Uccisa negli anni ’90, il marito chiede la riapertura del caso per approfondire la posizione di un professore.

Floride Cesaretti è morta due volte. La prima, nella notte tra il 27 e il 28 novembre 1998, uccisa in un seminterrato di Urbino. La seconda è senza tempo.

È infatti la morte inflitta da un sistema giudiziario che non ha mai riconosciuto l’unico dato incontrovertibile della vicenda: Floride è una vittima di morte sul lavoro.

La 47enne era la custode del collegio universitario “Il Colle”. Turno di giorno, turno di notte, riposo: la routine invisibile di chi veglia il sonno degli altri.

Quella notte di novembre era al suo posto, nella portineria. All’interno del tavolo, il denaro degli affitti del dormitorio: contanti poi scomparsi insieme all’assassino.

Gli inquirenti seguono subito un’ipotesi precisa: un furto finito in tragedia. Una pista che, tuttavia, non conduce a nessun nome.

Il processo penale si chiude così senza colpevoli.

La famiglia però non si ferma. Imbocca la via civile con un obiettivo: dimostrare che Floride ha perso la vita in un ambiente di lavoro privo di sicurezza.

Dopo venticinque anni di rimbalzi giudiziari, alla fine, il caso approda alla Corte europea dei diritti dell’uomo. 

In attesa di una pronuncia, un ispettore in pensione ha intanto portato alla luce elementi inediti. 

Secondo le nuove prove, infatti, la donna potrebbe essere stata uccisa da un professore con precedenti penali: un docente che nel ’98 viveva a “Il Colle”.

È su questa ipotesi che oggi si fonda la richiesta di riapertura delle indagini. E, forse, l’ultima possibilità di restituire un colpevole a questo omicidio irrisolto.

CRIMINI DIMENTICATI: L’ETICA NELLA CRONACA NERA

«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati».

Con queste parole Simona Cascio e Marcello Randazzo introducono i contenuti del loro canale YouTube “Crimini Dimenticati”.

I due professionisti raccontano vicende che i media mainstream hanno smesso di seguire, restituendo voce a storie rimaste sospese.

Il loro progetto è anche un lavoro sulla memoria: un invito a continuare a fare domande per chi non può più farlo.

Seguendo il loro racconto, ricostruiamo allora il caso di Floride Cesaretti.

Il delitto di Floride Cesaretti. Un omicidio sul lavoro senza giustizia

Urbino. Su una collina, a circa un chilometro dal centro storico, per secoli sorge un convento dei Cappuccini.

Tra il 1962 e il 1983, al posto dell’edificio ecclesiastico vengono costruiti quattro collegi universitari: un disegno ambizioso progettato dall’architetto Giancarlo De Carlo.

I quattro corpi edilizi sono collegati da scale, rampe e viali. La forma planimetrica a grappolo si fonde con il paesaggio, seguendo il pendio della collina attraverso terrazze discendenti.

È Carlo Bo, allora rettore dell’Università di Urbino, a commissionare il primo stabile: “Il Colle”.

Ed è proprio nel seminterrato di questo edificio che, nel 1998, si consuma una tragedia: Floride Cesaretti, custode dello stabile, viene uccisa.

LA VITTIMA DEL CASO

All’epoca dei fatti, Floride ha 47 anni. Lavora come custode nel collegio universitario “Il Colle”.

Dipendente dell’Ente regionale per il diritto allo studio (ERSU), la donna presidia la portineria: una presenza discreta, quasi invisibile.

A casa, però, è tutt’altro: è una donna determinata, punto di riferimento per il marito — Stellindo Denti — e per i figli — Simona e Federico.

LA SCENA DEL CRIMINE: “IL COLLE”

Nel 1998, “Il Colle” non è un luogo sicuro. Lo dicono gli atti.

Il portone principale del campus — una città studio con 1.150 alloggi — è infatti sempre aperto, in una continuità simbiotica tra natura e architettura, studenti e comunità. Non ci sono chiusure né chiavistelli adeguati. 

Mancano inoltre telecamere, citofoni e illuminazione esterna. 

Nemmeno la guardiola è protetta: è separata dall’atrio solo da una balaustra di un metro. Ciò nonostante, il riscatto degli affitti viene conservato lì, nella scrivania, chiuso in una scatola metallica rossa senza chiavi.

