Diario di Bordo – Capitolo Quarto

La lettura della sentenza per la condanna di Bozano cambia lo scenario sul caso.

Ho iniziato a studiare il caso di Milena Sutter e il caso di Lorenzo Bozano dalla parte contraria rispetto al mio solito modo di studiare.

Per la mia forma mentis, mi trovo bene con il metodo cronologico. Parto dall’inizio e poi vado avanti.

All’Università degli Studi di Padova, dove nel 1976 cominciai il corso di laurea in Filosofia, non a caso partii con l’esame di Storia della Filosofia Antica. Per poi andare avanti con le altre filosofie.

In questa vicenda, sono partito con il piede sbagliato – secondo la mia regola – ma è stato proprio questo piede che mi ha aperto gli occhi.

Dopo aver sentito al telefono Lorenzo Bozano, con un generico impegno a ritrovarci appena fossi riuscito a spostarmi da Verona, mi procurai due documenti importanti.

Il primo fu la sentenza di condanna di Lorenzo Bozano all’ergastolo, emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova il 22 maggio del 1975.

Il secondo documento fu la copia del libro, ormai esaurito da anni, “Caso Bozano. Cronaca di un’indagine”, scritto dal capo della Squadra Mobile di Genova, Angelo Costa, con il giornalista Roberto Tafani, del Secolo XIX.

LE TRE SENTENZE A CARICO DI BOZANO

Sarei dovuto partire dalla sentenza del giudice istruttore, Bruno Noli, che il 20 maggio del 1972 rinvia a giudizio Lorenzo Bozano, a conclusione dell’inchiesta formale.

Ci sarebbe poi stata la sentenza della Corte d’Assise di Genova, emessa il 15 giugno del 1973, con cui il cosiddetto “biondino della spider rossa” – che biondino non era – veniva assolto “per insufficienza di prove”.

Invece cominciai dalla sentenza di condanna di Lorenzo Bozano. E fu qui che il mio lavoro prese una svolta.

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GUAI A FREGARMI SUL PIANO INTELLETTUALE

Lessi la sentenza con cui i giudici dell’appello mandavano Lorenzo Bozano all’ergastolo.

Ne cito, qui, una perla.

“Di queste sue qualità – proprie del delinquente i-stintivo – il Bozano ha fornito ulteriori prove e manifestazioni nel periodo compreso tra il 12 e il 20 maggio 1971, cioè tra il suo rilascio, dopo il primo fermo e il suo definitivo arresto”, scrivono i giudici dell’appello..

“Incosciente della precarietà del suo stato e dei non trascurabili indizi già emersi – e pur sempre esistenti – a suo carico, egli riacquista, appena uscito di carcere, il suo abituale atteggiamento di presuntuosa superiorità: reso anzi più sussiegoso dal fatto di esser diventato, di colpo, ‘l’uomo del giorno’: rilascia interviste giornalistiche e televisive; si concede ai fotoreporters; mostra comprensione per gli inquirenti”, sottolineano i giudici che mandano Bozano all’ergastolo.

LA DISTRUZIONE DELLA PERSONA LORENZO

Mi rendo conto, nel leggere il testo della sentenza, di due elementi. Il primo è che i giudici non hanno uno straccio di prova e che si affidano a indizi, quasi tutti non dimostrati essere fondati (la cintura da sub, la macchia d’orina sui pantaloni di Bozano, il Monte Fasce, per citare i più famosi).

Si affidano a una quarantina di indizi (chi dice 42, chi dice 44) – molti inventati ad arte dalle voci di stampa – per coprire con il casino dei numeri il nulla delle prove.

Il secondo elemento – gravissimo – è che i giudici, non riuscendo a dimostrare la colpevolezza di Lorenzo Bozano, lo distruggono come persona.

Mi faccio un’idea di cosa potrebbe essere accaduto a Milena Sutter. E quell’idea – che non ha comunque alcun valore scientifico – assomiglia in parte alla vera idea che si sono fatti gli avvocati di Parte Civile e alcuni giornalisti bene informati (dagli avvocati di Parte Civile) e quindi colpevolisti.

Soprattutto, mi dico questa frase, che ancora ricordo: “Cari giudici, avete fatto un grave errore. Cercate di offendere la mia intelligenza. È una delle azioni, assieme alle ingiustizie sociali e alle violenze sui più deboli, che in vita mia non ho mai accettato”.

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La grande menzogna sul “Bozano assassino”

Debbo quindi ringraziare quella sentenza se ho preso a cuore la vicenda di Milena Sutter e la vicenda di Lorenzo Bozano. Ovvero, due casi distinti che un genio della narrazione è riuscito a far incontrare.

Ho dato un nome, a quel genio narrativo: il Grande Suggeritore. Che, ovviamente, non era una singola persona.

