Al premio David di Donatello 2024 brillano Matteo Garrone, Paola Cortellesi e Marco Bellocchio. Il fil rouge? L’ingiustizia sociale.

Maggio a Cinecittà significa una cosa: David di Donatello. 

Il famoso riconoscimento cinematografico, tra i più celebri e importanti a livello internazionale, si è svolto venerdì 3 maggio 2024.

Il luogo è sempre quello dal 1982, quando a vincere il miglior film fu Borotalco di Carlo Verdone: Roma e i teatri di Cinecittà.

A cambiare, è ovvio, sono sempre i film. E in questo 2024 i film iscritti sono stati molti.

Ben 171 i lungometraggi italiani di finzione; 26 i film diretti da registe donne; 495 i cortometraggi; e molti altri.

Film che sono stati premiati dall’Accademia del Cinema Italiano, per un totale di 25 categorie. 

E, quindi, sono 25 le statuette assegnate, oltre ai David Speciali: potete trovare la lista in fondo a questo articolo.

Comunque, a prescindere dai vincitori, in questa 69a edizione della cerimonia a Cinecittà — presentata da Alessia Marcuzzi e Carlo Conti — le nomination hanno avuto un fil ruoge. 

Un filo rosso che ha indicato la strada ai registi, nel mezzo del labirinto delle storie possibili. 

Al di là dell’oscuro labirinto, i registi sono usciti da una porta. E si sono trovati davanti alle ingiustizie che albergano tra le vie delle città italiane del passato e del presente. 

L’Accademia — che presiede il festival — ha capito una cosa.

A prescindere dal premio, stiamo parlando di storie degne di essere raccontate e guardate.

Storie che entrano di diritto nel cinema delle ingiustizie.

Anzi, nel cinema dei diritti.

Foto del film Io Capitano di Matteo Garrone, vincitore di sette premi al David di Donatello 2024. Scena nel deserto
Scena del film Io Capitano di Matteo Garrone, vincitore di 7 premi al David di Donatello 2024.

I TRE VINCITORI DEL 2024: I FILM SULL’ (IN)GIUSTIZIA

Rapito. Io Capitano. C’è ancora domani. Tre film. Tre storie. E tre grandi categorie di minoranze dell’Italia di oggi e del passato: donne, ebrei e immigrati africani.

Questi film ci dicono tanto sulle ingiustizie del nostro paese.

Tanto di quello che è stato fatto, e tanto di quello che ancora — come società — dobbiamo fare.

Uno specchio della vita, e di alcune vite in particolare, che il cinema dell’ultimo anno — il 2023 — ha deciso di regalare non solo all’Italia ma al mondo.

Basti pensare al successo di Rapito al festival di Cannes; un film del grande regista Marco Bellocchio. 

O alla nomination agli Oscar di Io capitano, del regista romano Matteo Garrone. 

Infine, ai sold out nei cinema internazionali di C’è ancora domani, dell’attrice ed esordiente regista Paola Cortellesi. 

Un successo del cinema italiano, che dopo il COVID-19 in pochi speravano; ancor meno per film impegnati, come questi tre titoli: così difficili, scomodi, tristi.

Eppure gli italiani al cinema ci sono andati nel 2023, per queste ed altre belle storie.

Inoltre, questi tre film si sono aggiudicati anche il maggior numero di premi al David di Donatello 2024. 

Sono sette le statuette portate a casa da Io capitano; sei quelle assegnate a C’è ancora domani; cinque le vittorie per Rapito.

Esploriamo allora queste storie di discriminazioni e diritti.

Rapito: un documento sulla discriminazione ebraica

Sul blog è presente un articolo dedicato al film Rapito di Marco Bellocchio, accompagnato da un’analisi di questo true crime di metà Ottocento.

Un true crime perché il film riprende fedelmente una storia vera, romanzando solo quel che serve allo schermo e agli occhi del pubblico.

Ed è una storia che sorprenderà. Soprattutto perché non raccontata a scuola e caduta nell’oblio per molto tempo, nonostante la sua importanza all’interno del Risorgimento.

Si tratta infatti della vicenda del presunto rapimento di un bambino ebreo di nome Edgardo Mortara da parte della Chiesa nel 1858.

Una storia personale che si intreccia alle vicende collettive dell’Unità: una continua tensione tra potere temporale e potere spirituale del Papato.

E uno specchio della situazione della popolazione italiana ebraica a metà Ottocento, ottant’anni prima delle leggi razziali.

Rapito, film, Marco Bellocchio.

C’è ancora domani : la lotta delle donne

Parliamo del film campioni di incassi del 2023 della regista ed attrice Paola Cortellesi, C’è ancora domani.

Una storia tanto semplice, quanto potente. 

