La morte in montagna di un aspirante scrittore porta a sospettare della moglie, famosa scrittrice scambiata per una spietata assassina.

Quant’è difficile arrivare a conoscere la verità? Quanto incidono i media nel portarci vicino al vero, oppure nel tenercene lontani?

E ancora: quale valore ha la verità sostanziale dei fatti rispetto alla verità scientifica?

E quale valore hanno entrambe rispetto alla verità giudiziaria che assolve o manda una persona in galera?

Questi e altri argomenti – domande fondamentali a livello esistenziale e sociale – sono al centro del film thriller Anatomia di una caduta.

Il film è disponibile, a noleggio o da acquistare, su Amazon Prime.

La “caduta”, si badi bene, non è solo quella dell’insegnante e mancato scrittore Samuel.

Lui precipita sulla neve – e muore – da uno dei piani del suo chalet di montagna, nella zona di Grenoble. È un dato di fatto che ci viene proposto dopo le prime scene del film.

La caduta è anche quella della coppia – Sandra, di origine tedesca, e Samuel, francese – al centro della storia.

La caduta è quella della cecità a cui è costretto il bambino Daniel, per un incidente di cui viene attribuita la colpa a Samuel.

La caduta è, poi, quella della verità. Di tutte le verità: sostanziale dei fatti, scientifica, giudiziaria e mediatica.

Una caduta “delle” verità, dato che il film si chiude senza una risposta precisa su un possibile delitto (o forse un suicidio) di cui resta vittima Samuel.

Non vi è una risposta scientifica e neppure fattuale alla domanda sulla causa dalla morte del marito di Sandra. La stessa verità giudiziaria si presta a mille dubbi.

La verità mediatica, con l’assedio dei media alla protagonista sotto processo, è da parte sua costretta a balbettare. Non può che offrire opinioni, impressioni e – purtroppo – pregiudizi su quanto è successo.

La verità mediatica si forma dopo un processo sui giornali e in tv dove c’è un solo verdetto: quello della colpevolizzazione, in ogni caso, della persona imputata. Ovvero, di Sandra.

Film Anatomia di una caduta

La trama del film Anatomia di una caduta

Il film racconta la storia di Sandra, una scrittrice di successo, che si ritrova al centro di un’indagine giudiziaria dopo la morte improvvisa del marito Samuel.

Quest’ultimo – un insegnante e aspirante scrittore che non riesce a scrivere – viene trovato senza vita ai piedi della loro casa di montagna, in circostanze misteriose.

All’inizio si pensa a un suicidio. Tuttavia, ben presto emergono dubbi e sospetti che portano a considerare la possibilità di un omicidio.

Sandra si trovava sola in casa con il figlio Daniel (ipovedente) al momento della morte del marito. Lei diventa, così, la principale sospettata.

Il processo giudiziario – con l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Sandra – si trasforma in un’indagine sulla loro vita coniugale.

Vengono analizzati – come su un tavolo di anatomia umana – i conflitti, le tensioni e i segreti della coppia.

Attraverso scene del passato e testimonianze, il film svela un poco alla volta i tesi rapporti tra Sandra e il marito Samuel.

LE DINAMICHE DI POTERE IN UNA FAMIGLIA

Sono così messe in discussione le dinamiche di potere all’interno della famiglia. E le sfide che i due coniugi hanno affrontato.

A condizionare la vita di Sandra e Samuel è stato l’incidente stradale, di cui è rimasto vittima anni prima il loro figlio Daniel. L’incidente ha causato, al bambino di 11 anni, la perdita della vista.

Tra l’incidente al bambino, le aspirazioni frustrate di Samuel di diventare scrittore e il successo, come autrice, di Sandra – che ha più di un errore da farsi perdonare – il rapporto tra i due coniugi si viene configurando come un conflitto acceso.

È quel conflitto la causa scatenante della tragedia? Quel conflitto ha portato Samuel a uccidersi, in un momento di disperazione della sua vita? Oppure ha indotto Sandra ad ammazzare il marito, per essere libera dalle proteste di lui sul loro rapporto?

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LA VERITÀ, LA GIUSTIZIA E I PREGIUDIZI

La narrazione si sviluppa in un crescendo di tensione, esaminando i temi della verità, della giustizia e della percezione soggettiva degli eventi all’interno della coppia.

La performance di Sandra, interpretata dall’attrice Sandra Hüller, è al centro della storia.

Offre una rappresentazione intensa e sfumata di una donna che lotta per dimostrare la propria innocenza. Tutto questo mentre affronta le proprie fragilità e il peso del sospetto pubblico.

