Il podcast Respiro è un dialogo tra Roberta Lippi e gli orfani di femminicidio. L’obiettivo? Mostrare i vuoti istituzionali.

“Diventare adulti tramite l’assenza”. Questa è la storia di molti orfani speciali.

Sono speciali perché spesso diventano orfani di madre a causa del loro stesso padre. Una madre uccisa e un padre in prigione o morto suicida. Soli due volte.

Tuttavia l’assenza è anche quella delle istituzioni, che a lungo hanno abbandonato i figli e le famiglie affidatarie senza aiuti psicologici, economici e legali. 

Il podcast Respiro offre uno spazio agli orfani di femminicidio e alle loro famiglie, per svelare l’inadeguatezza di un sistema che per anni ha fatto poco.

E che ti obbliga a diventare adulto in un secondo. 

Respiro: il podcast sugli gli orfani di femminicidio

«Quando perdi tua mamma così sei condannato all’ergastolo del dolore». Queste sono le parole di Giuseppe Delmonte, pronunciate nel primo episodio del podcast.

La storia di Giuseppe è quella di molti altri orfani speciali: rimasto orfano di madre a causa di suo padre, che uccise l’ex moglie nel 1997, quando il figlio aveva 18 anni.

La voce di Giuseppe si alterna nel podcast con quella di figli e familiari di altre cinque donne. Zii, fratelli, nonni che hanno sostenuto, quando possibile, i figli delle vittime.

Ad accompagnare questo viaggio nel dolore di sei puntate, la voce narrante di Roberta Lippi, scrittrice del podcast Respiro. 

Il podcast, ideato dall’associazione onlus Terre des Hommes, fa parte del progetto sociale omonimo, promosso dalla cooperativa sociale Irene 95.

LA COOPERATIVA IRENE 95

Da anni Irene 95 è impegnata nella promozione di un modello di intervento e protezione degli orfani speciali nel sud Italia con il progetto “Respiro”, affiancandosi ad altre associazioni nel resto del territorio nazionale.

Il piano di azione di Irene 95 opera sui lati psicologici, legali ed economici dell’immaginario triangolo di sostegno.

E allo stesso tempo si impegna a favorire un cambiamento culturale e sociale attraverso un piano di comunicazione, per «diffondere un nuovo approccio alla prevenzione della violenza domestica», come riporta Terre des Hommes

Il presidente di Irene 95, Salvatore Fede, sottolinea, inoltre, in un’articolo del Sole 24 ore, la necessità di una collaborazione nazionale dei professionisti in causa: forze dell’ordine, assistenti sociali, psicologi, magistrati e comunicatori.

Solo così, l’impegno di Irene 95 può concretizzarsi in un effettivo sostegno per gli orfani speciali, dopo il trauma del femminicidio.

Un trauma che spesso si accompagna a ferite (fisiche e psicologiche) precedenti.

“Child traumatic grief”: la sindrome degli orfani 

Violenza fisica e psicologica. Questi sono i traumi riscontrati dai vari progetti nazionali sugli orfani di femminicidio. 

Il triste primato, secondo i numeri e i casi del progetto “A braccia aperte” dell’associazione Con i bambini, spetta alla violenza assistita psicologica, rilevata in 50 casi su 70. 

A questi difficili traumi si aggiunge quella che Marco Rossi Doria (presidente di Con i bambini) dichiara essere una vera e propria sindrome causata dall’uccisione della propria madre: la child traumatic grief. 

La sindrome comporta «un lutto traumatico quasi permanente, con uno stato di dolore cronico», come riporta Il Sole 24 ore, spesso condiviso anche dal resto della famiglia materna.

Dei minori presi in carico dall’associazione Con i bambini, fino al 25 novembre 2023, il 36% era inoltre presente nel momento dell’assassinio della madre.

Un dato allarmante, che dovrebbe spingere all’attivazione di aiuti psicologici dai primi momenti successivi al delitto.

Orfani speciali: i numeri

Nel 2023 i femminicidi in Italia sono stati 120. In undici anni, dal 2002 al 2023, il triste numero ammonta a 3300, come ricorda Il Sole 24 ore.

Di queste 3300 donne, 2500 sono state uccise in ambito familiare o affettivo. 

Spesso le donne vengono infatti uccise dai loro compagni, mariti o fidanzati che siano, con cui condividevano dei figli. Davanti a questi figli non c’è però nessun numero.

Non esiste infatti una banca dati che attesti con certezza matematica la presenza degli orfani speciali in Italia. 

Nessun censimento, solo percentuali probabili che fuoriescono dal numero di donne uccise ogni anno.

Allo stesso modo, per molti anni non è esistito un protocollo di azione per sollevare e accompagnare queste seconde vittime di femminicidio. 

Tornando al 1997, Giuseppe Delmonte, per esempio, si ritrovò alla morte della madre senza aiuti psicologici o economici. Anzi. 

Nel podcast Respiro racconta come poco dopo il funerale partì per il servizio di leva, nonostante le richieste di esonero o rinvio. Il suo trauma non venne considerato abbastanza importante dalle istituzioni.

Qualcosa ha iniziato però a muoversi in questi 27 anni.

Orfani di femminicidio. La legge 4 del 2018

Il quadro di assistenza per gli orfani di femminicidio è in parte mutato nel 2018. 

