23. Cold Case a Genova: perché un libro sul sequestro e omicidio di Milena Sutter?

Cold Case - omicidio genova Milena Sutter - Lorenzo Bozano - IlBiondino.org

 

Un Cold Case in piena regola, quello dell’omicidio a Genova di Milena Sutter scosse l’Italia intera, nel maggio del 1971.

Un Cold Case perché del sequestro e dell’uccisione della ragazzina di origini svizzere non sappiamo molte cose.

Un Cold Case perché il caso della studentessa della Scuola Svizzera può riservare ancora molte sorprese.

Il “Cold Case” di Genova: sequestro e omicidio di Milena Sutter

Già il sequestro della ragazzina, il 6 maggio di quell’anno, aveva messo in fibrillazione le redazioni dei giornali.

La scoperta del corpo in mare, al largo di Priaruggia, il 20 maggio 1971, aveva poi tolto ogni speranza ai genovesi e ai milioni in Italia che seguivano la vicenda.

Tutti i migliori giornalisti si occuparono di questo caso che oggi possiamo definire “a pista fredda”, dato che sono passati 47 anni.

Del Cold Case genovese si occuparono giornalisti da Indro Montanelli a Enzo Biagi, da Enzo Tortora a Giorgio Bocca, per citare i più famosi.

La vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano segnò più di una generazione di italiani. Chi oggi ha più di 60 anni ricorda chi era la ragazzina e chi era il cosiddetto “Biondino della Spider Rossa”.

L’avvocato Silvio Romanelli, che nel 1973 difese Bozano al processo per sequestro e omicidio, mi disse in un’intervista che la notizia dell’assoluzione del giovane (in primo grado) giunse persino a un suo famigliare che si trovava in Sud Africa.

Cold Case: rapimento di milena sutter

Il Corriere Mercantile, quotidiano del pomeriggio di Genova, che per primo diede la notizia, venerdì 7 maggio 1971, del sequestro di Milena Sutter. Fu anche il primo giornale a individuare il giovane con la spider rossa, l’unico imputato in questo cold case


L’omicidio a Genova di Milena Sutter: perché un libro dopo 47 anni?

Chi ha notizia del libro scritto con Laura Baccaro sul caso di Milena Sutter quando mi incontra mi pone sempre due domande sul Cold Case genovese: Lorenzo Bozano è colpevole o innocente? E poi: perché ti sei dedicato a questo caso investendo anni di lavoro e denaro?

Sull’innocenza o colpevolezza di Bozano rispondo come credo uno studioso e un ricercatore debbano rispondere.

Vi è una sentenza di condanna, pronunciata nel maggio del 1975 dalla Corte d’Assise di Genova, che va rispettata.

Lorenzo Bozano, per la giustizia italiana, è colui che con l’inganno ha sequestrato Milena Sutter. Ed è colui che per denaro l’ha uccisa.

La stessa sentenza non mi trova d’accordo nella “distruzione della persona-Lorenzo” fatta dai giudici.

Come cittadino, oltre che come studioso, mi aspetto che una persona sia giudicata sulla base delle azioni commesse. Sulla base dei fatti accertati.

Trovo offensivo e contrario ai valori in cui credo – oltre che lesivo dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino – la distruzione della persona.

La vicenda di Lorenzo Bozano mi ha poi fatto cambiare idea sull’ergastolo.

L’ergastolo è una pena incostituzionale nel principio, prima e più che nella sostanza.

In questo mi è di conforto l’esempio del dottor Nicola Cipriani, magistrato e giudice di lungo corso.

Agli inizi degli Anni Settanta, a Verona, in qualità di pubblico ministero, Cipriani sollevò l’eccezione di costituzionalità dell’ergastolo.

Il dottor Cipriani temeva che la Corte d’Assise di Verona, nel giudicare l’imputato dell’omicidio di un amico sordomuto, comminasse la pena dell’ergastolo.

Non mi interessa che si tirino in ballo i benefici di cui può godere il detenuto che si comporta male. E’ l’idea stessa del “fine pena mai” che si pone fuori della Costituzione.

Quanto alla colpevolezza o innocenza di Bozano, è una questione che non mi sono mai posto. Non spetta a uno studioso porsi una domanda così “giudiziaria” e, al contempo, così scivolosa verso posizioni di parte che non mi appartengono.

Quello che mi sento di affermare – e su cui non ho dubbio alcuno – è che la pena comminata a Bozano è sproporzionata.

Di qui nasce uno dei motivi che mi hanno spinto a lavorare a fondo a questa vicenda. E ai riflessi mediatici, ambito di mia competenza, che la stessa ha avuto.

Ho potuto verificare l’opera di distruzione della “persona-Lorenzo”, al cui posto ci sarebbe potuto essere ciascuno di noi.

Ho potuto registrare come sia stata comminata una condanna incostituzionale a fronte di dubbi fondati sulle cause della morte della vittima.

