Su Sky Cinema e sulla piattaforma di streaming Now il film La persona peggiore del mondo.

Dopo il successo a Cannes, con la vittoria di Renate Reinsve come miglior attrice, e due candidature agli Oscar© 2022 (miglior film internazionale e migliore sceneggiatura originale), il film La persona peggiore del mondo arriva in prima tv domenica 13 marzo alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su NOW e disponibile on demand.

Il film è un’intensa pellicola del regista scandinavo Joachim Trier (tra i suoi successi Thelma e Segreti di famiglia).

Diviso in capitoli, il film di Trier racconta la storia di Julie, giovane millennial, donna libera, imprevedibile e contraddittoria, alle prese con i problemi della sua generazione.

La persona peggiore del mondo è uno dei cinque titoli in concorso quest’anno agli Oscar© che nel mese di marzo arriveranno in prima tv sui canali Sky Cinema, in attesa della cerimonia di premiazione della 94^ edizione degli Academy Awards©.

Julie (Renate Reinsve) ha quasi trent’anni e non ha ancora scelto la sua strada. È passata dalla facoltà di medicina a quella di psicologia, per poi appassionarsi alla fotografia.

Anche la sua vita sentimentale non è da meno, finché non incontra Axel (Anders Danielsen Lie), autore di fumetti underground.

Julie però è ancora irrequieta e finisce per legarsi a Eivind (Herbert Nordrum), sconosciuto incontrato ad una festa.

Tuttavia, l’educazione sentimentale e alla vita di Julie non è ancora terminata. 

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La persona peggiore del mondo. Recensione del film

Come scrive il magazine online Sentieri Selvaggi, “se per tutto il film si ha la sensazione di assistere allo sfoggio di un manifesto generazionale che procede per slogan, col senno di poi viene da chiedersi, quasi con un moto di speranza, se l’intento di Trier non fosse quello di ritrarre con un misto di sarcasmo ed ironia una generazione di capricciosi e narcisisti mettendone in luce contraddizioni e idiosincrasie”.

Prosegue l’articolo di Sentieri Selvaggi: “Quelli che sono i temi cardine del nostro tempo vengono sciorinati con nonchalance senza alcun tipo di approfondimento o rinnovamento, svuotati di senso, a partire dai gesti e dalle parole che Trier mette in bocca alla sua protagonista, che appare a chi scrive come una donna volubile ed egoista, troppo presa a dare un senso ai propri tiramenti del momento per preoccuparsi dei conseguenti strascichi che si riversano inesorabilmente sulle persone della sua vita”.

Scrive Lorenzo Rossi sul magazine online Cineforum: “Il film di Joachim Trier – diviso in dodici capitoli più un prologo e un epilogo – è in realtà qualcosa a metà fra una commedia sofisticata e un neo-mélo pieno di idee, invenzioni e situazioni narrative. La storia di Julie diventa il pretesto per descrivere un mondo – e una generazione, quella dei trenta/quarantenni di oggi – in cui le relazioni, intese come quelle di coppia ma anche in senso più allargato, si stanno slabbrando sempre di più. Dove tutto sembra rivestirsi di un senso di precarietà e aleatorietà quasi sfiancante e nulla pare destinato a durare più di un tempo limitato”.

Prosegue l’articolo: “Julie non sa cosa vuole dalla vita, ma sa molto bene quello che non vuole. È egoista, immatura, a volte infantile e spesso si esprime per frasi fatte e banali. Eppure è anche di un’onestà disarmante, in grado di vedere le cose per quelle che sono e incapace di accettare ogni condizionamento. Il suo essere “peggiore” sta quindi nel diventare una sorta di eccezione, di rapporto di minoranza dentro un sistema di norme sociali cui appartiene ma al quale non pensa di doversi uniformare”.

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