Lorenzo Bozano è colpevole o innocente? La prevedibile domanda…

Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa

La prima volta che parlai con Lorenzo Bozano fu al telefono. Gli avevo scritto, grazie a un’associazione, al carcere di Porto Azzurro. Con molta cortesia, Bozano mi aveva risposto.

Colsi subito, nella sua email come poi nel suo modo di porsi, quello che i genovesi colpevolisti di una certa alta fascia sociale non ammetteranno mai: Lorenzo Bozano non era un mio pari. Lorenzo Bozano non era figlio di un meccanico come me.

Lorenzo Bozano era un figlio della borghesia genovese-medio alta.

Se vogliamo scherzarci su, in un dramma dove ho riso poche volte, possiamo ricordare che anche Bozano tifa Genoa. Come tantissimi di quelli che vengono da una certa classe sociale.

Bozano mi chiamò a settembre del 2010 al giornale L’Arena di Verona. Il centralinista, Mario S., sempre molto efficiente e disponibile, mi passò subito la telefonata nella saletta riservata del giornale.

Parlammo del più e del meno. Notai una grande dignità di Bozano nel porsi verso gli altri. Non sentii supponenza. Non sentii l’umiliazione di decenni di galera. Non sentii l’aria algida e indifferente che tanti giornalisti gli attribuirono a suo tempo.

Lorenzo Bozano diede subito quello che, nel 1971, sarebbe stato uno scoop: l’ammissione che lui sì, lui in via Peschiera ci andava. Si fermava. Guardava le ragazze dei corsi superiori. Sperava che qualcuna si avvicinasse e abboccasse. Non era certo un pappagallo…

Bozano parcheggiava la spider rossa come gli pareva. Una macchina vistosa attira le ragazze carine.

Le donne, si sa, si sciolgono davanti a una spider. Non la pensano così i figli della buona borghesia di ogni città? Possono sbattersene delle regole, loro. Possono sbattersene della buona educazione e del codice della strada. Tanto paga papà.

Il metodo di lavoro: il rapporto con Lorenzo Bozano

Non volli ricavare alcuna impressione dalla telefonata con Lorenzo Bozano, con cui ho avuto poi uno scambio di lunghissime lettere. A cui ho posto centinaia di domande. Al quale ho scritto centinaia di pagine. E da cui ho avuto centinaia di pagine in risposta.

La collezione delle lettere con Bozano occupa una spanna nella mia libreria. Dovessi rileggerle, non vi troverei nulla che già non so. Sono quasi tutte interviste strutturate: io ho posto la domanda, lui mi ha dato la sua risposta.

Nessuno scoop, a parte via Peschiera. Niente di nuovo sull’alibi. Le sue ragioni ribadite tante volte.

Sono comunque affezionato a quella corrispondenza. Molto affezionato. Perché? Per tre buoni motivi.

Ho conosciuto “l’uomo Bozano”. Senza giudicarlo.

Il primo motivo è che posso dire di avere conosciuto un uomo: Lorenzo. Una persona. Con la sua dignità. Misurato. A modo.

I suoi detrattori direbbero che è un eccellente attore. Io posso dire che gli attori li so riconoscere. E che di attori “dalla parte giusta” del dramma ne ho conosciuti parecchi, in questo caso di Milena Sutter.

Il secondo motivo, per cui sono affezionato a quella corrispondenza, è che è un lavoro onesto. E’ un modo limpido di porsi verso l’Altro diverso da noi. Non ho mai voluto giudicare Lorenzo Bozano. Non è il mio mestiere. Non è nelle mie corde. Non ho il titolo per farlo.

“Tu, Lorenzo, sai la verità”, gli dissi un giorno, guardandolo. “Tu sai se Milena è morta in un modo diverso da come hanno scritto i giudici. Se davvero sei innocente o colpevole, è una cosa che riguarda il tuo rapporto con Dio (se sei credente) e con la tua coscienza. Che diritto ho io di dire: ti considero colpevole o innocente?”.

Una cosa è certa. Lorenzo Bozano ha pagato – in parte anche per colpa sua – un prezzo sproporzionato a un delitto su cui la Scienza non ha saputo dire parole di certezza e verità.

Certo, non ci fosse stato il caso del 1997 a Livorno, ora Bozano sarebbe in altre condizioni. Se non fosse stato condannato per molestie sessuali, staremmo qui a scrivere una storia diversa.

La storia non si scrive con i “se”. E la storia del 1971 non cambia a seconda che Bozano, nei decenni successivi, sia stato un onesto cittadino o un delinquente. La storia di Milena Sutter ha un suo inizio e – purtroppo – una sua fine. E’ su quella che si deve ragionare.

Innocentista o colpevolista? Il problema è un altro…

Il terzo motivo per cui sono orgoglioso di quella corrispondenza con Lorenzo Bozano è che non sono mai stato colpevolista o innocentista. E’ un tema che non mi ha mai appassionato.

Non mi sono mai chiesto, nel profondo della mia anima, se l’uomo che incontravo avesse avuto fra le mani quella ragazzina, Milena, persa nei sogni della sua età.

Ho amato (e amo) profondamente quella giovane donna, per quello che è stata. Come una sorella. Come una figlia. Quante volte ho proiettato nella mia mente la scena di lei che esce da scuola. Quante volte ho sperato che tutto andasse in altro modo.

Innocentista o colpevolista? Ma Bozano, secondo lei, è colpevole o innocente? Mi sono sentito ripetere quelle domande dozzine di volte. E ogni volta ho tirato un sospiro di sollievo e ho pensato: “No, non sono mai stato un uomo di partito. Neppure oggi parteggio per l’innocenza o la colpevolezza”.

A una lettura ingenua del caso di Milena, non posso negarlo: pure io sarei colpevolista. Il “lettore ingenuo Maurizio”, ebbene sì, sarebbe colpevolista.

Il racconto perfetto sul “Perfetto Colpevole”

Il racconto sulla vicenda di Milena Sutter è perfetto. Il giudice istruttore Noli è un letterato che usa un verbo – “sovvenire” – introdotto da Alessandro Manzoni.

Possiamo definire il giudice Noli un eccellente “storyteller”. Tanto che la Corte d’Assise d’Appello ha saccheggiato a piene mani dal suo racconto.

Possiamo, oltre ogni dubbio, affermare che Bozano poteva essere messo all’ergastolo anche senza processo. I processi non hanno tolto o aggiunto nulla al rapporto di Polizia e Carabinieri dell’agosto del 1971.
L’aula del tribunale, a Palazzo Ducale, è stata solo una rappresentazione di ciò che era già stato scritto.

Vecchio rito processuale? Vecchio rito processuale. Se lo hanno cambiato, ci sarà pure un buon motivo, verrebbe da pensare a noi ingenui lettori delle carte giudiziarie.

E lo studioso, cosa pensa di Lorenzo Bozano? E’ colpevole o innocente? Lo studioso non prende posizione. Si arrende ai fatti, alla Scienza, ai dubbi. Lo studioso si arrende – lo voglia o meno – ai conti che non tornano.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media
(Diario di Bordo-4 / continua)

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2018-09-05T18:16:43+00:00Diario|