Ho toccato con mano la trascuratezza verso il rigore della logica e dell’argomentazione.

Sono tutti motivi che mi hanno indotto a studiare a fondo il caso.

Sul Cold Case di Milena Sutter ho voluto condurre uno studio indipendente, imparziale, scevro da pregiudizi.

Ho scelto di condurre uno studio che non prestasse il fianco né alle possibili manipolazioni da parte dell’uomo in carcere, che ancora oggi si professa innocente.

Né alle fascinazioni della narrazione proposta dal giudice istruttore del tempo, Bruno Noli.

Quelle fascinazioni hanno toccato a fondo la stampa italiana: dai giornali del tempo alle poche trasmissioni che hanno ripercorso la vicenda di Milena Sutter e la figura di Lorenzo Bozano.

Qualche collega giornalista è arrivato addirittura a definirlo un “pedofilo”. O a suggerire questo tipo di immagine su di lui.

Tra fascinazioni e travisamenti, i mass media italiani hanno trascurato l’elemento più importante di questo caso a pista fredda: la verità sostanziale dei fatti.

Cold Case - omicidio genova sequestro Milena Sutter - Lorenzo Bozano - IlBiondino.org

La polemica sulle dimissioni dell’avvocato Consoli, difensore di Bozano, contro la parzialità del giudice a latere Scala, nel 1975, all’inizio del processo d’appello a Genova


Perché un libro universitario sul “Cold Case” di Milena Sutter e Lorenzo Bozano?

Bastava un libro-inchiesta per raccontare la vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano? Forse sì. Ma non sarebbe stato il libro che avevo in mente.

Uno dei limiti della stampa italiana – nel raccontare temi complessi come l’immigrazione, ad esempio – è quello di non dare voce agli esperti.

Gli studiosi, patrimonio del mondo universitario (e non) italiano, sono tenuti in fondo alla sala. Parlano poco, a parte qualche nome famoso.

Nel caso della morte di Milena Sutter, ad esempio, il perito della difesa, il professor Giacomo Canepa, non ha avuto lo spazio che pure la sua posizione meritava,

Non è stata anzi tematizzata a dovere la causa e l’epoca della morte della vittima.

Si è data per certa la conclusione ufficiale a cui sono giunti i professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza.

Eppure oggi sappiamo che quella conclusione non ha fondamento scientifico. Così mi hanno detto tutti i medici legali che ho consultato, senza compenso alcuno e nel solo nome della Scienza.

Per rendere rigorosa la mia ricerca, ho voluto ascoltare anche due medici legali che assistettero all’autopsia. Contavo di trovare due difensori della perizia di Franchini e Chiozza su cause ed epoca della morte della ragazzina Sutter.

Neppure loro hanno difeso la posizione del loro maestro Franchini.

Hanno sottolineato la colpevolezza di Lorenzo Bozano.

Hanno espresso dubbi sulla volontarietà dell’omicidio (e quindi, a maggior ragione, sulla premeditazione). E si sono rimessi alla decisione del giudice.

Mi è allora venuta spontanea una domanda che ogni persona ragionevole porrebbe. Non siamo certi della volontarietà dell’omicidio. La tesi del sequestro per motivi di denaro non sta in piedi. L’amica della vittima esclude che Milena sarebbe mai potuta salire sull’auto di Lorenzo Bozano.

A fronte di questi elementi, è ragionevole pensare che la condanna all’ergastolo sia una pena equa?

Evito poi di parlare dei “fuori onda”, secondo cui un Lorenzo Bozano che avesse confessato e mostrato pentimento avrebbe evitato l’ergastolo.

La scelta del libro universitario, per raccontare il Cold Case del 1971, è stata dettata dalla volontà di porre i quesiti su un piano scientifico.

Come tutte le ricerche, anche quella che ho condotto con Laura Baccaro, criminologa e psicologa giuridica, è solo un pezzo del percorso di studio che questo caso merita.

Il quesito che abbiamo voluto porre, innanzi tutto, è quello del rapporto fra verità scientifica e verità giudiziaria.

Abbiamo due verità che possono marciare in direzioni diverse? O addirittura contrapposte?

Vi è poi il tema della “verità mediatica”, che porta con sé un altro nodo delicato: la differenza tra la “persona” e il “personaggio”, nella rappresentazione che la stampa dà di un sospettato o di un condannato.

Di qui l’esigenza di chiamare in campo gli esperti, quando si tratta di affrontare argomenti che richiedono approfondimento, rigore, imparzialità.

Il ruolo di mediatori, che è proprio di noi giornalisti, può essere meglio esercitato – al servizio dei lettori – grazie all’apporto di chi conosce a fondo un ambito specialistico.

Ho allora chiesto a Laura Baccaro di curare la parte psicologica e criminologica su Lorenzo Bozano.