Sopra il Grande Suggeritore c’è l’Iperuranio, ci sono gli interessi di vari soggetti. Ma quello non è al centro della mia attenzione. Non mi tocca. 

Qui non si tratta di fare metafisica, del resto. Si tratta di studiare in modo scientifico, indipendente e con metodo una storia affascinante, coinvolgente e maledettamente bugiarda.

Questo – lo vado ripetendo in tutte le sedi – non significa che Lorenzo Bozano sia innocente ed estraneo al caso.

Significa che la storia della sparizione e morte di Milena Sutter (13 anni, il 6 maggio del 1971, a Genova) non è quella raccontata nella sentenza che sbatte Bozano all’ergastolo.

Significa che Lorenzo Bozano non è autore di un omicidio volontario premeditato. E, secondo la mia angolazione, non è di certo la persona che telefona a Casa Sutter il 7 maggio del 1971, facendo credere che Milena è stata rapita.

Significa, poi, che Bozano – in appello – non ha avuto un giusto processo. E che le indagini non sono state accurate, fondate e scientificamente accettabili. 

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Una sentenza che crolla sul piano logico

Anni dopo la mia lettura della sentenza di condanna di Lorenzo Bozano all’ergastolo, una mia bravissima studentessa ha discusso una tesi applicando a quel documento l’analisi logico-argomentativa.

Grazie all’apporto di un docente universitario, che insegnava all’Università di Bologna, Logica e Argomentazione Giuridica, la tesi arriva a una conclusione sconcertante.

Non c’è una sola argomentazione della sentenza di condanna in appello di Bozano che regga sul piano logico e dell’argomentazione.

Non è logicamente possibile, infatti, arrivare a conclusioni certe partendo da premesse possibili/probabili o addirittura infondate/non-dimostrate.

Le tesi che sostengono i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Genova, nella sentenza del maggio 1975, hanno la stessa validità logica della frase che segue:

  • Un cavallo ha sei gambe. Avendo due gambe in più, corre più di un cavallo con quattro gambe

Anni Settanta - Genova e l'Italia - politica, cultura, società, stili di vita, economia

Il viaggio a Genova dopo vent’anni

Letta la sentenza, letto il libro di Angelo Costa – un documento interessante che è una specie di agenda dell’investigatore – non mi restava che andare a Genova.

Genova fa parte della mia vita dai tempi del liceo. Un mio compagno di banco, Stefano, aveva una casa sopra Camogli. Ho quindi trascorso qualche tempo, in due diverse estati, sulla costa genovese.

Nel 1991 e 1992, in occasione dei 500 anni per l’anniversario della scoperta dell’America, ho lavorato a Genova come direttore editoriale di una società editrice.

Con la società avevamo progettato una cartina turistica e una mappa artistica di Genova, che in quegli anni muoveva i primi passi per diventare anche una città turistica.

Fu lì che un pomeriggio del 1991 – al “Matitone”, il grattacielo che guarda verso il Porto Antico e il golfo di Genova – conobbi per la prima volta l’avvocato Gustavo Gamalero.

L’avvocato Gamalero era il presidente della Fondazione Colombo, che organizzava l’anniversario colombiano, ed era stato l’avvocato di Parte Civile, assieme ad altri legali, della famiglia Sutter.

Quando la consulente della società editrice me lo presentò (avendomi detto prima che era stato uno dei legali del caso giudiziario), chiesi all’avvocato Gamalero cosa pensasse di Lorenzo Bozano.

Ricordo come fosse adesso la sua gelida risposta. Lapidaria: “Bozano sta bene dov’è adesso. In carcere”.

Lorenzo Bozano era infatti da una dozzina d’anni, dopo la fuga in Francia e in Africa, nel carcere di Porto Azzurro.

IL CONTATTO CON L’AVVOCATO GAMALERO

Nell’ottobre del 2010, dopo la mia telefonata con Lorenzo Bozano, chiamai l’avvocato Gustavo Gamalero, che era stato un importante esponente politico del Partito Liberale genovese e ligure.

Fu molto gentile, al telefono. Era un uomo d’altri tempi, garbato e attento.

Parlammo del caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano. Ci accordammo di incontrarci a Genova.

Prima di salutarlo, gli posi una domanda a cui – pochi anni dopo – avrei dato un’importante risposta. 

La domanda nasceva dalla mia lettura della sentenza di condanna di Bozano, dalla lettura del libro del capo della Mobile, Angelo Costa, e da quanto l’avvocato Gamalero mi diceva. Oltre che dalla lettura di alcuni articoli di giornale del tempo.

La domanda era questa: “Avvocato Gamalero, sento che voi colpevolisti avete una certezza soggettiva forte sulla colpevolezza di Bozano. Perché?”.

Maurizio Corte
corte.media

(Capitolo 4^ – continua. Foto di copertina: Dom Fou – Unsplash)

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