Lorenzo Bozano - sequestro e omicidio milena sutter - ilbiondino.org

 

Fin dall’inizio del Caso Sutter, Lorenzo Bozano è considerato colpevole a prescindere da quanto risulta dalle indagini.

C’è un pregiudizio su di lui come mentitore, manipolatore, persona violenta e come individuo che mira al guadagno.

Oltre a questo sono presenti le caratteristiche – tratteggiate senza il supporto di studi scientifici – del maniaco sessuale.

La descrizione di Lorenzo Bozano muta in funzione delle esigenze argomentative di colpevolezza degli inquirenti e dei giudici.

Lorenzo Bozano ha le caratteristiche del «mostro» e del «capro espiatorio».

A dirlo è la ricerca condotta da Laura Leonesio nell’ambito della sua tesi di laurea. Tesi discussa nell’anno accademico 2011-2012 all’Università degli Studi di Verona.

La tesi di Leonesio è arrivata a conclusione del corso di laurea magistrale in Editoria e Giornalismo.

E’ da quella tesi che ha preso avvio la ricerca universitaria su cui si basa il libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

 

 

 

Lorenzo Bozano: come i giornali genovesi hanno trattato il giovane sospettato del Caso Sutter

Nella trattazione giornalistica del caso di Milena Sutter – scrive Laura Leonesio – è emersa una sostanziale omogeneità nella copertura della vicenda, da parte dei tre quotidiani genovesi analizzati nel periodo di maggio 1971: Secolo XIX, Corriere Mercantile (quotidiano del pomeriggio) e Lavoro (quotidiano socialista).

Le maggiori differenze fra i tre giornali si possono riscontrare nelle parti riguardanti la collocazione e la tipologia d’articolo su Lorenzo Bozano.

Il «Secolo XIX» è il giornale che ha pubblicato il maggior numero di articoli, mentre il «Corriere Mercantile» è quello con il numero minore.

Il fatto che la maggior parte degli articoli sul caso siano stati pubblicati in prima pagina dimostra l’alta notiziabilità del caso, l’interesse che la vicenda ha provocato sulla pubblica opinione e l’enfatizzazione di ogni sviluppo delle indagini sul caso da parte dei giornali.

Enfatizzazione che, al contrario di oggi, non avviene con forzature o enfasi nella titolazione, ma con l’utilizzo della collocazione (nella pagina e della pagina) del caso all’interno del giornale.

Il fatto che la tipologia di articolo preferita sia quella della cronaca, trova spiegazione nelle caratteristiche proprie del caso.

Il fatto di cronaca nera, con i suoi sviluppi nelle indagini, si presta a questo tipo di trattazione.

Merita di essere osservato, invece, il ricorso ampio dei giornali all’editoriale/commento e all’intervista.

Nel caso dell’editoriale/commento abbiamo uno strumento importante di orientamento della pubblica opinione e di presa di posizione del giornale.

Questo sta a significare l’alto significato del caso, che richiede un’interpretazione e l’esplicitazione dell’angolazione da cui la tratta il giornale.

Nel caso dell‘intervista, abbiamo il ricorso a uno strumento utile a far parlare i protagonisti del caso e del suo svolgimento (persone coinvolte, testimoni, inquirenti).

Il portare poi la voce dei lettori sul giornale, risponde a una serie di esigenze sentite dai giornali.

Vi è l’ascolto di quelli che sono considerati (a torto o a ragione) l’espressione della pubblica opinione.

Si vuole sottolineare la presa del caso sui cittadini; la considerazione del caso come “emblematico” rispetto a timori, paure, rischio del tessuto sociale genovese.

Vi è infine l’utilizzo della voce del pubblico per confermare prese di posizione nei confronti della vicenda e dei suoi protagonisti.

 

Il caso di Milena Sutter raccontato dal punto di vista della casa della vittima

Il fatto che gli articoli siano ambientati, là dove specificato, nella casa della vittima, nella strada o luogo pubblico, in questura, in carcere ci porta a una serie di considerazioni.

