Il film di Marco Bellocchio sul caso del bambino ebreo cresciuto nello Stato Pontificio. In un tempo di tensione tra potere temporale e potere spirituale del Papato.

Rapimento, religione e potere. Marco Bellocchio, regista di fama mondiale, tra i più politici del cinema italiano, ha completato la sua collezione di ingiustizie con il film Rapito (2023), una libera trasposizione del caso di cronaca “Edgardo Mortara”.

Il film drammatico è su Sky e sulla piattaforma di streaming Now.

Il rapimento è quello di Edgardo, un bambino ebreo che vive all’interno di una Bologna di metà ‘800 ancora sotto il potere dello Stato Pontificio.

Una vicenda giudiziaria che all’epoca fece il giro del mondo e che si è poi persa nel buco nero della Storia.

Un oblio durato fino alla beatificazione di uno dei suoi protagonisti, papa Pio IX, colpevole almeno della conclusione della vicenda.

Il film è anche uno dei tanti disegni possibili del Risorgimento italiano. 

Da una parte ci sono il futuro Stato d’Italia, l’età del liberalismo e del razionalismo; dall’altra c’è uno Stato Pontificio agli sgoccioli, ormai vissuto come troppo autoritario e obsoleto.

Nel mezzo, a sorpresa di tutti, se non degli studiosi del periodo, si inserisce il rapimento di Edgardo Mortara.

Rapito è stato presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2023 e distribuito in Italia da 01 Distribution. 

Ai Nastri d’Argento, il film Rapito ha ottenuto i riconoscimenti come miglior film, regia e sceneggiatura.

E ha ottenuto 11 candidature al David di Donatello 2024.

Rapito: dalla trama al caso di cronaca

Il protagonista del film, così come del caso di cronaca, è Edgardo Mortara.

Edgardo è nato nel ghetto ebraico di Bologna, sotto lo Stato Pontificio, il 27 agosto 1851 da Salomone “Momolo” Mortara (interpretato da Fausto Russo Alesi) e Marianna Padovani (interpretata da Barbara Ronchi), entrambi ebrei praticanti.

La famiglia è numerosa. Edgardo ha altri sette fratelli, tutti educati secondo la tradizione e la religione ebraica. 

È proprio la religione ebraica a far scaturire un forte senso di preoccupazione nella domestica Anna Morisi, in servizio in casa Mortara.

Di fronte ad una malattia (una neurite) che colpisce Edgardo in tenera età, la Morisi battezza di nascosto da sola Edgardo, con la speranza di salvarlo, in caso di morte, dal limbo della tradizione cristiana.

Solo nel 1858, quando ormai Edgardo ha sei anni, il battesimo arriva alla conoscenza della famiglia Mortara e della Santa Inquisizione.

Quest’ultima non accetta altre soluzioni: Edgardo deve essere educato come un cattolico.

Il 23 giugno 1858, i gendarmi prelevano Edgardo da casa per trasferirlo a Roma, presso la Casa dei Catecumeni: un istituto di conversione per ebrei e islamici, travestito da seminario cattolico. 

I genitori, aiutati dalla comunità ebraica romana abituata a queste situazioni, riescono a vedere il figlio nell’istituto. Tutte le richieste di restituzione cadono però per anni nel nulla. 

La famiglia porta avanti la sua causa: il battesimo, se mai c’è stato, per loro è illecito.

IL CASO MORTARA DIVENTA INTERNAZIONALE

Il caso Edgardo Mortara lascia i confini regionali e nazionali; perfino in America se ne parla, si dice nel film. 

Tutto questo clamore obbliga papa Pio IX (interpretato da Paolo Pietrobon) ad interessarsi in prima persona al piccolo Edgardo.

Il consenso mediatico internazionale non aiuta la famiglia Mortara, che davanti allo Stato Pontificio, nonostante l’aria rivoluzionaria che soffia dalla loro parte, non può nulla. O quasi.

