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Crimini Dimenticati. Floride Cesaretti, il cold case del collegio di Urbino
Uccisa negli anni ’90, il marito chiede la riapertura del caso per approfondire la posizione di un professore. Floride Cesaretti è morta due volte. La prima, nella notte tra il 27 e il 28 novembre 1998, uccisa in un seminterrato di Urbino. La seconda è senza tempo. È infatti la

Caso Matute Johns. La storia vera dietro la serie “Alguien tiene que saber”
Un thriller dove la ricerca di un giovane scomparso si perde in una spirale di errori investigativi. Allontanamento volontario, muerte indeterminada, omicidio. Ci vogliono quindici anni per dare un nome a ciò che il Cile ha sempre avuto davanti agli occhi: Jorge Matute Johns, 23 anni, è stato ucciso. Oggi

Crimini Dimenticati. Mario Giliberti, il cold case firmato da Diabolich
Un assassino sfida gli inquirenti con lettere in codice, lasciando un delitto insoluto. Due tazzine da caffè, diciotto coltellate, un messaggio accanto al corpo. È tutto ciò che resta di uno dei primi casi mediatici della cronaca nera italiana: l’omicidio irrisolto di Mario Giliberti. È il 14 febbraio 1958 quando

Incidente di Goiânia. La vicenda dietro la serie “Emergenza radioattiva”
Il furto di un macchinario medico causa una delle contaminazioni radio più gravi di tutti i tempi. Un trifoglio nero su fondo giallo: è il simbolo universale delle radiazioni. Un segnale di pericolo che, nel 1987, due raccoglitori di rottami non riconoscono. Quell’errore libera un isotopo radioattivo rinchiuso in una

Ezzedine Sebai, il serial killer delle vecchiette. E un caso di malagiustizia
Otto innocenti in carcere al posto del vero assassino. Il caso approda a teatro con Pablo Trincia. Sette identità, quindici omicidi, otto innocenti. Dietro questi numeri c’è solo un nome: Ben Mohamed Ezzedine Sebai. Tra il 1995 e il 1997 l’uomo semina una scia di sangue nel Sud Italia. Le

“The Swedish Connection”. La vera storia del burocrate che sabotò l’Olocausto
All’ombra del regime nazista, la diplomazia di Gösta Engzell traccia vie di fuga per i profughi ebrei. C’è una forma di resistenza civile che non ha mai impugnato un fucile, ma solo timbri e protocolli. È questa la storia che rivive nel film The Swedish Connection (Netflix). Il protagonista del dramma