Di quei racconti che molti di noi potrebbero aver sentito come sussurri confidenziali tra i corridoi di casa dalle proprie nonne.

TRAMA: C’È ANCORA DOMANI

La storia parla di Delia — interpretata dalla regista, vincitrice del David 2024 come miglior attrice — una “donna di casa” nella Roma del dopoguerra. 

Vive con i suo tre figli, il violento marito Ivano (Valerio Mastandrea) ed uno scorbutico suocero anziano. 

La giornata di Delia è scandita dalle faccende domestiche: pulire la casa, preparare i pasti alla famiglia, accudire il suocero.

Inoltre fa qualche lavoretto qua e là, per racimolare qualche soldo: rammenda la biancheria, poi ripara ombrelli e infine fa iniezioni a domicilio.

Insomma Delia è la perfetta donna dell’Italia fascista. Un’Italia che però non c’è più. 

E infatti piano piano il suo personaggio si apre alle nuove prospettive che la rinnovata Italia sembra promettere, anche alle donne. 

Dietro l’angolo, fuori da quella casa che tanto somiglia ad un bunker, Delia ha inoltre chi l’aspetta: un soldato americano caritatevole, una amica divertente, un meccanico affascinante. 

Tuttavia ad aspettarla c’è anche la possibilità di staccarsi da quel ruolo di donna con il grembiule e la spugna in mano, picchiata e derisa.

David di Donatello 2024, C'è ancora domani, Wildside, gallery, 02
La famiglia di Delia, la protagonista del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi.

DONNE E DIRITTI: IL MESSAGGIO DEL FILM

C’è ancora domani è un film sulle donne del passato, di un’Italia che sembra ormai troppo lontana, vecchia e obsoleta. 

Eppure ci siamo emozionati e riconosciuti in Delia.

Una donna maltrattata dal marito, derisa da una società maschilista e schiacciata dalla tristezza.

Questa immedesimazione nella protagonista ci ricorda che nell’Italia del film c’è ancora un pezzo dell’Italia di oggi.

Come scrive Il sole 24 ore, dietro il bianco e nero e il genere “storico” del film, si nasconde infatti l’Italia del ventunesimo secolo.

Un’Italia «che ancora sta cercando se stessa, un’Italia femmina che prova ancora a definirsi al di là dei ruoli sociali».

Con l’espediente della distanza temporale, Paola Cortellesi ci ha così allontanato dai problemi di Delia.

Tuttavia i problemi di Delia sono i problemi di molte donne d’oggi.

Si parla infatti di violenza nelle relazioni.

Una violenza che Delia subisce in tutte le sue sfaccettature. 

Innanzitutto, è una violenza fisica e psicologica.

Magnifica nella sua tristezza la scena in cui Delia viene picchiata dal marito, creando nella stanza una danza violenta sulla musica di Lucio Dalla. 

Non è tutto. Delia è vittima anche di violenza economica: una forma di abuso di cui poco si parla.

Nel 2023 — l’anno dei 120 femminicidi in Italia — Paola Cortellesi ci ha così donato una vera eroina: Delia.

Una donna che riesce là dove invece molte muoiono.

C’È ANCORA DOMANI : IL TRAILER

Io Capitano: il dramma dell’immigrazione africana

L’ultimo film di Matteo Garrone — e l’ultimo film di questa nostra immaginaria triade di (in)giustizia — è un viaggio di due ragazzini nigeriani.

I protagonisti di Io Capitano sono Seydou e Moussa. Due cugini con una speranza: arrivare in Europa, fare fortuna ed aiutare la famiglia.

Una famiglia che sono costretti a lasciare in Africa.

Questa è una storia che abbiamo imparato ad ascoltare attraverso i telegiornali. E per cui ci siamo quasi intorpiditi.

Tuttavia il regista romano con semplicità — non mancando di inserire qualche elemento fiabesco, a lui caro — riesce a sensibilizzare di nuovo i nostri occhi privilegiati.

Un successo di Garrone — vincitore del David 2024 come miglior regista — e del film, vincitore del David 2024 come miglior film

Un successo che il regista ci ha tenuto più volte a condividere con i due attori protagonisti. 

Quei due ragazzi del film e il loro viaggio di dolore, di sofferenza ma anche di tanta speranza.

IL VIAGGIO: DALL’AFRICA, ALL’EUROPA

Il film Io Capitano è una dedica di Matteo Garrone alle vite di chi ogni anno muore con la speranza di una vita migliore.

Vite che spesso il Mar Mediterraneo ci riporta spezzate.

Il viaggio di Seydou e Moussa — i due ragazzi di sedici anni protagonisti — è infatti il viaggio di speranza di molti. Ogni giorno.

