Giornalismo etico e investigativo sui casi su cui nessuno indaga più.

C’è un giornalismo che non accetta l’oblio. C’è un giornalismo che non si arrende di fronte alle parole “cold case”. C’è un giornalismo che non accetta di dimenticare le vittime senza giustizia di delitti passati, su cui nessuno indaga più.

Simona Cascio e Marcello Randazzo fanno parte di quel giornalismo.

Lavorano da vent’anni nel settore dei media. Insieme hanno deciso di unire la loro esperienza, con l’interesse comune per la cronaca nera: il risultato è il canale YouTube “Anello di carta”. 

Parliamo quindi di un progetto giornalistico che approfondisce casi italiani irrisolti e poco conosciuti: un viaggio nel mare della cronaca nera passata.

CRONACA NERA: LA VITA DELL’ETICA

Inoltre, in ognuna delle tratte di questo percorso, i due professionisti si impegnano a tenere ben saldo il loro timone, per raggiungere così la meta attraverso la via dell’etica: un modo per rendere omaggio alle vittime, con dignità e rispetto.

In questo modo, Cascio e Randazzo si allontanano dalla narrazione pornografica della cronaca nera: da anni un triste appannaggio della televisione italiana.

Come detto, quindi, i porti di destinazione del canale sono dei cold case nostrani, con la particolarità di essere poco conosciuti: o perché dimenticati o perché vittime, a loro volta, di non essere stati abbastanza interessanti per i media. 

E dai media i due professionisti partono, per ricostruire il caso da trattare. Passando poi per i documenti ufficiali giudiziari e non dimenticando — come in molti hanno fatto — le famiglie delle vittime. 

Infatti, spesso non si pensa che nei casi di cronaca nera, le vittime non sono solo coloro che muoiono o scompaiono; bensì anche chi sopravvive.

Stiamo parlando di madri, padri, fratelli, compagni di vita: persone che continuano a soffrire nel ricordo della vittima. 

Anche perché, in una certa misura, la sofferenza può essere ancora maggiore nei cold case: casi di cronaca nera orfani di un colpevole, a volte pure di una pista o, perfino, di un corpo da seppellire.

anello di carta, macchina da scrivere

Intervista a Simona Cascio: “Anello di carta”

L’intervista con la producer televisiva Simona Cascio avviene in un martedì di sole all’ora di pranzo. 

Ci sentiamo al telefono per parlare del progetto che condivide con il giornalista Marcello Randazzo, il canale YouTube “Anello di carta: crimini dimenticati”.

C’è molto entusiasmo nella sua voce, mentre mi racconta di come lei e il collega stiano portando avanti questo progetto social.

«Io e Marcello abbiamo vent’anni di esperienza nel settore televisivo con programmi di cronaca. Io come producer, lui come giornalista. Abbiamo così deciso di unire la nostra passione per la cronaca nera» in questo progetto, racconta Simona Cascio.

L’intento è però più profondo: rovesciare la narrazione della cronaca nera italiana, a cui tutti noi ormai siamo abituati; una narrazione che si fa spettacolo, sotto gli occhi di famiglie che stanno già soffrendo abbastanza.

LA SFIDA: CRONACA NERA O SPETTACOLO?

La sfida del canale “Anello di carta” è ammirevole: ritagliarsi uno spazio sulla piattaforma YouTube, per ridare etica alla cronaca nera; un genere giornalistico che dalla sua nascita fino ad oggi è spesso caduto nel gossip senza morale.

Tuttavia, riprendere in mano l’etica della cronaca nera, non è solo una sfidante missione giornalistica.

Infatti, in questo modo, Simona Cascio e Marcello Randazzo desiderano omaggiare le vittime e dare un conforto alle famiglie. 

Un tatto nei confronti della vittima che si sta facendo strada in alcuni prodotti degli ultimi anni, come per esempio nel podcast Respiro, dedicato ai figli delle vittime di femminicidio.

Sono dunque ben udibili i primi segnali di ribellione contro una narrazione televisiva spesso irrispettosa.

