L’analisi del linguaggio dietro lo scambio di offese tra Meloni e De Luca.

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha dato della “stronza” alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E sui giornali è scattata la censura: l’epiteto “stronza” è stato sostituito con degli asterischi.

Per il vocabolario Treccani “stronzo (o stronza)” sta per “inetto, scorretto”. Se De Luca avesse detto: “Meloni è un’inetta, è scorretta”, i giornali avrebbero forse dato notizia della sua uscita, senza censurare alcuna parola.

Prima della reazione, certo poco elegante, di De Luca, la premier Meloni aveva detto: “Lavori invece di manifestare”. Gli ha dato, sostanzialmente, del fankazzista, del facinoroso, del coglione che perde il tempo a protestare contro il governo anziché faticare.

Possiamo, addirittura, trovarvi del sottile razzismo anti-meridionale, nell’uscita della premier Meloni. Chissà, viene da chiedersi, se la presidente del Consiglio avrebbe mandato a lavorare un presidente di Regione del Nord.

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Linguaggio: scambi comunicativi e ideologia

Detto questo, a noi interessa capire gli scambi comunicativi e le ideologie che stanno dietro la polemica linguistica tra De Luca e la Meloni.

La presidente Meloni ha detto la frase: “Lavori invece di manifestare”.

Il significato che trasmette questa frase è evidente: manifestare, protestare contro il Potere, dissentire è una forma di pigrizia e di furberia ai danni dell’incarico a cui siamo tenuti.

Siamo di fronte alla negazione dei valori democratici del libero pensiero, della protesta politica e del diritto al dissenso.

IL SOTTILE RICHIAMO AL FASCISMO E AL NAZISMO

Sarebbe facile collegare la frase “Lavori invece di manifestare” al fascismo e al nazismo. Possiamo collegarla al fascismo pensando a quanto fosse vietato dissentire e manifestare durante il regime di Benito Mussolini.

Quanto al nazismo, tutti abbiamo in mente la frase: “Il lavoro rende liberi” scritta all’ingresso del lager di Auschwitz.

IL PREGIUDIZIO VERSO UN PREMIER DONNA

Veniamo a De Luca. Anche qui ci sarebbe da chiedersi: “Avrebbe dato dello stronzo a un presidente del Consiglio di sesso maschile?”. È lecito pensare che l’essere Meloni più giovane e una donna possa aver contato sulla frase poco elegante del Presidente della Regione Campania.

Voglio però portare l’attenzione su due elementi interessanti di questo scambio comunicativo assai poco edificante tra due cariche istituzionali importanti.

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Linguaggio e diversione dell’attenzione

Il primo elemento è quello della “diversione dell’attenzione”.

La diversione dell’attenzione l’abbiamo quando si usa il linguaggio – oppure altri strumenti di comunicazione – per portare l’attenzione su aspetti differenti, rispetto alla concretezza dei problemi.

La frase di Giorgia Meloni, rivolta al presidente De Luca che protestava è stata: “Lavori invece di manifestare”. Possiamo considerarla una forma di diversione dell’attenzione.

La premier Meloni non ribatte a De Luca sul piano della concretezza argomentativa, del tema al centro del dibattito politico, del merito insomma. Sposta l’attacco sul piano personale.

Giorgia Meloni attacca la persona De Luca e gli dà del fankazzista.

IL SIGNIFICATO DELL’ATTACCO PERSONALE

Lo spostare l’attacco sul piano personale mi porta a fare tre affermazioni:

  • L’attacco personale distrae l’attenzione dai dati di fatto, dal concreto della contesa;
  • L’attacco personale attrae l’attenzione di chi ascolta e riferisce (i media, in questo caso);
  • L’attacco personale dimostra maleducazione, volgarità e disprezzo della dignità della persona

Da parte sua, il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, accetta di scendere sullo stesso – basso – livello della premier Meloni. Ribatte con una frase greve, al limite della volgarità.

Gli bastava affermare: “Meloni attaccandomi a livello personale offende tutta la gente del Sud. Si dovrebbe vergognare. È indegna di ricoprire l’alta carica di capo del governo”.

Dando della stronza alla premier, il presidente De Luca fornisce un titolo ai giornali.

De Luca attrae l’attenzione, ma corre il grave rischio di invalidare – di “sputtanare”, diciamolo in modo chiaro – i suoi argomenti sulle ingiustizie patite dal Sud d’Italia.

I “precedenti” che stanno dietro a una frase

Il secondo elemento su cui voglio portare la vostra attenzione, è quello dei “precedenti”.