Anatomia di una caduta è così un film thriller psicologico che esplora in profondità le dinamiche umane e la complessità della mente. E tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino alla rivelazione finale.

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Recitazione, sceneggiatura e regia di un grande film

Sandra Hüller offre una performance straordinaria, rendendo l’ambivalenza e complicazione del suo personaggio con una profondità emotiva impressionante.

La sua interpretazione di Sandra è sfumata, capace di trasmettere vulnerabilità, forza e ambiguità.

La resa sulla scena è tale che si passa dal considerarla la vittima di una situazione castrante per lei come donna, al pensarla come una moglie manipolatrice.

La caduta non è solo quella fisica del marito Samuel. È anche quella che lei sperimenta come persona e come scrittrice.

Ogni giudizio positivo nei suoi confronti viene messo in discussione: come autrice di romanzi, come madre, come moglie.

Swann Arlaud, nel ruolo dell’avvocato difensore, aggiunge una dimensione di tensione e intelligenza al film, mentre Milo Machado Graner, che interpreta il figlio Daniel, porta sullo schermo un personaggio tenero e intenso, il cui punto di vista gioca un ruolo cruciale nella narrazione.

L’oscurità in cui si muove Daniel, a causa dell’incidente che gli ha leso il nervo ottico, è la stessa in cui ci muoviamo noi spettatori.

Siamo costretti a brancolare nel buio, alla ricerca di ciò che è vero oltre ogni ragionevole dubbio. 

Il problema è che – spesso – all’esercizio del dubbio sostituiamo la scappatoia del giudizio senza appello: Sandra è colpevole, ovvero una spietata assassina. Oppure: Sandra non c’entra nulla, è una vittima pure lei della morte di Samuel.

REGIA E SCENEGGIATURA

Justine Triet dimostra una maestria notevole nella regia, costruendo un’atmosfera carica di tensione e sospetto.

La scelta di ambientare gran parte del film in interni claustrofobici accentua il senso di oppressione – e l’incertezza – che permea la storia.

La sceneggiatura, scritta dalla stessa Triet insieme ad Arthur Harari, è intelligente e ricca di dettagli rivelatori.

Utilizzando flashback e testimonianze durante il processo, la narrazione riesce a mantenere un equilibrio tra suspense e introspezione psicologica. Esplora, così, le dinamiche complesse di un matrimonio in crisi.

Non è un caso se il film Anatomia di una caduta ha ottenuto l’Oscar 2024 come migliore sceneggiatura originale.

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I temi alla base del film di Justine Triet

Anatomia di una caduta non è solo un film thriller giudiziario. È anche un’analisi profonda delle relazioni umane.

Il film esamina la natura della verità e della giustizia, mostrando come la percezione soggettiva degli eventi possa distorcere la realtà.

I temi del potere, della fiducia e del risentimento vengono esplorati attraverso i conflitti tra Sandra e Samuel, rivelando le fragilità e i segreti che si celano dietro le apparenze.

La rappresentazione del processo legale serve da specchio per le dinamiche personali.

In questo modo si evidenzia come la ricerca della verità possa essere influenzata da pregiudizi ed emozioni. E come sia possibile capovolgere – grazie a un dettaglio o ad una rivelazione – il giudizio che ci si forma all’inizio.

Anatomia di una caduta è così un film che ci incolla alla poltrona, nonostante i 152 minuti di durata. Minuti che scorrono veloci, senza che ce ne accorgiamo.

Grazie a una regia impeccabile, una sceneggiatura ben costruita e performance di recitazione eccellenti, il film riesce a tenerci con il fiato sospeso fino alla fine.

LA RIFLESSIONE SU CIÒ CHE È DAVVERO ACCADUTO

La storia della “caduta” di Samuel mette in moto una ricerca certosina dei dettagli e delle testimonianze.

Il risultato è una riflessione intensa e provocatoria sulla natura della verità; e sulla complessità delle relazioni umane.

Possiamo così considerare Anatomia di una caduta una delle opere più significative del cinema contemporaneo.

Si misura, infatti, con un tema che è cogente nel nostro tempo: il tema di ciò che è vero, rispetto a ciò che appare e rispetto a ciò che ci vogliono far credere.

Anatomia di una cadura - film giudiziario

Anatomia di una caduta e film collegati

Anatomia di una caduta, di Justine Triet, ha un notevole impatto su chi lo guarda. È anche pregno di significati, dietro una storia all’apparenza semplice.