Infatti, la producer sottolinea come la televisione in questi anni abbia insegnato a lei e al collega «che spesso le vittime vengono trattate come una forma di intrattenimento».

Inoltre non dobbiamo dimenticare che la vittima non è mai una sola. Alla scomparsa di una persona, famiglie e amici diventano delle vittime involontarie: persone spezzate dal dolore della perdita. 

Per di più, nel caso dei cold case, questo dolore non viene nemmeno curato dalla legge, lasciando vagare molte «anime sospese senza giustizia», come le definisce Simona Cascio.

IL METODO DEL CANALE YOUTUBE

Durante l’intervista, Simona Cascio ha anche spiegato il metodo utilizzato con Marcello Randazzo, per analizzare i cold case del loro canale “Anello di Carta”. 

Siamo infatti ormai lontani dalle tattiche di Poirot, anche se ancora valide nel loro rigore logico.

Per Cascio e Randazzo, tutto inizia con la scelta del cold case da trattare, che spesso ricade in casi toccati dai due professionisti televisivi nel loro percorso giornalistico. 

Altre volte, invece, il giornalista e la producer passano in rassegna le cronache passate, per cercare un caso poco conosciuto.

A questo punto, il primo passo da compiere è contattare le famiglie. Una relazione che serve per condividere il ricordo e «per procedere con un’unione di intenti», come racconta Simona Cascio. 

In seguito, i due professionisti passano allo studio degli atti giudiziari, grazie agli avvocati che si sono occupati del caso.

Infine, Cascio e Randazzo parlano con i giornalisti che si sono interessati alla vicenda di cronaca nera, per avere la loro versione e comprendere le loro impressioni.

Insomma, un metodo accurato e, tuttavia, complesso: infatti le difficoltà non mancano.

Per esempio, Simona Cascio mi svela come sia sfidante procedere — nello studio e nella narrazione del caso — lasciando da parte le proprie opinioni, dando rilievo a uno dei dogmi del giornalismo: l’obiettività.

I “NO” AL PROGETTO “ANELLO DI CARTA”

Non è sempre semplice riportare a galla un caso dimenticato, soprattutto se le famiglie non hanno la forza di rivivere i ricordi e i dolori annessi. 

Se è in effetti vero che alcune famiglie non vogliono passare un minuto senza dimenticare il caro perduto — cercando giustizia o meno — è altrettanto vero come altre vogliano solo dimenticare.

A tal proposito, Simona Cascio mi confida come nel percorso di “Anello di carta”, alcune famiglie abbiano detto dei “no”. 

Per esempio «una mamma non ha voluto parlare della figlia e viceversa», mi dice Simona Cascio al telefono. 

Mentre, in un altro caso, è stato l’avvocato a non voler fornire gli atti giudiziari. 

UN RISULTATO: FAR RIAPRIRE LE INDAGINI

Nonostante la recente nascita del canale YouTube “Anello di carta”, Marcello Randazzo e Simona Cascio hanno già vissuto alcune soddisfazioni professionali.

Infatti, come mi spiega al telefono la producer, da poco la Procura ha riaperto due casi trattati dal canale.

Un segnale, dunque, che la direzione presa è quella giusta: si può ancora arrivare alla verità.

Tra questi due casi riaperti, uno è quello della misteriosa morte di Fabio Rapalli, una vicenda collegata da molte persone alla setta delle bestie di Novara.

Le soddisfazioni non sono finite qui. 

Una criminologa ha contattato i due professionisti, in relazione al video sulla vicenda dell’omicidio di Antonietta Longo. 

Parliamo di un caso del 1955, che la criminologa in questione ha deciso di approfondire grazie al canale “Anello di carta”.

CASO RAPALLI: IL VIDEO SU UNA VICENDA DIMENTICATA

I cold case italiani: pillole di criminologia

I cold case, come spiega la criminologa e psicologa Laura Baccaro, in un articolo del nostro magazine, sono dei casi giudiziari a “pista fredda”. 

Quando si parla di cold case, quindi, si possono presentare vari scenari, come la mancanza:

  • di una pista;
  • di un sospettato, dopo che un indagato viene scagionato;
  • di un sospettato, dopo l’assoluzione dell’indagato al termine di un processo; 
  • di un processo: il sospettato è presente ma non viene processato, per mancanza di prove.

