27. Cold Case e ruolo della stampa. Il sequestro e omicidio di Milena Sutter e la condanna di Bozano

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - 1973

Che ruolo ha avuto la stampa in un Cold Case come il sequestro e omicidio di Milena Sutter?

Quale racconto hanno proposto i media alla pubblica opinione? Come l’hanno fatto in un caso che a 48 anni di distanza possiamo considerare “a pista fredda”?

Sin dal 2010, nel trattare il Cold Case che sconvolse Genova e l’Italia, mi sono posto un obiettivo di ricerca universitaria: analizzare come i media hanno trattato la vicenda.

Per poter studiare il comportamento di giornali, televisione e siti web dovevo avere un metodo di lavoro.

Dovevo poi avere dati di fatto a cui comparare le narrazioni mediatiche.

Vi era una serie di quesiti a cui dare risposta. Quesiti che mantengono anche oggi la loro valenza.

Come i media hanno rappresentato Milena Sutter e Lorenzo Bozano?

Com’è stata raccontata la vicenda della ragazzina scomparsa il pomeriggio, poco dopo le ore 17, del 6 maggio all’uscita della Scuola Svizzera?

I media sono stati condizionati dalle fonti investigative e giudiziarie? E quanto sono stati condizionati da quelle fonti?

Oppure i media hanno agito in autonomia, percorrendo strade proprie?

E’ stato fatto giornalismo investigativo? I giornalisti hanno svolto proprie ricerche, svincolandosi dalle notizie e dalle versioni ufficiali?

Quale linguaggio è stato impiegato per trattare il caso? Con quale taglio interpretativo (quale “frame”) è stata rappresentata la vittima?

Quale immagine è stata data del giovane della spider rossa, condannato per il sequestro e omicidio di Milena?

Sono state queste le domande alla base della mia ricerca.

L’importanza di queste domande nasce da un dato di fatto.

I giornali – come mi sottolineò nel 2011 Nicola Marvulli, che fu il pubblico ministero al processo a Lorenzo Bozano (Genova, 1973) – ebbero una funzione fondamentale.

Fu il “Corriere Mercantile”, quotidiano genovese del pomeriggio, a scoprire la figura del “biondino della spider rossa”.

Quella scoperta fu fatta il giorno dopo la sparizione di Milena Sutter, nell’edizione di venerdì 7 maggio 1971.

Non solo. Furono i quotidiani genovesi e tutta la stampa italiana ad accreditare – su input degli inquirenti – la versione del “sequestro di persona” ai danni della ragazzina di origini svizzere.

Milena Sutter - Rapimento e omicidio - Genova - 6 maggio 1971

Cold Case: Milena Sutter, Lorenzo Bozano e la ricerca sui media

Per poter analizzare i media (e le loro narrazioni) in modo corretto avevo bisogno di un elemento di paragone: la verità sostanziale dei fatti.

Non era peraltro possibile considerare “verità sostanziale dei fatti” la ricostruzione fatta dalla sentenza di condanna di Bozano, nel 1975, dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova.

Il giudizio d’appello era infatti “contraddetto” dalla precedente sentenza di assoluzione, pronunciata nel 1973 dalla Corte d’Assise di Genova.

Due diverse Corti giudiziarie erano giunte a conclusioni differenti:

  • il 15 giugno del 1973 la Corte d’Assise di Genova assolve Lorenzo Bozano, per insufficienza di prove, dall’imputazione di essere il rapitore e omicida di Milena Sutter;
  • il 22 maggio del 1975 la Corte d’Assise di Genova condanna Lorenzo Bozano alla pena dell’ergastolo per avere rapito e ucciso Milena Sutter. Sentenza che la Corte di Cassazione conferma il 25 marzo del 1976

Non era possibile basare una ricerca scientifica sulle sentenze giudiziarie.

Trattandosi di un processo indiziario, le zone d’ombra erano molte e la dinamica dei fatti era una mera ricostruzione processuale.

Non vi era nulla di storico e di fattuale sul tempo, il luogo e il modo in cui la giovane studentessa era deceduta.

La strada giudiziaria era una strada che era stata da sempre percorsa da fondati dubbi. Se non addirittura da sospetti di parzialità.

E’ vero e sacrosanto che le sentenze vanno rispettate. Non possono, tuttavia, essere considerate verità storica e scientifica. Specie in un caso dagli angoli ancora non illuminati a dovere.

