37. Sequestro di Milena Sutter: sulla telefonata i conti non tornano. Cosa accadde davvero?

Sequestro Milena Sutter - Quella telefona del rapitore che non trova riscontri - Il Biondino.org

 

 

Milena Sutter scomparve il pomeriggio di giovedì 6 maggio 1971, a Genova, all’uscita della Scuola Svizzera.

Possiamo considerare la zona della scomparsa della ragazzina, figlia di un ricco industriale di prodotti per la casa, come la “prima scena del crimine”.

La “seconda scena del crimine” è il luogo da cui parte – ma anche il luogo in cui arriva – la telefonata del presunto “rapitore”.

Il rapitore è colui che avrebbe detto, al telefono con una chiamata diretta alla casa dei Sutter: “Se volete Milena viva cinquanta milioni prima aiuola di Corso Italia”.

La telefonata, stando agli inquirenti, fu fatta la mattina di venerdì 7 maggio 1971, il giorno dopo la sparizione della giovane.

Fu annotata come una telefonata giunta ai Sutter alle ore 9.34, stando a quanto dichiarò il maresciallo di Pubblica Sicurezza, Luigi Calanchi.

Calanchi era nella Villa Sutter, in viale Mosto a Genova. Ed era in ascolto. Con lui vi era il padre di Milena, Arturo Sutter.

“La seconda scena del crimine del caso di Milena Sutter, qual è la telefonata con richiesta di riscatto, è un evento emblematico ed esemplificativo delle discrepanze che non rare volte si celano o si svelano analizzando i documenti ufficiali e le informazioni fornite dai media“, scrive Graziana Solano.

Graziana Solano ha discusso, nel 2018 all’Università degli Studi di Verona, una tesi dal titolo: “Caso Sutter. La telefonata del rapitore fra sospetti e certezze”.

Nel caso di Milena, e in particolare nel caso della telefonata del suo presunto sequestratore – scrive Solano nella sua ricerca – emerge un qualcosa di particolare.

Lo studio delle sentenze, degli atti giudiziari, del libro dell’allora Capo della Squadra Mobile genovese, Angelo Costa, e del giornalista del Secolo XIX, Roberto Tafani, cosa rivela?

Rivela quanto emerge anche dalle interviste a persone all’epoca interne alla Questura di Genova e dal confronto con ciò che viene detto sui giornali del tempo. Rivela, dice Solano, “l’evidente l’ambiguo rapporto tra il crimine, la giustizia e i media”.

Nel caso della telefonata – osserva la laureata in Editoria e Giornalismo – la contraddizione è lampante.

“Analizzando le dichiarazioni del maresciallo Luigi Calanchi emergono due elementi”, scrive Graziana Solano.

I due elementi sono:

  • l’ora in cui arriva la telefonata a casa Sutter: le 9.34;
  • le modalità secondo cui avviene il ricatto: il presunto rapitore ripeterebbe la richiesta di riscatto più volte, sillabando le parole

Il rapitore sillaba tanto chiaramente le parole da permettere al maresciallo Calanchi di trascrivere il messaggio senza problemi di sorta.

Tuttavia, prendendo in esame quanto dichiarato dal padre di Milena, vi è una differente descrizione circa la richiesta di riscatto, fa notare Solano.

Il padre della ragazza sparita dice di non aver capito il messaggio del rapitore – che pure fu ripetuto, sillabandolo, tre volte – e fissa un orario ben diverso da quello dichiarato dal maresciallo Calanchi: le 10.40.

 

 

 

Rapimento-Omicidio - Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Biondino Spider Rossa - Biondino.org - a

L’articolo del Secolo XIX, pubblicato l’8 maggio 1971, con il racconto del padre di Milena Sutter sulla telefonata del rapitore della ragazzina

 

 

Sequestro di Milena Sutter: quella telefonata che la stampa credette autentica

La discrepanza che emerge non si limita e non si esaurisce nelle due versioni di Luigi Calanchi e Arturo Sutter.

Si traduce – osserva Solano – in qualcosa di più ampio: in quel rapporto ambiguo che intercorre tra la giustizia e i media.

Per avere un quadro più chiaro e completo, Graziana Solano nella sua ricerca si sofferma sul ruolo che la stampa dell’epoca assume all’interno del caso Sutter.

“Nella mia ricerca ho analizzato i testi relativi all’orario, comparsi su due quotidiani genovesi nel 1971: il Lavoro, il Secolo XIX e il Corriere Mercantile.