È allora utile analizzare il film alla luce della storia del cinema, confrontandolo con opere precedenti e considerando le sue innovazioni stilistiche e tematiche.

Il film richiama alla mente una serie di capolavori del cinema di genere, in particolare quelli che si concentrano su drammi giudiziari e thriller psicologici.

Ecco alcune influenze chiave e alcuni film con cui confrontarlo.

LEGAL DRAMA E FILM PSICOLOGICI

    • “12 Angry Men” (1957) di Sidney Lumet. Come in questo classico, Anatomia di una caduta utilizza il processo legale come palcoscenico per esplorare la verità e la giustizia, sebbene con un approccio più personale e psicologico.
    • “Kramer vs. Kramer” (1979) di Robert Benton. Sebbene questo film sia più focalizzato sul dramma familiare e la custodia dei figli, entrambi esplorano le complessità delle relazioni familiari e le conseguenze emotive delle separazioni.

THRILLER PSICOLOGICI

  • “Gone Girl” (2014) di David Fincher: Entrambi i film indagano le dinamiche di una relazione matrimoniale problematica attraverso la lente di un mistero criminale. Tuttavia, “Anatomia di una caduta” adotta un tono più realistico e meno stilizzato rispetto al thriller noir di Fincher.
  • “Prisoners” (2013) di Denis Villeneuve: Questo thriller esplora la moralità e la giustizia personale in situazioni di alta tensione, paralleli alla situazione di Sandra, dove la verità è ambigua e le motivazioni dei personaggi sono complesse.

STILE DELLA NARRAZIONE E REGIA

La regia di Justine Triet si distingue per la sua capacità di creare un’atmosfera intensa e claustrofobica, utilizzando spazi chiusi e un ritmo ponderato.

Questa scelta stilistica può essere vista come un’evoluzione dei lavori di alcuni tra i più grandi registi del cinema.

  • Alfred Hitchcock: Maestro della suspense, Hitchcock ha spesso utilizzato spazi limitati per aumentare la tensione, come in Rear Window (1954). Triet impiega una tecnica simile, ma con un focus più emotivo e psicologico.
  • Ingmar Bergman: I film di Bergman, come Scene da un matrimonio (1973), esplorano le dinamiche matrimoniali con un’intensità emotiva che risuona anche in “Anatomia di una caduta”.

TEMI PSICOLOGICI

La regista francese Triet affronta temi universali attraverso un prisma contemporaneo, seguendo la tradizione di altri grandi registi.

  • Krzysztof Kieślowski. Con la sua attenzione alla moralità e alla percezione soggettiva della realtà, Kieślowski ha influenzato molti cineasti contemporanei. In Anatomia di una caduta, la ricerca della verità e la complessità delle relazioni umane sono trattate con una sensibilità simile.
  • Asghar Farhadi. Come in A Separation (2011), Triet esplora la verità soggettiva e la giustizia attraverso la lente di una crisi familiare, mettendo in luce come le relazioni personali possano influenzare il sistema giudiziario.

INNOVAZIONI E CONTRIBUTI AL CINEMA DI OGGI

Anatomia di una caduta si distingue anche per una serie di altre caratteristiche.

  • Rappresentazione Realistica. L’approccio naturalistico della regista Triet offre un ritratto autentico e sfumato delle relazioni umane e delle dinamiche familiari, evitando sensazionalismi.
  • Prospettiva Femminile. La storia è raccontata dal punto di vista di una donna, offrendo una prospettiva fresca e necessaria nel panorama cinematografico dominato da narrazioni maschili.

Anatomia di una caduta si inserisce, così, in una ricca tradizione di cinema psicologico e giudiziario, apportando innovazioni stilistiche e tematiche che lo rendono un contributo significativo al cinema contemporaneo.

Justine Triet, attraverso una regia attenta e una narrazione profonda, si misura con la complessità delle relazioni umane. E con la natura sfuggente della verità, assicurandosi un posto rilevante nella storia del cinema.

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Il tema della verità sostanziale dei fatti contrapposta alla verità giudiziaria è centrale nel film Anatomia di una caduta.

Tanto che possiamo trattarlo sotto diversi aspetti del film.

Doppia narrazione: verità sostanziale e verità giudiziaria

Il film evidenzia come la verità sostanziale dei fatti, ciò che realmente è accaduto, possa essere distinta dalla verità giudiziaria, quella che emerge durante un processo penale.

Nel caso di Sandra, la protagonista, la narrazione esplora gli eventi reali della sua vita e della sua relazione con Samuel.

