5. Sequestro di Milena Sutter: il “rapitore” sbaglia il numero di telefono

il sequestro di milena sutter e la telefonata del rapitore

Il sequestro di Milena Sutter e la telefonata del rapitore, nel maggio del 1971 a Genova, presentano alcune anomalie.

Secondo la giustizia italiana, Lorenzo Bozano è il rapitore della ragazzina che, uscita dalla Scuola Svizzera alle 17, è sparita nel nulla.

Il corpo di Milena Sutter è stato poi ritrovato, due settimane dopo, al largo di Priaruggia, un’insenatura pochi km a est del porto di Genova.

Vediamo cosa accadde. Nel farlo, togliamo dalla scena Lorenzo Bozano: la sua figura ingombrante distrae.

La figura di Bozano non consente, infatti, di concentrarsi sui dati di realtà. Ci distrae con un un movente – il rapimento della ragazzina – che è solo un’ipotesi. Non è una certezza.

Il sequestro di Milena Sutter e la telefonata del rapitore si susseguono nell’arco di circa 18 ore.

Il presunto rapimento della ragazzina avviene dopo le ore 17 del 6 maggio 1971. Le telefonate del presunto sequestratore sono della mattina successiva, il 7 maggio.

Alle 10.40 di venerdì 7 maggio, 17 ore e mezza dopo la sparizione di Milena, a casa Sutter arriva una chiamata. Al telefono, una voce maschile dichiara: “Se vuole vedere Milena viva, 50 milioni prima aiuola Corso Italia”.

I giornali danno con precisione l’ora della chiamata e il contenuto del messaggio. Possiamo così inquadrare il sequestro della ragazzina e la chiamata del bandito in una cornice temporale definita.

A confermare l’ora della telefonata è il papà della ragazza scomparsa, Arturo Sutter, che è una fonte primaria. L’industriale afferma però di non avere capito bene le parole del rapitore; ma si dice disposto a pagare.

Il sequestro di Milena Sutter e la telefonata del rapitore: errori e dubbi

Nelle settimane successive il 7 maggio, l’orario della telefonata del rapitore viene arretrato alle ore 9.34. Dai giornali scopriamo poi che le telefonate del sequestratore furono due.

La prima chiamata è stata fatta al nonno di Milena, Adolfo, che abita di fronte alla villa dei Sutter.
In sostanza, elemento sconcertante, il rapitore… ha sbagliato numero.

L’ha fatto apposta? Difficile pensarlo, dato che un rapitore sa chi sequestra e si prepara in anticipo il numero di telefono dove chiamare.

Come ci ricorda David Canter, padre della Psicologia Investigativa, un sequestratore per motivi di danaro interpreta il ruolo del “professionista”: lucido, determinato, interessato soltanto a incassare il riscatto.

Il sequestratore di Milena sbaglia quindi numero di telefono. Non solo: dopo quel messaggio non si interessa più del riscatto.

E’ mai possibile che un sequestratore, interessato ai soldi, molli la presa senza motivo alcuno?

Della telefonata al nonno della ragazzina non vi è traccia nelle sentenze. Non vi è traccia in quella del giudice istruttore, che rinvia Lorenzo Bozano a giudizio. E non vi è traccia nelle sentenze alla fine dei processi di primo grado e d’appello.

Con Erving Goffman, il sociologo che ha scritto Frame analysis, possiamo affermare che quella del sequestro di persona è solo una possibile “chiave di lettura” della vicenda di Milena Sutter. Una cornice interpretativa. Un “frame”, appunto.

Goffman ammette l’origine sociale e culturale dei “frame”. E sottolinea la pratica di negoziarli di continuo, in maniera esplicita o implicita.

Nel caso del presunto sequestro e omicidio di Milena Sutter, il “frame negoziato” è quello del rapimento a scopo di estorsione.

Vi è il sospetto che per far combaciare l’ipotesi del rapimento con i movimenti di Lorenzo Bozano nella mattina di venerdì 7 maggio, quando arriva la telefonata alla villa dei Sutter, qualcuno abbia aggiustato l’orario della chiamata.

Il sequestro di Milena Sutter e la telefonata del rapitore, messi assieme, formano infatti una narrazione suggestiva a una lettura ingenua. Ma che mostra tutte le proprie fragilità quando si entri nei dettagli.

Vi sono insomma tutti gli elementi per interrogarsi sulla fondatezza della tesi del sequestro a scopo di estorsione.

Dubbi che sia i giornalisti, che un investigatore di spessore come Angelo Costa (capo della Squadra Mobile di Genova) hanno peraltro coltivato nei giorni che precedettero il ritrovamento in mare del corpo della ragazzina.

Su questo argomento vi è un’analisi puntuale nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Il sequestro di Milena Sutter e la telefonata del rapitore trovano spazio, infatti, nel capitolo sui “nodi del caso”. Quei nodi che, una volta sciolti, fanno vedere la vicenda da una diversa angolazione.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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