Una speranza che viene però presto disillusa nel film.

I due partono dal Senegal e da lì ad accompagnarli ci sarà sempre e solo il rischio della morte.

Un rischio collettivo, che condividono infatti con molte altre persone di ogni genere, età, provenienza e condizioni.

Nemmeno le donne incinte si fanno infatti spaventare dall’impresa.

Il viaggio però altro non è che un pericolo continuo. 

Attraversare il deserto non è semplice: tra il caldo, la mancanza d’acqua e la corruzione dietro il sistema dell’immigrazione.

Poi c’è il mare.

Non basta infatti guidare dritti, verso Nord, finché non si vede l’Italia, come dicono a Seydou.

Nonostante questi ostacoli rimane però sempre la speranza. La speranza di Seydou e Moussa per una vita migliore. 

E la speranza delle molte persone che ogni anno percorrono lo stesso viaggio. 

IO CAPITANO: IL TRAILER

David di Donatello 2024: i film da vedere

Oltre ai tre film di cui abbiamo parlato, ci sono molte altre storie.

Storie iscritte e nominate al premio David di Donatello del 2024.

Altri titoli quindi degni di nota, che il blog “Il biondino della Spider Rossa” vi consiglia.

CENTO DOMENICHE: CRITICA ALLE BANCHE

Antonio Albanese è regista ed interprete del film del 2023 Cento Domeniche.

Un film su una storia di sofferenza purtroppo tristemente realistica. 

Come scrive il sito online My Movies, nel film Antonio deve pagare il matrimonio della figlia. 

Al felice evento, si affianca però un’amara scoperta: «chi custodisce i nostri tesori» — le banche — «non sempre custodisce anche i nostri sogni».

Il film è disponibile alla visione su Sky e Now Tv.

COMANDANTE: L’UMANITÀ DURANTE LA GUERRA

Comandante (2023) è un film diretto da Edoardo De Angelis.

Il protagonista della storia è Salvatore Todaro (Pierfrancesco Favino), comandante di sommergibili della Regia Marina, durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Il Comandante Todaro durante la guerra va contro gli ordini, per salvare 26 uomini.

Uomini che tuttavia avevano cercato di affondarlo. 

Il film è disponibile alla visione su Paramount+.

IL SOL DELL’AVVENIRE: CINEMA E PC

Nanni Moretti è regista ed interprete del film Il sol dell’avvenire (2023).

Un film che parla di cinema — molte sono infatti le citazioni — degli anni ’50 e del Partito Comunista.

Il sol dell’avvenire è disponibile su Sky e Now Tv.

LA CHIMERA: I “TOMBAIOLI”

Della regista Alice Rohrwache, La chimera è un film del 2023, presentato alla 76ª edizione del Festival di Cannes.

È un film che parla del lavoro clandestino dei “tombaroli”, predatori abusivi di tombe o di altri siti archeologici. 

La storia — nella Tuscia degli anni ’80 — racconta di un giovane archeologo inglese (Josh O’Connor), immischiato in un traffico di reperti archeologici.

Il film è disponibile su Sky e Now Tv.

David di Donatello 2024, scena dal film "La chimera".
Scena dal film La chimera di Alice Rohrwacher.

David di Donatello 2024: i documentari da vedere

Non solo film. Il David di Donatello premia anche i migliori documentari. 

Dice la Commissione, che l’interesse dell’industria per i documentari «è stato innegabilmente accolto» negli ultimi anni dal pubblico in sala e sulle piattaforme di streaming. 

Ecco spiegato l’alto numero di opere in gara nel 2024, ben 15. 

In questi 15 documentari gli argomenti trattati sono diversi.

Noi vi consigliamo i titoli della categoria “crimine, giustizia e psicologia”. 

Titoli che per forma e contenuto a volte ben si avvicinano all’inchiesta giornalistica.

KRIPTON: LE COMUNITÀ PSICHIATRICHE

Un documentario di Francesco Munzi, sulle vite di sei ragazzi — tra i venti e i trent’anni — ricoverati in due comunità della periferia di Roma.

I ragazzi — ripresi dall’occhio della telecamera — combattono con diversi disturbi mentali. 

Il regista decide di usare questi disturbi per scoprire i segreti della nostra mente.

Oltre che come metafora di questo secolo.

LE MURA DI BERGAMO: IL COVID

Il regista Stefano Savona ci riporta a Bergamo nel marzo 2020, all’epidemia di COVID-19, con Le mura di Bergamo.

Nelle strade e nelle città vuote, il luogo di incontro è solo uno: l’ospedale. 

Ai soliti pazienti si aggiungono quelli dell’epidemia.

Così medici, infermieri e gli altri professionisti sanitari devono capire come fronteggiare la tragedia. 

