Diario di Bordo – Capitolo Quinto

Il mio ritorno a Genova dopo vent’anni e le rivelazioni dei colpevolisti su Lorenzo Bozano.

Dopo la chiacchierata al telefono con l’avvocato Gustavo Gamalero, nell’autunno del 2010, decido di andare a Genova.

Era molto tempo che mancavo dal capoluogo ligure. Vi avevo lavorato negli anni 1991 e 1992, in occasione delle Colombiane.

In quei due anni ero direttore editoriale di una casa editrice veronese.

Avevamo fatto alcuni prodotti turistici – mappa del centro storico, stampa di pregio da appendere – sfruttando l’anniversario dei 500 anni dalla scoperta dell’America.

Tra le persone che avevo conosciuto in quell’anno e mezzo di lavoro a Genova – dove stavo dal lunedì al venerdì – vi era anche l’avvocato Gamalero. 

L’avevo incontrato nel suo ufficio di presidente della Fondazione Colombo, al Matitone, il grattacielo che è stato eretto nella zona della ovest, verso la Lanterna, del porto di Genova.

“Bozano? Sta bene dov’è”

Dopo aver parlato delle Colombiane, quando incontrai l’avvocato Gamalero nel 1992, gli chiesi di Lorenzo Bozano.

Ricordo la gelida risposta di Gamalero, che è stato un importante leader politico genovese: “Bozano sta bene dov’è”.

Anni dopo avrei saputo che erano state assai forti le “pressioni” fatte sulla direzione del carcere e sui magistrati di sorveglianza di Porto Azzurro, per impedire che Lorenzo Bozano potesse godere dei benefici carcerari.

Nonostante lettere e azioni di vario genere, tuttavia, Bozano era riuscito – già nel 1989 – ad ottenere di uscire dal carcere, per lavorare durante il giorno in un ufficio pubblico all’Isola d’Elba.

La condotta irreprensibile in cacere e, mi viene da pensare, la lettura della sconcertante sentenza che lo mandava all’ergastolo nel 1975, debbono aver influito sulla concessione dei benefici carcerari a neppure dieci anni dall’arresto.

Bozano era infatti fuggito in Francia nel 1976. Era stato arrestato all’inizio del 1979 e trasferito in Italia – violando peraltro i suoi diritti – nel 1980.

Sono nove anni e l’ergastolano Lorenzo poteva rivedere la luce del sole da fuori galera, almeno per alcune ore al giorno.

Caso Sutter Bozano - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - Photo 41679112 Michal Bednarek Dreamstime-min

Il tragitto di Lorenzo Bozano

Il viaggio esistenziale di Lorenzo Bozano – dal 1971 con il Memoriale pubblicato su Gente – si era ogni tanto incrociato con i miei pensieri.

Ricordo quando fu assolto, nel 1973, al processo di primo grado in Corte d’Assise, a Genova.

Mi trovavo in Piazza Bra, a Verona, e lessi il titolo ASSOLTO sulla prima pagina di un quotidiano del pomeriggio che un signore teneva aperto, davanti al Palazzo della Gran Guardia.

Nel 1996 avevo registrato su videocassetta il programma I Grandi Processi, in diretta su RaiUno, con Sandro Curzi e Franca Leosini.

La famiglia Sutter aveva fatto di tutto perché quel programma non andasse in onda. Ma non c’era riuscita.

Poi nel 1997, Lorenzo Bozano aveva pensato bene di perquisire una ragazza, a Livorno, convinto che avesse della droga con sé. Questo è almeno quello che lui ha raccontato anche a me.

La perquisizione è stata invece letta, dopo la denuncia della ragazza, come molestie sessuali, reato da poco introdotto nel codice penale italiano.

Nel 2010, poi, la richiesta di tesi da parte di una mia studentessa e l’interessarmi, in modo attivo, di questa vicenda.