Cerchiamo quindi di fare il quadro della situazione. 

Secondo la Cold Case Foundation, negli Stati Uniti circa il 36% degli omicidi rimane irrisolto ogni anno, rientrando nella categoria dei cold case.

In Italia, invece, non possiamo parlare con delle cifre precise in mano, in quanto mancano delle statistiche.

C’è da dire che questa mancanza è dovuta alle differenze giuridiche tra i due paesi nello trattare i casi irrisolti. 

Infatti, in Italia, continua Laura Baccaro, «gli omicidi irrisolti o i casi di persone scomparse vengono archiviati a norma di legge» una volta che sono trascorsi i termini.

Per questo motivo, non si può parlare di cold case in eterno nel nostro Paese. 

CASI DI OMICIDIO E PERSONE SCOMPARSE

In particolare, per «le indagini preliminari per omicidio, la scadenza è quella di un anno da quando il nome dell’indagato è iscritto nel registro degli indagati», spiega la criminologa Laura Baccaro.

Il pubblico ministero può comunque chiedere una proroga, della durata di sei mesi alla volta, ma solo per “giusta causa”.

In totale parliamo quindi di un massimo di due anni di indagini, nei casi di omicidio. 

Per quanto riguarda i casi di omicidio senza un sospettato, la procedura e i termini sono comunque gli stessi. 

Nei casi di persona scomparsa, invece, i termini della ricerca sono dettati da un periodo “significativo”, regolato da «un’articolata normativa», come scrive la criminologa.

COLD CASE: TRA L’OBLIO E LA CELEBRITÀ  

Gli appassionati di cronaca nera hanno una predilezione per i cold case.

Per questo, casi come la scomparsa di Emanuela Orlandi  o la morte sospetta di Luigi Tenco sono ogni anno ripescati da giornalisti, podcaster e youtuber. 

Dall’altra parte, ci sono invece casi irrisolti che non godono dello stesso interesse da parte dei media. 

E da qui, il canale YouTube “Anello di carta” parte, in modo tale da offrire le stesse possibilità di giustizia ai familiari delle vittime dimenticate.

LA RIAPERTURA DEI CASI

Parliamo allora della revisione o della riapertura dei casi irrisolti.

Come scrive la criminologa Laura Baccaro, il termine «“Cold Case Review” è stato utilizzato dall’inizio degli anni novanta».

In quegli anni, infatti, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, furono riaperti molti casi irrisolti, perché rivedibili attraverso le nuove tecnologie disponibili.

In particolare, come specifica la criminologa, Stati Uniti e Regno Unito seguono da allora «una modalità di integrazione tra nuove testimonianze e nuove tecnologie» nella revisione dei casi.

“Anello di carta”: le potenzialità del progetto

Il progetto di cronaca nera “Anello di carta” vuole offrire un omaggio alle vittime dimenticate di casi irrisolti italiani.

Allo stesso tempo, il canale YouTube vuole dare un conforto a famiglie che non hanno ottenuto giustizia; e nemmeno una vera chiusura del caso. 

Così facendo, Marcello Randazzo e Simona Cascio sfruttano nel modo giusto la piattaforma social, facendola diventare uno strumento per fare del buon giornalismo. E non solo.

“Anello di carta” è un progetto con molte potenzialità.

Partiamo proprio dalla possibilità di riapertura di un caso, grazie alla sua visibilità sui social; all’estero non mancano degli esempi che fanno ben sperare.

E, ancora, progetti come “Anello di carta: crimini dimenticati” possono anche aiutare ad allenare un maggiore senso di giustizia nelle persone, promuovendo la prevenzione del crimine e l’appoggio alla giustizia.

L’investigazione giornalistica si unisce così all’etica. E insieme affrontano i “cold case” per tentare di dare giustizia alle vittime e ai loro familiari.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 15.06.2024

Antonietta Longo: il video di “Anello di carta”

Anello di carta: crimini dimenticati

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