36. Caso Sutter-Bozano. Parole come pietre: i giornali e la dipendenza dalle fonti ufficiali

Sequestro Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Il Biondino della Spider Rossa - libro

 

 

Quale rapporto vi deve essere fra giornalismo e fonti ufficiali?

Il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano è di grande insegnamento anche su questo punto.

Sul ruolo gli inquirenti ebbero nell’indagare sulla scomparsa e poi la morte di Milena, non vi sono dubbi.

Il capo della Squadra Mobile di Genova, Angelo Costa, il pubblico ministero, Nicola Marvulli, e il giudice istruttore, Bruno Noli, erano professionisti di alto profilo.

Si può dissentire – come chi scrive – da un certo loro modo di porsi verso il sospettato Lorenzo Bozano.

Va però considerato che siamo nel 1971, con una cultura del rapporto fra organi di polizia e giudiziari e possibili indiziati diversa da oggi.

Va anche considerato che lo stesso Lorenzo Bozano ha esordito nel peggiore dei modi: con una bugia sulle sue soste in via Peschiera, davanti alla Scuola Svizzera di Genova.

Il problema è semmai sull’altro fronte, quello dei giornali. Anche in questo caso, grandi giornalisti si sono occupati della scomparsa e poi della morte di Milena Sutter.

I cronisti di Genova – come ricordiamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” – erano giornalisti di grande fiuto, capacità investigativa e tecnica espositiva.

Resta tuttavia la constatazione che i giornali hanno spesso seguito, in modo pedissequo e senza autonomia, la narrazione delle fonti giudiziarie.

I giornalisti fanno un altro mestiere. Come ci insegna il grande cronista di nera, Tommaso Besozzi, i giornalisti di qualità conducono una propria inchiesta.

Non si fanno condizionare – oltre il necessario – dalle fonti ufficiali.

Quale rapporto vi è allora fra i giornali italiani e le fonti ufficiali, nel caso di Genova?

Una risposta viene dalla ricerca contenuta nella tesi di laurea magistrale di Andrea Raza. Egli confronta il lessico utilizzato nei testi giudiziari con quello dei rotocalchi settimanali.

Raza mette a confronto quanto scrivono le fonti ufficiali – dal report di Polizia e Carabinieri dell’agosto 1971 alla sentenza di condanna di Bozano del 1975 – e quanto scrivono i settimanali L’Europeo, Gente e Oggi.

In sostanza, vi è una comparazione fra i documenti giudiziari e i testi dei giornali popolari ad altissima diffusione.

 

 

Lorenzo Bozano - imputato processo sul caso Milena Sutter

 

Corrispondenza fra testi giudiziari e testi giornalistici

Possiamo affermare esservi “una corrispondenza significativa fra l’impianto lessicale dei testi giudiziari e quello dei testi giornalistici“, scrive Andrea Raza nella sua tesi di laurea magistrale, discussa all’Università degli Studi di Verona.

L’impianto lessicale “si traduce in una univoca e comune rappresentazione della vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano”, osserva Raza.

“La domanda da porci è allora la seguente: chi ha influenzato chi? Sono i testi giudiziari ad avere influenzato i testi giornalistici o il contrario?”, si chiede Raza nella sua ricerca. “Va notato, a questo proposito, che in alcuni casi gli uni precedono (o seguono) gli altri”.

La risposta è nel report di Polizia e Carabinieri dell’1 agosto 1971.

Quel rapporto trova il suo corrispettivo narrativo nel libro (del 1975) del capo della Squadra Mobile, Angelo Costa.

E’ quel report a influenzare in modo determinante il lessico della sentenza di condanna (Corte d’Assise d’Appello, 1975). E, prima ancora, la sentenza del Giudice Istruttore (1972) con cui Bozano viene rinviato a giudizio.

Ed è quel report di Polizia e Carabinieri a influenzare, a cascata, i giornali.

Inoltre è sempre quel report di Polizia e Carabinieri a fornire la chiave interpretativa di tutto il caso, sottolinea Raza.

“Milena Sutter è stata rapita e uccisa da Lorenzo Bozano per estorcere denaro alla famiglia Sutter”. Questa è la risposta che il rapporto degli inquirenti, dell’agosto 1971, dà agli interrogativi sulla sorte di Milena Sutter.

