I mercoledì di Rai 4, sul canale 21 del digitale terrestre, si tingono di giallo con Perry Mason, la nuova serie tv, in prima visione, dedicata al celebre avvocato/investigatore, creato dalla penna dello scrittore statunitense Erle Stanley Gardner.

Ogni settimana, alle 21.20, vengono trasmessi gli episodi della prima stagione della serie che esplora le origini dell’amato personaggio. Lo mostra nella inedita veste di investigatore privato, prima che indossasse la toga da avvocato.

La serie televisiva Perry Mason, prima stagione della nuova serie, la si può guardare anche su RaiPlay, la piattaforma di streaming della Rai.

Creato nei primi Anni Trenta da Erle Stanley Gardner, Perry Mason è il noto protagonista di oltre 80 pubblicazioni, tra romanzi e racconti brevi, diventato un beniamino degli appassionati di “gialli”.

PERRY MASON: SERIE DI FILM E POI LA SERIE TV

In breve tempo i casi di Perry Mason sono arrivati all’attenzione anche degli spettatori grazie alla serie di film con Warren William, realizzati proprio in quegli anni.

La popolarità si è poi accresciuta grazie alla serie televisiva degli Anni Cinquanta con Raymond Burr. A questa, ha fatto seguito una seconda serie televisiva venti anni dopo.

Vi è poi una serie di film per la tv che dalla metà degli Anni Ottanta ha riportato in scena Raymond Burr nel ruolo dell’avvocato.

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Foto di scena della nuova serie, sulla Rai, di Perry Mason

Il Perry Mason della serie televisiva su Rai4 e RaiPlay

Ora Perry Mason torna con un prequel ideato da Rolin Jones e Ron Fitzgerald, in cui l’arguto protagonista non è ancora uno stimato avvocato. È un investigatore privato nella Los Angeles degli Anni Trenta.

Il ritorno allo sfondo storico originario dei romanzi è l’occasione per immergersi in atmosfere noir. E trova la perfetta incarnazione nel protagonista Matthew Rhys, che gli spettatori televisivi hanno già conosciuto nel ruolo di Philip Jennings nella serie The Americans.

Ambientata nella Città degli Angeli durante il periodo della Grande Depressione, la prima stagione vede Perry Mason occuparsi del caso di Charlie Dodson, un bambino di appena un anno misteriosamente scomparso.

A fornire un utile supporto a Perry Mason ci sono la sua segretaria Della Street, interpretata da Juliet Rylance, Pete Strickland (Shea Whigham), prezioso compagno di lavoro del detective.

C’è poi il poliziotto Paul Drake (Chris Chalk), abile nelle investigazioni, ma osteggiato al distretto di polizia a causa del colore della sua pelle.

La serie televisiva Perry Mason è candidata a un Golden Globe e a due premi Emmy.

Come scrive il critico Paolo Armelli sul magazine Wired, Perry Mason era “uno di quei personaggi classici senza grande storia alle spalle ma con delle funzioni narrative ben precise (il grande intuito, le prove dell’ultimo minuto, la scelta di clienti sempre innocenti ecc.)”.

“In questa versione, cambia tutto: innanzitutto a interpretarlo è Matthew Rhys, noto recentemente per il suo ruolo in The Americans, e che gli dà un aspetto fragile, consunto, piuttosto problematico”, prosegue l’articolo.

“Ci troviamo negli Anni Trenta, in una Los Angeles in espansione (e corruzione) dopo la Grande depressione e in cui vengono esasperate le atmosfere pulp dei romanzi originali di Gardner”, osserva Wired.

“Il Mason di Rhys è un detective privato senza grandi speranze, appeso al sogno nostalgico della fattoria di famiglia, traumatizzato dall’aver combattuto la prima guerra mondiale nelle trincee francesi, abbandonato da moglie e figlio”, spiega l’articolo di Wired “E con la tendenza ad alzare troppo il gomito e infrangere la legge quando lo ritiene opportuno”.

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Raymond Burr in un episodio della serie tv Perry Mason trasmessa dalla Rai negli Anni Sessanta

Perry Mason e la cultura giudiziaria in Italia

Ricordo quando, negli anni della televisione in bianco e nero, attendevamo impazienti le udienze nel tribunale americano con Perry Mason che avrebbe comunque vinto.

Il suo successo era scontato. Perry Mason è nato per vincere e Raymond Burr, con quel suo sguardo obliquo, gli conferiva acume e nel contempo autorevolezza.

Quello che intrigava era il modus operandi di Perry Mason. Le sue capacità investigative, il suo modo quasi socratico di arrivare alla verità, la sua capacità di togliere la maschera e arrivare al volto del crimine: tutto questo lo rendeva irresistibile.

Affascinava poi il modo in cui negli Stati Uniti si facevano i processi. Non solo la presenza di una giuria popolare, l’unica deputata a decidere sulla colpevolezza o meno dell’imputato.

Affascinava il modo con cui si arrivava alla verità processuale: attraverso il rito accusatorio.

In Italia eravamo ancora al metodo inquisitorio, dove un avvocato poteva porre una domanda all’imputata solo passando attraverso il presidente della Corte d’Assise.

Occorrerà attendere la fine degli Anni Ottanta per arrivare anche in Italia a un rito processuale simile – ma non uguale – a quello americano.

Ora nelle aule delle Corti d’Assise italiane abbiamo un rito processuale accusatorio, dove però la difesa dell’imputato non è ancora parificata – nella sostanza intendo – alla pubblica accusa.

Gli stessi consulenti tecnici sono su piani diversi. Vi è l’errata convinzione che un tecnico di parte, consulente della difesa, non abbia l’imparzialità e la veridicità scientifico-forense dei carabinieri o della polizia scientifica.

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IL CASO DI BOZANO E QUELLO DI BOSSETTI

Ogni tanto mi chiedo che finale avrebbe avuto la vicenda di Lorenzo Bozano, il biondino della spider rossa, condannato all’ergastolo nel 1975 in un processo dalla dubbia imparzialità per il Caso Sutter-Bozano.

D’altro canto, la vicenda di Massimo Giuseppe Bossetti – con la scomparsa del campione di Dna alla base della sua condanna – non ci conforta sulla bontà del rito accusatorio.

Non è sufficiente la procedura, del resto, se non vi è l’impegno etico dei protagonisti – in sede di tribunale – di un caso giudiziario.

Maurizio Corte
corte.media

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