Com’è nato il libro sul “Biondino della Spider Rossa”: la ricerca

Caso Sutter-Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa

Trovato l’argomento – “Il Biondino della Spider Rossa” – per la laureanda del corso di laurea in Editoria e Giornalismo, c’era da stabilire il tema di ricerca per la tesi.

Il primo tema a cui pensare non poteva che essere lui: Lorenzo Bozano, il “biondino” che biondo non era, né magrolino.

Il caso di Milena Sutter aveva sconvolto l’Italia, nel 1971. Il cognome della ragazzina scomparsa e morta era del resto molto noto in tutto il Paese.

Ricordo come fosse oggi la pubblicità della Cera Emulsio su Carosello, il programma pubblicitario che andava in onda alle 21 sul primo canale Rai.

“E’ un prodotto Sutter”, si concludeva la pubblicità della cera che – com’era nel format di Carosello – era preceduta da una breve scenetta.

Ricordo quando lessi, seduto nel soggiorno di casa, il Memoriale di Bozano sul settimanale “Gente” che mia madre Maria acquistava.

Mi ero fatto una mia idea della vicenda, all’età di 14 anni (nel 1971), dopo aver letto quanto scriveva Lorenzo Bozano su di sé e sul caso di Milena Sutter. E dopo aver letto altri articoli.

Non credevo, nella mia ingenua opinione di giovanissimo lettore, Lorenzo Bozano capace di rapire e uccidere una ragazza come Milena.

Mi ero fatto l’idea che Bozano avesse qualche “problema” con le ragazze, nel senso che fossero al centro dei suoi interessi, non avendo molto altro da fare nella sua attività di perdigiorno.

Non che lo vedessi come un “molestatore”, né come un “maniaco sessuale”, cosa che Lorenzo Bozano non è mai stato, come argomenta la psicologa e criminologa Laura Baccaro nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

La mia visione della figura di Lorenzo Bozano era determinata, nel 1971, dalle letture che avevo fatto degli articoli sulla vicenda di Milena Sutter.

Ma a determinare la mia lettura di Bozano – nel 2010 quando pensai a lui per la tesi di Laura Leonesio – vi era dell’altro. E quest’altro era… molto interessante.

BOZANO E I PLAYBOY FUORI DELLA SCUOLA MEDIA DI VERONA
Io sono nato nel 1957. Ho abitato fino al 1969 a Verona, nel quartiere piccolo-borghese di Ponte Crencano, vicino all’ospedale di Borgo Trento.

Nel 1969 con la mia famiglia mi sono trasferito in Valpolicella, terra di vini eccellenti. A 7 km da dove abitavo. Continuavo tuttavia a frequentare la scuola media Cesare Battisti del quartiere di Ponte Crencano, a Verona.

Ebbene, fuori della scuola media Cesare Battisti, nel 1973, sostavano alcuni giovani, con macchina al seguito, che si caricavano ragazzine di 12-13 anni.

Vi erano addirittura due giovani di 21 anni che giravano con un furgone nei pressi della scuola.

Per non dire del successo di ragazzi che giravano con le potenti moto Honda e Kawakaki. Ragazzi, anche qui, di 20 anni e oltre.

Le ragazzine che accettavano di salire sulle auto dei corteggiatori – appostati fuori della scuola in posizione strategica – erano giovani normalissime.

Erano ragazzine affascinate dal capello lungo, dalla sigaretta, dalle capacità di imbonitori che quei giovani avevano. E, come si vede dalla foto, conquistate dalle automobili appariscenti.

Nel ripensare a Lorenzo Bozano, nel 2010, lo identificavo con quei ragazzi appostati fuori della scuola.

Lo vedevo come uno di quei giovani in automobile che, anziché misurarsi con giovani donne della loro età, puntavano al più facile bersaglio delle ragazzine ingenue di scuola media.

Quelle ragazzine erano più facili da incantare con un’auto, una moto, chiacchiere da giovane adulto, musica a palla nell’autoradio e qualche sigaretta che faceva molto film americano.

Oggi, dall’analisi delle testimonianze delle allieve della Scuola Svizzera, sappiamo che Bozano non puntava alle ragazzine di scuola media. Ma a quelle dei corsi superiori, che avevano 17-18 anni.

Da parte sua, adesso Bozano – nel libro “Il Biondino della Spider Rossa” – ammette le soste davanti alla Scuola Svizzera frequentata da Milena Sutter.

Ero stato tanto condizionato dalla mia idea sul “personaggio Lorenzo Bozano”, che proposi alla laureanda di scrivere all’uomo in carcere per chiedergli un’intervista ai fini della tesi.

“A Bozano scrivo io, però. Non tu”, dissi a Laura Leonesio.

La potenza della narrazione dei giornali e del mio pregiudizio sull’uomo condannato per il sequestro e l’omicidio – per motivi di denaro – di Milena Sutter era tanto forte da portarmi a pensare: non facciamogli scrivere dalla laureanda, che pure aveva 24 anni e non era una ragazzina.

Il lavoro su quella vicenda del 1971, e sul protagonista più esposto a livello mediatico, cominciava quindi con il piede sbagliato. Quello del pregiudizio.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media
(Diario di Bordo/3)

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2019-01-28T17:50:43+00:00Diario|