Il caso giudiziario del (presunto) sequestro e omicidio di Milena Sutter.

Il caso che scosse l’Italia nel 1971 è quello di Milena Sutter, 13 anni, scomparsa a Genova poco dopo le ore 17 del 6 maggio 1971, un giovedì, all’uscita della Scuola Svizzera.

Qui frequentava la terza classe della scuola media, in via Peschiera.

Uscita in fretta da scuola, Milena doveva raggiungere l’autobus 88, vicino alla stazione Brignole, e andare a casa: lì alle 17.30 era attesa per una lezione privata. Invece Milena Sutter sparisce.

L’ultimo a vederla è un compagno di scuola, della prima media: nota Milena da sola, alle sue spalle, mentre scende le scalette di via Gropallo. Alla fermata del bus, secondo il compagno di scuola, Milena non arriverà mai.

Il padre della ragazza, Arturo Sutter, sesto contribuente a Genova, è l’industriale dell’allora conosciuta “Cera Emulsio”: la cera è pubblicizzata in tv su “Carosello”.

Carosello è il programma pubblicitario che piace a grandi e piccini e che anticipa di 40 anni la pratica dello “storytelling” in pubblicità.

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Il ritrovamento del corpo e i sospetti su Bozano

Il corpo di Milena Sutter viene trovato in mare due settimane dopo, il 20 maggio, giorno dell’Ascensione, anche in questo caso un giovedì, a 300 metri al largo della costa di Priaruggia, una spiaggetta di Genova, qualche km a est della zona della scomparsa.

La ragazza, che ha un fisico di donna (è alta 1.64 e pesa 58 kg) non è stata violentata.

I medici legali del Tribunale, i professori Franchini e Chiozza, fanno risalire la morte alle ore 18/18.30 del giorno della sparizione di Milena.

Attribuiscono la causa della morte ad azione di strozzamento e di probabile soffocamento.

I sospetti si indirizzano subito verso Lorenzo Bozano, 25 anni, giovane di buona famiglia ma sfaccendato, senza un lavoro fisso, perdigiorno con piccoli precedenti per furto.

Nel suo passato giovanile, quando aveva 15 anni, ci sarebbero anche dei palpeggiamenti ai danni di un gruppetto di ragazzine.

 

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Le cause della morte di Milena Sutter

La perizia sulle cause della morte di Milena Sutter viene contestata dal medico legale della difesa, Giacomo Canepa, nominato d’ufficio dal Giudice Istruttore nel 1973.

La nomina d’ufficio è dovuta al fatto che Lorenzo Bozano è nullatenente e non può permettersi di pagare un consulente.

Il professor Giacomo Canepa, direttore dell’Istituto di Antropologia Criminaledell’Università di Genova, giudica arbitrario l’aver fissato l’ora e la causa della morte di Milena senza che vi siano elementi oggettivi e certi a fondare il giudizio dei periti.

A contestare la perizia sono, negli anni successivi, anche studiosi come il professor Francesco Introna (ora defunto) e il professor Baima Bollone, medici legali.

Altri medici legali, interpellati da Maurizio Corte, coordinatore di ProsMedia, nel 2011 mettono in dubbio il fondamento scientifico delle tesi dei medici legali Franchini e Chiozza.

La perizia medico-legale sull’ora e le cause della morte di Milena è indispensabile per la condanna di Lorenzo Bozano.

Se Milena Sutter non è morta intorno alle ore 18/18.30 del 6 maggio 1971, cade l’impianto accusatorio contro Bozano, che dalle ore 16.15 alle 19.45 e dopo le 22 del 6 maggio non ha un alibi.

Il sospettato Lorenzo Bozano non ha un alibi: dice di aver passato il tempo nei grandi magazzini del centro di Genova, senza essere stato notato da alcun conoscente; e di aver gironzolato per il centro della città.

Non c’è però persona che confermi la sua versione. In sostanza, non ha un alibi.
2.3 La figura di Lorenzo Bozano

Sin dalla sparizione di Milena, l’unico sospettato è Lorenzo Bozano.

Come abbiamo ricordato prima, Bozano nel maggio 1971 ha 25 anni (ne compirà 26 il 3 ottobre successivo).

E’ un giovane di famiglia borghese: il padre, Paolo Bozano, è un funzionario della Costa Crociere, è laureato in Giurisprudenza ed è da alcuni anni separato dalla moglie Noris Aulino, madre di Lorenzo Bozano.