Lo fa attraverso flashback e dialoghi, mentre la verità giudiziaria viene costruita in aula tramite testimonianze, prove e argomentazioni legali.

  • Verità sostanziale. I flashback e le interazioni tra Sandra e Samuel mostrano le loro tensioni coniugali, le difficoltà e i conflitti, offrendo al pubblico una visione più completa e complessa dei fatti. Questi momenti sono cruciali per comprendere le motivazioni e i sentimenti dei personaggi.
  • Verità Giudiziaria. Durante il processo, gli avvocati e i testimoni ricostruiscono gli eventi in base a prove concrete e a interpretazioni legali. Questa verità è influenzata da tecnicismi, retorica e pregiudizi, che possono distorcere la realtà.

La natura soggettiva della verità

Il film ci porta a riflettere sulla natura soggettiva della verità, sia personale che giudiziaria.

Le percezioni individuali dei personaggi, influenzate dalle loro emozioni, dalle esperienze e dai pregiudizi, giocano un ruolo fondamentale nella costruzione della verità.

  • Angolazioni diverse. La testimonianza di Sandra, le interpretazioni del figlio Daniel e le conclusioni tratte dagli investigatori e dagli avvocati offrono angolazioni differenti sugli stessi eventi. Queste prospettive variano e spesso si contraddicono, evidenziando come la verità possa essere frammentata e interpretata in modi differenti.
  • Influenza delle emozioni. Le emozioni e le motivazioni personali influenzano la percezione della verità. Ad esempio, il dolore e la confusione di Daniel, la determinazione di Sandra di dimostrare la sua innocenza – e le strategie degli avvocati per vincere il caso – mostrano come la verità giudiziaria sia modellata dalle emozioni umane.

Film Anatomia di una caduta

Limiti del sistema giudiziario

Il film Anatomia di una caduta critica – in modo implicito ma al contempo necessario – i limiti del sistema giudiziario nel raggiungere la verità sostanziale dei fatti.

La ricerca della verità in un contesto legale è spesso limitata da procedure, norme e tecnicismi che possono impedire una comprensione completa e autentica dei fatti.

  • Prove Circostanziali. La dipendenza da prove circostanziali e testimonianze (che possono essere incomplete o fuorvianti) dimostra come il sistema giudiziario possa fallire, nel rappresentare in modo accurato la realtà.
  • Gioco delle Parti. Il processo legale è rappresentato come un gioco delle parti, dove avvocati e procuratori cercano di influenzare la giuria attraverso retorica e strategia, piuttosto che attraverso una ricerca imparziale della verità.

Conclusione ambigua

Il finale del film lascia aperti molti interrogativi, riflettendo la complessità e l’ambiguità della verità.

Non viene fornita una risposta definitiva su cosa sia realmente accaduto a Samuel. E viene lasciato allo spettatore il compito – non facile – di trarre le proprie conclusioni.

Questo elemento sottolinea la difficoltà intrinseca nel raggiungere una verità assoluta e oggettiva, sia nella vita reale che nel contesto giudiziario.

  • Ambiguità intenzionale. La scelta di non fornire una chiara risoluzione al mistero della morte di Samuel accentua l’idea che la verità può essere elusiva e che spesso dobbiamo convivere con l’incertezza.
  • Riflessione sul giudizio umano. Il film invita gli spettatori a riflettere su come giudichiamo gli altri. E su quanto le nostre percezioni siano influenzate da pregiudizi, emozioni e informazioni incomplete.

In conclusione, il film dimostra come la verità possa essere frammentata e soggettiva, influenzata da percezioni individuali e limitazioni del sistema giudiziario. E sollecita gli spettatori a riflettere criticamente su questi temi.

I media, i fatti, la verità scientifica e quella giudiziaria

Abbiamo così ben presente il tema del delicato rapporto tra verità sostanziale dei fatti (ciò che è davvero accaduto), verità scientifica (le perizie e gli interventi degli esperti) e verità giudiziaria (quella che stabilisce in un’aula di tribunale cos’è successo e di chi sono le responsabilità).

Ad influenzare la rappresentazione di queste tre verità, vi è tuttavia un elemento fondamentale: quello rappresentato dai media: i mass media, i personal media e i social media.

I media influenzano in modo determinante la relazione tra le persone. Samuel, il marito di Anatomia di una caduta, scopre il tradimento della moglie Sandra – mesi prima della sua morte – grazie allo smartphone di lei.