A differenza di altri complessi universitari, infine, il custode notturno non lavora mai in coppia.

Verso la riapertura il cold case di Floride Cesaretti

UN TURNO DI NOTTE “TRANQUILLO”

È il 26 novembre del 1998. Floride sta lavorando nella guardiola, a sinistra dell’ingresso principale.

È la settimana del turno di notte: seguirà quella della mattina, poi della sera. Per lei è ormai una routine consolidata, che non le pesa affatto: durante i turni notturni riesce perfino a riposare. Come quella notte.

Prima, però, chiama il marito. Sono tranquilli. Chiacchierano di un film comico con Massimo Troisi, poi si salutano verso le 22.

LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO

Nel cuore della notte, il portone principale dello stabile si apre: ad entrare nell’atrio de “Il Colle” è uno sconosciuto. 

L’uomo avanza poi nel buio: afferra una poltroncina di legno e scavalca il bancone della portineria, per rubare la cassettina con i soldi. Nessuno lo vede, nessuno lo ferma.

Secondo la ricostruzione, Floride sta dormendo quando viene svegliata dall’intruso.

Scoperto, l’uomo fugge verso il seminterrato sperando di trovare una via d’uscita. Ad attenderlo trova invece una porta di servizio chiusa a chiave: è in trappola.

Nel frattempo la 47enne lo insegue a piedi nudi. Nel seminterrato l’uomo la spinge facendole sbattere la testa contro uno scalino, poi la colpisce con un badile da neve. I colpi sono ventidue. 

Floride Cesaretti muore così da sola, nel buio, tra le 3 e le 5 del 27 novembre.

L’IPOTESI DELLA RAPINA

Ore sette. Un’altra sagoma varca l’ingresso de “Il Colle”: è il custode, arrivato puntuale per il cambio turno. È lui a trovare il corpo senza vita della collega.

Gli inquirenti giungono subito sulla scena del crimine: dalla portineria mancano 300.000 lire, la borsetta e il beauty della vittima. Non si trova neppure l’arma del delitto. Un bottino minimo.

Secondo gli inquirenti, quindi, l’assassino sarebbe stato scoperto a rubare. Avrebbe poi ucciso la 47enne solo per evitare di essere riconosciuto.

Resta dunque un dubbio: Floride conosceva il suo aggressore? Le indagini non riescono a rispondere.

Nel frattempo, la scena del crimine viene compromessa: le persone si muovono senza controllo. Il marito non usa mezzi termini per descriverla: «un bordello» senza regole.

Il 27 novembre, infatti, chiunque entra ed esce dal collegio: forze dell’ordine, professori, studenti. 

I Ris arrivano inoltre solo tre giorni dopo. Nel frattempo, orme e tracce si sovrappongono insieme alla verità.

Il labirinto legale. Il processo penale e civile per il delitto Cesaretti

Il processo penale non porta a nomi né a colpe.

Il caso scivola presto fuori dalle aule di tribunale e dalla memoria pubblica. Diventa un cold case: un crimine dimenticato da tutti.

La famiglia, però, non si arrende e cerca giustizia in sede civile. La richiesta è chiara: il risarcimento per infortunio mortale sul lavoro, facendo valere la responsabilità del titolare per la mancata tutela psicofisica della dipendente

La 47enne lavorava infatti senza cassaforte o sistemi di sorveglianza. Le condizioni erano quelle di chi è lasciato solo, di notte, con denaro contante a portata di mano.

A confermare questa situazione sono infine gli stessi comportamenti della struttura.

Dopo l’omicidio, infatti, il collegio installa telecamere e porte di sicurezza. Un piccolo cerotto su una ferita troppo grande.

I “NO” DELLA GIUSTIZIA 

Nel 2012 arriva la prima risposta: per il tribunale di Urbino l’omicidio non era prevedibile. L’ente non è quindi colpevole. C’è di più. 

Gli atti arrivano infatti a suggerire una responsabilità della vittima, per non aver chiuso una porta che — in realtà — restava sempre aperta. 

Nel 2013 la Corte d’Appello conferma la sentenza. La famiglia ricorre allora in Cassazione che, nel 2019, annulla tutto: Floride era esposta a un rischio evidente. 