Quest’ultimo ha piccoli precedenti penali, a causa di una serie di denunce fatte dal padre Paolo Bozano, quando era ancora minorenne: a causa di quelle denunce, il giovane Lorenzo finisce in riformatorio e poi in un istituto.

Il padre di Lorenzo, che viene definito dai servizi sociali uno “psicopatico”, considera il figlio alla stregua di un delinquente e per questo lo denuncia alla Procura dei minorenni di Genova, nel 1965, dicendo che è capace di qualsiasi delitto.

Secondo il padre, Lorenzo è un cinico, un bugiardo, è portato al furto e ha una forte pulsione sessuale.

Il giudizio di Paolo Bozano sul figlio Lorenzo verrà fatto proprio dagli inquirenti, nonostante i periti Franchini e Chiozza, che si occupano della perizia psichiatrica di Lorenzo Bozano, escludano che Lorenzo Bozano abbia deviazioni sessuali.

Gli stessi periti esprimono profonde riserve sulle condizioni psicologiche di Paolo Bozano.

In conflitto con il padre, che non sopporta la sua vita a suo dire sfaccendata, Lorenzo Bozano, al momento del fatto, vive di espedienti.

Bozano cura l’edizione di un annuario dedicato alla pesca subacquea (il “Marcatalogo”), e gira con un’Alfa Romeo Giulietta spider rossa in pessime condizioni.

Viene subito soprannominato dai giornalisti di Genova “il biondino della spider rossa”.

Si guadagna il soprannome di “biondino” anche se non è biondo né magrolino.

E’ anzi alto 1.80, di costituzione robusta e con capelli castano scuro, tendenti al rossiccio.

Il soprannome nasce l’indomani della sparizione di Milena Sutter, quando a un giornalista del “Corriere Mercantile” alcune abitanti di via Orsini, nella zona in cui si trova Villa Sutter, dicono di aver visto un “biondino” sostare in zona con una spider rossa ammaccata e male in arnese.

Bozano ha attirato anche l’attenzione di alcuni testimoni di via Peschiera perché – essi dicono – sostava, con atteggiamento di impaziente attesa, davanti alla Scuola Svizzera frequentata da Milena Sutter.

Gli orari della presenza di Bozano – da lui sempre smentita in fase istruttoria e processuale – spesso non corrispondono, peraltro, con quelli dell’uscita di Milena da scuola.

 

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Gli avvistamenti alla Scuola Svizzera

Dell’ottantina di studenti e studentesse della Scuola Svizzera di via Peschiera, solo una trentina affermano di aver visto la spider rossa attribuita a Bozano o di aver visto Bozano stesso.

Le testimoni citate dai giudici del Caso Sutter, peraltro, sono tutte studentesse dei corsi superiori della Scuola Svizzera.

Nessun/a compagno/a di classe di Milena afferma di aver mai notato Lorenzo Bozano o la sua spider in via Peschiera.

Neppure Isabelle, 15 anni, amica del cuore e compagna di Milena, ha notato Bozano o la sua spider fuori della Scuola Svizzera.

Lo dichiara la stessa Isabelle, nel 1975, prima al quotidiano Secolo XIX e poi a un rotocalco popolare.

La presenza di Bozano è notata da alcuni testimoni che vivono nella zona di via Peschiera perché sosta senza fare nulla e fissa le persone che lo incontrano.

Inoltre, posteggia la malandata spider rossa in divieto di sosta, senza preoccuparsi di infrangere il codice della strada o di intralciare il passaggio dei pedoni.

I giudici che hanno condannato Lorenzo Bozano, considerano la sua presenza, che si fa molto notare e che sarebbe insolita per un appostamento a fine di rapimento, come dettata dal desiderio di farsi vedere da Milena Sutter.

In questo modo Bozano avrebbe cercato di diventare una figura familiare per Milena. E di farlo per carpirne la fiducia quando le chiederà di salire in auto.

Nessun testimone attendibile ha mai visto Milena Sutter e Bozano assieme.

L’amica del cuore di Milena, Isabelle, nega – nella intervista del 1971 al Secolo XIX – che i due si conoscessero o che si frequentassero.

Un teste che dice di averli visti passeggiare assieme settimane prima della scomparsa di Milena, si contraddice in aula e la sua testimonianza perde di credibilità.

 

Lorenzo Bozano - particolare del piano di rapimento del 1971 - sequestro Milena Sutter

 

Il “piano di rapimento” di Bozano

Nel corso della perquisizione che la polizia fa nella stanza di Bozano, in una pensioncina dove vive, viene trovato quello che gli inquirenti definiscono un “piano di rapimento”.