Dallo studio dei giornali emerge che “la stampa dell’epoca non si preoccupa a dovere circa la pubblicazione di un orario preciso“.

Di qui l’ipotesi iniziale di una superficialità, da parte della stampa, nell’indicare i minuti successivi alle 10.

“Alla presunta scarsa accuratezza dei media nel fornire informazioni su un caso di cronaca nera”, spiega Solano, “si è affiancata, dall’altro lato, la totale precisione del maresciallo Calanchi, il quale riferisce un orario che spacca il minuto’: le 9.34”.

Il secondo elemento analizzato poi nella tesi di Solano è quello delle descrizioni relative alla voce e alle modalità di esposizione della richiesta di riscatto.

Per il maresciallo Calanchi le parole del rapitore sono “sillabate” e ripetute più di una volta. Nelle dichiarazioni di Arturo Sutter – riportate dal Secolo XIX – quanto dice la voce del sequestratore è incomprensibile.

Facendo un focus sulle parole del padre di Milena c’è da osservare come sia improbabile che Arturo Sutter distorca volontariamente il riferimento orario della telefonata, osserva Solano nella sua ricerca.

Dall’altro lato non ha fondamento neppure l’ipotesi che l’emozione di un padre – nel ricevere la telefonata – sia causa di un suo errore di comprensione.

E’ insomma improbabile che la paura e l’ansia, conseguenti alla scomparsa di Milena, abbiano portato Arturo Sutter a trasformare in “incomprensibili” parole scandite per ben tre volte.

 

 

Cold Case Milena Sutter - Sequestro e omicidio

Fu davvero un sequestro per motivi di denaro, quello ai danni di Milena Sutter?

 

 

Va poi ricordato che Sutter era un imprenditore di grande capacità ed esperienza, abituato quindi a gestire situazioni complesse. Anche se la scomparsa di una figlia ha certo connotazioni di tensioni inedite, resta poco credibile credere che il padre di Milena sia andato in confusione al punto da scambiare per indecifrabili le parole ripetute tre volte da chi telefonava.

Fondamentale poi il fatto, secondo Graziana Solano, che le dichiarazioni di Arturo Sutter compaiono sul Corriere Mercantile il giorno stesso della telefonata.

Al contrario, quelle del maresciallo Calanchi sono state rese per la prima volta, in fase istruttoria, nel novembre 1971. Sei mesi dopo l’evento.

Nella sua ricerca, Solano fa poi notare come il capo della Squadra Mobile, Angelo Costa, possa non essere estraneo alla “rettifica” dell’orario all’inizio indicato da Arturo Sutter. E poi fatto coincidere con quanto sostenuto dal maresciallo Calanchi.

 

 

libro Il Biondino della Spider Rossa

Il libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto da Laura Baccaro e Maurizio Corte

 

 

Nel libro “Il Caso Bozano”, scritto da Angelo Costa e dal giornalista Roberto Tafani e pubblicato nel 1976, le dichiarazioni di Arturo Sutter divergono da quelle riportate sui giornali nell’immediatezza del fatto. E coincidono puntualmente con l’orario fornito dal maresciallo Calanchi.

Viene insomma attribuito ad Arturo Sutter una versione che egli non ha mai sostenuto: ovvero che la telefonata del rapitore arrivò alle 9.34.

A fronte di questo, Graziana Solano nella sua tesi si interroga sul beneficio che la Squadra Mobile di Genova e la stampa locale avrebbero ottenuto dichiarando e pubblicando un orario diverso da quello riportato dal padre Milena, nell’immediatezza del fatto.

“La possibile risposta a tale domanda potrebbe risiedere nell’alibi di Lorenzo Bozano, l’uomo nel 1975 giudicato colpevole per il rapimento e la scomparsa di Milena”, dichiara Solano.

Se la telefonata è giunta a Casa Sutter alle 9.34, Lorenzo Bozano può essere il telefonista.

Se la telefonata è giunta a Casa Sutter alle 10.40, Lorenzo Bozano è estraneo al rapimento. O comunque alla telefonata. A quell’ora è infatti assieme alla sorella Iolanda, alla Camera del Lavoro per una questione sindacale.

Il focus sull’esattezza di quanto accaduto – con la chiamata del presunto rapitore – incide in modo determinante sul ruolo di Bozano in questa vicenda.

