Diario di Bordo – Capitolo Terzo

Da una tesi di laurea il primo passo per conoscere la vicenda del “biondino della spider rossa”.

Lorenzo Bozano, condannato nel 1975 con l’accusa di aver sequestrato e ucciso la 13enne Milena Sutter, a Genova il 6 maggio del 1971, aveva 65 anni quando mi chiamò al telefono.

Ero di servizio al mio giornale di allora, L’Arena di Verona, uno dei migliori quotidiani locali italiani. Una fucina di eccellenti giornalisti.

Proprio nella bottega del giornale, a inizio Anni Novanta, avevo imparato cosa volesse dire fare giornalismo sociale. 

Il mio maestro si chiama Bruno Panziera, che nelle pagine de L’Arena, negli Anni Novanta, ha trattato in modo innovativo argomenti come il carcere, l’immigrazione, il disagio.

Giornali - Media - Photo 147529897 Claudiu Marius Pascalina Dreamstime

GIORNALISMO DAL “VOLTO UMANO”

Ogni tanto ci penso, mentre mi balocco – in corsi online di digital marketing – con i migliori maestri americani della comunicazione persuasiva.

Gli “Americani” ci parlano di human centered communication.

La comunicazione centrata sull’umanità gli americani la insegnano proprio a noi, italiani ed europei, che siamo stati la culla dell’Umanesimo.

Ebbene, il giornalista Bruno Panziera mi ha insegnato cosa significhi essere un giornalista sociale e dal profondo tratto empatico: né pietismo, né atto caritatevole, né pelosa indulgenza.

Bruno mi ha insegnato lo sguardo umano sull’Altro.

Grazie al suo insegnamento, sono riuscito a capire il messaggio che mi è venuto qualche anno dopo, sempre a Verona e sempre al giornale L’Arena, dalla Ronda della Carità, che si occupa di senza fissa dimora.

LINGUAGGIO E DIVERSITÅ

La fondatrice della Ronda della Carità di Verona, Tiziana Recchia – imprenditrice che unire impresa e umanità – mi ha insegnato il valore di un linguaggio rispettoso della diversità.

Ricco del bagaglio di giornalismo sociale e di approccio umanistico, quel giorno di ottobre del 2010 – quando Mario, dal centralino del giornale mi passò la telefonata di Lorenzo Bozano – seppi come mettermi in ascolto.

Fu grazie al bagaglio culturale da giornalista human centered (per dirla con gli americani) che mi misi, con rispetto, a parlare con Lorenzo Bozano. E fu lì che misi a segno lo scoop.

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La bugia del “biondino della spider rossa”

Lorenzo Bozano è stato definito dai suoi accusatori – pubblico ministero, parte civile, giudici della condanna – un bugiardo.

Eseguendo una partitura scritta per il coro, tutti – magistrati, avvocati, giornalisti – sono andati dietro a quella narrazione: “Lorenzo Bozano è un bugiardo!”.

Non ho ancora capito se l’onda degli allineati alla nomea del Bozano-bugiardo (delinquente, freddo assassino, maniaco sessuale) siano stati convinti delle balle che raccontavano.

Oppure se l’abbiano fatto per fare carriera, per distogliere l’attenzione da ben più gravi piste di indagine, per miserevole e crassa ignoranza.

Lorenzo Bozano, da parte sua, ce l’ha messa tutta per dare legna da ardere ai suoi inquisitori. Tant’è che, appena fermato il 9 maggio del 1971, ha negato di essersi mai fermato con la spider rossa – tranne una volta per l’auto in panne – nei pressi della Scuola Svizzera.

Bisogna essere dei killer mona (tradotto dalla lingua veneta: degli assassini idioti) per mentire quando hai una buona scusa per giustificare la tua presenza in un certo posto.

Lorenzo Bozano, infatti, se fosse stato il lucido e programmato rapitore e assassino di Milena Sutter, avrebbe avuto una spiegazione per giustificare la sua presenza nei pressi della scuola frequentata da Milena Sutter.

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

BOZANO E LA MENZOGNA

Lorenzo, infatti, aveva conosciuto – nella primavera del 1971, in un paese della costa marina genovese – una giovane donna che frequentava la Scuola Svizzera, in una classe della scuola media superiore.

Se Lorenzo Bozano fosse stato il rapitore e assassino che dicono i magistrati della Corte d’Assise d’Appello di Genova, avrebbe potuto spiegare le sue soste in via Peschiera, alla Scuola Svizzera ricorrendo a una scusa fondata: il voler incontrare la giovane donna conosciuta tempo prima sulla costa genovese.

Bozano, invece, non si affida a un dato di verità. Preferisce raccontare una bugia. E dice agli inquirenti: “In via Peschiera mi sono fermato una sola volta, a causa di un guasto alla spider rossa”.

Balle. Balle. Balle. Lorenzo Bozano mente. Non lo fa perché è un bugiardo matricolato. Lo fa come strategia difensiva, come ci spiega la criminologa Laura Baccaro, nel libro Il Biondino della Spider Rossa® che abbiamo scritto assieme.

Bozano si sarebbe potuto avvalere della facoltà di non rispondere. Invece parla. E dice bugie.

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Bozano: “In via Peschiera io c’ero”

Quell’ottobre del 2010, in una saletta del giornale L’Arena di Verona, al telefono, Lorenzo Bozano, per la prima volta, mi racconta la verità su via Peschiera.

Alla mia domanda sulle soste vicino alla Scuola Svizzera – a cui il giudice istruttore, Bruno Noli, nel 1972 dedica un quarto della sua sentenza – Lorenzo risponde in modo sconvolgente: “In via Peschiera io c’ero”.

La sua ammissione – che smentiva 40 anni di balle su quell’importante dettaglio – non mi turbò più di tanto.

I miei maestri di giornalismo sociale (Bruno Panziera, mio capocronaca de L’Arena negli Anni Novanta) e di impegno sociale (Tiziana Recchia, coach dalle grandi dote empatiche) mi avevano trasmesso tre insegnamenti fondamentali:

  • il rispetto verso l’Altro (il “diverso”, chi la pensa in modo differente, chi ci può sconcertare);
  • l’attenzione, senza pregiudizi, a ciò che ci sembra strano o comunque distante da noi;
  • la cura del linguaggio. Sia quando ci relazioniamo con gli altri, sia quando scriviamo sugli altri

LA DOMANDA A LORENZO BOZANO

Fu anche grazie agli insegnamenti di Bruno e Tiziana che posi senza enfasi, al telefono, a Lorenzo Bozano, la domanda: “Come mai ti sei fermato, al tempo della sparizione di Milena Sutter, in via Peschiera?”.

La domanda sembra uguale a quella che gli inquirenti dovettero fare a Lorenzo Bozano.

La differenza stava tutta nella mia intenzione. Non mi interessava confermare una mia tesi, pure legittima, che potevo avere come giornalista e studioso del caso di Milena Sutter.

Nel parlare con Lorenzo Bozano, ieri come oggi, mi interessava… la verità.

Fu una semplice ragione che indusse Bozano a rispondere in maniera sincera alla domanda su via Peschiera e la Scuola Svizzera frequentata da Milena Sutter: la mia richiesta era stata posta senza voler ottenere una risposta che lo incastrasse, ma per capire cosa davvero fosse successo alla ragazzina.

Maurizio Corte
corte.media

(Capitolo 3^ – continua. Foto di copertina: Dom Fou – Unsplash)

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