Su un foglio sono scritte tre parole: “affondare (canale di calma Fiera), seppellire, murare”.

In un altro foglio c’è una scaletta oraria di un possibile rapimento lampo, che non corrisponde peraltro a quanto accaduto nel caso di Milena.

Bozano spiega che la sua era una fantasiosa ipotesi di rapimento è stata fatta a seguito di una chiacchierata con gli amici (la sera dell’8 marzo 1971) sul rapimento Gadolla.

Sergio Gadolla era il figlio di un industriale. Ed era stato rapito a ottobre 1970 da parte di terroristi: un sequestro che aveva scosso Genova.

In quella sera di marzo, agli amici e conoscenti che sono al tavolo, Bozano aveva detto che se fosse stato per lui, avrebbe fatto tutto da solo.

Bozano aveva affermato, nell’ipotesi di un rapimento, che era meglio sequestrare un bambino. E ucciderlo in modo da non avere problemi nella “gestione” dell’ostaggio.

Le persone presenti sono concordi nell’affermare, a verbale, di aver colto le affermazioni di Bozano come scherzose e di non avervi dato alcun peso.

 

Grafologia e Tipi di Scrittura - il piano di sequestro scritto da Lorenzo Bozano - caso Milena Sutter -

 

La telefonata con richiesta di riscatto

Il giorno dopo la scomparsa di Milena, venerdì 7 maggio, in mattinata, una voce telefona ai Sutter e chiede un riscatto di 50 milioni di lire per restituire Milena viva.

Indica dove i famigliari possono trovare la borsa della scuola di Milena, nella prima aiuola di corso Italia.

Ecco il testo della telefonata, come riferito dal maresciallo di Pubblica sicurezza che l’ha ascoltata in Casa Sutter: “Se volete Milena viva, cinquanta milioni prima aiuola Corso Italia”.

Chi telefona non può essere che la persona che si è trovata vicino a Milena negli ultimi momenti della sua vita.

Nessuno sa infatti della sparizione della ragazza: la notizia verrà diffusa solo alle 13.30 dal giornale radio Rai e uscirà sul “Corriere Mercantile”, quotidiano genovese, solo nel primo pomeriggio.

Quella telefonata non viene intercettata e non viene registrata, a causa di un guasto tecnico.

La telefonata viene ascoltata dal padre di Milena, Arturo Sutter, che fatica a coglierne le parole, e dal maresciallo della questura.

È una voce senza inflessioni, dirà il maresciallo; una voce che scandisce più volte il messaggio, sillabandolo.

Non è mai stato fatto alcun confronto fra i due che hanno ascoltato la telefonata e Lorenzo Bozano.

Non si tenterà di verificare, seppure “a orecchio”, se la voce di Bozano, piuttosto particolare nel timbro, assomigli o meno a quella di chi ha telefonato.

 

Scuola Grafologica Morettiana - articolo del Trentino e dell'Alto Adige sul piano di rapimento di Lorenzo Bozano - sequestro e omicidio Milena Sutter

 

L’arresto di Bozano e la condanna all’ergastolo

Lorenzo Bozano – “l’immondo individuo” come lo definirà il questore di Genova al momento dell’arresto definitivo, il 20 maggio 1971 – viene fermato nella notte fra sabato e domenica 9 maggio 1971.

Il fermo viene fatto a seguiti delle segnalazioni sui presunti appostamenti davanti alla Scuola Svizzera e davanti alla villa dei Sutter.

Si arriva a lui dopo aver individuato la sua spider rossa, parcheggiata in via Galli, poco distante da dove Bozano abita.

Qualche giorno dopo, Lorenzo Bozano è rilasciato, nel timore che Milena possa morire di fame se si trova nelle sue mani.

E con la speranza che Bozano conduca al luogo dove la ragazza viene tenuta prigioniera.

Bozano è infine arrestato la sera del ritrovamento del corpo di Milena Sutter, il giorno 20 maggio, un altro giovedì.

Lorenzo Bozano nel 1972 viene rinviato a giudizio.

L’imputato è poi assolto in primo grado, nel 1973, per insufficienza di prove.

Sarà condannato in appello nel 1975, con l’imputazione di rapimento a scopo di estorsione, omicidio con azione di strozzamento e probabile soffocamento. E di soppressione del cadavere di Milena Sutter.

La Cassazione conferma la condanna nel 1976.

Dopo la condanna in Cassazione, Bozano fugge in Francia, poi in Africa e poi ancora in Francia.