Si arriva infatti ad un processo civile, una vittoria solo simbolica vista la sua conclusione, ma comunque importante, almeno per il Risorgimento italiano.

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Rapimento o conversione? I fatti

Anche all’interno di un sistema giuridico strutturato e chiaro potrebbe sorgere il dubbio.

In un contesto dominato dal potere temporale del Papa e dai moti risorgimentali in ebollizione, un caso come quello di Edgardo Mortara rimane di difficile analisi. 

Rapimento o conversione, quindi?

Anche il regista Marco Bellocchio è rimasto nel dubbio, almeno durante la scelta del titolo. Il film doveva infatti chiamarsi “La conversione” e così era stato presentato in un primo momento.

Il titolo originario, forse più debole, aveva dalla sua parte una certa neutralità, in grado di dare più libertà di giudizio allo spettatore all’oscuro del caso.

Bellocchio ha però preso una posizione, come di certo ha più volte fatto nella sua vita artistica.

Ecco allora che il regista classe 1939 presenta il film con la parola “rapimento”. La locandina non lascia poi molto spazio alla fantasia, ponendo Edgardo Mortara in braccio a papa Pio IX.

LO STUDIO DEL CASO: CONVERSIONE O RAPIMENTO?

Ma ritorniamo ai fatti. Il battesimo poteva essere dichiarato illecito già nel 1858 secondo le stesse leggi dello Stato Pontificio: infatti, mancavano il consenso dei genitori, un esponente ecclesiastico come testimone e il bambino non era mai stato in pericolo di morte, come invece pensava la cameriera Anna Morisi.

Inoltre, i figli di ebrei non potevano essere battezzati per una legge della Chiesa, emanata proprio per evitare situazioni simili. 

In aggiunta, all’interno delle famiglie ebraiche non potevano lavorare dipendenti cattolici, come riporta il magazine online Cinematografo.  

Nonostante il quadro giuridico, il Papa in prima persona si pronunciò con un “non possumus”: il bambino doveva essere educato come cattolico dalla Chiesa. 

Lo stato Pontificio legittimò la propria decisione richiamando uno dei precetti del corpo iuris dei principi canonici del quarto Concilio di Toledo.

Questo prevedeva la sottrazione da parte della Chiesa dei bambini oblati, ovvero offerti con il battesimo.

RELIGIONE E POLITICA IN UN CLIMA ANTISEMITA

Cosa spinse quindi il Papa a prendere questa decisione? Le risposte possono essere due: una richiama la religione e l’altra la politica.

In quegli anni serpeggiava un forte clima antisemita nella penisola, in particolare a Roma.

Papa Pio IX potrebbe aver deciso di sfruttare il caso di Edgardo per convincere gli ebrei a convertirsi al cattolicesimo.

Alla religione si affianca poi la politica, visto l’intersezione del caso Mortara con il Risorgimento.

Ecco quindi che il Papa doveva (e poteva) dimostrare il suo potere in quella nuova Italia, vicina ormai all’unità, per ripararsi dalle cannonate risorgimentali, a breve su Roma.

Il caso Edgardo Mortara e il Risorgimento

17 marzo 1861. Questo è il giorno in cui venne promulgata la legge del Regno di Sardegna e in cui Vittorio Emanuele II assunse il titolo ufficiale di Re d’Italia.

Solo tre anni prima, in piena ubriacatura risorgimentale, si svolse il caso Edgardo Mortara. 

Una vicenda, come evidenziato, che da individuale divenne storia di tutti. E soprattutto Storia da urlare a gran voce dai patrioti. 

Il rapimento di Edgardo fu utilizzato dai rivoluzionari per accertare la loro causa. 

Il film Rapito lo mostra: infatti nel film dai colori cupi, che possono ricordare un quadro di Caravaggio, si stagliano le bandiere tricolori.

Assistiamo a una danza continua tra i due grandi poteri: quello del futuro Stato italiano e quello temporale dell’ultimo papa-re, che si conclude nel film con la Presa di Roma (1870).