Chi è l’autore di quel rapporto di Polizia e Carabinieri?

Gli autori sono tutti gli investigatori che hanno lavorato sul campo.

Tuttavia, il “dominus” – a testimoniarlo sono il libro di Costa-Tafani e i giornalisti che lavorarono al caso – è la Questura di Genova. E, nella fattispecie, il capo della squadra mobile.

La sentenza di condanna, infatti, era già stata espressa dal questore Ribizzi, nei confronti di Bozano, la sera del 20 maggio 1971.

Una condanna pubblica pronunciata a poche ore dal ritrovamento del corpo di Milena.

Il questore Ribizzi, quella sera, parlò dello “immondo individuo” arrestato, nei confronti del quale (a suo dire) vi erano prove certe e non meri indizi.

Quella dichiarazione del questore è di grande interesse – aggiungiamo noi – perché rivela l’orientamento investigativo di Angelo Costa, il “Maigret di Genova”, come fu soprannominato.

Costa non credeva al sequestro di Milena Sutter per motivi di denaro. Non credeva al Bozano motivato dai soldi.

Angelo Costa, investigatore dai modi rispettosi verso gli arrestati, pensava a un delitto a sfondo sessuale.

Costa credeva, con ferma convinzione, che Bozano fosse colpevole. Ma non in quel modo. Non con quel movente economico.

Dopo la sentenza del 1973, che assolve Lorenzo Bozano, il capo della Mobile di Genova, Angelo Costa, prende al balzo l’occasione offerta da un provvedimento di legge per andare in pensione anticipata.

La posizione di Angelo Costa è stata smentita dall’inchiesta ufficiale, che preferisce – con il giudice istruttore Noli – puntare sul sequestro per denaro.

La tesi del giudice istruttore perde però il primo round. E amareggia Costa al punto da spingerlo a farsi da parte.

 

 

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - la cintura da sub - maggio 1971

La cintura da sub recuperata in mare assieme al corpo di Milena Sutter

 

I quattro indizi della colpevolezza di Lorenzo Bozano

E’ interessante analizzare le conclusioni a cui arriva la ricerca universitaria di Andrea Raza. Una ricerca che si concentra, fra gli altri, su quattro indizi a carico di Lorenzo Bozano.

“Analizzando le liste di parole e le concordanze di tutti i testi emergono i principali indizi che, in un primo momento, hanno portato gli inquirenti a sospettare di Lorenzo Bozano“, osserva Raza. “E che in seguito hanno convinto i giudici dell’appello della sua responsabilità nella morte di Milena Sutter“.

Si tratta in primo luogo dell’indizio della cintura da sub con cui il corpo senza vita di Milena è stato affondato.

Secondo l’accusa, questa cintura sarebbe appartenuta a Bozano.

Lorenzo Bozano ha affermato di averne effettivamente posseduta una simile, ma non uguale.

La sua cintura avrebbe infatti avuto un’estremità tagliata. E quattro piombi arancioni: invece dei cinque piombi rossi trovati nella cintura da sub legata al cadavere di Milena.

Bozano ha anche affermato di aver venduto la sua cintura durante un mercatino in un club nautico.

L’avrebbe venduta, a suo dire, assieme ad altra attrezzatura subacquea, sebbene l’acquirente non si sia mai fatto vivo con la polizia.

Nonostante la mancanza di una prova certa, quello della cintura da sub è diventato, secondo l’accusa, l’indizio più schiacciante della colpevolezza di Lorenzo Bozano.

Scrive Raza nella sua tesi di laurea discussa all’Università degli Studi di Verona: “La parola ‘cintura’ compare nel rapporto di polizia e carabinieri redatto l’1 agosto 1971. Quindi 70 giorni dopo il ritrovamento del corpo di Milena”.

“Quella parola vi compare con una frequenza percentuale maggiore rispetto ai testi delle sentenze e degli articoli di giornale che sono seguiti”, fa notare Raza.

La cintura è, dunque, il primo indizio sul quale si concentrano le indagini e su cui insisterà maggiormente l’accusa.

