Come i mezzi di comunicazione diffondono il sapere in modo diseguale tra le persone.

La conoscenza, come la competenza, è distribuita in modo diseguale tra le persone. C’è chi possiede più sapere e più informazioni di qualità di altri.

Non solo. La stessa progressione nel possesso di conoscenza – ovvero la velocità e il volume con cui cresce il sapere – si distribuisce in maniera differente tra gli individui.

Tutti abbiamo, a questo proposito, ben presente quanto sia importante il ruolo dei media nel diffondere e nel far crescere la conoscenza.

Voglio dire: i media, nel mentre sfornano e disseminano informazioni sotto forma di notizie, contribuiscono alla diffusione della conoscenza tra i fruitori.

Leggere una notizia sul conflitto in Medio Oriente, piuttosto sull’invasione russa dell’Ucraina, porta a conoscere luoghi, vicende e storie che prima non conoscevamo.

MEZZI COMUNICAZIONE E DIFFUSIONE DEL SAPERE

Se allarghiamo lo sguardo a media ancor più approfonditi nel far girare le informazioni – come i libri, le docu-serie piuttosto che i podcast – ci rendiamo conto di quanto sia importante la costruzione di una enciclopedia conoscitiva  sul mondo.

Il giornalismo, del resto, come sottolineano gli autori del libro The Elements of Journalism, è una mappa con cui navigare il mondo. È una cartografia dell’esistente che ci consente di comprendere una realtà assai complessa.

Per questo, la teoria degli scarti di conoscenza è assai interessante – come teoria dei media – per farci comprendere come e perché vi sia una diversa distribuzione di sapere tra gli individui. E come questo avvenga.

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La teoria degli “scarti di conoscenza”

I ricercatori che si sono occupati della teoria degli scarti di conoscenza fanno notare che la diffusione estesa dei mezzi di comunicazione di massa non ha portato affatto all’uguaglianza tra le persone.

Assistiamo, invece, a significative differenze nella distribuzione della conoscenza tra i fruitori dei media.

Ecco come spiega il knowledge gap la studiosa Sara Bentivegna nel libro Teorie delle comunicazioni di massa e la sfida digitale, scritto con lo studioso Giovanni Boccia Artieri.

  • Abilità comunicative degli individui: le persone più istruite hanno maggiori probabilità di acquisire gli elementi utili per ottenere la conoscenza desiderata
  • L’informazione posseduta: l’esperienza di lettori o telespettatori porta gli individui a costruire una sorta di «enciclopedia» che viene utilizzata e consultata  di front a nuovi argomenti offerti dai media
  • I contatti sociali: di solito l’istruzione è collegata ad attività, gruppi e contatti interpersonali che agevolano la discussione argomenti di interesse comune.
  • L’esposizione selettiva, l’accettazione e la memorizzazione dell’informazione, che hanno a che fare con l’accettazione dei meccanismi della selettività.
  • La natura del sistema dei media che distribuisce l’informazione: alcuni media riescono meglio di altri a soddisfare la richiesta di informazioni da parte dei soggetti più istruiti. Inoltre, alcuni media possono trascurare ciò che non è più percepito come news dai suoi lettori.

I ricercatori sottolineano il nesso tra il livello di istruzione e la visibilità offerta a certi argomenti da parte dei media. E riconoscono il ruolo da questi giocato nel favorire piuttosto che ostacolare l’apertura di scarti conoscitivi.

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“Knowledge Gap” e social media

 

Gli scarti di conoscenza li ritroviamo, ovviamente, anche tra i fruitori dei social media (da TikTok a Instagram, da LinkedIn a Facebook).

Sui social abbiamo addirittura un problema in più: il molto “rumore informativo”, con la diffusione di notizie false o fuorvianti (le fake news), con la diramazione di informazioni non verificate e con scarso approfondimento su quanto viene raccontato.

Sui social media assistiamo quindi a un aumento del gap di conoscenza (knowledge gap) tra le persone più istruite; e coloro che hanno livelli culturali ridotti o inferiori.

Le persone più istruite sanno meglio selezionare l’informazione (e quindi la conoscenza) di qualità; dalle notizie false, imprecise o fuorivianti.

Cosa fare? Sia per i social media che per i mass media (come anche per i personal media, come whatsapp o telegram) vale il consiglio di verificare le informazioni, di valutare la qualità e competenza delle fonti.

COME CI RELAZIONIAMO CON I MEDIA?

Occorre, poi, monitorare il nostro personale atteggiamento nei confronti di ciò che ci viene comunicato.

Ecco le domande da porsi:

  • quest’informazione è vera e, se la verifico attraverso altri media, è confermata?
  • la fonte che mi dà una certa notizia è attendibile, preparata e autorevole?
  • qual è il mio atteggiamento mentale ed emotivo verso l’informazione che sto acquisendo?

Detto questo, anche nei confronti della teoria degli scarti di conoscenza – applicata ai media vecchi e ai media nuovi – ha quindi significato la serie di consigli che ho dato in questo blog su come difenderci dalla manipolazione mediatica.

Maurizio Corte
corte.media

Video sulla teoria della coltivazione (in English)

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