7. Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter: è lui il “Perfetto Colpevole”

Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter. E' Bozano l'unico sospettato

Milena Sutter, 13 anni, scompare a Genova il 6 maggio 1971, poco dopo le ore 17, all’uscita della Scuola Svizzera dove frequenta la terza media. Viene ritrovata senza vita in mare il 20 maggio successivo, un altro giovedì, alla stessa ora.

Vi è subito collegamento investigativo fra Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter.
Il cosiddetto “biondino della spider rossa” svolge sin da subito il ruolo di protagonista in questa vicenda.

Il dramma della ragazzina viene infatti sin da subito considerata come un rapimento. Lo scopo, secondo gli inquirenti, è quello di estorcere denaro alla famiglia della vittima.

Il link fra Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter ha inizio sin dal giorno dopo la sparizione della ragazza. E’ stato notato in viale Mosto, vicino alla casa della giovane; e in via Peschiera, vicino alla Scuola Svizzera.

Se si analizza il linguaggio dei testi giudiziari e mediatici, Bozano è la parola più frequente, con quasi il doppio della ricorrenza nei documenti rispetto al nome proprio Milena.

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Lorenzo Bozano viene ad esempio citato in quasi tutti gli articoli dei rotocalchi che scrivono sul caso. A differenza di Milena, Bozano viene poi di solito chiamato per cognome.

L’uso del nome “umanizza” la vittima e la rende molto vicina a noi. Il ricorso al cognome, nel caso di Bozano, segna una presa di distanza dal sospettato del sequestro della studentessa della Scuola Svizzera.

Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter

Di Bozano abbiamo sui giornali una chiara rappresentazione: non è un giovane di 25 anni, ma un “uomo”, forse per il “look” da adulto maturo con giacca e cravatta. E forse anche per la sua aria all’apparenza fredda, distaccata e supponente.

Anche per la polizia, Bozano risulta fin da subito il primo e unico indiziato. E’ la figura attorno alla quale si concentrano tutti i sospetti.

La parola “Bozano” è più frequente nel report di polizia e carabinieri, datato 1 agosto 1971. E’ invece meno frequente nella sentenza della Corte d’Assise di Genova del 1973, quando il giovane fu assolto per insufficienza di prove.

L’analisi delle parole del caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano è frutto del lavoro di Andrea Raza, che ha discusso anni fa una tesi all’Università degli Studi di Verona, con relatore Maurizio Corte.

Se ne deduce che le indagini si sono subito indirizzate in un’unica direzione. Hanno preso un senso che nel corso di tutto l’iter giudiziario non è stato mai cambiato.

Gli avvistamenti del giovane e della sua spider rossa in certi luoghi assumono un peso indiziario considerevole. Mentre a svolgere un ruolo narrativo decisivo a suo carico sono gli indizi della cintura da sub e il cosiddetto “piano di rapimento” trovato fra le sue carte.

Infine, va sottolineata la scelta di parlare soprattutto di “rapimento” piuttosto che di scomparsa di Milena Sutter. Eppure, Milena non fu rapita nel senso classico del termine: non fu presa di peso e rinchiusa in un’automobile contro la sua volontà.

Non sappiamo neppure se Milena sia mai salita su un’auto: potrebbe essere salita su una motocicletta; oppure essere entrata in un edificio senza sapere a cosa andava incontro.

Di certo possiamo affermare la convinzione che fu l’inganno (o la promessa di chissà che cosa) a condurla in una zona pericolosa dove perse la vita.

Ciò che emerge dal report di Polizia e Carabinieri dell’agosto 1971 diventerà il punto di riferimento per tutta la durata della vicenda giudiziaria. Poco viene aggiunto nella fase istruttoria (nel 1972).

Nulla aggiungono i processi del 1973 (primo grado) e del 1975 (l’appello). Tanto che i contenuti dei testi redatti negli anni seguenti risultano pressoché invariati.

C’è una sola lettura del caso: il rapimento della ragazzina

Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter restano ancora oggi intrecciati.

Non c’è nessuno che tenti una diversa lettura della vicenda. Vicenda analizzata nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto con la criminologa Laura Baccaro.

La sentenza all’ergastolo di Bozano della Corte d’Assise d’Appello, del giugno 1975, usa un linguaggio che vede in lui l’unico colpevole. Così fanno i testi degli articoli dei rotocalchi nazionali che trattano della vicenda.

In una sola direzione va il libro del capo della squadra mobile Angelo Costa. Il titolo, non a caso, è: “Il caso Bozano”.

La vicenda umana di Milena si dissolve invece nel silenzio. E’ il cosiddetto “biondino della spider rossa” al centro di tutto.

Lorenzo Bozano occupa l’intero palcoscenico sociale del dramma di Milena Sutter. Possiamo affermare che l’immagine di Bozano nasconde alla vista ogni altro angolo oscuro.

Il cosiddetto “biondino” concentra, insomma, su di sé tutta l’attenzione della pubblica opinione. In questo modo Lorenzo Bozano e il sequestro di Milena Sutter formano una diade inscindibile che arriva sino a oggi. Sia nelle narrazioni giudiziarie che in quelle dei media.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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