Dunque, il processo deve essere rifatto.

Nel 2021, però, la Corte d’Appello respinge di nuovo il procedimento, come se la sentenza della Cassazione non fosse mai esistita. 

La motivazione è inoltre difficile da digerire: secondo il tribunale, il danno subito dai familiari non sarebbe provato — un “no” straziante.

Dopo oltre vent’anni, quindi, il sistema non riconosce il dolore di chi ha perso una moglie e una madre: non riconosce il danno umano, emotivo e esistenziale.

IL CASO CESARETTI IN CORTE EUROPEA

Dopo l’ennesimo rigetto, la famiglia — insieme all’avvocato Marco Cassiani — porta il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il ricorso richiama due violazioni fondamentali della Convenzione: 

  • l’articolo 2, il diritto alla vita, che impone agli Stati di garantire l’incolumità dei propri cittadini; 
  • e l’articolo 6, il diritto a un equo processo.

La famiglia ha già superato il primo scoglio: il ricorso è stato infatti dichiarato ammissibile.

Ora non resta che aspettare. Come si aspetta da quasi tre decenni.

Ricostruzione Collegio "Il Colle" di Urbino, scena del crimine di Floride Cesaretti

La nuova ipotesi. Floride Cesaretti è stata uccisa da un professore?

«So chi è l’assassino». In attesa della pronuncia europea, il marito di Floride Cesaretti lancia la bomba.

Nel 2026 Stellindo Denti afferma infatti di essere sicuro dell’identità del killer della moglie.

Questa svolta insperata è arrivata grazie all’aiuto di uno degli investigatori che nel 1998 seguì il caso. Ormai in pensione, l’ispettore decide di parlare. 

L’uomo racconta che nel 2000, due anni dopo la vicenda, in Procura arriva una denuncia anonima con un nome preciso: un professore di psicologia dell’Università di Urbino, ospite del collegio.

L’ex ispettore avvia quindi un’indagine privata. E scopre che la notte del delitto il docente era nelle stanze de “Il Colle”. Ma non era solo.

Con lui c’era infatti una donna dell’est: un’accompagnatrice segreta, segnata nel registro degli ospiti, ma mai identificata. 

Alcuni docenti ricordano anche una lite: una discussione tra un uomo e una donna nelle ore compatibili con l’omicidio.

UN UOMO VIOLENTO

«Violento, spregiudicato» e disonesto. È con questi aggettivi che una collega del professore lo descrive. Non è tutto. 

L’uomo chiedeva infatti soldi agli studenti in cambio di voti: un rapporto morboso con il denaro che tornerà, anni dopo, al centro di tutto.

All’epoca, però, non vengono raccolte impronte né Dna: lui si rifiuta. 

Un anno dopo il delitto, inoltre, il professore lascia Urbino e sparisce a Milano. Come si fa quando si vuole dimenticare — o essere dimenticati.

Poi arriva il colpo di scena: nel 2017, l’uomo uccide il fratello. Una questione di eredità: il denaro, ancora una volta. E lo fa con ferocia: investendolo più volte con l’auto.

Condannato a diciannove anni, in carcere il docente aggredisce anche il personale. 

Dietro le sbarre trova infine il tempo di scrivere un libro e di sposarsi con una donna dell’est: forse la stessa presente la notte dell’omicidio di Urbino.

Il cold case di Urbino verso la riapertura

Stellindo Denti continua a lavorare al caso: studia i documenti, raccoglie testimonianze e analizza gli errori commessi sulla scena del crimine.

Ed è proprio su questa base che si fonda l’istanza di riapertura delle indagini. 

La famiglia della vittima, tramite il proprio legale, ha infatti indicato alla Procura una serie di elementi da verificare con le moderne tecnologie. Come i capelli trovati sotto le unghie della 47enne.

Il cold case di Urbino, dunque, potrebbe essere riaperto.

In attesa di nuove indagini, la morte di Floride Cesaretti resta un promemoria: un appunto che ci ricorda la vulnerabilità di chi lavora di notte. E di una morte sul lavoro che attende ancora giustizia.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 30.04.2026

Al canale “Crimini Dimenticati” abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.

Ogni mese su questo blog pubblichiamo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:

Crimini Dimenticati. Floride Cesaretti:  “So chi è l’assassino”

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