Sul caso di Milena Sutter (6 maggio 1971) la ricostruzione dell’affondamento in mare della vittima non sta in piedi.

Vi è un Grande Narratore che racconta la sua storia sul (presunto) sequestro e (presunto) omicidio di Milena Sutter, a Genova, giovedì 6 maggio 1971.

Una serie di elementi mi fa pensare che vi sia stato anche un “assistente alla sceneggiatura”. Un co-autore abile nel costruire storie. Uno storyteller, insomma.

Il Grande Narratore è il giudice istruttore, Bruno Noli.

A lui hanno attinto i giornali, dal 1972 a oggi, nel presentare la vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, l’unico indagato e l’unico imputato del caso.

Al giudice Noli hanno attinto, a piene mani, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Genova, che nel maggio del 1975 condannano Bozano all’ergastolo.

Non so se abbia ragione il giudice istruttore Noli – fine e preparatissimo inquirente – nel considerare Lorenzo Bozano colpevole.

Non essendo un innocentista, non mi sento di affermare di sicuro che il rinvio a giudizio di Bozano, nel maggio del 1972, sia stato un errore.

L’analisi che il giudice Noli fa della vittima, Milena Sutter, è peraltro molto acuta.

Alcuni passaggi della sua sentenza sono magistrali e rivelano un grande acume. Quella competenza che è stata sempre riconosciuta al giudice Noli.

Vi è però un passaggio fondamentale in cui il giudice Noli non ha ragione: cosa accadde e come tutto accadde fra la presunta ora della morte di Milena Sutter (le ore 18 del 6 maggio 1971) e il tempo dell’affondamento in mare del suo giovanissimo corpo senza vita (la notte che porta al 7 maggio).

Cold Case - Medicina Legale - Sequestro e omicidio Milena Sutter - 1971

 

Milena Sutter, cosa accadde secondo il giudice istruttore

Nella sentenza con cui rinvia a giudizio Lorenzo Bozano, il giudice istruttore Noli scrive: “Sappiamo pertanto che Milena è stata praticamente uccisa dopo la sua scomparsa, avvenuta alle ore 17 del 6 maggio 1971″.

Poi aggiunge: “E’ stata uccisa con un’azione violenta ed improvvisa di afferramento al collo. II suo cadavere è stato subito dopo soppresso, mediante ‘affondamento’ in mare, la notte stessa, congruamente zavorrato”.

“Solo dopo l’uccisione e la soppressione del cadavere il responsabile ha telefonato alla famiglia chiedendo il riscatto”, scrive ancora il giudice istruttore. “E fornendo contestualmente le prove della disponibilità fisica della vittima”.

Sulle prove della disponibilità fisica della vittima, il giudice fa riferimento al messaggio telefonico giunto alla villa dei Sutter la mattina del 7 maggio 1971: “Se volete Milena viva cinquanta milioni prima aiuola corso Italia”.

“II delitto è stato compiuto con modalità assolutamente anomale, quali l’immediata uccisione della vittima e soppressione del suo cadavere prima ancora della richiesta di riscatto. E con una concentrazione massima dell’azione criminosa: circostanze tutte eccezionali nei casi di sequestro per estorsione”, sottolinea il giudice istruttore.

Sull’ora e le cause della morte di Milena Sutter sappiamo che la perizia medico-legale dei professori Franchini e Chiozza non ha fondamento scientifico.

Il lavoro dei due periti, infatti, è scrupoloso – anche se non completo – nella parte descrittiva dello stato del corpo. Mentre è fallace nell’individuare come, quando e perché la ragazzina è morta.

Sulla telefonata del “rapitore”, nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto con la criminologa Laura Baccaro, ho messo in evidenza i dubbi. E ho contestato la ricostruzione.

Il tema delle due telefonate (non una soltanto) del presunto rapitore, giunte alla famiglia di Milena la mattina del 7 maggio 1971, viene trattato in un lavoro di ricerca di Graziana Solano, con tutti i dubbi del caso.

Quello che qui mi interessa evidenziare è la ricostruzione che il giudice istruttore fa dell’affondamento in mare del corpo senza vita della vittima.

Scrive il giudice Bruno Noli che il cadavere della vittima fu “affondato in mare quella stessa notte tra il 6 ed il 7 maggio”.

E aggiunge che “il trasporto in mare e l’affondamento presumibilmente
impegnava già l’esecutore nelle prime ore di quella notte del 6 maggio”.

All’affondamento del cadavere si provvide subito, la notte stessa che seguì la morte”, afferma il giudice Noli.

