Natale e le vacanze tra Capodanno e l’Epifania si prestano a rivedere i classici del cinema italiano.

Cominciamo con un capolavoro, I vitelloni, di Federico Fellini, del 1953. Un film in bianco e nero che gli valse il Leone d’Argento al Festival internazionale del cinema di Venezia quell’anno. E un Nastro d’Argento l’anno successivo per la regia, il migliore attore non protagonista (Alberto Sordi) e la produzione.

Il film è disponibile su YouTube in versione integrale.

Siamo davanti a una pellicola, quella del maestro Fellini, con una sua drammaticità. Dove qualche risata viene poi sovrastata da un senso di “dramma fermo”: il dramma della rinuncia a vivere una vita piena, a scappare nella metropoli, a giocarsi una possibilità di riscatto dalle macerie (non solo fisiche) che lascia una guerra. Macerie che, peraltro, Fellini si guarda bene dall’esibire.

I vitelloni, la trama del film

È il ritratto di cinque giovani, in una cittadina di mare. Ognuno con la noia, la malinconia e nessuna voglia di impegnarsi tipica di una certa fascia della vita: quella in cui non sai ancora che cosa fare. E dove vuoi andare.

È anche il ritratto dell’Italia di provincia, a soli otto anni dalla fine della guerra. Un’Italia con una certa morale, una certa figura maschile e una certa concezione del ruolo femminile. 

Vicende esistenziali, piccoli drammi privati si fondono con l’affresco di una certa Italia che potrebbe essere la Rimini di Fellini oppure Ostia, sul litorale romano dove fu girato il film. Oppure, ancora, in qualche paese marino del Sud o in qualche posto sperduto del profondo Nord.

Ecco come presenta il film il magazine online MyMovies. In una cittadina di mare vivono cinque giovani: Moraldo (Interlenghi), Alberto (Sordi), Fausto (Fabrizi), Leopoldo (Trieste), Riccardo (Fellini, fratello del regista).

Le loro sono piccole storie, secondo le possibilità offerte da un posto come quello. Fausto corre dietro a tutte le donne e non ha voglia di lavorare, trova un posto da commesso, gli altri ridono di lui. Si sposa ma non cambia. Alla fine il padre lo picchia con la cinghia, come un bambino.

Alberto ha problemi in famiglia, la sorella se ne va con un uomo sposato. Lui si ubriaca. Riccardo non ha personalità, è un po’ la spalla di tutti. Leopoldo scrive commedie che nessuno legge. Quando arriva un attore in città che sembra interessarsi ai suoi scritti, in realtà si interessa… a lui.

Moraldo è il più serio, è buono e generoso. Alla fine sarà l’unico ad andarsene.

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La recensione della pellicola di Fellini

Come scrive Eleonora Degrassi sul magazine Cinematographe, “Fellini abbandona la sua realtà irreale portando al cinema con I vitelloni (1953) una poesia malinconica ma terrigna che sa di sabbia e di mare, di ubriachezza dopo le feste finite e di pianti taciuti”.

“Con I vitelloni il cineasta scrive una storia di un gruppo di giovani italiani dediti al riposo, al dolce far niente, all’ozio che ognuno con le proprie vite percorre”, osserva la giornalista di Cinematographe.

Come scrive il magazine online Movie Blog, “la spensieratezza di un’amicizia votata alla goliardia dissimula un’esistenza vuota che vanamente cerca di nascondere la paura della vita vera in cui bisogna assumersi le responsabilità dei propri errori. Gli effimeri momenti di piacere scandiscono l’azione che scorre lenta e fanno da preludio al ritorno alla realtà che risulta traumatico per gli elementi più superficiali (Alberto) e strafottenti (Fausto) e non meno l’intellettuale (Leopoldo) che aspira al successo nel teatro. Un elemento più volte accennato, il desiderio ma anche il timore di fuggire in cerca di riscatto, in tre occasioni si realizza e mostra allo spettatore uno spiraglio verso una maturità non tanto impossibile da raggiungere per almeno due degli sventurati vitelloni”.

Prosegue poi l’articolo di Movie Blog: “E forse non è un caso che il finale sia introdotto proprio da questi due ‘sopravvissuti’ del gruppo di amici nullafacenti: il più scapestrato, che a suon di meritatissime cinghiate, sembra mettere giudizio e l’elemento puro (Moraldo), che se all’inizio si lascia coinvolgere dal gruppo è infine simbolo di un’implacabile lezione di coraggio per crescere”.

Sulla rivista Sentieri Selvaggi, il critico Tonino De Pace osserva che “I vitelloni è il film con cui il cinema di Fellini prende definitivamente il volo, affermando la sua visione provincio-centrica e con il quale comincia ad organizzare i materiali per il futuro in quanto già si intravede il gusto per l’eccessivo e per il patetico, basti pensare al carnevale, mai così vero nel suo misto di imprescindibile allegria con la malinconia in agguato”.

Il critico di Sentieri Selvaggi fa notare che nel film vi è “il gusto per una galleria di personaggi guardati con l’affetto della memoria e che tutti restano saldi nella memoria dal donnaiolo, al bamboccione, dal cupo e realista all’intellettuale svagato, come accadrà molto più tardi quando Fellini rivisiterà con un approccio più maturo, quindi meno malinconico, la sua Rimini”.

Nel film di Fellini, conclude il critico c’è anche “il piacere della satira: la povera festa estiva inziale portata via da un improvviso acquazzone e via raccontando per un cinema che, ci accorgiamo, resta sempre universale e non si scolorisce con il passare degli anni”.

I vitelloni, film completo su YouTube