Questa scoperta – impossibile senza i moderni telefoni cellulari – determina il comportamento di Samuel nel tempo a venire.

I media influenzano, poi, il modo in cui si ricostruisce la verità sostanziale dei fatti. Il mettere insieme i dettagli, il fare i collegamenti e l’interpretare il quadro che ne esce sono determinati per gran parte dal nostro uso dei media: mass media, social media e personal media.

È grazie ai media – sia i mass media (giornali, radio, tv, libri) che i social, che le chat personali – se possiamo costruirci una nostra “enciclopedia”. Ovvero, se possiamo disporre di un deposito di conoscenze e di saperi che determinano come accogliamo le informazioni, come le elaboriamo e come le interpretiamo.

- Elena Del Pozzo - bimba uccisa - Catania - mass media - social media - magazine ilbiondino.org - Photo 55892060 : Mass Media © Khunaspix | Dreamstime

MEDIA E INFORMAZIONE

I media – soprattutto i mass media, poi rilanciati dai social – influenzano il nostro modo di acquisire le informazioni.

È grazie ai media che veniamo a conoscenza di un certo delitto, dei dettagli di un caso giudiziario, delle opinioni di altre persone su una certa vicenda.

I media contribuiscono, poi, a come ci formiamo l’opinione su un fatto: Sandra è colpevole o innocente? La vogliamo assolta o condannata? È una donna tiranneggiata dal marito, che per invidia non le lascia concedere un’intervista, oppure è una manipolatrice?

MEDIA E OPINIONI SUL CASO GIUDIZIARIO

È grazie ai media, del resto, se ci formiamo una certa opinione sul film Anatomia di una caduta

È la macchina da presa della regista Justine Triet che ci dà le informazioni. Sono le inquadrature che ci portano a formarci una certa opinione su Sandra, mentre viene sottoposta a giudizio in tribunale.

È tutto il meccanismo narrativo mediale, infine, che ci sensibilizza sul tema della verità. E delle declinazioni della verità – tra scienza, dati di fatto, giustizia e media – su cui ci porta a riflettere il film Anatomia di una caduta.

Lorenzo Bozano - Caso Sutter

Anatomia di una caduta e il caso di Lorenzo Bozano

Guardando e riguardando il film Anatomia di una caduta mi è venuto spontaneo il paragone con il caso di Lorenzo Bozano.

Lorenzo Bozano, 25 anni nel 1971, è stato prima sospettato (accusato, imputato) e poi processato con l’accusa di avere rapito e ucciso Milena Sutter, 13 anni, a Genova, il 6 maggio del 1971.

Nel 1973, al processo di primo grado, la Corte d’Assise di Genova ha assolto Bozano per “insufficienza di prove”.

L’insufficienza di prove – formula di assoluzione che dal 1988 non esiste più – non significa che l’imputato è “mezzo innocente”. Né che è colpevole, ma l’ha sfangata per una botta di fortuna.

L’insufficienza di prove significa che non vi sono elementi sufficienti a trasformare l’accusa in una condanna. 

Nel 1975, con gli stessi dati di fatto e gli stessi indizi del primo grado di giudizio, la Corte d’Assise d’Appello di Genova ha condannato Bozano all’ergastolo.

Lorenzo Bozano – morto all’Isola d’Elba, per un malore in mare, il 30 giugno 2021 – ha scontato in carcere 43 anni. Si è sempre professato innocente

Caso Sutter - Lorenzo Bozano - settimanale Oggi - 30 ottobre 1974 - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

LA CRIMINALIZZAZIONE DI LORENZO CON I MEDIA

Non avendo elementi di prova oltre ogni ragionevole dubbio, i colpevolisti – dal pubblico ministero agli avvocati di Parte Civile, ai giornalisti allineati alla logica dell’accusa – hanno distrutto la “persona Lorenzo” Bozano.

Come accade in questi casi – e come accade nel film Anatomia di una caduta – non riuscendo a mettere a fuoco il “che cosa è successo”, “come è successo” e le cause della morte della vittima, si è puntato a screditare, sputtanare e poi sterminare la persona accusata.

Sandra, nel film, finisce sotto gli attacchi personali della pubblica accusa. E viene demolita dai media.