L’ambientazione nella casa della vittima – fa notare Laura Leonesio nella sua tesi – rivela un’intimità con il dramma dei famigliari.

Questa intimità contribuisce in modo determinante a far sentire, alla pubblica opinione, la vicenda come un evento che tocca tutti.

I lettori entrano nella casa di Milena e partecipano al dolore di una famiglia che diventa il dolore di una città.

E’ una città colpita al cuore nel suo aspetto più fragile e doloroso: quello di una ragazzina in cui si possono identificare tutte le ragazzine di Genova.

L’ambientazione nella strada o in un luogo pubblico evidenzia non solo la “pubblicizzazione” (il suo essere accaduto in un luogo aperto e pubblico) della vicenda.

Quell’ambientazione sottolinea anche il ruolo giocato dai cittadini nel caso Sutter.

I cittadini ricoprono un ruolo di testimoni di fatti collegati (o che si presume siano collegati) all’evento; il ruolo di commentatori; il ruolo di protagonisti, insomma, subito dopo i soggetti coinvolti (vittima e sospettato) e gli investigatori e i giudici.

La presenza della questura fra i luoghi di maggiore ambientazione dimostra il ruolo fondamentale svolto dalla squadra mobile, e dal suo noto e apprezzato capo, Angelo Costa, nella vicenda.

La questura è il luogo delle indagini, dei colpi di scena, dell’emergere della verità giudiziaria.

La questura è anche il luogo in cui si “fabbricano le notizie”, frequentato dai cronisti.

La questura è il soggetto che più ispira e condiziona quanto scrivono i giornali.

In un’epoca in cui gli avvocati difensori non facevano indagini alternative e non avevano pari opportunità e dignità rispetto alla pubblica accusa, la questura diventa il luogo principe della costruzione e della
diffusione – ufficiale e ufficiosa – della “verità” raccontata ai lettori.

 

Grafologia e Tipi di Scrittura - il piano di sequestro scritto da Lorenzo Bozano - caso Milena Sutter -

 

 

Lorenzo Bozano rappresentato attraverso l’ambiente del carcere

Il carcere, altro luogo di ambientazione degli articoli, ha una duplice valenza, nel racconto giornalistico e nel processo simbolico della vicenda Sutter.

Da un lato, il carcere condiziona anche a livello comunicativo l’espressione delle proteste di innocenza da parte dell’accusato, Lorenzo Bozano.

Bozano non può esprimersi come vorrebbe, specie durante i primi due mesi di isolamento.

Dall’altro lato, il carcere inficia ogni autorevolezza e attendibilità dell’accusato.

Chi allora era in carcere in attesa di indagini o di giudizio era considerato, nella vulgata popolare, comunque una persona coinvolta e presumibilmente autore di un qualche cosa di grave e illegale.

L’ambientazione in carcere – come del resto la questura – contribuisce a consolidare l’idea di colpevolezza dell’accusato.

 

Il ruolo della Questura genovese nelle indagini sul caso di Milena Sutter

I dati sulla “notizia principale” degli articoli – con la preponderanza delle indagini – dimostrano, se ve ne fosse bisogno, il ruolo svolto dalla questura genovese.

A quel tempo a fare indagini – specie quando non ci si poteva permettere investigatori privati – erano solo la polizia e i carabinieri.

La ricerca della verità sul caso e la sua narrazione sono così in mano, anche a livello comunicativo, agli inquirenti e al suo protagonista assoluto, il capo della squadra mobile, Angelo Costa.

Proprio Costa, non a caso, scriverà un libro sulle indagini e sui suoi esiti, in collaborazione con il giornalista Roberto Tafani.

Che il rapimento sia un altro elemento notizia importante conferma come la pista del sequestro, sostenuta in via ufficiale dagli inquirenti e poi dai giudici dei processi, sia stata l’unica battuta.

Infine, il ritratto dei protagonisti della vicenda conferma l’interesse dei giornali a far sentire ai lettori questo caso come un qualche cosa di “personale”.