Ho chiesto un’intervista al professor Franco Tagliaro, medico legale dell’Università degli Studi di Verona, specializzato in tossicologia, sulle cause della morte di Milena Sutter.

Ho chiesto una relazione al professor Daniele Rodriguez, medico legale all’Università degli Studi di Padova, su cause ed epoca della morte della vittima.

Sulle menzogne di Lorenzo Bozano ho chiesto il parere qualificato di Enzo Kermol, psicologo e specializzato nell’analisi del volto.

Sul “piano di rapimento” di Bozano ho chiesto una valutazione delle esperte grafologhe e docenti della Scuola Morettina di Grafologia di Verona.

Quanto ai mass media, ho voluto valorizzare il lavoro di tesi di valenti studentesse e studenti del corso di laurea magistrale di Editoria e Giornalismo all’Università degli Studi di Verona.

Le loro tesi di laurea hanno studiato – sotto il mio coordinamento ma lasciando loro indipendenza di giudizio – il ruolo dei media nel rappresentare il caso di Milena Sutter e la figura di Lorenzo Bozano.

Il tutto si è svolto all’interno del lavoro di ricerca e di analisi interculturale prodotto dall’Associazione culturale ProsMedia che opera da dieci anni all’interno del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona.

Ogni conclusione scientifica, ogni ricerca universitaria, ogni risultato di indagine si presta a dibattiti, contestazioni, critiche, opinioni divergenti. E’ il bello della Scienza, possiamo dire.

Il dibattito e l’analisi critica, poi, sono quanto mai necessari in un caso controverso come questo Cold Case ligure.

Lungi da me il voler scrivere un “libro definitivo” sulla vicenda di Genova. Un libro che facesse chiarezza delle tante inesattezze, delle fantasiose ricostruzioni e dei pregiudizi veicolati da Internet credo tuttavia che fosse necessario.

Di qui la decisione, con Laura Baccaro, di non lavorare per un “best-seller” che si prestasse a una lettura superficiale, epidermica.

Di qui la decisione di un testo universitario. Un libro leggibile da tutti. Un libro certo complesso. Un libro che richiede attenzione, tempo, riflessione. E che può solo beneficiare di critiche, osservazioni, integrazioni.

Non è un libro da “Verità Rivelata”. E’ però un libro rigoroso. E, soprattutto, è voluto essere un libro onesto e rispettoso delle persone coinvolte nel Cold Case di Genova.

Cold Case - libro Il Biondino della Spider Rossa

La copertina e la prima pagina dell’indice del libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, editore Cacucci, Bari, 2018. Il libro affronta con una prospettiva universitaria il cold case di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano


Libro “Il Biondino della Spider Rossa”: quattro Verità (più una)

Il libro sul Cold Case di Milena Sutter affronta il tema delle “quattro verità”:

  • la verità storico-fattuale;
  • la verità medico-legale;
  • la verità psico-criminologica;
  • la verità mediatica;

Vi è poi “l’ombra di un’Altra Verità”.

Come tutti i Cold Case, anche nella vicenda di Milena Sutter vi sono certezze, vi sono sospetti, vi sono elementi taciuti.

“Il nemico si fa d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…”, canta Francesco Guccini nella canzone “Don Chisciotte”.

Anche nel Cold Case genovese vi è un’ombra inquietante che non è mai stata chiarita. E la matassa è senza dubbio ingarbugliata.

Chi è il Nemico che diventa ombra? Il silenzio assordante che circonda alcuni elementi mai chiariti del Cold Case di Milena Sutter:

  • chi era “Claudio My Love” di cui la vittima parla nel suo diario e che nessun giornale genovese ha mai cercato?
  • come mai non abbiamo alcun dato su quel Claudio, che pure fu amico di Milena?
  • chi era il “Biondino Svizzero” di cui parla una donna al telefono, nel 1996, in una trasmissione in diretta Rai?

Come direbbe Tommaso Besozzi, il più grande cronista italiano di nera, “tutto ciò si chiamerà forse cercare il pelo nell’uovo, ma l’esame delle incongruenze, dei punti oscuri, dei dubbi che inevitabilmente nascono nella mente di chi abbia tentato sul posto di ricostruire la scena non cesserà per questo di essere interessante”.

La sentenza del 1975, che in Appello condanna Lorenzo Bozano all’ergastolo, non ci dice con precisione e chiarezza dove Milena fu uccisa, come davvero fu uccisa, perché fu uccisa.

La Medicina Legale oggi, nel riesaminare la perizia dei professori Franchini e Chiozza, mette addirittura in discussione le cause e l’epoca della morte di Milena Sutter.

Il Cold Case di Genova – dove il sequestro e l’omicidio di Milena Sutter perdono la loro certezza ed evidenza – si fa allora inquietante.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media


COLD CASE A GENOVA: IL CASO SUTTER RACCONTATO
DAL TELEGIORNALE RAI (1971)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...