Arrestato nel 1979, durante la latitanza in Francia, Bozano viene estradato illegalmente in Italia.

C’è una sentenza della Corte europea di Strasburgo, in proposito, che condanna la Francia per violazione dei diritti di Bozano.

Questi sta ora scontando l’ergastolo a Porto Azzurro, all’Isola d’Elba.

Dal febbraio 2019 Lorenzo Bozano è in regime di semilibertà che trascorre facendo volontariato all’Isola d’Elba.

 

 

La pista alternativa: “I love Claudio, Claudio my love”

Lorenzo Bozano aveva ottenuto una prima volta la semilibertà nel 1989.

L’ha però perduta nel 1997 a causa di una condanna per molestie sessuali per un presunto palpeggiamento a una ragazza 17enne, a Livorno.

Bozano da sempre si professa innocente.

In più di un’occasione ha fatto il nome di una persona che potrebbe essere coinvolta al suo posto: tale Claudio che nessuno ha mai individuato, né mai interrogato.

Va ricordato che il nome Claudio compare nel diario personale di Milena e sulla sacca della scuola di Milena (“I love Claudio”, “Claudio my love” le scritte con cui viene citato).

Di quel Claudio, però, non vi è alcuna traccia.

Le ipotesi di identificarlo in questa o quella persona, come ha tentato di fare nel 1975 un fotoreporter, non hanno alcun fondamento.

 

Diario di Milena Sutter - rotocalco Gente - 1971

 

Milena Sutter: i dubbi sulla versione ufficiale del caso

Cos’è accaduto a Milena Sutter, figlia di un noto industriale della cera, il 6 maggio 1971 a Genova?

La sentenza di condanna di Lorenzo Bozano all’ergastolo, del 1975, indica la morte, il colpevole, il giorno e il luogo (la spider rossa) del “rapimento”; e viene pronunciata dopo una sentenza di assoluzione, emessa nel 1973.

Chi era Lorenzo Bozano?

Non era certo il “biondino della spider rossa”, perché il proprietario di quella spider sgangherata, che perdeva i pezzi per strada, non aveva i capelli biondi e non era magro.

Sono gli stessi investigatori, guidati dal commissario Angelo Costa, della Questura di Genova, a dircelo.

Era poi Bozano quel “deviato sessuale” di cui parlavano le cronache e i documenti di condanna?

Le accuse contro di lui riguardavano gli atti che egli aveva commesso o partivano da un suo presunto “profilo” per dedurne le azioni?

E cos’era quella storia di una confessione resa a un suo avvocato che sarebbe poi stata riferita a un magistrato prima del processo del 1973?

Ebbe Lorenzo Bozano una corretta rappresentazione a livello mediatico? L’ha anche oggi? Oppure è vittima di un pregiudizio?

 

Lorenzo Bozano arrestato dopo il ritrovamento del corpo di Milena Sutter

 

Era davvero, Bozano, quel “mostro” rappresentato dai giornali?

Gli interrogativi non sono però solo questo: che significato ha, ai giorni nostri, quella vicenda?

Quale ruolo deve avere la Scienza in ambito giudiziario?

Siamo giudicati da media, magistrati e opinione pubblica per le azioni, dimostrate, che compiamo o sulla base di pregiudizi?

Il dramma di Milena e la vicenda umana e processuale di Lorenzo Bozano appartengono alla Storia d’Italia.

Come tali sono stati trattati nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

In questo sono stati di aiuto i progressi della scienza dal 1971 a oggi: dalle Scienze Sociali alla Medicina Legale, dalla Criminologia alle Scienze della Comunicazione.

“È grazie a quei progressi scientifici che abbiamo potuto rileggere con occhi nuovi la storia di ieri”, sottolineano Laura Baccaro e Maurizio Corte.

“La nostra non è quindi una critica agli investigatori o ai giornalisti del passato: molto loro lavoro, molte loro scoperte e intuizioni – lo vedrà il lettore attento – sono state la base indispensabile per meglio capire i fatti e la loro rappresentazione mediatica”, spiegano Baccaro e Corte.

“Anche in questo sta l’importanza dello studio di quel dramma umano“, sottolineano gli autori del libro. “Nel verificare, sul campo della ricerca, come approcci e strumenti nuovi consentano di guardare da una diversa prospettiva tutta la narrazione”.

Al caso Sutter – Bozano è dedicato il libro di Laura Baccaro e Maurizio Corte “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, Cacucci editore, Bari, 2018.

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