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Sindrome di Stoccolma: la teoria della famiglia di Edgardo Mortara

Il bambino – Edgardo – che nasconde la Mezuzah sotto il cuscino al suo arrivo all’istituto, si trasforma davanti ai nostri occhi durante il film. 

Da bambino rapito, spaventato e fedele alla cultura familiare, diventa un ragazzo, un cattolico credente e un novizio dei Canonici Regolari Lateranensi. 

Edgardo, nato ebreo da Salomone Mortara, diventa Pio Maria. A dimostrazione di quel senso di attaccamento che traspare nel film Rapito, Edgardo sceglie nella sua nuova vita da sacerdote il nome del Papa diventato padre adottivo.

Nel film Bellocchio disegna una scena dall’apparenza innocua. Edgardo gioca con i suoi compagni di istituto a nascondino. Il Papa, per aiutarlo a vincere, lo nasconde sotto la sua tonaca. 

Edgardo Mortara continua nella vita a nascondersi sotto quel nome cattolico di Pio Maria.

IL RAPPORTO DEL BIMBO RAPITO CON IL PAPA

Elena Mortara, bisnipote della sorella di Edgardo, porta avanti la linea comune della famiglia da decenni. Anzi, c’è di più.

La donna ha associato un particolare stato psicologico ad Edgardo, che dipingerebbe di nero il rapporto del bambino con il Papa: la Sindrome di Stoccolma.

Queste le parole di Elena Mortara riportate sul magazine Focus: «Segregato e indottrinato dai sei anni in poi perché diventasse sacerdote, aveva sviluppato il tipico attaccamento del prigioniero verso i suoi carcerieri che si osserva a volte anche nelle vittime adulte dei sequestri». 

L’attaccamento paterno si sarebbe, secondo Elena Mortara, nutrito anche del senso di colpa che viveva Edgardo. Una colpa per i “dolori immensi” che aveva arrecato al Papa con la sua vicenda, come continuavano a ripetergli.

Papa Pio IX: da liberale a despota

Il caso Mortara non ha di certo giovato al ricordo storico di papa Pio IX. 

È per questo che nel 2000, alla notizia della sua beatificazione da parte di Papa Paolo Giovanni II, le voci negative sono state molte, soprattutto negli ambienti religiosi ebraici.

La figura di papa Pio IX viene solo tratteggiata nel film Rapito, per probabili esigenze cinematografiche. 

Fu lui l’ultimo Papa-Re che si trovò a governare in una fase storica complicata: una situazione a cui reagì prima in un modo; e poi in un altro.

Nella prima parte del suo pontificato, il più lungo della storia (ben 31 anni), come accennato nel film, Pio IX si era guadagnato la fama di liberale grazie alle sue riforme.

Amnistia per i reati politici, libertà di stampa, una costituzione: quella di Pio IX fu una speranza, oppure fu un sogno come disse Cattaneo, per i patrioti italiani, come ricorda Focus

Poi, a seguito della Prima Guerra di Indipendenza, si ritirò dal movimento nazionale. 

Il Risorgimento procedeva a passi veloci verso Roma; il vento risorgimentale era entrato anche all’interno del Vaticano.

Papa Pio IX optò quindi per una nuova strategia: la difesa. Usò così il suo potere, macchiando spesso la sua immagine di Santo Padre e di persona. 

LA REAZIONE DEL PAPATO AL RISORGIMENTO

Accanto al Caso Mortara ci furono le pene di morte inflitte a patrioti e rivoluzionari contrari al potere papale, le stragi di Perugia o la canonizzazione dell’inquisitore spagnolo Pietro d’Arbués. 

Le azioni di un uomo che si sentì fino alla morte prigioniero politico di uno stato usurpatore.

Il film Rapito, di Marco Bellocchio, si colloca quindi in un contesto storico complesso. E mette in luce le contraddizioni di una Chiesa in tensione tra potere temporale e potere spirituale.

Anna Ceroni 
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 25.02.2024

Il trailer del film Rapito di Marco Bellocchio

La recensione del film Rapito

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