MUR: LA ZONA ROSSA DELL’EST

L’esordio alla regia dell’attrice Kasia Smutniak, ci dona un suo diario di denuncia con il documentario Mur.

L’attrice ci porta infatti nella casa dei suoi nonni, nei pressi del cimitero del ghetto di Łodź.

Poi il viaggio si sposta sulla dimensione collettiva, trasportandoci tra i migranti al confine tra Polonia e Bielorussia.

Una zona al momento rossa, dove nemmeno i media possono accedere. 

N’EN PARLONS PLUS: NON NE PARLIAMO PIÙ

Con la regia corale di Cécile Khindria e Vittorio Moroni, questo documentario parla di Sarah, una neo mamma di 30 anni.

Sarah è però anche una figlia che decide di infrangere il silenzio della sua famiglia sulla loro storia. 

Una storia influenzata dalle decisioni del nonno.

Durante la guerra d’Algeria, infatti, il nonno ha combattuto a fianco dei francesi, ponendosi contro l’indipendenza del suo popolo. 

E quando la famiglia fugge a Marsiglia, viene rinchiusa in un campo.

SCONOSCIUTI PURI: CORPI SENZA NOME

I registi Valentina Cicogna e Mattia Colombo, dipingono una realtà particolare: quella della dottoressa patologa Cristina Cattaneo.

Nella sua sala arrivano spesso corpi senza nome. O — come li chiama lei — gli Sconosciuti Puri.

Sono spesso persone ai margini della società, come: senzatetto, prostitute o adolescenti in fuga. 

Tuttavia sempre più spesso tra di loro ci sono anche molti migranti.

TAXIBOL: LA DITTATURA DI MARCOS

Il film — del regista Tommaso Santambrogio — riprende un dialogo tra un regista filippino (Lav Diaz) e un tassista cubano (Gustavo Flecha).

Questi due personaggi si ritrovano a discutere di politica, migrazione e condizioni sociali a Cuba. 

In realtà lo scopo di Diaz è un altro.

Il regista filippino sta cercando Juan Mijares Cruz, un ex generale scappato dalle Filippine dopo la dittatura di Marcos.

David di Donatello: tutti i vincitori del 2024

Qui di seguito i vincitori e le vincitrici del Premio David di Donatello 2024:

  • MIGLIOR FILM. Io Capitano, Matteo Garrone
  • MIGLIOR ESORDIO ALLA REGIA. C’è ancora domani, Paola Cortellesi
  • MIGLIOR REGIA. Io Capitano, Matteo Garrone
  • MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE. C’è ancora domani, Furio Andreotti – Giulia Calenda – Paola Cortellesi 
  • MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE. Rapito, Marco Bellocchio – Susanna Nicchiarelli
  • MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA. Paola Cortellesi, C’è ancora domani
  • MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA. Michele Riondino, Palazzina Laf 
  • MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA. Emanuela Fanelli, C’è ancora domani
  • MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA. Elio Germano, Palazzina Laf 
  • MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE. Anatomia di una caduta, Justine Triet
  • PREMIO CECILIA MANGINI – MIGLIOR DOCUMENTARIO. Laggiù qualcuno mi ama,  Mario Martone
  • MIGLIOR CORTOMETRAGGIO. The meatseller, di Margherita Giusti
  • MIGLIOR FOTOGRAFIA. Io Capitano, Paolo Carnera
  • MIGLIORE COMPOSITORE. Adagio, Subsonica
  • MIGLIOR CANZONE ORIGINALE. Palazzina Laf, La mia terra (Diodato)
  • MIGLIOR SCENOGRAFIA. Rapito, Andrea Castorina e Valeria Vecellio
  • MIGLIORI COSTUMI. Rapito, Sergio Ballo e Daria Calvelli
  • MIGLIOR TRUCCO. Rapito, Enrico Iacoponi
  • MIGLIOR ACCONCIATURA. Rapito, Alberta Giuliani
  • MIGLIOR MONTAGGIO. Io Capitano, Marco Spoletini
  • MIGLIOR SUONO. Io Capitano, Maricetta Lombardo – Daniela Bassani – Mirko Perri – Gianni Pallotto
  • MIGLIORI EFFETTI VISIVI–VFX. Io Capitano, Laurent Creusot e Massimo Cipollina
  • DAVID GIOVANI. C’è ancora domani, Paola Cortellesi
  • DAVID ALLA CARRIERA. Giorgio Moroder e Milena Vukotic
  • DAVID SPECIALE. Vincenzo Mollica

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 04.05.2024

Io Capitano: la storia vera che ha ispirato Matteo Garrone

La sera dei miracoli: la canzone di Lucio Dalla nel film di Paola Cortellesi

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