggio, Lorenzo Bozano venne fermato dalla Polizia proprio in via Galli, dov’era parcheggiata la sua auto, la spider rossa, e venne portato in Questura.

Quello stesso giorno Bozano – che non era biondo, né magrolino – venne interrogato dagli inquirenti, che lo trattennero in detenzione.

La perquisizione della sua stanza da parte delle forze dell’ordine portò a scoprire alcuni appunti che avevano le caratteristiche di un “piano di rapimento”.

Lorenzo Bozano era il responsabile del sequestro di Milena Sutter?

Il 13 maggio, Bozano venne rilasciato per mancanza di gravi elementi indizianti.

Gli indizi contro di lui erano ritenuti insufficienti a sostenere che egli fosse il rapitore della ragazzina.

Era comunque il sospettato numero 1. E gli inquirenti pensavano che, se gli era l’unico sequestratore di Milena, lasciarlo in libertà li avrebbe condotti alla prigione dove teneva la studentessa.

In ogni caso, Bozano era diventato un bersaglio.

Così quando il corpo di Milena fu ritrovato, l’unico e solo sospettato ad essere preso in considerazione fu proprio lui: Lorenzo Bozano.

Venne arrestato la sera stessa del ritrovamento del corpo, il 20 maggio 1971.

Una domanda inquietava più di un genovese: Lorenzo Bozano era davvero il rapitore e assassino di Milena Sutter?

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

 

La linea sottile tra realtà e immaginazione

Il 21 maggio la stampa genovese informava i suoi lettori con articoli che non lasciavano spazio all’immaginazione, riguardo a possibili moventi e articolate verità intorno al caso.

Eppure, le cause della morte di Milena non erano ancora state confermate in via definitiva dai medici legali del Tribunale di Genova.

Il processo in Corte d’Assise a carico di Bozano non era ancora iniziato. LO si sarebbe celebrato solo nel 1973.

Un altro processo, invece, si iniziava tra le strade di Genova il giorno dopo l’arresto dell’unico indagato.

La popolare sentenza dell’opinione pubblica aveva trovato un movente ancor prima della polizia.

Da parte sua, la stampa genovese stabilì una condanna senza dubbi nei confronti di Bozano.

L’uomo fu condannato – prima ancora di comparire in Corte d’Assise – per sequestro di persona, uccisione e soppressione del cadavere di Milena Sutter.

Tale sentenza non risultava, tuttavia, ancora definitiva agli occhi dei giornalisti.

Qualche cronista decise di aggiungere un movente di sua spontanea volontà: Lorenzo Bozano aveva ucciso Milena per ragioni a sfondo sessuale.

Quali erano le fonti che accertavano le dicerie sulla vita privata di Bozano? Come faceva la stampa a conoscere certi dettagli intimi e personali?

Il Secolo XIX raccolse in un articolo molto dettagliato tutti i precedenti penali dell’accusato, scavando a ritroso nel suo passato.

Tra le pagine risaltavano alcuni precedenti per furto e un’accusa per palpeggiamenti ai danni di un gruppetto di ragazzine.

L’affidabilità di queste vicende era stata testata? Si trattava di fatti accertati e credibili?

O forse si trattava della semplice descrizione di un ragazzo introverso durante un particolare periodo turbolento della sua adolescenza?

Ad avvalorare l’ipotesi del movente a scopo sessuale furono due elementi: il dossier personale sui trascorsi di Bozano e il resoconto sul caso distribuito dagli investigatori.

Entrambi rappresentavano elementi che l’accusa poteva utilizzare in Tribunale contro Bozano. Ma i fatti non erano ancora stati accertati dalla Corte d’Assise; e per questo tali elementi non erano ancora meritevoli di essere riportati sui giornali.

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - 1973


Il racconto giudiziario sul caso Sutter-Bozano

Dalla scomparsa di Milena al ritrovamento del suo corpo in mare, dall’arresto di Lorenzo Bozano a tutto l’iter processuale, i mezzi di informazione sono stati una presenza costante e attenta.

La stampa, sempre in prima linea nel riportare notizie e aggiornamenti sul caso, ha avuto un ruolo determinante in questo racconto dai connotati sempre più fantasiosi e avvincenti.

La realtà dei fatti venne centrifugata in un frullato di termini e appellativi consoni più a un ambito narrativo che alla cronaca di una storia vera.

Gli ingredienti del racconto si confondevano nell’impasto di termini giuridici e letterari.

La cronaca giudiziaria di un caso di omicidio incontra, anche in questo caso, il mondo letterario e durante la narrazione mediatica ne assume le sembianze.

Un racconto giudiziario è un racconto narrato in tribunale. Le prospettive da cui si apprendono i fatti sono due: l’accusa e la difesa.

È ovvio che si tratti di due punti di vista diversi, ma sarà proprio dall’intreccio di queste due prospettive che in tribunale verrà determinata la validità del racconto.

I media nel caso Sutter-Bozano hanno raccontato la vicenda affidandosi in maniera assai preponderante alle parole pronunciate dall’accusa.

Nel racconto che hanno riportato alla stampa non hanno lasciato solo rari margini a incertezze e titubanze: Lorenzo Bozano era il mostro al di là di ogni ragionevole dubbio.

Analizzando questo racconto giudiziario ci si rende conto della quantità di elementi narrativi presenti al suo interno.

Oltre a una trama ben articolata tra azione e colpi di scena, il pubblico si trovava di fronte a un cast di personaggi dalle personalità cucite su misura in base al ruolo assegnato dai media: Milena la “bambina indifesa”, Lorenzo prima “mostro” poi divenuto il “perfetto colpevole”.

Il 21 maggio il giornale genovese Il Secolo XIX pubblicò a pagina tre questo titolo: “l’indecifrabile indiziato”. L’articolo era accompagnato da una foto di Lorenzo Bozano.

Il suo sguardo non era diretto all’obiettivo del fotografo. Non era stato stabilito nessun contatto tra il pubblico e il sospettato.

Bozano guardava in basso come a voler difendere i suoi veri sentimenti dal giudizio dell’opinione pubblica.

Gli occhi sono lo specchio dell’anima e il giovane arrestato mostrava di non avere nessuna intenzione di farsi leggere dentro.

 

Lorenzo Bozano - Milena Sutter - Cold Case


La trama e il ruolo della stampa

L’azione contenuta nel racconto del caso riportava tutti i tentativi di superare gli imprevisti per arrivare a un risultato, una soluzione di qualche tipo: risolvere il caso di sequestro e omicidio.

Il fine di questo racconto è stato scolpito così in profondità nella intoccabile convinzione della stampa, da dare l’impressione che quello che si stava cercando fosse un colpevole e non IL colpevole.

La trama del racconto sembra perfetta. E’ convincente e ammalia. Poco importa se, poi, gli indizi a un’attenta analisi si rivelano a tratti inconsistenti, a tratti contraddittori, come illustrato nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

La domanda da porsi è semplice e al comtempo inquietante: Lorenzo Bozano ha avuto un giusto processo?

Quale ruolo ha giocato la stampa in questo racconto giudiziario?

Risulta difficile dare per indubitabili e scontate le versioni riportate dai giornali. C’è ancora molto da approfondire su questo caso.

Altri nodi sono destinati a venire al pettine, quando chi sa qualcosa (sulla fine di Milena Sutter) si deciderà a raccontare.

Nicoletta Apolito

 
COMPRA IL LIBRO SU AMAZON
(su carta oppure in ebook)

“Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”