Il controllo dei mezzi di comunicazione incide su come conosciamo il mondo.

La sempre maggiore diffusione dei media accentua le disuguaglianze tra gruppi sociali poveri e gruppi sociali ricchi di informazione.

A dircelo è una teoria dei media di particolare interesse. Ovvero, la teoria degli scarti di conoscenza, detta anche teoria dei differenziali di conoscenza.

Il generale accrescimento delle conoscenze (che riguarda tutti gli strati sociali) avviene con velocità diverse: chi dispone di molte informazioni ne acquisisce di nuove in modo più rapido di chi dispone di poche.

In secondo luogo, i divari crescenti non riguardano qualunque tipo di conoscenza, ma si manifestano soprattutto sui temi ignorati dai media a grande diffusione: per esempio, questioni complesse di economia o conoscenze scientifiche non divulgative.

Infine, base degli scarti non è la pura e semplice disponibilità di informazioni, ma piuttosto le capacità cognitive di utilizzare le informazioni in modo critico senza restarne sommersi; ovvero, la capacità di fare fronte al cosiddetto «sovraccarico informativo» (information overload).

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Una società a due velocità di marcia

Vediamo la parte della teoria dei media che spiega come chi disponga di molte informazioni ne acquisisca di nuove in modo più rapido di chi dispone di poche.

Potremmo dire che l’appetito vien mangiando. Nello stesso tempo, però, possiamo affermare che il pane e le pietanze dei pasti vengono grazie al fatto che già si mangi.

L’avere a disposizione tanta conoscenza porta ad allargare in modo più rapido quel patrimonio di saperi.

Lo vediamo quando affrontiamo, per la prima volta, una disciplina oppure un ambito per noi nuovo.

A me è capitato con il podcasting. Non avevo mai registrato un podcast. Volevo registrarne uno dedicato al caso di Milena Sutter e al caso di Lorenzo Bozano, di cui tratto nella sezione del Caso Sutter-Bozano di questo magazine.

Mi sono messo a studiare la tecnica per realizzare un podcast, attraverso un corso base online, su richiesta. Da quel momento la mia crescita culturale sulla tecnica del registrare podcast è cresciuta in modo esponenziale.

Più abbiamo conoscenza e più riusciamo ad accumularne: 

  • facciamo collegamenti tra le parti del nostro sapere;
  • abbiamo davanti agli occhi sia gli strumenti che le strade per acquisire altra cultura;
  • la conoscenza apre a nuove relazioni e queste aumentano il sapere

In questo modo, possiamo affermare che ci troviamo in una società che va ad almeno due diverse velocità. Chi ha conoscenza, viaggia in modo più rapido di coloro che di sapere difettano.

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La qualità della conoscenza e i media

L’altro scarto tra gruppi sociali – oltre a quello della quantità di conoscenza e della velocità di acquisizione di nuove conoscenze – è quello della qualità del nostro sapere.

Abbiamo ben presente il fatto che sui media sono veicolate nozioni semplici, con un linguaggio spesso elementare, in un’ottica che tratta in modo superficiale i temi.

Gli approfondimenti, le questioni complesse, gli scavi impegnativi nel sapere sono all’ombra dei media. Possiamo fruirli attraverso i media digitali, ma sono d’interesse e nella disponibilità di particolari nicchie.

Qui si pone il vecchio dilemma di tanti intellettuali progressisti del Novecento: ovvero il rapporto tra la qualità della cultura popolare e la qualità dei saperi delle élite.

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Competenze critiche e sovraccarico di notizie

Il terzo aspetto trattato dalla teoria degli scarti di conoscenza, ci ricorda quanto sia importante la capacità intellettuale di dare una lettura critica delle informazioni.

Non basta avere molte conoscenze e averle di qualità. È necessario che quelle conoscenze siano apprese e gestite in maniera critica, evitando la conoscenza “a pappagallo”.

La mancanza di un approccio critico al sapere si aggrava quando ci troviamo di fronte a un sovraccarico di informazioni.

Senza spirito critico diventa impossibile scegliere le informazioni a cui prestare attenzione, valutarne il valore, trattenere quelle che meritano e utilizzarle in modo proficuo.

Come in ogni situazione stressante, è proprio la nostra preparazione che fa la differenza tra l’assumere sulle nostre spalle un certo carico. E il saperlo gestire per diventare cittadini più consapevoli e liberi in una società aperta al dialogo.

La teoria dei differenziali di conoscenza ci sensibilizza sul modo, le quantità e lo spirito critico con cui ci informiamo. E con cui utilizziamo i media (social, personal e mass media).

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Il controllo sui mezzi della comunicazione

È quindi evidente che il controllo sui media – siano essi personal, social o mass media – determina i contenuti che quei media veicolano.

Non solo. La gestione dei media incide sui divari di conoscenza tra le persone, perché è possibile orientare un certo gruppo verso un sapere di qualità; e lasciare un altro gruppo in un territorio di ignoranza.

Lo stesso modo di uso dei media ha un’influenza sul nostro conoscere.

Controllare i media e portare gli utilizzatori a scrollare rapidi brevi video, puntando su emozione e intrattenimento è ben altra cosa che controllare i media e proporre informazioni e approfondimenti di qualità.

Possiamo, così, affermare che attraverso il controllo dei media si orientino le conoscenze, le competenze e la possibilità di avere senso critico tra le persone.

Maurizio Corte
corte.media

Introduzione alle teorie della conoscenza

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