Non la parola “cintura da sub” – ci dice la ricerca di Raza – si trova con alta frequenza nella sentenza del Giudice Istruttore, nel libro di Angelo Costa, negli articoli di giornale. E, soprattutto, nella sentenza d’Appello, quella che condanna Lorenzo Bozano all’ergastolo nel 1975.

La cintura da sub è assente invece fra le principali parole della lista di parole analizzate nella sentenza di Primo Grado (che assolse Bozano) e fra i collocatori della parola “Bozano” ottenuti dalla ricerca di concordanze all’interno della sentenza stessa.

“Secondo i giudici che hanno assolto Bozano in Primo Grado, quello della cintura da sub sembra dunque non essere un indizio determinante”, fa notare Raza. “Quell’indizio è stato invece determinante per i giudici della Corte d’Assise d’Appello che condannano il giovane della spider rossa”.

Un altro indizio-chiave che emerge dall’analisi dei testi è il piano di rapimento ritrovato nella stanza di Lorenzo Bozano.

Si tratta di una serie di fogli pubblicitari dattiloscritti. Sul retro Bozano vi ha scritto le seguenti frasi: “ore 8, X, ore 9:30 annuncio, ore 10:30 prezzo, ore 11:30 indicazione via, ore 12:30… ecc.”.

In un secondo foglio compaiono poi le parole “affondare / canale di calma Fiera, seppellire, murare”.

E vi compare una piantina che si riferisce a una zona di Genova; ma che tuttavia risulta di difficile interpretazione come collegamento con il caso di Milena Sutter.

Bozano stesso ha confermato di essere l’autore di quel “piano di rapimento”.

Il giovane della spider rossa ha anche detto che avrebbe scritto quel piano per puro gioco una sera.

Lo avrebbe scritto dopo aver parlato con alcuni amici del rapimento a Genova di Sergio Gadolla, avvenuto nell’autunno del 1970.

Bozano ha affermato di essere tornato a casa dopo una cena con amici e conoscenti.

E di essere rimasto tanto colpito da quel caso che, non riuscendo a prendere sonno, buttò giù degli appunti del tutto fantasiosi su un ipotetico piano di rapimento.

Nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, le grafologhe della Scuola Grafologica Morettiana di Verona hanno analizzato il “piano di rapimento” di Lorenzo Bozano, giungendo a conclusioni interessanti.

L’accusa ha portato, in seguito, quest’indizio del piano di rapimento a sostegno dell’ipotesi di colpevolezza di Bozano.

Lorenzo Bozano avrebbe insomma deciso di “affondare” il corpo di Milena con una cintura da sub.

I colpevolisti hanno sempre utilizzato questo indizio come un capo di accusa cruciale nei confronti di Bozano.

Secondo la difesa di Bozano, si tratterebbe solo di un insieme di supposizioni e non di una prova certa.

Quasi assente nella sentenza del Giudice Istruttore e in quella di Primo Grado, il cluster “piano di rapimento” si trova nel testo della sentenza d’Appello con una frequenza assai elevata.

Esso risulta invece con minor frequenza nel libro di Costa e nei testi degli articoli dei rotocalchi analizzati da Raza: L’Europeo, Gente e Oggi.

 

 

libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter

La spider di Lorenzo Bozano sulla copertina del libro “Il Biondino della Spider Rossa”, scritto da Laura Baccaro e Maurizio Corte

 

Il terzo indizio riguarda gli avvistamenti di Bozano e della sua spider nei pressi della Scuola Svizzera di via Peschiera, frequentata da Milena Sutter.

Sia i giornali che le sentenze parlano molto spesso della “presenza” di Bozano, del suo essere stato “visto” nei paraggi della scuola o sotto villa Sutter. Così come degli avvistamenti della sua automobile, lasciando così intendere un suo interesse specifico per Milena Sutter.

Fra i termini più frequenti nella lista di parole del report di Polizia e Carabinieri – fa notare Andrea Raza – troviamo, per l’appunto, “notato”, “presso”, “scuola”, “svizzera”, “auto”, “giovane”.

Tutti i testi giudiziari e dei giornali, analizzati da Raza, risultano costellati di riferimenti a Lorenzo Bozano e alla sua auto.