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - processo 1973

La “verità storica” sul sequestro e omicidio di Milena Sutter

Qual’era la “verità sostanziale dei fatti” accaduti? Cos’era successo a Milena Sutter, scomparsa a Genova quel giovedì 6 maggio 1971, mentre usciva dalla Scuola Svizzera?

Era possibile raggiungere una “verità storica”, scevra dalle tensioni e dai pregiudizi di quel tempo e di quell’ambiente?

Esisteva forse una verità dei fatti differente da quanto avevano narrato il giudice istruttore, Bruno Noli, con la sentenza di rinvio a giudizio di Bozano, nel 1972?

E diversa da quanto raccontato nelle sentenze delle Corti d’Assise genovesi?

La verità storica era dissimile da quella raccontata dal 7 maggio 1971 a oggi dalla stampa genovese e nazionale?

Stando a quanto poi la criminologa Laura Baccaro e io abbiamo scritto sul libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, possiamo oggi affermare che la verità storico-scientifica sulla vicenda non coincide con la verità giudiziaria.

Una serie di domande mi si affrettavano attorno, nel mentre stendevo il piano di lavoro per analizzare come i media avevano rappresentato la vicenda e i suoi protagonisti.

Avevo nel mio arco di ricerca alcune frecce, che erano punti di forza.

Dall’altro lato, vi erano punti di debolezza con cui fare i conti.

Vediamo i punti di forza – comuni peraltro a chi scava nel passato – con cui mi potevo attrezzare nel lavoro di ricerca universitaria:

  • potevo beneficiare dei progressi che la Scienza Medica e le Scienze Sociali (psicologia, sociologia, communication research, media studies) avevano compiuto dal 1971 a oggi;
  • potevo ascoltare i testimoni di quel tempo. Testimoni che erano sopravvissuti agli anni e che si potevano aprire con più serenità e obiettività all’analisi del caso;
  • potevo analizzare i documenti giudiziari senza la fretta che avevano allora gli addetti ai lavori. E senza i condizionamenti del clima che si era creato a Genova;
  • potevo contare sul fatto che qualcuno rivelasse aspetti, informazioni, analisi, opinioni mai espressi nell’immediatezza del caso;
  • potevo contare sulla mia personale imparzialità, non avendo alcun interesse al tema della colpevolezza o innocenza di Lorenzo Bozano

Sull’altro versante, vi erano punti debolezza che non erano da meno:

  • molti testimoni del tempo erano deceduti o non più raggiungibili;
  • alcuni testimoni e protagonisti del tempo mescolavano narrazioni su cose realmente accadute a narrazioni mediatiche, a ricordi modificati dal trascorrere degli anni;
  • alcuni testimoni e protagonisti della vicenda continuavano a mantenere un atteggiamento pregiudiziale, senza impegnarsi a compiere un’analisi razionale e scevra da prese di posizione non più giustificate;
  • Lorenzo Bozano manteneva intatta la sua posizione, non tanto quella legittima di rivendicare la sua innocenza, quanto la mai dimostrata versione dell’alibi per quel pomeriggio del 6 maggio 1971

Grazie agli strumenti messi a disposizione dal progresso scientifico e alle competenze di Laura Baccaro, criminologa e psicologa giuridica, ho potuto mettere a fuoco alcuni nodi importanti del caso.

In questo sono stato assistito anche da una serie di medici legali – in primis i professori Daniele Rodriguez e Franco Tagliaro e la dottoressa Gabriella Trenchi – che mi hanno aiutato a capire la perizia sulle cause e l’epoca della morte della vittima.

Sono così riuscito a porre nella luce corretta (sul piano logico-argomentativo) molti degli indizi a carico del giovane della spider rossa.

Ho potuto avanzare fondate riserve su alcuni aspetti del caso.

Ho poi raggiunto – ma questo esula dal lavoro di ricerca – anche l’obiettivo “personale” che mi ero posto: una “certezza soggettiva” su quanto accaduto a Milena Sutter quel giovedì 6 maggio 1971.

Si tratta di una certezza che ancora una volta va oltre il dilemma su Lorenzo Bozano (colpevole o innocente?). E che, ovvio, non ha alcun valore né sul piano storico-fattuale, né su quello giudiziario.

Anche un ricercatore imparziale, lontano da pregiudizi e da interessi di parte, ha il desiderio – talvolta – di soddisfare un proprio desiderio personale.