Ogni scambio comunicativo non nasce da zero. Non c’è una tabula rasa, quando ti confronti, scontri e comunichi da tempo.

I precedenti – in questo caso – sono nella richiesta di De Luca di potersi candidare per un terzo mandato come governatore della Campania.

I precedenti stanno dietro anche all’ostilità di Giorgia Meloni nel non voler concedere, a De Luca come a Zaia e ad altri presidenti, la possibilità di ricandidarsi dopo due mandati consecutivi.

I precedenti di uno scambio comunicativo sono importanti. Ci consentono di meglio inquadrare il linguaggio usato, il tono del parlato e gli obiettivi che ogni attore in campo persegue.

È interessante, quindi, quanto vi sia dietro due frasi offensive, da prendere entrambe a calci nel sedere e che due cariche istituzionali non dovrebbero dire.

La prima frase (quella di Meloni) manda un presidente di Regione a lavorare, intimandogli di non protestare. La seconda frase (quella di De Luca) dà della stronza a un’alta carica dello Stato.

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Il ruolo dei media: il linguaggio e il Potere

Quale ruolo hanno i media in questo poco elegante scambio di offese tra la premier Meloni e il presidente campano De Luca?

Il linguaggio, occorre dire come prima osservazione, è sempre espressione di un’ideologia. È quindi espressione di idee che sottendono relazioni di potere.

Non è un caso se i media hanno censurato la frase di De Luca. L’hanno fatto titolando: “Lavora tu, str****”.

Il Corriere della Sera, sul sito online, ha definito la replica di De Luca alla premier Meloni un “insulto”. Come se non fosse un insulto sentirsi dare del fankazzista della presidente del Consiglio.

Non è passato per la testa di nessun giornalista l’idea che stronza potesse significare “inetta, scorretta”.

Così come non è passato per la testa ad alcuna testata giornalistica l’idea che mandare a lavorare, anziché manifestare, un uomo eletto dal popolo sia di una gravità inaudita. Da Stato autoritario.

I media servono precisi interessi. Possono essere interessi culturali, economici e di potere.

È pertanto importante tener presente che il linguaggio – come formidabile strumento per affascinare, coinvolgere e influenzare il pubblico – è funzionale a precisi interessi.

Nel servire determinati interessi, a volte il linguaggio serve per svelare qualcosa. Altre volte serve per nascondere qualcosa. 

Meloni - De Luca - Corriere della Sera

La scelta di parole e immagini non è mai neutra

È di grande e interessante significato la foto che ha pubblicato il Corriere della Sera sul suo sito web. E che puoi vedere qui sopra, a corredo del titolo sullo scambio di offese tra la premier Meloni e il governatore De Luca.

Il presidente campano Vincenzo De Luca sta protestando contro le forze dell’ordine che bloccano rappresentati istituzionali – il governatore e un gruppo di sindaci – impedendo loro di esprimere il proprio dissenso.

De Luca sta rivendicando il diritto a poter circolare liberamente vicino ai palazzi del governo. Afferma che non è una manifestazione e che chiede soltanto di poter parlare con qualcuno dell’esecutivo.

Al di là del fatto che si tratti o meno di manifestazione non autorizzata, fa impressione vedere che politici eletti dal popolo – e presenti come cariche istituzionali – siano fermati dalla polizia come se fossero dei potenziali delinquenti.

Il Corriere della Sera pensa bene, sul suo sito, di mettere una foto che presenta De Luca come un esagitato, un fuori di testa, un violento manifestante.

Il messaggio è chiaro: De Luca insulta la premier e fa il violento sfidando la polizia.

IL MESSAGGIO INGANNEVOLE GRAZIE A UNA FOTO

È un messaggio ingannevole quello che ci invia la foto sul sito del Corriere della Sera. Ed è in linea con la posizione politico-editoriale di una testata giornalistica spesso morbida con il governo di turno.

Siamo di fronte a una sottile – tuttavia abbastanza evidente – manipolazione della verità sostanziale dei fatti. De Luca passa dalla parte del torto, anziché essere sostenuto nel suo diritto di protesta e di manifestazione libera del pensiero.

Quello che noi possiamo fare – per essere lettrici e lettori consapevoli, autonomi e dotati di pensiero critico – è di leggere oltre le parole. E oltre le immagini.

Quello che possiamo fare è di impegnarci a scoprire quali obiettivi – sul piano ideologico e di potere – si celino dietro la comunicazione.

Lo possiamo fare grazie a una serie di strumenti che su questa pagine di MediaReading andrò nel tempo pubblicando.

Maurizio Corte
corte.media

Marco Masini. Canzone Bella Stronza

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