La stessa cosa è accaduta a Lorenzo Bozano. I media su di lui (e sulla storia della sparizione e morte di Milena) hanno agito su una serie di passaggi dirimenti:

  • Fu un giornale genovese del pomeriggio, il Corriere Mercantile, che diede per primo la notizia della sparizione di Milena Sutter presentandola come viene presentata oggi: ovvero un rapimento. Eppure, va ricordato che al processo di primo grado, il pubblico ministero Nicola Marvulli, dichiarò che gli inquirenti non credevano al rapimento di Milena, neppure dopo la telefonata del “sequestratore”.
  • Furono i giornali genovesi a dare la notizia, nell’arco di poche ore dalla scoperta del corpo di Milena Sutter, che la ragazzina era stata uccisa dopo il rapimento. Eppure le cause della morte di Milena sono tutte la stabilire.
  • Furono sempre i giornali genovesi, a cominciare dal Corriere Mercantile, che inventarono il “biondino della spider rossa” che non esiste
  • Sono i giornali che portano alla luce l’accusa “ufficiosa” contro Lorenzo Bozano: quella di avere ucciso, magari senza volerlo, Milena per motivi sessuali. Una condanna, infondata, che pesa più di quella di rapitore e assassino per motivi di denaro.
  • Sempre i giornali, stavolta soprattutto quelli toscani, sono i primi ad avallare nel giugno 1997 la tesi che Lorenzo Bozano abbia molestato una ragazzina a Livorno, mentre era in permesso dal carcere per motivi di lavoro. Bozano ha certamente perquisito, fingendosi poliziotto, una ragazzina assieme al fratellino, una ragazza nel giugno del 1997, a Livorno. Ma non ha, ad un esame attento di quella vicenda, molestato nessuno.
  • Sono i giornali, a cominciare dall’agenzia Ansa, a definire Lorenzo Bozano il “killer” di Milena Sutter, il giorno della sua morte, il 30 giugno del 2021. Eppure non vi è alcuna certezza che Milena Sutter sia stata uccisa e che sia stata uccisa in modo volontario e premeditato.
  • Sono insomma i giornali ad aver creato il “personaggio Bozano” a cui molti media mostrano di credere ancora oggi. E che noi abbiamo smontato, riportandolo alla dimensione della “persona Bozano”.
  • Sono sempre i giornali – ancora oggi – ad evitare in modo accurato di discutere i tre punti fondamentali che ho trattato con la criminologa Laura Baccaro nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”: la sparizione di Milena (con i dubbi sulla telefonata del rapitore e sulle azioni del rapitore stesso), le cause vere e dimostrate della morte di Milena, la reale personalità di Lorenzo Bozano, che non era un deviato sessuale come viene presentato.

Anatomia di una caduta - Film - Sandra - Processo

LA CRIMINALIZZAZIONE DI SANDRA

La stessa cosa accade a Sandra, accusata, nel film Anatomia di una caduta, di avere avuto una serie di comportamenti squalificanti, in qualche modo collegati e propedeutici rispetto alla morte del marito Samuel:

  • le bugie di Sandra su alcuni dettagli della relazione con il marito
  • il tradimento di Sandra, compiuto attraverso la relazione con una donna
  • la propensione di Sandra a sedurre le persone che le piacciono e quindi il sospetto di una sua esuberante e “deviata” sessualità
  • la figura di Sandra come persona manipolatrice e ingannatrice
  • la scrittrice Sandra che viene squalificata con il sospetto di aver saccheggiato una parte del romanzo del marito. La donna è quindi una ladra

Non riuscendo a comprendere “che cosa” è accaduto e “come” davvero Samuel è morto, cadendo da un piano della sua casa in montagna, i sospetti e le accuse contro Sandra si concentrano sul “movente”.

Quei sospetti e quelle accuse hanno un solo obiettivo: sterminare la “persona Sandra”.

In Anatomia di una caduta, alla fine Sandra viene assolta dall’accusa di aver ucciso il marito Samuel.

Tuttavia, concluso il film, ci resta appiccicato addosso il sospetto che lei sia colpevole. Perché a trattarla come tale sono stati il magistrato dell’accusa e i media.

Nel processo mediatico – che troviamo richiamato in Anatomia di una caduta – la persona accusata non può, infatti, essere assolta dai dubbi. Resta una condanna mediatica che si presenta silenziosa, ma avvelenatrice. E noi ce la portiamo dentro, nascosta nelle pieghe dei nostri dubbi.

Maurizio Corte
Agenzia Corte&Media
* Per le ricerche sul film sono stati utilizzati, verificando le fonti, ChatGPT e Google

 

Caso di Lorenzo Bozano e caso di Milena Sutter. Il podcast

Copertina Podcast - Il Colpevole Perfetto - M. Corte

Recensioni video del film Anatomia di una caduta

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