I mezzi di comunicazione ci fanno credere a realtà che sono soltanto nella nostra mente.

Il giornalismo possiamo conoscerlo nella sua vastità e complessità soprattutto grazie ai media.

Come sottolinea Denis McQuail, nel suo libro Journalism and Society, il giornalismo ha il potere di persuaderci a cambiare le nostre abitudini. Forma la pubblica opinione. Influenza l’immagine pubblica e la reputazione dei soggetti di cui si occupa.

Il giornalismo fissa l’agenza degli argomenti di cui il pubblico si occupa (teoria dell’agenda setting), afferma McQuail. Modella le interpretazioni pubbliche degli eventi. Informa il pubblico e ne struttura la conoscenza.

Non solo. Il giornalismo amplifica le notizie e le immagine degli argomenti e degli eventi che tratta.

Possiamo pertanto affermare che i media – non solo attraverso il giornalismo, ma con la comunicazione in generale (informativa o di finzione) – creano mondi. E a quei monti noi prestiamo spesso attenzione e, soprattutto, vi aderiamo le nostre convinzioni.

COME I MEDIA POSSONO INFLUENZARCI

I media ci propongono informazioni. Oltre a questo ci trasmettono opinioni, ci propongono visioni del mondo, ci inducono a riflettere su certi argomenti anziché su altri.

Tra noi e la realtà fisica e sociale ci sono le nostre interpretazioni. Ci sono le nostre convinzioni. Ci sono le nostre idee. 

Ebbene, interpretazioni, convinzioni e idee sono spesso prodotte – e quasi sempre condizionate – dalle narrazioni dei media. Non perché i media siano onnipotenti, ma perché sono una fonte comoda di conoscenza.

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La teoria della coltivazione televisiva

Una teoria interessante ci mostra come i media ci possano condizionare.

È la teoria della coltivazione televisiva. Essa non considera le conseguenze a breve termine di programmi o contenuti mediali specifici; si fissa piuttosto sull’impatto a lungo termine della costruzione della realtà presentata dalla televisione nel suo complesso.
La coltivazione televisiva – come rileva Luciano Paccagnella nel saggio Sociologia della Comunicazione nell’era digitale – si riferisce alle rappresentazioni della realtà graduali e cumulativeelaborate nel corso del tempo in seguito alla fruizione televisiva.

Secondo i sostenitori di questa teoria, il pubblico assorbe un po’ alla volta e nel tempo le concezioni della realtà presentate dalla televisione, che vanno a sostituire la realtà vissuta nella vita di tutti i giorni.

Siamo di fronte, fa notare Paccagnella, a una sostituzione di realtà – tra vita quotidiana e vita televisiva.

La sostituzione avviene in misura proporzionale al consumo televisivo: i forti consumatori di televisione (chi guarda la televisione almeno quattro ore al giorno) mostrano gli effetti più evidenti.

VIOLENZA E CONSUMO DI TELEVISIONE

Chi è un forte consumatore di televisione, inoltre, tende a sovrastimare il livello di violenza nel proprio quartiere.

Chi guarda molta televisione sembra mostrare una percezione della diffusione della violenza sovrastimata.

Questa sovrastima la possiamo collegare alla quantità di violenza rappresentata nella fiction dal mezzo televisivo. Parliamo di quella fiction dove abbondano sparatorie, omicidi, rapine e altri crimini.

I telespettatori abituali sembrano essere anche più insoddisfatti del proprio stile di vita. Sembrano inoltre più legati a stereotipi riguardo i ruoli sessuali, meno consapevoli della reale diffusione della composizione sociale.

Chi fruisce di molta televisione – secondo la teoria della coltivazione messa a punto da George Gerbner tra Anni Sessanta e Anni Settanta – ha quindi una concezione della realtà aderente ai racconti dei media. E meno aderente alla verità sostanziale dei fatti.

La teoria della coltivazione televisiva vede allora i media come agenti di socializzazione e come costruttori di realtà a lungo termine.

 

 

--- Elena Del Pozzo - bimba uccisa - Catania - mass media - social media - magazine ilbiondino.org - Photo 46612437 Rawpixelimages Dreamstime

Teoria della coltivazione e social media

L’avvento dei social media (da Facebook a Instragram) e l’uso intensivo dei personal media (a cominciare da whatsapp) accresce da un lato il potere di influenza dei contenuti televisivi e massmediatici in generale.

Dall’altro, l’arena pubblica dei social e la comunicazione con i personal media aprono spazi a dibattiti che possono ospitare posizioni contrastanti con i racconti televisivi.

In ogni caso, possiamo concordare sul dato di fatto che un uso esteso, intensivo e continuativo dei media – siano essi tv, giornali, social e chat – ci può portare ad esagerare fenomeni, situazioni e stereotipi.

L’IMPORTANZA DI UN USO CRITICO DEI MEDIA

Possiamo così dedurne l’importanza di un utilizzo critico, pluralistico e consapevole dei media. A cominciare da un elemento di realtà che è fuori discussione: le notizie su un certo fatto non sono una copia fotostatica del fatto in sé, ma sono un racconto del fatto.

Il racconto di un fatto, rispetto al fatto in sé, comporta l’inserimento di una visione dell’accaduto, di un’angolazione di quella visione e di conseguenza di una parzialità narrativa.

Anche nei confronti della teoria della coltivazione televisiva – esercitata dai media vecchi e nuovi – vale, quindi, la serie di consigli che ho dato in questo blog su come difenderci dalla manipolazione mediatica.

Maurizio Corte
corte.media

Video sulla teoria della coltivazione (in English)

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