Anni Settanta/2: 1970, la “strategia della tensione” e lo strano Golpe Borghese

Anni Settanta - Bomba e strage alla stazione di Bologna - 1980 - IlBiondino.Org

Con la bomba del 1969, a Milano, alla Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre, ha inizio la “strategia della tensione”.

E’ la Destra eversiva a rendersi protagonista di una stagione dove il terrorismo neofascista diventa funzionale anche ai disegni di settori deviati dello Stato.

L’obiettivo della strategia della tensione è di infondere paura nella pubblica opinione, per contrastare l’avanzata del Partito Comunista. Per spostare a Destra l’asse dell’Italia e per diffondere l’idea che serva un “uomo forte” al comando, al posto dei deboli governanti democristiani.


Il terrorismo neofascista guidato dall’alto

A rendersi protagonisti, a Destra, della strategia della tensione sono i gruppi neofascisti di “Avaguardia Nazionale” e “Ordine Nuovo”.

Sono due gruppi legati ad apparati militari e della sicurezza nazionale, in grado di depistare le indagini sugli attentati terroristici in piazza.

Gli attentati sono quelli delle bombe in piazza (nel 1974 a Brescia, ad esempio, in piazza della Loggia) e degli ordigni sui treni (l’Italicus, nell’agosto del 1974) o alla stazione di Bologna (agosto del 1980, nella foto).

In più casi, degli esecutori di quelle stragi si è saputo poco e male. Molti processi, verità evanescenti, esecutori (o presunti tali) che portano a pensare ad azioni manovrate dall’interno dello Stato. E con legami internazionali.

Interessante il fatto che solo nel 2004 si sia saputo, da una figlia di Aldo Moro, che costui – ministro degli Esteri nel 1974 – doveva essere sul treno Italicus.

La bomba sul treno scoppiò quando il treno era nella provincia di Bologna, mentre il ministro Moro era sceso – per firmare alcuni documenti – poco prima della partenza da Roma.

Moro era quindi sfuggito a un attentato. Sarà invece vittima di un altro attacco, questa volta del terrorismo di Sinistra delle Brigate Rosse, nel marzo del 1978. Tanto da venire assassinato dai terroristi di (apparente) opposto colore nel maggio successivo.


Il tentativo di colpo di Stato del 1970

Sei mesi esatti prima della scomparsa di Milena Sutter, nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970, Junio Valerio Borghese predispone un piano per rovesciare il governo in carica. E conquistare il potere.

Junio Valerio Borghese è un ex ufficiale di Marina a capo della X Mas nel corso della prima guerra mondiale, E’ collegato con i gruppi neofascisti di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo.

Il piano di Borghese viene organizzato assieme ad alti funzionari dello Stato e delle Forze Armate.

Il colpo di Stato prevede l’occupazione dei ministeri degli Interni e della Difesa, la sede della Rai e delle telecomunicazioni. E’ poi pianificato l’arresto dei segretari dei partiti e di vertici del Parlamento.

Attivisti di Avanguardia Nazionale entrano al ministero degli Interni. L’occupazione del ministero della Difesa è pronta; così gli arresti dei politici. Un gruppo di allievi della Guardia Forestale è davanti alla sede della Rai per fare irruzione.

Prima dell’ora fissata per gli attacchi e il colpo di Stato – con la Giunta Nazionale già costituita in clandestinità dal luglio 1970 – Junio Valerio Borghese dà l’ordine di fermare tutto.

Diverse le ipotesi sul perché il Golpe Borghese, come viene ricordato, fu interrotto sul nascere.

Le più plausibili è che le coperture politiche di qualche partito e degli Stati Uniti, e la collaborazione delle forze di Polizia (Carabinieri in testa), non siano arrivate come era stato supposto.

Interessante è poi l’ipotesi che il Golpe Borghese, nella sua ridicola rappresentazione, sia stato solo un colpo di scena di Licio Gelli (massone a capo della Loggia P2) per ricattare la classe politica italiana.

Secondo don Andrea Gallo (1928-2013), genovese, prete di strada su posizioni di estrema Sinistra, vi sarebbe un collegamento fra il caso Sutter e il Golpe Borghese.
Questa ipotesi non ha però alcun riscontro in dati obiettivi; e neppure è mai stata oggetto di trattazione approfondita.


Politica: nasce Comunione e Liberazione

Gli anni settanta, oltre ai tragici fatti, si distinguono per il fermento sociale, culturale e politico. I valori tradizionali sono messi in discussione.

Neppure la Chiesa Cattolica è esente dalle tensioni di questo inquieto periodo.

Basti pensare che i membri dell’Azione Cattolica calano dal milione di iscritti del 1960 ai 657.000 del 1970 – secondo quanto scrive Luca Pollini nel libro “I Settanta. Gli anni che cambiarono l’Italia”.

In questo periodo di crisi religiosa, nasce un movimento molto attivo – a livello sociale, politico ed economico – anche oggi: Comunione e Liberazione (CL).

Il fondatore del movimento – presente nella società in modo laico, ma legato alle regole della Chiesa Cattolica – è don Luigi Giussani.

Grazie al Movimento Popolare, espressione politica della nuova organizzazione, Comunione e Liberazione riesce a fare presa sui giovani. E a porsi, così, come alternativa ai movimenti giovanili della Destra e della Sinistra.

Maurizio Corte (articolo a cura di)

“PIAZZA BELLA PIAZZA” – Claudio Lolli (1976)

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2018-12-05T14:20:37+00:00Anni Settanta, Blog|