Gino Cecchettin, padre della ragazza uccisa dall’ex l’11 novembre 2023, racconta il proprio dolore e la battaglia per cambiare una cultura ostile alle donne.

Hai mai provato un grande dolore? La perdita di qualcuno o di qualche cosa che ti mette nell’angolo della notte?

La sofferenza sembra insopportabile. 

Ti chiedi come puoi vivere il tuo futuro. Ti interroghi sulla possibilità che le cose andassero in maniera differente. 

E ti fai, alla sommità del disorientamento, la domanda più difficile: perché mi è accaduto tutto questo.

Cara Giulia, il libro di Gino Cecchettin, edito da Rizzoli, è uscito a ridosso dell’8 marzo, Festa della Donna.

Giulia, 22 anni, è la ragazza uccisa dall’ex fidanzato l’11 novembre del 2023, nel Padovano.

È un caso di femminicidio. Uno dei tanti, dei troppi, che occupano le cronache italiane e internazionali.

È una delle punte di quell’iceberg che si chiama “violenza di genere”, violenza sulle donne, negazione di diritti e libertà.

Gino Cecchettin - Cara Giulia - Libro

Cara Giulia. Libro-lettera del padre Gino alla figlia

Il libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia è stato scritto da Gino Cecchettin assieme allo scrittore Marco Franzoso.

Non c’è nulla di letterario – e nulla di scontato – in questo libro che è rivolto innanzi tutto a noi uomini. Ai giovani e ai meno giovani.

Gino Cecchettin ci porta dentro la sua casa, tra le mura della sua famiglia e nei gesti e giorni di Giulia, la figlia uccisa.

Questo padre devastato da due dolori – la perdita della moglie Monica, un anno prima, per malattia e della figlia Giulia, assassinata dall’ex – non si ripiega su stesso.

La sua sofferenza, il suo pianto, il suo smarrimento diventano la nostra sofferenza, il nostro pianto, il nostro smarrimento.

In questo modo, il racconto di Giulia diventa anche un atto politico, ovvero un’azione pubblica, per la comunità (la polis), la denuncia senza quartiere della violenza e dei soprusi sulle donne.

L’ATTO POLITICO E LE CRITICHE SUI SOCIAL

Le azioni politiche di Gino Cecchettin – e prima ancora della figlia maggiore, Elena – sono state criticate in modo duro, offensivo, oltre ogni limite della decenza.

Gli è stato rimproverato di non ripiegarsi in sé stesso. Alla sorella, come anche alla nonna di Giulia, è stato rimproverato il protagonismo, il mettersi in mostra, l’evitare di tacere nel dolore.

Chi ha criticato non ha visto – oppure non ha voluto vedere – quanto la reazione di Gino e Elena Cecchettin fossero il miglior modo di reagire al dolore assoluto della perdita di una figlia e di una sorella.

Gino Cecchettin, come la figlia Elena, sono ricorsi alla battaglia contro la violenza di genere per dare un senso all’omicidio di Giulia.

Stupisce – a chi, come me, ha lottato negli Anni Settanta per i diritti, la democrazia e la giustizia sociale – vedere il profilo basso, rasoterra, e le miserie umane uscite da donne e uomini che non capiscono il senso di una battaglia ideale. Una battaglia contro la violenza, per le donne, contro il patriarcato.

Nel circo mediatico si sono inseriti, come sempre accade, anche alcuni politici d’accatto, più avvezzi a tangenti e corruzione che alla sensibilità umana.

Giulia Cecchettin - libro Cara Giulia - Gino Cecchettin - Violenza di Genere - Disegno 1
Un disegno di Giulia Cecchettin contenuto nel libro “Cara Giulia”

Un libro. Il pianto. La battaglia per i diritti

Raccontare un libro come Cara Giulia non è facile. È la prima volta nella mia vita che ho letto un intero libro continuando a piangere.

Mi sono chiesto il perché del mio pianto, che non riuscivo a gestire, a far smettere, a controllare.

Non che abbia mai avuto paura di piangere. Tanto meno me ne sono vergognato.

Cercavo di comprenderne il motivo. Poi mi sono dato qualche risposta.

La prima è che mi immedesimavo in Gino, il padre amorevole, e nella perdita della figlia. Un dolore che conosco molto bene.

È un dolore che ben conosco, tanto da indurmi ad affermare che “la perdita di una figlia è il dolore assoluto”.

Perché “una figlia è un dono divino”.

La seconda risposta è che Gino Cecchettin, grazie anche allo scrittore Marco Franzoso, riesce a raccontare la figlia Giulia nei gesti, nella sua presenza dentro casa, nei sogni che aveva e che voleva realizzare.

Insomma, da quel racconto sei portato a toccare con mano cosa significhi la perdita. E chi ha perso una figlia – oppure ha rischiato di perderla per sempre – sa bene a cosa ci si riferisce.