Si tratta così di un caso da scandagliare e vivere anche attraverso la voce dei protagonisti.

Emergono chiari i tre protagonisti della vicenda: la vittima (Milena Sutter), com’è normale che sia, il sospettato (Lorenzo Bozano) e gli inquirenti (la questura,
soprattutto).

Il fatto che il sospettato sia trattato con un’intensità spesso pari a quella della vittima va oltre alla doverosa e normale attenzione verso il possibile colpevole di un crimine.

Bozano fa notizia per quello che è, per quello che rappresenta con la sua personalità (reale o presunta).

Abbiamo a che fare con un soggetto “altamente notiziabile” non solo in virtù del ruolo che recita (quello dell’indiziato, dell’accusato e poi dell’imputato).

Bozano fa notizia – rileva la tesi di Laura Leonesio – anche grazie alle caratteristiche che gli vengono attribuite (mentitore, persona sconcertante, maniaco sessuale, perdigiorno).

Questa considerazione della ricerca svolta dalla laureata in Editoria e Giornalismo all’Università di Verona si è confermata anche nel febbraio del 2019.

La concessione a Bozano della semilibertà ha suscitato un’eco mediatica che ha dell’incredibile.

A 48 anni di distanza dal caso è proprio lui, l’ex giovane della spider rossa, al centro dell’attenzione.

 

Biondino Spider Rossa - Milena Sutter - Lorenzo Bozano

 

Gli investigatori protagonisti nel dettare tempi, modi e contenuti della narrazione

Fra vittima e sospettato vi sono gli inquirenti che assurgono a un ruolo fondamentale.

Sono gli inquirenti a dettare i tempi, i modi e i contenuti della narrazione dell’evento.

Sono loro ad accendere le luci in alcune direzioni, anziché in altre; sono loro a dire ai giornali, e alla pubblica opinione, dove guardare, come guardare e che cosa guardare.

Queste considerazioni ci sono poi confermate dai dati sui soggetti citati negli articoli: legali e parenti della vittima, legali e parenti del sospettato, inquirenti.

Per quanto riguarda invece gli aspetti qualitativi della vicenda è emersa una sostanziale dicotomia:

  • da un lato la figura angelica della vittima, Milena Sutter;
  • dall’altro lato l’immagine di Lorenzo Bozano, considerato un “personaggio di Edgar Allan Poe”

Milena è descritta sempre con caratteristiche fisiche, caratteriali e morali sempre positive o neutre.

Al contrario, la maggior parte delle caratteristiche con cui è descritto Bozano sono negative e collegabili alla sfera della devianza, con numerosi riferimenti alla sfera delle perversioni sessuali.

Questa dicotomia risulta evidente sul «Corriere Mercantile» e sul «Secolo XIX»; mentre sul «Lavoro» è minore.

La tendenza risulta evidente in maniera maggiore nei giorni successi al ritrovamento del corpo di Milena Sutter.

Buona parte degli articoli presi in esame vengono riportati le caratteristiche di Bozano che lo potrebbero individuare come maniaco sessuale.

 

Caso Sutter - Lorenzo Bozano

 

Come Lorenzo Bozano viene rappresentato dai giornali

Di seguito sono riportate le descrizioni con le quali veniva rappresentato Lorenzo Bozano il 21 maggio, giorno della scoperta del corpo di Milena Sutter:
«Un’esistenza condizionata dal sesso: le sue prime deviazioni durante il servizio militare. Poi le aggressioni a ragazze sole nei parchi cittadini. […] Il sesso ossessiona questo ragazzone alto un metro e ottanta, dall’aspetto virile, ma dalla psiche fragile. […] Non svela, per esempio che, quando incontra una donna sola in un parco, viene colto da un “raptus” irrefrenabile che lo spinge agli atteggiamenti più sconci,
all’aggressione a scopo di libidine»

«S’è appreso che il giovane ha trascorso un certo periodo in casa di correzione. Nel fascicolo che lo riguarda si parla di molestie ripetute nei confronti delle ragazzine. Le manie di Bozano non erano soltanto limitate ai “giochi sporchi” e a certe curiosità morbose.