“D’altronde, essendo Milena certamente morta il pomeriggio del 6 maggio, sarebbe illogico pensare che se ne fosse procrastinata, oltre la notte, la soppressione del cadavere“, sostiene il responsabile dell’istruttoria sul Caso Sutter.

Cold Case - Medicina Legale - Milena Sutter - Cause della Morte

 

La notte fra il 6 e 7 maggio 1971: cosa non può essere accaduto

Il giudice istruttore – sulla base della perizia medico-legale di Franchini e Chiozza – fissa fra le 17.30 e le ore 18 la morte di Milena, per una mano omicida individuata in quella di Lorenzo Bozano.

Lo stesso Bozano, secondo la ricostruzione del giudice Noli, ha messo il corpo di Milena nel bagagliaio della spider rossa. Ed è andato sul Monte Fasce, per cercare di sotterrarlo.

Già il fatto che un subacqueo, a Genova, scelga di seppellire un corpo in montagna anziché in mare è quanto meno strano.

Che poi lo faccia dovendo scavare nel pietrisco, è ancor più strano.

Che poi lo scavo lo faccia un giovane, Bozano, considerato uno che non aveva voglia di lavorare e sulle mani del quale non sono rinvenuti calli di alcun genere, è un’ipotesi che non ha fondamento alcuno.

Bozano, stando al giudice istruttore, arriva sul Monte Fasce, vuole seppellire il corpo della vittima. Poi vi rinuncia.

Bozano ridiscende a Genova, ancora con il corpo della vittima nel bagagliaio, secondo il giudice istruttore. Sono circa le 20.

Alle 22 di giovedì 6 maggio sappiamo che Lorenzo Bozano va a trovare il padre, Paolo Bozano, che sta guardando la Tv, per chiedergli dei soldi.

In quel momento, il corpo di Milena Sutter è nel bagagliaio della spider oppure occultato in qualche nascondiglio. Così la pensa il giudice istruttore Noli.

Quello che ci interessa è che il corpo è in una posizione fisica diversa da quella che potrebbe assumere stando in mare.

Quando un corpo muore, si formano le “lividure cadaveriche” (le “ipostasi”) là dove il sangue, che non circola più, si depone. E si depone nelle zone declivi, per la forza di gravità.

Le ipostasi, ci dicono i testi di Medicina Legale, indicano la posizione del corpo.

Si fissano, in via definitiva, dopo 10-12 ore. La variazione temporale è in funzione delle cause del decesso e della conseguente liquidità del sangue.

Prima di fissarsi, le ipostasi possono, infatti, migrare se il corpo viene messo in una posizione differente.

Un esempio è il caso di una persona che si toglie la vita impiccandosi.

Se i famigliari, trovato il corpo, lo distendono supino su una superficie piana abbiamo due possibilità:

  • le lividure cadaveriche (ipostasi) si collocano nella parte posteriore del corpo, là dove il sangue va a depositarsi, a condizione che lo spostamento avvenga prima che siano trascorse almeno 10-12 ore dal decesso della persona;
  • le lividure cadaveriche restano alla base dei piedi, indicando che il corpo era in posizione eretta al momento del decesso per impiccagione, se il corpo viene spostato a distanza di almeno 10-12 ore dal decesso

Se le ipostasi, che ci indicano la posizione del corpo nel post-mortem, si fissano dopo 10-12 ore, come indicano gli studi di Medicina Legale, abbiamo un dato inconfutabile.

Nel caso in cui la vittima  sia stata gettata in mare prima di 10-12 ore dalla morte, sul suo corpo vi debbono essere lividure cadaveriche compatibili con la posizione del corpo in acqua.

Un corpo in acqua di solito assume una posizione prona. Nel caso della vittima di questo caso, il corpo viene trovato in posizione supina.

In questa vicenda, senza che – per rispetto della vittima – entri nei dettagli, la perizia medico-legale di Franchini e Chiozza ci dice che il corpo fu gettato in mare con le ipostasi già fissate.

Le ipostasi, stando alla perizia su questo caso, ci dicono che la vittima rimase, senza vita, a lungo (12 ore o, forse, molte di più) in posizione supina su un piano e in un ambiente temperato.

Milena-Sutter-Rapimento-e-omicidio-Lavoro-Genova-6-maggio-1971 -

 

Gli orari del giudice istruttore sulla notte fra 6 e 7 maggio 1971

Il giudice istruttore, Bruno Noli, afferma che Milena Sutter fu gettata in acqua, senza vita, con il favore delle tenebre, nella notte fra il 6 e il 7 maggio 1971.