LA DENUNCIA SUI DIRITTI NEGATI ALLE DONNE

Poi mi ha toccato l’atto politico di Gino Cecchettin. La sua battaglia nel denunciare la violenza sulle donne, i soprusi, la negazione della parità di genere e dei diritti.

Anche qui, chi è padre di una figlia ben comprende questo passaggio. Lo comprendono anche le madri, non c’è dubbio.

La differenza è che noi maschi vediamo ancor più i diritti negati, perché noi quei pochi diritti che ci concedono sono assai e assai di più di quelli concessi a una donna.

Diario privato, racconto personale, denuncia “politica”. Questo è il libro Cara Giulia. Ma non si ferma qui.

Giulia Cecchettin - libro Cara Giulia - Gino Cecchettin - Violenza di Genere - Disegno 2
Un altro disegno di Giulia Cecchettin nel libro “Cara Giulia”

L’invito potente al cambiamento

Ci sono due altri aspetti del libro Cara Giulia che mostrano la loro potenza. E la loro attualità.

Il primo aspetto è l’invito al cambiamento. Un cambiamento di cultura, di mentalità, di stare al mondo di noi maschi. 

Cambiare il mondo è possibile, ci sprona Gino Cecchettin. Perché siamo noi il mondo.

E noi possiamo cambiare il nostro modo di essere maschi, il nostro modo di esercitare un ruolo nel rapporto di coppia. Il nostro modo di relazionarci con una donna.

C’è poi la sollecitazione a qualcosa di normale, quasi di banale nel dirlo, ma di raro: “volersi bene”. Voler bene agli altri. Essere accoglienti e inclusivi.

Infine c’è l’invito a credere nei giovani, alla speranza dei giovani e a investire su di loro.

LA SPERANZA E LA FIDUCIA NEI GIOVANI

In questo, come in altri passaggi del libro, Gino Cecchettin dimostra di essere una figura di padre come l’ho sempre concepita pure io: una figura di speranza e la certezza che, comunque vada, per gli altri (a cominciare dai figli e figlie, dai giovani) ci sarai sempre.

Racconto dolente e privato, impegno politico contro la violenza sulle donne e per i loro pieni diritti, speranza nel futuro dei giovani e spinta al cambiamento. 

Possiamo tracciare così il perimetro di un libro, Cara Giulia, che ho letto tutto d’un fiato – tra un pianto e l’altro – e che merita di essere riletto, annotato, meditato.

È un libro normale. Nulla di filosofico. Nulla di paragonabile ai saggi americani che ti insegnano a stare al mondo.

Proprio per la sua semplicità ci ricorda gli elementi, i passaggi, i nodi più importanti del nostro vivere. E lo ricorda a tutti perché si fa leggere da tutti.

L’attacco sui social a Gino Cecchettin. E la risposta… di Proust

Gino Cecchettin e la figlia Elena sono stati attaccati sui social per il loro modo di vivere il lutto, per il loro comportamento, per le prese di posizione.

In alcuni attacchi sui social ci sono organizzazioni prezzolate e trolls che hanno come unico scopo il denigrare le persone. E il seminare odio e conflittualità.

Non è loro – cialtroni della peggior specie – che voglio rivolgermi.

Mi rivolgo a chi coltiva dubbi, a chi la pensa in modo diverso, a chi rivendica il sacrosanto diritto di critica.

Lo faccio appoggiandomi sulle spalle di un gigante. È Marcel Proust, che nella Recherche (Dalla parte di Swann, Combray) così parla del suo modo di vivere il lutto per la morte della zia Leonie.

E di quanto sconcerto il comportamento suo e dei suoi genitori procurasse in Françoise, la fedele governante della zia Leonie.

Ecco il testo.

“Ero avvolto in un grande plaid che mi proteggeva dalla pioggia, e che io mi gettavo tanto più volentieri sulle spalle quanto più sentivo che le sue righe scozzesi scandalizzavano Françoise, nella cui testa non era possibile far entrare l’idea che il colore degli abiti non ha nulla a che vedere con il lutto, e alla quale peraltro il nostro dolore per la morte della zia piaceva poco, perché non avevamo dato il gran banchetto funebre, non assumevamo un tono di voce speciale per parlare di lei, e io, a volte, addirittura canticchiavo”.

Marcel Proust ci racconta, così, come sia un diritto il nostro vivere il lutto come sentiamo di poterlo e doverlo vivere.

Un lutto che, nel caso della storia di Giulia, ha ancor più senso quando preferisce l’azione e l’impegno verso gli altri alla scelta privatistica del rinchiudersi in se stessi.

Cara Giulia. Le frasi su cui riflettere

Nel libro c’è il ringraziamento all’associazione Penelope, che nasce nel 2002 da un’idea di Gildo Claps, fratello di Elisa Claps, scomparsa a Potenza nel 1993, il cui corpo fu ritrovato 17 anni dopo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, luogo dal quale si erano perse le sue tracce.