Il giovane – come è stato rivelato dagli inquirenti – aveva l’abitudine a pedinare le ragazze di cui era “fissato”.

«Prima dei diciotto anni avrebbe avuto “fastidi” con la giustizia per atti tipici del maniaco sessuale. Abbiamo appreso che anche recentemente egli aveva importunato ragazzine. […] Ieri sera, in Questura, c’era chi parlava addirittura di “tentativi” remoti compiuti da Bozano nei confronti di una decina di bimbe includendo tra esse addirittura sua sorella, allora decenne.

Viene poi ricordato che « era solito girare per i grandi magazzini munito di specchietti che usava per guardare, non visto, le gambe delle commesse o qualche cosa di più delle gambe».

Si è registrata una seconda tendenza di descrizioni in prossimità dei trasferimenti di Bozano nelle carceri di Massa e Firenze.

In questo caso sono evidenziate le sue caratteristiche manipolatorie nei confronti degli altri detenuti.

Bozano viene descritto come un capo popolo e un sobillatore:
«Il “biondino” fa pesare sugli altri detenuti la sua cultura e, forte di una certa personalità, riesce a imporre la sua volontà».
«D’altra parte altri detenuti finivano per subire il “fascino” della sua personalità, della qual cosa il “biondino” avrebbe approfittato (riuscendovi) di assumere il ruolo di “capo” in una cerchia di vecchi e nuovi elementi, con comportamento via via sempre più spavaldo».
«Il Bozano ha un certo ascendente sugli altri detenuti, facendo valere la sua maggiore cultura e la sua personalità indubbiamente forte».
«Col suo fare prepotente, con i suoi atteggiamenti da contestatore, si disse, aveva ormai assunto la funzione di “capo” fra buona parte dei detenuti e, durante l’ora d’aria, il giovane approfittava dell’incontro con gli altri per istigarli alla ribellione, per chiedere un migliore trattamento».

Fra i tre quotidiani in esame il «Lavoro» è quello che ha cercato di restare più imparziale.

Il quotidiano socialista è quello che ha fatto maggior uso della parola presunto.

Nonostante queste osservazioni dalla lettura degli articoli, si percepisce anche sul «Lavoro» una tendenza colpevolista, che viene manifestata attraverso lo strumento dell’ironia.

Dai risultati della ricerca condotta da Laura Leonesio nella sua tesi, emergono chiari gli elementi rappresentativi di Bozano come maniaco sessuale.

Oggi sappiamo che Bozano non ha avuto e non ha le caratteristiche delle parafilie, le “deviazioni sessuali”. A dircelo è l’analisi psico-criminologica svolta da Laura Baccaro, psicologa e criminologa.

 

 

Milena Sutter e Yara Gambirasio - i casi di Genova e Bergamo

 

 

Moral Panic e figura di Bozano nella città di Genova

Una situazione di moral panic avviene quando la popolazione manifesta un’intensità emotiva verso una persona o uno specifico gruppo di persone.

Persona o gruppo di persone che in un determinato momento vengono percepiti come un pericolo per l’ordine sociale, perché mettono in discussione i valori e gli interessi dominanti della società.

Colui che minaccia l’ordine sociale viene definito folk devil.

Viene etichettato come problema dagli imprenditori morali. Questi ultimi cavalcano l’onda del panico morale per proporre diagnosi e rimedi alla soluzione.

La situazione di moral panic sviluppatesi a partire dal rapimento di Milena Sutter è quella della violenza sui bambini.

Nei giorni successivi alla scomparsa non sono mancate le interviste ai genovesi. In quelle interviste venivano manifestati sentimenti di paura e di insicurezza per i propri figli.

Dopo la notizia della morte di Milena Sutter, i genovesi si sono mobilitati in manifestazioni per chiedere alle autorità di difendere i propri figli con maggiori controlli e pene più severe.

