La serie tv True Detective, giunta alla quarta stagione con il sottotitolo Night Country, conquista il pubblico. Tuttavia non manca di raccogliere qualche critica e alcuni dissensi.

La serie tv crime è disponibile su Sky e sulla piattaforma streaming Now.

Vedremo nel prosieguo di questo articolo quali sono i punti di forza e di debolezza di questa produzione di indubbio interesse.

Intanto voglio anticipare quello che ho trovato essere – dalla mia angolazione di giornalista e di studioso dei media – l’aspetto deludente di True Detective quarta stagione.

Mi sono chiesto: cosa mi lascia, alla fine della visione di tutti gli episodi, questa serie tv?

Oltre all’intrattenimento dovuto al mistero, alle indagini, al misurarsi con l’enigma di delitti che sono all’inizio inspiegabili, che cosa mi porto a casa?

C’è un’analisi del mondo criminale che sta dentro e dietro un assassino o più assassini?

C’è qualcosa che posso imparare per vivere più sicuro?

Acquisisco per caso un metodo di studio delle situazioni criminali, che magari posso portare e applicare in altri campi della mia vita e del mio lavoro?

La risposta a tutte queste domande è – lo dico con animo sconsolato – negativa. Tuttavia, merita di essere vista. E di essere compresa.

Cominciamo dal racconto dell’avvio del primo episodio di True Detective quarta stagione.

Lo prendo da Wikipedia perché trovo che sia fedele, come può confermare chi ha già visto la serie.

True Detective. La trama dell’avvio della quarta stagione

Alaska, 17 dicembre. Inizia la notte polare. Un cacciatore punta la sua preda fra una mandria di caribù: improvvisamente, il capobranco sembra dare un ordine e tutti gli animali si gettano da un dirupo.

Nella vicina stazione di ricerca artica Tsalal, otto scienziati sono impegnati nelle loro routine quotidiane quando improvvisamente uno di essi, Raymond Clark, apparentemente colpito da attacco epilettico, dice: «Lei è sveglia». Subito dopo un blackout colpisce la stazione.

Tre giorni dopo sopraggiunge un fattorino che, non trovando alcuno, ispeziona la stazione e scorge una lingua mozzata.

Il capo della polizia locale della vicina cittadina di Ennis, Elisabeth “Liz” Danvers, si reca sul posto per eseguire i rilievi; da una prima occhiata deduce che la lingua appartiene a una nativa.

L’agente dell’Alaska State Troopers (la polizia di stato dell’Alaska) Evangeline “Angie” Navarro, dopo aver arrestato un uomo che maltrattava la compagna, si reca dalla collega per chiedere di vedere la lingua: sospetta che appartenga ad Annie Kowtok, un’attivista ambientale nativa uccisa sei anni prima, del cui caso si era occupata.

La donna fu uccisa con un’arma bianca a forma di stella e le fu strappata la lingua: il colpevole non fu mai trovato.

Navarro, che allora era sergente della polizia locale, vide per prima il cadavere martoriato anche post mortem dall’assassino.

Nonostante il caso fosse stato archiviato, Navarro ne era rimasta ossessionata tanto da continuare a indagare, cosa che causò la sua retrocessione ad agente e l’allontanamento dalla polizia locale.

Danvers intanto recupera il fascicolo di Annie e scopre un collegamento: in una foto la giovane nativa indossava un giaccone uguale a quello indossato in un’altra occasione da uno dei ricercatori scomparsi: Raymond Clark.

La notte successiva, la donna ha un incubo in cui un bambino di nome Holden le sussurra: «Mamma, lei è sveglia»; Navarro, che è di pattuglia, vede un orso polare guercio vagare per la cittadina.

Rose Aguineau, una donna che vive alla periferia di Ennis, vede, o crede di vedere, un uomo scalzo di nome Travis fuori dalla sua abitazione e lo segue nella tormenta di neve.

L’uomo indica alla donna un preciso punto; poco dopo giungono sul posto le forze di polizia: nel punto indicatole da Travis (che – dice Navarro a Rose – è morto) ci sono tre cadaveri congelati.

Ha così inizio, con un attacco che colpisce allo stomaco, la quarta stagione di True Detective.