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - processo 1975

Il metodo di lavoro sul caso Sutter-Bozano

Il metodo di lavoro sul sequestro e omicidio di Milena Sutter, sulla condanna di Lorenzo Bozano e sulle rappresentazioni dei media è stato di due tipi.

Nell’analisi della vicenda ho applicato gli strumenti offerti dalle Scienze Sociali. Sono ricorso alla consulenza (gratuita e indipendente) degli studiosi di Medicina Legale, di Criminologia e Psicologia Investigativa.

Mi sono avvalso di approcci innovativi: quello del professor Enzo Kermol, psicologo, per l’analisi del volto di Lorenzo Bozano.

E quello della Scuola Grafologica Morettiana di Verona per l’analisi della scrittura di Bozano.

Sempre nell’analisi della vicenda Sutter-Bozano ho assunto un atteggiamento indipendente, autonomo, scevro da pregiudizi, con una forte tensione etica.

E’ stato atteggiamento che, specie all’inizio, mi ha fatto passare (in modo ingiusto ed erroneo) per un “innocentista”.

Non ho dato infatti nulla per certo e scontato, oltre ogni ragionevole dubbio: né il lavoro degli investigatori, nel 1971; né quello dei magistrati e dei giudici in sede processuale.

Il mio è stato un atteggiamento che, alla fine, ha tuttavia dato i suoi frutti.

Stanco di leggere cronache più “da stadio” che da Giornalismo professionale, ho potuto dimostrare nel tempo la correttezza, l’indipendenza, il valore anche di un approccio “umano” (oltre che scientifico) alla vicenda.

La tensione etica, nella ricerca su casi come quello di Milena Sutter e Lorenzo Bozano, è fondamentale.

L’impegno sui valori etici consente di mantenere la sensibilità per rispettare il dolore dei famigliari e degli amici della vittima.

E per trattare come persona, non come “mostro mediatico” (né come “divo mediatico”), l’uomo in carcere.

Nell’analisi dei media ho applicato la stessa tensione etica che ho utilizzato nello studio del caso.

Ero consapevole che non ha senso esprimere giudizi superficiali su giornalisti che svolsero da professionisti il loro lavoro.

I giornalisti genovesi e tutti i giornalisti italiani narrarono il caso in un certo contesto, in un certo clima e con strumenti datati ai primi Anni Settanta del Novecento.

Ho così potuto analizzare il ruolo dei media (nel caso del sequestro e omicidio di Milena Sutter) ricorrendo a dispositivi concettuali e di ricerca utili a sviscerarne sia i punti di forza che i limiti.

Lo studio dei media – le cui narrazioni vengono così comparati con la verità sostanziale dei fatti – consente infatti di porre le basi epistemologiche per un Giornalismo e una Comunicazione mediatica di qualità.

Una comunicazione di qualità (sul piano tecnico e su quello etico) è fondamentale quando il tema centrale è il rapporto fra crimine, giustizia e media.

Nel caso di vicende come quella di Milena Sutter e Lorenzo Bozano possiamo affermare addirittura che giornali, radio, tv e siti web divengono parte della storia.

I media non sono solo dispositivi tecnologici di comunicazione.

Come rilevano gli studi sui media vecchi e nuovi (si veda N.Carah-E.Louw, Media & Society. Production, content & partecipation, Sage, London, 2015), i mezzi di comunicazione costituiscono l’ambiente, il contesto entro i fatti accadono.

I media formano, plasmano talvolta, indirizzano e determinano spesso il mondo entro cui viviamo.

Nel caso di Lorenzo Bozano e Milena Sutter, la ricerca sul ruolo dei media conferma questo loro protagonismo.

I media sono parte di quella storia. Sono co-autori di quella vicenda.

I media sono elemento costitutivo degli accadimenti del 1971 fuori della Scuola Svizzera; e degli anni seguenti.

Lo sono nel momento in cui ciò che non sappiamo del destino di Milena Sutter e del “personaggio Bozano” viene costruito – a volte in modo arbitrario – attraverso le narrazioni mediatiche.

Le conclusioni di quel lavoro di analisi dei media sono, in parte, nel libro che ho scritto con Laura Baccaro.

Un libro – “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” – che abbiamo voluto dedicare all’Associazione Psicologo di Strada che si occupa di stalking e di violenza sulle donne.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

Il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano al telegiornale Rai del 21 maggio 1971

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