Grazie alla legge 4 del 2018, sono state infatti introdotte delle tutele: un accesso al gratuito patrocinio, assistenza medico-psicologica, la sospensione per l’omicida della pensione di reversibilità e del diritto all’eredità della vittima. 

Così come la possibilità dell’orfano di staccarsi dal padre omicida cambiando il proprio cognome.

Nel 2020, inoltre, sono entrati in vigore dei regolamenti sul fronte economico: borse di studio, rimborsi per le spese mediche e psicologiche, contributi per l’avviamento al lavoro e un assegno di 300 euro al mese alle famiglie affidatarie. 

Si tratta di aiuti su più fronti, anche se nella maggior parte dei casi non risultano sufficienti. 

Inoltre, i tempi per l’ottenimento dei fondi e l’attivazione di questi aiuti sono ancora troppo lunghi. 

L’iter burocratico deve essere velocizzato, per impedire a famiglie e orfani di aspettare aiuti vitali per mesi o anni, come si sente da più voci nel podcast.

Fondo per le vittime di crimini violenti: l’accesso agli orfani speciali

Di recente, in Italia, si è introdotto un altro aiuto per i figli delle vittime di femminicidio: gli orfani speciali e le famiglie affidatarie possono oggi favorire del fondo per le vittime di crimini violenti, con la legge n.122/2016.

Questo fondo garantisce un’ulteriore assistenza economica ai figli minorenni delle vittime e alle famiglie affidatarie che li sostengono.

Anche in questo caso, l’iter burocratico per l’ottenimento dei fondi si è rivelato troppo complicato, obbligando alla presa in giudizio degli orfani nei confronti del femminicida.

Grazie al progetto “Respiro”, il 22 novembre 2023 è stato però approvato in via definitiva al Senato il ddl n.923, con disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica. 

Questa vittoria permetterà, tra le altre cose, di saltare l’azione giuridica per accedere a questo importante fondo di sostegno economico.

respiro-podcast

Il futuro degli orfani speciali: l’obbligo sociale

L’obiettivo dei progetti sociali per gli orfani speciali è quello di far rialzare le seconde vittime di femminicidio, di farli ritornare a respirare, come dice Roberta Lippi nel podcast.

Come visto, e come si può ascoltare dai parenti delle vittime in Respiro, una rete affettiva ed un supporto psicologico, economico e legale sono elementi vitali.

Ma non è un impegno che spetta solo alle istituzioni e alle associazioni sociali.

Secondo i dati dell’associazione Con i bambini, il 13% degli orfani in loro carico soffre di forme di disabilità precedenti al trauma del delitto. Una spia rossa che la società dovrebbe iniziare a riconoscere e denunciare. 

I figli devono essere aiutati. Ma l’aiuto deve e può arrivare prima del femminicidio. 

L’IMPEGNO SOCIALE ATTRAVERSO L’ISTRUZIONE: IL QUADRO STRATEGICO NAZIONALE

Il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’interno del Quadro Strategico Nazionale, ha offerto delle linee d’azione. 

Queste linee convergono tutte su un punto importante: la prevenzione alla violenza di genere tramite l’istruzione.

L’istruzione dei cittadini, per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sulla violenza di genere e familiare. 

E l’istruzione di alcuni professionisti: personale scolastico, operatori sociali, forze dell’ordine, giornalisti, medici e psicologici. 

La formazione permette, infatti, di diffondere conoscenze utili per iniziare a riconoscere i campanelli d’allarme delle violenze. 

In questo modo si potrà aumentare la possibilità di intercettare una forma di violenza sulle donne e i loro figli, prima che sia troppo tardi.

RESPIRO: IL MESSAGGIO SOCIALE DEL PODCAST 

Il podcast Respiro posiziona sulle librerie di podcasting una questione purtroppo ancora attuale, dando voce alle seconde vittime di femminicidio: i figli.

Le voci degli orfani speciali e delle loro famiglie portano alle orecchie degli ascoltatori argomenti spesso già sentiti, ma su cui non ci si sofferma abbastanza. 

Perché se in un primo momento un femminicidio è sempre accompagnato da un’ondata di commozione nazionale, il lutto mediatico dura poco. 

E poco spazio viene offerto nelle televisioni e nei giornali alle difficoltà di chi sopravvive al femminicidio, spesso senza aiuti; o, comunque, non sufficienti. 

E allora, come ripete Roberta Lippi nel podcast Respiro, parliamo di più dei figli, perché non rimangono almeno orfani della società. 

Dove trovare il podcast Respiro

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 03.03.2024

hooked-podcast originale apple - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - copertina

Progetto “Respiro”. Il video spot 

Ti piacciono le storie ufficiali? O anche tu ami il dissenso?

Crime Window & Media è la newsletter che ti dà uno sguardo irriverente sul mondo del crimine e della giustizia. Puoi così vedere film, serie tv e leggere libri con l'occhio addestrato di chi non si ferma alle verità di comodo. Ti arriva ogni mese con contenuti unici, con il pensiero critico delle persone libere e l'umanità di chi rispetta la dignità delle persone. ISCRIVITI SUBITO! Nessun costo, niente spam, ti cancelli quando vuoi.