Facciamo, allora, un po’ di calcoli.

Se Bozano è l’autore del delitto e ha fatto quanto gli viene imputato dal giudice istruttore – e quanto poi gli viene addebitato con la condanna del 1975 – ha avuto 6 ore e 30 minuti di tempo.

Sei ore e 30 minuti per portare il corpo della vittima dal nascondiglio dove si trovava (spider, garage o altro luogo) a una località a est del porto di Genova.

A est del centro di Genova perché è ad est che verrà trovato due settimane dopo.

Da quella località, Bozano avrebbe dovuto portare il corpo al largo a nuoto – stando al giudice istruttore – e gettarlo in mare senza rischiare di essere visto.

Perché Bozano ha un tempo massimo di sei ore e 30 minuti?

Perché, da una parte, abbiamo questo dato: alle ore 22, il giovane Lorenzo va a chiedere dei soldi al padre Paolo Bozano.

Invece, dall’altra parte, sappiamo che alle 4.30 del mattino del 7 maggio, a Genova, la notte è già finita da un po’.

E, specie sul mare, non si gode più dell’oscurità per scaricare il corpo dalla spider e affondarlo al largo.

Il “crepuscolo civile”, il mattino del 7 maggio 1971, a Genova, ha avuto inizio alle ore 4.30. Ora solare. Nel maggio del 1971 l’ora legale entrerà in vigore alla mezzanotte del 23 maggio.

Quali le condizioni di luce alle ore 4.30 del mattino? Il crepuscolo civile ha inizio quando il cielo è ormai ben chiaro e gli oggetti possono essere visti a distanza anche senza illuminazione artificiale.

Siamo insomma in piena visibilità, specie in mare dove non vi sono ostacoli di tipo naturale come alberi o edifici.

Si possono spegnere le luci artificiali e gli oggetti sono bene distinguibili nella luce naturale.

Alle ore 5.03 ha poi inizio il “crepuscolo ufficiale”.

Se prendiamo in considerazione il “crepuscolo nautico” del mattino, a Genova, il 7 maggio 1971, ha avuto inizio addirittura alle ore 3.51. Ora solare.

Con il crepuscolo nautico vi è un inizio di visibilità, perché la notte è già finita. Ma non siamo ancora in piena luce.

E’ possibile essere notati da qualcuno. Non si ha il favore della notte e delle tenebre.

Quella notte, poi, vi era una “mezza luna” che poteva illuminare la superficie marina.

Questo crepuscolo è chiamato “nautico” perché permette di vedere la linea dell’orizzonte ma nello stesso tempo anche le stelle.

Il poter vedere sia la linea dell’orizzonte che le stelle, consente così a chi naviga di calcolare la posizione della nave in mare (sulla carta nautica) con uno strumento chiamato “sestante”.

Vi è anche il “crepuscolo astronomico”, che al mattino viene prima del nautico, ma qui siamo ancora con una prevalenza di oscurità. Per cui ci si può muovere in mare senza essere notati.

Possiamo così affermare che il 7 maggio, a Genova, Lorenzo Bozano avrebbe avuto il favore della notte sino alle ore 3.51.

Alle 4.30, in ogni caso, Bozano sarebbe stato pienamente visibile in mare mentre – stando al racconto del giudice istruttore – dotato di tuta da subacqueo portava al largo il corpo della vittima.

Dove sia avvenuta l’immersione del corpo di Milena Sutter in mare non è dato saperlo.

E’ possibile, ma è solo una ipotesi, che l’operazione sia avvenuta nella zona di Nervi, a est quindi di Genova.

Milena Sutter - Genova - 1971 - la ricostruzione del sequestro e omicidio - giudice istruttore - blog IlBiondino.org - Agenzia Corte&Media

L’affondamento in mare e i segni sul corpo della vittima

Non è quindi possibile che Lorenzo Bozano (o chi altri) possa avere gettato in mare il corpo di Milena Sutter “nel corso della notte” – come sostiene il giudice istruttore – quindi con il favore delle tenebre.

A meno che non chiamiamo “notte” il “crepuscolo”; così come è stata chiamata “bambina” – manipolando le parole – una ragazzina di 13 anni.

L’elemento che smentisce quanto scrive il giudice Noli, e viene fatto proprio in sede di Corte d’Assise d’Appello, è la discrepanza fra l’oscurità in cui l’affondamento in mare sarebbe avvenuto e le ipostasi.

