25. Cold Case: cos’è un caso giudiziario “a pista fredda”. E perché piace al pubblico dei media

Lorenzo Bozano - Milena Sutter - Cold Case

 

C’è da chiedersi come mai i “Cold Case” – i casi “a pista fredda” – occupino sempre le prime pagine dei giornali.

Sono molto interessanti per la pubblica opinione soprattutto i reati sessuali storici che dominano i media.

Il successo dell’individuazione dei killer di gravi crimini irrisolti a lungo termine fornisce agli investigatori sempre una pubblicità positiva.

L’interesse del pubblico è, d’altro canto, sempre molto alto su questi temi.

Per una scelta editoriale – legata a un’interpretazione di tipo mediatico del caso Sutter-Bozano – la vicenda del cosiddetto “biondino della spider rossa” viene trattata in questo blog come un Cold Case.

Da un punto di vista giudiziario, non possiamo definirlo un Cold Case. La vicenda è infatti risolta con la condanna definitiva di Lorenzo Bozano, quale autore di reato.

“Il punto di vista giudiziario è sacrosanto e va rispettato”, fa notare Maurizio Corte, responsabile del blog sul Biondino della Spider Rossa. “Lorenzo Bozano è l’autore del reato in questione e la cosa non si discute sul piano giudiziario”.

“La mia interpretazione del caso Sutter-Bozano è da Cold Case, invece, a livello mediatico”, osserva Corte. “Nella vicenda vi sono molti punti oscuri non chiariti; vi sono piste non indagate a fondo o addirittura trascurate; abbiamo importanti testimoni mai ascoltati al processo. Il mio è quindi punto di vista di uno studioso dei media, sia chiaro, non il punto di vista giudiziario e tecnico”.

Nel mondo anglosassone non esiste una definizione ufficiale di “Cold Case” o un momento preciso in cui un’indagine può essere definita “a freddo”.

È in genere accettato che un caso si raffreddi quando tutte le piste investigative sono state esplorate e “battute”. E si ritiene che nulla di nuovo possa essere acquisito. Almeno in quel momento.

Per l’opinione pubblica i Cold Case sono casi sempre aperti, sospesi.

E’ bene specificare che per “caso irrisolto” si intende quel caso nel quale non c’è un sospetto.

Oppure quando l’indagato viene scagionato dalle indagini preliminari; oppure assolto al termine di un processo e un nuovo sospetto deve ancora emergere.

Ci sono casi in cui non viene identificato il sospetto o non ci sono prove a sufficienza per procedere giudizialmente.

Il Biondino della Spider Rossa - libro sul rapimento e l'omicidio di Milena Sutter - il caso di Lorenzo Bozano - articolo giornale L'Arena 9 giugno 2018

I casi irrisolti e le indagini sui Cold Case

Di fatto in Italia gli omicidi irrisolti o i casi di persone scomparse vengono archiviati a norma di legge trascorsi i termini.

Il pubblico ministero può disporre l’archiviazione, in esito alle indagini preliminari, in uno dei seguenti casi: quando la notizia di reato risulti infondata, sia rimasto ignoto l’autore del reato, risulti mancante una condizione di procedibilità, il reato sia estinto o il fatto non sia previsto dalla legge come reato, il fatto sia particolarmente tenue.

Qualora l’autore del reato sia rimasto ignoto pur a seguito dell’espletamento dell’attività investigativa, il pubblico ministero, nel termine di sei mesi dall’iscrizione nel registro delle notizie di reato, dell’apposita notizia, presenta al giudice per le indagini preliminari richiesta di archiviazione o di autorizzazione a proseguire le indagini.

I termini d’archiviazione sono ben definiti: durante le indagini preliminari per omicidio, la scadenza è quella di un anno da quando il nome dell’indagato è iscritto nel registro degli indagati.

Il pubblico ministero può chiedere una proroga solo per giusta causa, per un massimo di 6 mesi alla volta.

Il termine massimo delle indagini è di due anni. La medesima procedura si applica quando l’autore è sconosciuto.

Nei casi di persona scomparsa, questa viene ricercata per un periodo “significativo”. A questo proposito vi è un’articolata normativa che regola queste situazioni specifiche.

Possiamo dire quindi che in Italia non ha senso parlare di Cold Case per sempre. Vi sono dei termini di legge precisi da rispettare.

Negli ultimi vent’anni nel mondo anglosassone invece si sono sviluppate anche dipartimenti di polizia specializzati proprio nella metodologia operativa per la riapertura dei Cold Case.

Il termine “Cold Case Review” è stato utilizzato dall’inizio degli anni novanta.

Negli Stati Uniti l’esame dei Cold Case ha spesso fatto affidamento su nuove testimonianze e sugli informatori. Coloro, in sostanza, che portano nuovi elementi alla lettura di una certa vicenda.

Nel Regno Unito l’attenzione si è concentrata più spesso sulle opportunità scientifiche e tecnologiche e sull’esame del Dna.

Stati Uniti e Regno Unito ora seguono una modalità di integrazione tra nuove testimonianze e nuove tecnologie.