Dalla necessità di dare sostegno a tutte le persone che si ritrovano catapultate nel limbo della scomparsa di un proprio parente o amico, nasce l’Associazione Penelope.

Voglio qui riportare alcune delle frasi che mi hanno colpito del libro Cara Giulia.

Toccano i tre momenti: il racconto privato, l’atto politico contro la violenza sulle donne, l’invito al cambiamento e alla speranza.

IL RACCONTO PRIVATO

“Penso al tuo futuro, e alla donna che saresti diventata. Penso a quante soddisfazioni avresti ricevuto. Sicuramente nel lavoro di illustratrice, libri per bambini, vignette, sono certo che avresti trovato la tua strada”.

“Ma soprattutto penso a che tipo di persona saresti stata, che moglie e che madre saresti diventata, se lo avessi desiderato. Penso ai tuoi figli, al fatto che sarei diventato nonno”.

“Penso alla tua gentilezza e la vedo non più in una ragazza, ma in una donna adulta, e capisco che anche questo ti è stato portato via, la possibilità di una vita futura, della tua crescita, e del tuo invecchiamento”.

“Tu invece per tutti noi resterai sempre una ragazza, senza invecchiare mai. Ti è stato rubato anche il futuro”.

L’ATTO POLITICO: “BASTA VIOLENZE E SOPRUSI SULLE DONNE”

“Delle 195 nazioni sovrane riconosciute nel pianeta non ce n’è una in cui sussista uguaglianza salariale tra uomini e donne”.

“Quindi, quando si parla di patriarcato non si intende solo un problema attinente alle relazioni tra i generi, ma anche una differenza di chi detiene il potere. Il patrimonio, per usare la parola corretta”.

“Ancora nel 1956 vigeva lo ius corrigendi, cioè la norma per cui era lecito per un uomo picchiare una donna, nello specifico la moglie, se lo riteneva giusto, per «educarla». Non stiamo parlando di medioevo, stiamo parlando di settant’anni fa”.

“La violenza di genere esplode quando certi uomini sentono messa in crisi la loro posizione predominante e minate le loro prerogative. Il loro essere uomo, maschio”.

“Se è un problema culturale, quindi, si tratta di rieducare l’uomo non solo nei confronti della violenza manifesta, ma soprattutto nelle mille quasi invisibili e costanti vessazioni, soprusi che attraversano la vita quotidiana di ogni donna. Sul lavoro, in società e in famiglia. Solo perché donna”.

“Secondo i dati del rapporto delle Nazioni Unite i femminicidi nel mondo del 2022 sono stati 89.000. Questo significa 7416 al mese, 243 al giorno, quindi dieci all’ora, cioè quasi uno ogni cinque minuti”.

“Sono i dati di una vera e propria guerra, che dobbiamo iniziare seriamente a combattere e che non possiamo permetterci di non vincere. Tra queste donne, nel 2023, ci sei anche tu, Giulia”.

Giulia Cecchettin - libro Cara Giulia - Gino Cecchettin - Violenza di Genere - Disegno 3
Un altro dei disegni di Giulia Cecchettin nel libro “Cara Giulia”

L’INVITO POTENTE A CAMBIARE

“Noi adulti abbiamo la possibilità di dare una mano alle nuove generazioni, e aiutarle a costruire il terreno su cui portare a termine il cambiamento”.

“Noi possiamo guardarci dentro, possiamo andare indietro e valutare ciò che i nostri padri ci hanno trasmesso e l’educazione che abbiamo ricevuto. Ma ciò che di meglio possiamo fare è diventare un solido sostegno per questi ragazzi, e passare loro il testimone affinché portino a compimento il percorso”.

“Questo libro è iniziato con una porta rimasta aperta. Ci tengo che finisca su una porta che si apre. Perché questa porta si apre sul futuro e sulla speranza”.

“Il futuro siete voi giovani. La speranza è quella che vi dobbiamo infondere noi adulti affinché abbiate la voglia e la forza di costruire un mondo migliore”.

LA PORTA APERTA

La porta aperta di cui parla Gino Cecchettin nel libro Cara Giulia è all’inizio la porta della camera da letto della giovane, uccisa dall’ex l’11 novembre del 2023.

È la porta che conduce a un presentimento: Giulia non c’è e Giulia non ritornerà mai più.

La porta aperta di Giulia, nel libro del padre Gino Cecchettin, è però anche la porta aperta della speranza sui giovani. È la porta verso l’essere un mondo migliore.

È la porta aperta perché noi uomini si cambi. Non solo nel rinunciare alla violenza sulle donne. Ma anche nel batterci contro i soprusi, i diritti negati, le sopraffazioni.

Maurizio Corte
corte.media

Gino Cecchettin - Cara Giulia - Libro

L’intervista di Fabio Fazio a Gino Cecchettin

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