Ci vogliono 10-12 ore perché le ipostasi si fissino

Lorenzo Bozano, secondo il giudice istruttore, rientra a Genova dal Monte Fasce – con il corpo della vittima nel bagagliaio della sua spider – intorno alle ore 20.

Possiamo, con più precisione, affermare che il rientro di Bozano in una zona di Genova dove custodire il corpo di Milena Sutter (il garage di Villa Bozano o un edificio poco distante) non può essere avvenuto prima delle 20.15.

Secondo il giudice istruttore, Bozano sarebbe stato visto da una testimone, sul Monte Fasce, alle ore 19.30.

E’ allora fondato ritenere che Bozano, se la ricostruzione giudiziaria è vera, abbia collocato la vittima in un nascondiglio non prima delle ore 20.30.

Alle ore 22 del 6 maggio è con il padre Paolo, a Villa Bozano.

Bozano tiene – sostiene il giudice istruttore – il corpo di Milena in un nascondiglio (spider o locale che sia).

Perché la vittima arrivi ad avere le ipostasi fissate come rilevato dalla perizia medico-legale di Franchini e Chiozza sul corpo di Milena, occorre che si trovi in posizione supina, in un locale asciutto.

Il corpo, alle ore 20.30, deve quindi essere stato spostato dalla spider e collocato in un locale in possesso di Lorenzo Bozano. Altrimenti le ipostasi sarebbero state rinvenute sui fianchi, in sede di autopsia.

Il dato sulle ipostasi – e su cosa esse significhino – viene trascurato, assieme ad altri, dal giudice istruttore e dagli inquirenti.

I periti Franchini e Chiozza vi dedicano due righe, nella loro perizia.

Questo vuol dire che il corpo deve stato essere gettato in mare non prima di 10-12 ore dal momento in cui Bozano sposta il corpo in un locale dove metterlo supino.

Possiamo affermare che, in via d’ipotesi, Bozano abbia avuto un locale mai scoperto dagli inquirenti, dove custodire il corpo.

Perché le ipostasi si fissino, occorre allora che Bozano sposti il corpo dal locale, collocandolo nel bagagliaio della spider, fra le ore 6.30 e le ore 8.30 di venerdì 7 maggio 1971.

Gettare un corpo in mare, vestito da sub, in quella fascia oraria vuol dire esporsi alla vista di passanti, pescatori, persone che camminano lungo la costa.

Un’azione non coerente con il modus operandi di un sequestratore e assassino che ha progettato tutto con cura e astuzia.

Possiamo stimare in almeno un’ora l’operazione:

  • collocamento del corpo nella spider,
  • spostamento in auto da Villa Bozano a una località marina appartata,
  • l’indossare la tuta da sub,
  • affondare in mare, a nuoto, il corpo,
  • rientro a riva

Dopo tutte queste operazioni, arriviamo a un’orario compreso fra le ore 7.30 e le 9.30 di venerdì 7 maggio.

A Bozano, stando al giudice istruttore, ora resta da fare la telefonata per chiedere il riscatto di 50 milioni di lire (meno di mezzo milione di euro di adesso).

La telefonata del rapitore è registrata, ci dice il maresciallo di polizia che la ascolta.

Quindi Bozano deve avere con sé un registratore (mai trovato), una cassetta registrata.

E Bozano deve trovare un telefono pubblico, a gettoni, da cui telefonare alla famiglia Sutter.

Un telefono che, per poter far sentire la registrazione del messaggio con il ricatto, non può essere che in una cabina telefonica.

Bozano non ha un telefono suo e, in ogni caso, un telefono privato rischierebbe di essere intercettato dalla polizia.

Alle 9.34 del 7 maggio, sostiene il giudice istruttore Noli, Lorenzo Bozano telefona alla casa dei Sutter. E lancia il ricatto: 50 milioni in cambio di Milena.

Intorno alle ore 10, poi, sappiamo che Lorenzo Bozano è con la sorella Iolanda, per portarla a discutere una causa di lavoro.

Se, paziente lettore, fai quattro conti, ti rendi conto che i casi sono due:

  • Lorenzo Bozano è un mago;
  • il giudice istruttore ha raccontato una storia affascinante, ma non vera

Questo non significa che Bozano sia innocente.

Significa che il Grande Narratore ha raccontato una storia non vera.

E per chi, come me, ama la verità sostanziale dei fatti una “storia non vera” è una storia inventata.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

COMPRA IL LIBRO SU AMAZON
(su carta oppure in ebook)

“Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”