Sull’onda delle proteste numerosi politici e correnti si sono schierati a favore dell’inasprimento delle pene.

Vi è stata una raccolta firme a Genova per una proposta di legge che ristabilisse la pena di morte.

I giornali a loro volta hanno riportato le opinioni dei lettori e alcuni editoriali relativi al dibattito sulla necessità di ristabilire la pena di morte per i reati contro i bambini.

 

 

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - 1973

 

 

Capro espiatorio e “folk devil”: a quale figura è più vicino il “personaggio Bozano”

La figura di Lorenzo Bozano sembra essere più vicina alle caratteristiche del folk devil di Stanley Cohen, rispetto a quelle del capro espiatorio di Renè Girard.

Non si può però negare che la rappresentazione di Bozano presenti alcune delle caratteristiche del capro espiatorio, osserva nella sua tesi Laura Leonesio

La persecuzione avviene in situazioni di crisi sociale e culturale. A questo proposito, Genova negli Anni Settanta era un ambiente idoneo a farla accadere.

La Genova di quegli anni si caratterizzava per una forte crisi economica e sociale. Crisi che portò  ad un aumento degli atti criminali, in particolare quelli legati al terrorismo.

È normale quindi che i genovesi, nei mesi precedenti alla scomparsa di Milena, percepissero un crescente clima di insicurezza nella loro città.

Il rapimento di Milena divenne quindi il momento in cui la popolazione vide la possibilità di manifestare il proprio disagio.

Altra caratteristica del capro espiatorio sono le accuse stereotipate.

Lorenzo Bozano è accusato del rapimento di Milena Sutter, ma la folla passa da un crimine specifico alla generalizzazione dei crimini verso i bambini.

La violenza contro i bambini è un atto che va contro i fondamenti stessi dell’ordine sociale e culturale.

Ulteriore caratteristica del capro espiatorio riscontrabile in Bozano è quella della selezione vittimaria.

Come rileva Laura Leonesio, in Girard la folla concentra la propria ira su vittime che possiedono particolari caratteristiche (deformità fisiche, anormalità sociale, devianza).

Bozano viene descritto come un tipo un po’ strano.

Il giovane della spider rossa è rappresentato con un passato in una casa di correzione, con tendenze sconcertanti e morbose. E gli vengono attribuiti – a torto ci dicono i documenti scientifici – istinti sessuali anormali.

Tutte le caratteristiche con cui viene descritto Bozano lo indicano come un soggetto deviante. E quindi idoneo al processo vittimario.

Sono queste le conclusioni del lavoro di tesi di Laurea Leonesio, intitolata “Il Biondino della Spider Rossa. Lorenzo Bozano e la costruzione del ‘mostro’ sulla stampa genovese”.

Possiamo affermare, alla luce di molti articoli pubblicati sulla stampa genovese a febbraio 2019, che le osservazioni di Laura Leonesio sono ancora valide.

Nei commenti apparsi su Facebook, sotto la notizia della concessione a Bozano della semilibertà, possiamo ritrovare le caratteristiche esaminate dalla ricerca di Leonesio.

Bozano è ancora il “folk devil” per molti genovesi, quasi sempre ignari dei dettagli del caso.

Lorenzo Bozano ha ancora alcuni aspetti del “capro espiatorio”.

Bozano è un capro espiatorio che si presta alla selezione vittimaria per una una qualche sua “opacità”.

Il passato turbolento, esagerato dal padre Paolo Bozano, e la poca aderenza alla realtà sostanziale della “persona Bozano” portano a una rappresentazione dello stesso come “personaggio”.

Un personaggio visto come inquietante. Inafferrabile. Custode di chissà quale crudele segreto.

Al di là di quanto è davvero accaduto a Milena Sutter quel 6 maggio 1971, Lorenzo Bozano  (il giovane della spider rossa) resta comunque – per molti, anche se non per tutti – il “perfetto colpevole”.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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