Quale giudizio esprimere su una serie tv che alla prima stagione ha mietuto successi e grande accoglienza di pubblico? E che poi è andata ridimensionandosi, come spesso accade alle stagioni successive all’esordio?

Vediamo cosa ci dicono i critici tv che ho voluto leggere, scegliendo tra i magazine online di qualità.

True Detective - Serie Tv - Quarta Stagione

La recensione di True Detective

Sul magazine online Birdmen, il giornalista Carlo Maria Rabai così scrive della quarta stagione: “True Detective 4 è la peggiore stagione dell’esperimento iniziato da Nic Pizzolatto nel 2014, lo è per disordine narrativo, incoerenza, inconsistenza, stile registico, scelta e impiego del cast, aspettative disattese e infedeltà al nome che porta”.

Prosegue l’articolo: “Siamo di fronte a una delle storie più assurde mai concepite, una specie di crasi tra la consapevolezza climatica, l’orgoglio locale, il colonialismo, la causa femminista, la corruzione, i grandi centri di ricerca farmaceutica e le loro inquietanti trame. López ha voluto forse unire i puntini di un’intera epoca – quella contemporanea – a costo di perdere stabilità strutturale”.

Sul magazine online Everyeye, Edoardo Ferrarese così commenta True Detective – Night Country: “Una delle qualità migliori di True Detective: Night Country è l’accento che pone sul metodo investigativo. Lo fa partendo dal personaggio di Jodie Foster che a cascata riverbera le sue intuizioni sugli altri, riportando un grande tema caro a David Lynch e al suo Twin Peaks: la risposta è nella domanda”.

Prosegue l’articolo: “La Liz Danvers di Jodie Foster ripete così il suo mantra: non stai facendo la domanda giusta, perché è lì che si cela appunto la risposta a quello che si sta cercando. Bisogna continuare a ripetere, a riprovare, a fallire, bisogna togliersi gli occhiali usandoli come lente di ingrandimento, novelli Sherlock Holmes in una landa cristallizzata. Solo così l’investigazione può procedere e svelare cosa c’è sotto, cosa c’è oltre”.

Possiamo così constatare che la serie tv True Detective divide anche gli esperti recensori del mondo seriale.

Giudizio critico sulla serie tv True Detective

Da parte mia, ho trovato assai interessante l’ambientazione. La notte perenne di un certo periodo, in una certa parte di mondo, ha un fascino che conquista.

C’è però una vecchia regola della cinematografia: ovvero, che l’ambiente e il contesto affascinante dei posti migliori – o comunque più intriganti – del mondo rischiano di conquistare anche sceneggiatura e regia. E di far perdere mordente alla storia.

Non è solo una certa noia narrativa che voglio qui richiamare. La domanda è semmai quella che ho posto all’inizio: cosa mi resta dopo la visione di True Detective della quarta stagione?

INTRATTENIMENTO SUPERFICIALE. BASTA SOLO QUESTO?

Ore di intrattenimento, di sicuro. L’immersione in un mondo che non è il mio, con un’esperienza di viaggio che intriga e coinvolge.

Non imparo, tuttavia, nulla da quanto mi viene raccontato.

Voglio dire: da serie tv e film thriller mi aspetto una narrazione che mi faccia conoscere le contraddizioni della trama esistenziale, i problemi sociali (ovvero con risvolti per tutti) che vi sono nel crimine, le ingiustizie di cui è zeppo anche il mondo dei killer.

La differenza sta tutta qui: tra intrattenimento leggero che si perde poi nei ricordi e intrattenimento che mi fa crescere come persona. E come cittadino.

È questo il motivo che mi ha portato a raccontare – mettendoci la faccia – il caso di Lorenzo Bozano e il caso di Milena Sutter, a cui è dedicata un’ampia sezione di questo magazine.

Un certo fatto criminale, di cronaca sociale piuttosto che di storia politica – a mio parere – merita l’attenzione se mi insegna qualcosa del vivere, delle relazioni con gli altri, del senso dell’esistere. 

Altrimenti è intrattenimento. Va bene pure quello, ma da True Detective – Night Country  mi aspettavo un colpo di reni che mi sollevasse. E insegnasse cose che non so.

Maurizio Corte
corte.media

Il trailer di True Detective

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