Se Bozano è estraneo alla telefonata, i casi sono due: ha un complice, rimasto sconosciuto per quasi 50 anni; oppure è innocente ed estraneo al fatto.

Chi telefona a Casa Sutter, infatti, è colui che sa dove si trova la borsa della scuola di Milena Sutter. Ed è colui che era presente al momento della morte della ragazzina; o sa comunque come sono andate le cose.

 

 

rapimento di milena sutter

 

 

La telefonata del rapitore e l’alibi di Bozano. Chi telefonò a casa dei Sutter?

Lorenzo Bozano, alle 10.40 del 7 maggio 1971 – ora dichiarata da Arturo Sutter per la telefonata dei rapitori – ha un alibi: verso le ore 10 si trova a casa della madre, Agata Noris.

Il suo alibi crolla se l’effettiva telefonata arriva a casa Sutter alle 9.34, ora in cui Bozano è da solo.

I casi, quindi, sono tre:

  • se la telefonata del rapitore arriva a Casa Sutter alle 10.40, come dichiarato da Arturo Sutter, Bozano è estraneo al caso. Oppure ha un complice;
  • se la telefonata del rapitore arriva a Casa Sutter alle 9.34, allora Arturo Sutter si è sbagliato;
  • se ha ragione Arturo Sutter e Bozano non ha un complice, Lorenzo Bozano è estraneo al delitto ed è innocente

Che Lorenzo Bozano bene si presti ad essere coinvolto lo dicono le narrazioni – in parte fondate, per molta parte fantasiose – fatte dagli avvocati di Parte Civile e dagli stessi inquirenti.

Bozano, come definito nel libro di Laura Baccaro e Maurizio Corte, rappresenta il “perfetto colpevole”: .

Il giovane della spider rossa ha alle spalle ha piccoli precedenti, un’infanzia tormentata, si diletterebbe a palpeggiare ragazzine.

La sua spider rossa viene vista più volte davanti alla scuola frequentata da Milena.

Bozano possiede un’attrezzatura da sub. Ha una cintura da sub simile a quella trovata sul corpo di Milena.

Bozano ha anche scritto un piano di rapimento e di occultamento di un cadavere.

Le narrazioni giudiziarie ce lo presentano come un bugiardo cronico.

Sorge allora un legittimo sospetto, causato dalla confusione che si è fatta sugli orari di quella telefonata del 7 maggio 1971 a Casa Sutter.

La Questura di Genova potrebbe aver fatto il processo opposto a quello che David Canter, padre della Psicologia Investigativa, insegna.

La Questura, anziché prendere in analisi le varie prove, ricostruire il crimine e risalire al colpevole, potrebbe aver preso di mira un facile sospettato, qual è Bozano.

Potrebbe aver messo insieme scarni elementi probatori, poggiandoli su un insieme di illazioni, per poi creare il profilo di un perfetto colpevole.

Quanto ai giornali genovesi, si sarebbero prestati – in parte in buona fede, in parte alimentati da un Narratore occulto – a raccontare quella versione di comodo.

Il primo risultato giudiziario, però, è deludente. E smentisce la Questura, gli avvocati di Parte Civile, i giornali colpevolisti.

La Corte d’Assise di Genova, alla fine del processo di primo grado, nel 1975 assolve Bozano per “insufficienza di prove”.

 

 

Sequestro e omicidio di Milena Sutter - condannato Lorenzo Bozano - biondino spider rossa

 

 

Rapimento Milena Sutter: troppi errori in una storia che tutti hanno creduto vera

E’ inquietante – e al contempo interessante – notare come i media possano distorcere la realtà.

I media, ce lo dicono gli studi sulle teorie delle comunicazioni di massa (si vedano i testi di Wolf, McQuail e Ball Rokeach-DeFleur), rimodulano i significati delle parole.

“Assolto per insufficienza di prove” suona come se l’imputato sia colpevole, ma senza se ne possa dimostrare la responsabilità.

Di fatto, l’insufficienza di prove – almeno nel caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano – ha un solo significato: le prove contro Lorenzo Bozano sono insufficienti.

In secondo grado, Lorenzo Bozano – alla fine del processo del 1975 – viene condannato all’ergastolo.

Ma questo è un altro capitolo. Questa è un’altra “creazione” del Narratore che ha ispirato tutta questa storia dai mille angoli inesplorati. E dalle tante verità celate.

 

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

 

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