Genova - Veduta dall'alto
Veduta dall’alto della Genova di oggi, con l’immagine del Porto Antico

Il soggiorno a Genova

Nel 2010 arrivo a Genova e pernotto in un hotel vicino al Porto Antico. È in quell’occasione che intervisto l’avvocato Gustavo Gamalero e il pubblico ministero del caso, Nicola Marvulli.

È proprio grazie all’avvocato Gamalero che ho il contatto con Marvulli. E che posso intervistare anche Alfredo Biondi, avvocato pure lui per conto dei Sutter, al tempo dei processi a Lorenzo Bozano.

Alfredo Biondi, già ministro, è stato un altro grande leader – di livello nazionale .- del Partito Liberale.

L’intervista con Gamalero e quella con il magistrato, nel 2010 in pensione, Marvulli non avevano aggiunto nulla a quanto avevo letto.

Mi aveva colpito, nell’avvocato Gamalero, una considerazione. Eravamo appena usciti da una trattoria, dove mi aveva invitato a pranzo, da gentiluomo garbato quale era.

Ricordo che eravamo su via Balbi, a poche decine di metri dal municipio di Genova.

“Vede Corte, se Bozano avesse confessato, disgraziato come era, invocando la seminfermità mentale”, mi disse il legale della famiglia Sutter, “avrebbe preso 24 anni. E dopo 14 anni era fuori”.

Quanto affermato dall’avvocato Gamalero mi turbò. Tant’è che ribattei: “Mi vuol dire, avvocato, che per lo stesso delitto, per la stessa perdita di Milena, per lo stesso immenso dolore dei signori Sutter, bastava che confessasse e Bozano se la sarebbe cavata con 14 anni di galera?”.

Alla fine, come sappiamo, Lorenzo Bozano di anni in carcere ne ha passati ben 43.

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media-

LA VERSIONE DEI COLPEVOLISTI

Quando nell’autunno del 2010 incontrai a Genova, assieme a Gamalero, l’avvocato Biondi – nel suo ufficio legale di via Assarotti – mi fu chiara l’idea che i due illustri avvocati avevano del caso.

Biondi mi disse, mimando con le mani l’azione di afferrare Milena al collo: “A un certo punto, Bozano ha perso la testa e gli è morta tra le mani”.

La stessa convinzione è dei medici legali, che intervistai nel 2017 a Genova, Marco Politi e Renzo Celesti, entrambi docenti universitari.

I due medici legali Politi e Celesti erano nella squadra di periti – guidata dai professori Franchini e Chiozza – che esaminò il corpo di Milena Sutter. Il professor Celesti assistette all’autopsia.

Ebbene, sia gli avvocati Biondi e Gamalero, che i due medici legali Politi e Celesti erano colpevolisti in modo convinto: secondo loro, Lorenzo Bozano era coinvolto nella sparizione e morte di Milena Sutter.

Tutti e quattro erano tuttavia per un omicidio preterintenzionale. Tant’è che sia Politi che Celesti non vollero commentare la perizia dei periti Franchini e Chiozza, che attribuivano la morte di Milena Sutter ad un atto omicidiario volontario e premeditato.

Al che, ai due medici legali Politi e Celesti ho detto: “Quello che voi mi rappresentate, come esperti, è un omicidio preterintenzionale. Come si può mandare all’ergastolo una persona per un omicidio preterintenzionale?”.

La risposta dei professori Politi e Celesti – che ho intervistato in sedi diverse e che non sapevano l’uno dell’intervista dell’altro – fu sconcertante: “Iudex peritus peritorum”.

“Il giudice è perito dei periti”. Poteva così fare quello che voleva, nel 1975 dannando all’ergastolo Lorenzo Bozano? Poteva ignorare la scienza?

Le domande sono inquietanti. La risposta è, ovviamente, negativa. Ed è il primo, piccolissimo, indizio, che qualcosa ha funzionato in un certo modo, nel giudizio penale su Lorenzo Bozano.

Maurizio Corte
corte.media

(Capitolo 5^ – continua. Foto di copertina: Dom Fou – Unsplash)

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