Cold Case - casi giudiziari a pista fredda

Cold Case: i casi a pista fredda che piacciono alla gente

Le revisioni dei Cold Case sono un particolare tipo di attività di indagine a lungo termine nel tempo.

Sono delle modalità operative in uso nelle polizie anglosassoni.

I due crimini più suscettibili di essere al centro di una revisione sono l’omicidio e lo stupro ad opera di sconosciuti.

Questo è dovuto a una serie di motivi, tra cui la gravità dei crimini e i progressi delle scienze; e quindi le maggiori opportunità disponibili per esaminarli.

In alcuni casi sono stati i progressi nelle scienze forensi che hanno fornito le maggiori opportunità per far fronte a casi irrisolti.

Sono stati confrontati campioni di DNA da casi storici con campioni conservati nelle banche dati nazionali del DNA. così da riuscire a identificare l’autore del reato.

Vi è poi il caso della riapertura di un processo perché il condannato si proclama innocente.

La difficoltà maggiore nel nostro Paese è di ordine normativo, perché in Italia i reperti vengono distrutti dopo la sentenza passata in giudicato.

Solo nei casi irrisolti quei reperti devono essere conservati.

Se invece vi sono esigenze peculiari per ulteriori necessità di difesa, i difensori devono chiedere al tribunale di conservare i reperti.

Il tribunale, da parte sua, può rigettare la richiesta e decidere di distruggerli comunque. Nel “Caso di Erba”, ad esempio, i reperti sono stati distrutti dopo l’esame tecnico svolto prima della sentenza.

L’esperienza ci porta a dire che sarebbe forse opportuno conservare – anche nel caso di procedimento definitivo – gli stessi reperti.

Per quali motivi? Innanzi tutto perché le evoluzioni scientifiche potrebbero permettere di analizzare o ri-analizzare elementi che, al momento del procedimento giudiziario, è tecnicamente impossibile analizzare e/o comprendere nella loro complessità.

Va poi tenuto presente che – per quanto remota come eventualità – la revisione processuale è comunque sempre, astrattamente, possibile.

I casi giudiziari già conclusi e definitivi possono essere riaperti quando nuove informazioni vengono alla luce. Oppure quando i testimoni forniscono nuove informazioni relative al crimine. Oppure nel caso in cui l’autore del reato – diverso dalla persona condannata – confessa il crimine.

I casi passati in giudicato possono essere riaperti in ogni tempo se:

  • La pena edittale prevista è quella dell’ergastolo
  • E stato individuato un responsabile, questi è stato condannato all’ergastolo e sopravvengono elementi che provano la sua innocenza

 

Cold Case - i casi a pista fredda -

 

Cold Case: il successo sui media e l’importanza per le vittime di reato

Il successo dei Cold Case ha consentito alla polizia del mondo anglosassone di trovare un grande consenso fra il pubblico.

Questo è accaduto anche grazie a come gli investigatori hanno utilizzato tecnologie innovative per risolvere i crimini prima irrisolvibili.

Le recensioni sui “casi a pista fredda” sono spesso pubblicizzate come innovazioni della scienza. E ricevono un’aura di lotta per la giustizia nei loro resoconti.

Questo interesse pubblico è spesso alimentato da programmi televisivi di fantasia come “CSI”. E contribuisce a rafforzare l’immagine della polizia.

Più in generale, i successi nei Cold Case comunque raggiunti possono ispirare la fiducia del pubblico nella dimostrazione dell’impegno degli investigatori a ottenere giustizia.

Nessuno vuole pensare che i criminali pericolosi non vengano puniti.

Specie per le vittime e le famiglie delle vittime, c’è una spinta morale a scoprire questi crimini irrisolti.

Ottenere giustizia è frutto di una richiesta di giustizia per le vittime e le loro famiglie, non importa quanto tempo dopo l’evento.

I Cold Case, va comunque sottolineato, non sono solo “roba da telefilm”.

Lo dimostra il fatto che nel giro di un anno a Milano è stata data una svolta a tre casi di omicidio congelati dal tempo.

Si tratta di tre casi diversi, di tre diverse occasioni di riapertura dei procedimenti giudiziari e di tre diverse strategie investigative: l’omicidio di Giuseppe De Rosa avvenuto nel 1976 a Buccinasco; l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, avvenuto 32 anni fa a Torino, di cui si conoscevano i mandanti ma non gli esecutori; e di recente l’omicidio di Lidia Macchi, studentessa uccisa a Milano trent’anni fa.

Per le vittime, la soluzione di un Cold Case può aiutarle a ricostruire la loro vita sapendo che il colpevole è stato catturato.

Quanto alla pubblica opinione, la soluzione di un Cold Case è un rafforzamento dell’idea che è possibile fare giustizia.

Quanto agli inquirenti e alle forze di polizia, la soluzione di un Cold Case è la dimostrazione che la professionalità e l’impegno pagano.

Laura Baccaro
@laura_baccaro
www.laurabaccaro.it

L’intervista di Lorenzo Bozano alla giornalista Raffaella Fanelli (La7) sul caso di Milena Sutter nel novembre 2013

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