La lettura della società, la coltivazione del dubbio e l’attenzione alle persone nella serie Rai.
Una serie thriller merita di essere vista – e lo stesso vale anche per i film del genere – se ci aiuta a comprendere qualcosa del mondo attorno.
Se ci aiuta a comprendere qualcosa del sistema giudiziario. Se ci porta a osservare le persone per quello che sono – e non per quello che il pregiudizio oppure i media ci inducono a credere.
E se ci porta, anche a riflettere su noi stessi, sulle relazioni con gli altri e su come si formano i nostri giudizi.
Senza almeno una di queste componenti, una serie o un film thriller sono soltanto un passatempo. Una forma, certo comprensibile, di intrattenimento. E nulla più.
La serie tv Rai Avvocato Guerrieri riesce a unire tutte le componenti: dal piano psicologico a quello sociale, dal contesto agli aspetti esistenziali del vivere. Con un’attenzione particolare alla figura maschile, quella del protagonista interpretato da Alessandro Gassmann.
La serie tv Avvocato Guerrieri
Con il debutto della serie tv thriller Avvocato Guerrieri, la Rai non ha solo adattato una saga letteraria di successo – firmata da Gianrico Carofiglio – ma ha tentato di ridefinire il genere del poliziesco giudiziario, spostando l’asse dal “chi è stato” al “come ci si difende”.
Per un magazine come Il Biondino della Spider Rossa®, che racconta il modo in cui il crimine viene rappresentato dai media, il caso dell’Avvocato Guerrieri è emblematico: qui la giustizia non è un meccanismo perfetto, ma un esercizio di dubbio metodico.
Ambientata in una Bari luminosa e malinconica, la serie Rai segue le vicende di Guido Guerrieri, un avvocato penalista che attraversa una profonda crisi personale e professionale.
Guerrieri non è l’eroe invincibile del foro. È un uomo con una sua fragilità, che combatte contro i propri attacchi di panico. E combatte contro un sistema giudiziario spesso sordo alle sfumature dell’innocenza.
La narrazione si snoda attraverso casi complessi — dalla difesa di un migranye accusato del rapimento di un bambino, alla ricerca della verità sulla scomparsa di una giovane studentessa — dove il crimine è sempre il punto di partenza per una riflessione più profonda: sulla società, sulle relazioni, sulle persone.
Guerrieri non cerca solo la prova schiacciante, ma la “ragionevole incertezza”. Cerca, insomma, quella crepa nel muro delle accuse che permette alla verità processuale di avvicinarsi, quanto più possibile, alla verità reale.
IL CAST: PERSONAGGI E INTERPRETI
Alessandro Gassmann è Guido Guerrieri, avvocato penalista di talento, amante della boxe, profondamente inquieto. Ogni caso lo affronta come una questione personale.
Nel suo studio lavora la brillante e ironica praticante Consuelo (Lea Gavino).
Ad aiutare l’avvocato a scovare prove sono il fidato amico Carmelo Tancredi (Michele Venitucci), ispettore della Squadra Mobile, e l’ex giornalista d’inchiesta ed ex assistita di Guido, ora detective, Annapaola Doria (Ivana Lotito).
La recensione della serie thriller
Scrive il magazine Movieplayer, in un articolo di Giorgia Sdei: “L’avvocato Guido Guerrieri non è un avvocato come gli altri. Non è il classico protagonista dei legal drama televisivi (di stampo statunitense, solitamente) che domina l’aula con sicurezza granitica e risolve i casi con una battuta finale che scatena gli applausi degli astanti”.
Prosegue l’articolo: “Guerrieri è piuttosto l’opposto: un uomo pieno di dubbi, inquietudini, contraddizioni. È molto italiano, direbbe qualcuno in Boris, ma nel modo migliore possibile”.
Il magazine Sentieri Selvaggi, un articolo di Lorenzo Nuzzo, osserva che “Guido Guerrieri (Alessandro Gassman) è un avvocato esperto, ironico, anticonvenzionale e spregiudicato talvolta. Il dono di fiutare la verità in mezzo alle parole dei suoi clienti lo rende un brillante uomo di legge”.
L’articolo fa notare che nella serie “c’è una Bari dalle tinte gelide e corrotte; perché se la sceneggiatura deve un po’ della sua credibilità alla radice dei romanzi chirurgici di Carofiglio, è la fotografia di Marco Pieroni ad alzare l’asticella della fiction che guarda al legal thriller”.
Il crimine come specchio sociale
Un aspetto interessante della serie tv Avvocato Guerrieri è che il sospetto colpevole – spesso ritratto dai media come “mostro” – non è mai bidimensionale.
La regia e la scrittura costringono lo spettatore a guardare negli occhi l’imputato, spogliandolo del pregiudizio mediatico.
Guerrieri rappresenta l’antidoto al processo celebrato nei talk show: è il rigore della legge che si fa empatia umana.
Avvocato Guerrieri non è, allora, solo un successo tv. È un documento importante su come la Tv pubblica possa fare educazione al sistema giustiziario, senza rinunciare all’intrattenimento di alta qualità.
Ci dimostra che, nella rappresentazione del crimine, il silenzio di un avvocato che riflette vale più di mille urla di un accanimento accusatorio.
Crimine e giustizia: dal circo mediatico all’umanità
È interessante il fatto che in Avvocato Guerrieri non si indulga in un certo giornalismo che alimenta quello che viene chiamato il “circo mediatico” attorno a un caso criminale.
Il giornalismo, anzi, viene interpretato – grazie al personaggio femminile che affianca l’avvocato – come professione investigativa, d’inchiesta, che va oltre il velo dell’apparenza e del pregiudizio.
Il lato umano della giustizia è poi messo in campo dallo stesso avvocato Guerrieri, con le sue fragilità, i sentimenti che esprime attraverso lo sguardo di Gassmann, i dubbi che accompagnano l’attività del professionista del Foro.
Il mostrare, poi, un certo modo di essere uomo, di essere maschio – con le fragilità e i conflitti interiori – consente a chi guarda la serie di riflettere anche su se stessi e sulle relazioni.
In questo sta – nell’accezione più corretta – il tagio “educativo” di Avvocato Gierrieri: al posto della propaganda sbracata delle tesi di questa o quella parte processuale, tipica del circo mediatico, l’invito qui è alla riflessione.
Riflessione, dubbio, approccio umanistico ai fatti, alle persone e ai dilemmi. In questa serie Rai possiamo ritrovare gli echi di un modo “interculturale” di intendere i rapporto con gli altri: anche in un ambiente ruvido come quello giudiziario.
Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media
La serie Avvocato Guerrieri spiegata da Alessandro Gassmann
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™

Sono un giornalista professionista, scrittore e media educator irriverente. Insegno Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona. Faccio ricerca su come i media rappresentano la società, il crimine e la giustizia. Sito web: Corte&Media. Per contattarmi: direttore@ilbiondino.org