“Lorenzo Bozano e la sua spider finiscono col rappresentare il punto centrale della vicenda”, sottolinea Raza.

Un quarto importante indizio è dato dalla testimonianze di due donne che sostengono di aver avvistato Bozano sul Monte Fasce con la sua spider rossa il pomeriggio del 6 maggio.

Le due donne dicono di aver visto Bozano su quel monte. Gli avvistamenti avvengono tuttavia in due momenti differenti e in due punti stradali diversi.

La presenza di Bozano sul Monte Fasce è l’indizio principale che emerge dall’analisi della sentenza di Primo Grado.

Analizzando i testi relativi all’indizio di Bozano sul Monte Fasce, Raza nella sua ricerca rileva che nella sentenza di Primo Grado i termini riferiti a quell’indizio vengono usati soprattutto per decostruire l’ipotesi accusatoria.

Al contrario, la sentenza della Corte d’Assise d’Appello si rifà alle testimonianze sul Monte Fasce per confermare la presenza di Bozano.

I giudici dell’Appello puntano ad avvalorare la tesi secondo cui Bozano, dopo aver fatto salire Milena sulla sua auto all’uscita della Scuola Svizzera, l’avrebbe uccisa poco dopo.

Uccisa Milena, Bozano avrebbe portato il cadavere in macchina sul Monte Fasce. Il suo piano sarebbe stato quello seppellire il corpo in una fossa scavata qualche giorno prima.

Avendo notato di essere stato visto dalle due donne, entrambe sue conoscenti, Lorenzo Bozano avrebbe deciso di cambiare programma e di affondare il cadavere in mare.

Scrive Raza nella sua tesi: “Anche tra i dieci collocatori più frequenti nelle concordanze con la parola “Bozano” troviamo, sia nella sentenza d’Appello che nel libro di Angelo Costa, le parole Monte e Fasce”.

I  contesti in cui si trovano questi collocatori sono volti ad avvalorare le testimonianze delle due donne, fa notare Raza. E a sostenere l’ipotesi di colpevolezza di Lorenzo Bozano.

 

 

Caso Sutter - borsa di Milena Sutter - 1971

La borsa della scuola di Milena Sutter. Vi compare la scritta “I love Claudio. Claudio my love”

 

 

Lorenzo Bozano, Milena Sutter, fonti ufficiali e giornali: mancano le piste alternative

“Nonostante la grande quantità di indizi contro Bozano, non vi è mai stata nessuna prova certa della sua colpevolezza”, sottolinea Raza nella sua tesi di laurea.

Questo emerge anche dall’analisi testuale, per cui la parola “prova” è assente in quasi tutto il corpus (se non nei casi in cui si parla di “mancanza di prove” o “insufficienza di prove”).

Tuttavia, non sono mai emersi elementi che facciano pensare all’innocenza di Bozano e a una sua estraneità ai fatti.

Nemmeno i dubbi sulla perizia medico-legale, più volte sollevati dal perito della difesa, il professor Giacomo Canepa, vengono citati nei testi delle sentenze o degli articoli.

Nessun accenno viene fatto alle incongruenze sugli orari in cui i testimoni avrebbero avvistato Bozano, che non sempre coincidono con la ricostruzione fatta dall’accusa.

Nei testi giudiziari e dei giornali non vi è alcun riferimento piste alternative.

Non si parla mai di un’altra persona, conosciuta da Milena prima della sua scomparsa, quel Claudio il cui nome compare anche sullo zaino della ragazza nella scrittaClaudio my love.

Non vi è una ricostruzione puntuale di quel pomeriggio del 6 maggio 1971, quando Milena Sutter esce dalla Scuola Svizzera e svanisce nel nulla.

“I punti oscuri sul caso Bozano-Sutter sono molti”, fa notare Raza. “Ma nessuno di questi è stato sollevato nei testi analizzati, né dalle sentenza né dagli articoli delle riviste”.

I punti oscuri sul caso di Milena Sutter restano tali a 48 anni di distanza da quel 6 maggio 1971, a Genova.

 

Maurizio Corte
@cortemf@cortemf
www.corte.media

 

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