Anni Settanta/5: 1971, il fattorino ucciso a Genova e i “boia chi molla”

Anni Settanta - Banda 22 Ottobre - omicidio fattorino Floris - Genova - Biondino Spider Rossa

Gli Anni Settanta sono stati anni caratterizzati da grandi cambiamenti. La società subì significative trasformazioni culturali: dalla diffusione del consumismo alla nascita delle grandi aziende multinazionali, alla crescita massiva di mezzi di comunicazione come la radio e la televisione a colori.

Il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano si inquadra, quindi, all’inizio di un decennio ricco di avvenimenti su diversi piani.

Sono gli anni del sequestro di Aldo Moro (marzo 1978) e del settennato del presidente della Repubblica, Sandro Pertini; ma anche di tanti altri tragici avvenimenti.


La rivolta di Reggio Calabria
Il 14 luglio 1970, a Reggio Calabria, scoppia una rivolta popolare senza precedenti nella storia del nostro Paese. Quella di Reggio, infatti, fu la più lunga e la più violenta rivolta urbana dal dopoguerra. Si susseguirono 8 mesi di scontri, barricate, incendi, attentati.

La causa scatenante fu la decisione di alcuni personaggi influenti di Catanzaro e di Cosenza di dividere l’assetto futuro della Regione tra queste due zone: il capoluogo di regione a Catanzaro e la sede dell’Università a Cosenza.

Reggio ne rimaneva esclusa del tutto. Così, la città comincia a battersi per il diritto di essere scelta, a sua volta, come capoluogo della regione calabra.

La rivolta si protrasse fino al febbraio del 1971, provocando morti, miseria e distruzione. All’inizio il malcontento fu di carattere sociale, ma in una seconda fase assunse carattere politico.

In particolare, il Movimento Sociale Italiano ricoprì un ruolo fondamentale. Fu allora che Ciccio Franco rilanciò il motto “Boia chi molla”, usato ai tempi della prima guerra mondiale, e ne fece lo slogan della protesta degli abitanti di Reggio Calabria.

Una città intera si contrapponeva al sistema statale italiano, a un governo incapace di ascoltare le esigenze del sud del Paese.

Il 13 luglio viene proclamato il primo sciopero e durante la serata la situazione degenera. I manifestanti occupano la stazione, provocando la reazione violenta delle forze dell’ordine. Molte persone rimangono ferite.

Si scatenò, quindi, la rabbia dei cittadini che sfociò in sanguinosi scontri nelle vie della città. Mentre il governo inviava soldati a presidiare le linee ferroviarie abbandonate, a Roma il centro-sinistra sceglieva Catanzaro come capoluogo di regione, mentre i neofascisti prediligevano Reggio.

La situazione si trascinò nell’incertezza ancora per molti giorni. Il numero dei morti e dei feriti crebbe fino a quando non si raggiunse una decisione definitiva: Catanzaro sarebbe stata il capoluogo e Reggio Calabria sede dell’assemblea regionale.

I cittadini videro questa soluzione come un ulteriore oltraggio, Reagirono con bombe, guerriglia, insurrezioni e violenza.

In quei giorni il rione di Santa Caterina e il rione Sbarre, fino ad allora sconosciuti alla maggioranza degli italiani, divennero famosi in tutta la penisola.

Piano piano, la sommossa tuttavia si placò e le azioni di violenza scemarono fino a scomparire.


L’assassinio del magistrato Pietro Scaglione
La mattina del 5 maggio 1971 il procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione, sta tornando dal cimitero dove è andato a pregare sulla tomba della moglie, morta quattro anni prima. Alla guida della vettura c’è l’agente di polizia Antonino Lo Russo.

Scaglione e Lo Russo vengono uccisi con parecchi colpi di arma da fuoco in via Cipressi a Palermo.

Pietro Scaglione era diventato Procuratore Capo della Procura di Palermo nel 1962. Da da quel momento aveva condotto diverse indagini, cercando di dimostrare il coinvolgimento politico della mafia.

Era convinto che fosse necessario scovare i mafiosi di maggior rilievo impegnati in cariche pubbliche ed amministrative, per poterli poi allontanare dal loro ruolo. Non si scoprirà mai con certezza chi uccise Scaglione e Lo Russo.


Il fattorino Floris ucciso dalla “Banda XXII Ottobre”
Il 26 marzo 1971, a Genova, due banditi compiono una rapina alla sede dell’Istituto autonomo case popolari. Quello che sembrava, in un primo momento, un episodio comune, diventa un tragico omicidio.

Il fattorino Alessandro Floris si trova sul luogo della rapina, mentre scorta il capo del personale dell’Istituto Case Popolari, che si era recato a prelevare 17 milioni di lire per gli stipendi.

Due banditi, Mario Rossi e Augusto Viel, riescono ad afferrare la borsa contenente il denaro e fuggonoa bordo di una moto Lambretta.

Floris, nonostante le ripetute intimidazioni dei due membri della banda, li insegue e riesce ad afferrare la gamba dell’uomo seduto sul sellino posteriore della moto. Rossi, che tiene il bottino, spara alcuni colpi in terra: uno di questi colpisce a morte il fattorino.

I due banditi riescono a scappare e proseguono la fuga per le vie del centro di Genova.

Da una finestra, un fotografo dilettante immortala, per puro caso, la scena dell’omicidio. La foto farà il giro dei giornali di tutto il mondo, diventando uno dei simboli di quegli anni violenti.

Viel, l’uomo alla guida del motorino, riesce a rifugiarsi nell’appartamento di un amico; mentre Rossi viene bloccato e arrestato dai carabinieri.

Nell’ottobre del 1972 si apre il processo non solo a Rossi, ma anche a quasi tutti gli altri componenti della banda “XXII Ottobre” arrestati nei mesi precedenti.

Con il nominativo di “banda XXII Ottobre” viene infatti identificata un’organizzazione terroristica schierata politicamente a sinistra e con intenti rivoluzionari, attiva a Genova tra il 1969 e 1971.

Il processo si conclude con pene pesantissime.

Laura Beggi (articolo a cura di)

“CANZONE DEL MAGGIO” – Fabrizio De Andrè (1973)

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2018-12-05T14:26:04+00:00Anni Settanta|