La vicenda di Milena Sutter ha aspetti sconcertanti. Ecco la quinta e ultima parte del set di imbrogli.

Di Milena Sutter – a livello storico-fattuale e scientifico – possiamo dire solo una cosa: la ragazzina di 13 anni, sparita il 6 maggio 1971 a Genova, all’uscita della Scuola Svizzera è purtroppo morta.

L’ho scritto già nel primo articolo sui “50 imbrogli contro la verità” introducendo la storia della ragazzina scomparsa, e poi deceduta.

Per la vicenda Sutter è stato condannato all’ergastolo Lorenzo Bozanomorto all’Isola d’Elba, per un improvviso malore, il 30 giugno 2021.

Da ottobre 2020, Bozano era libero – in regime di libertà condizionale per buona condotta – dopo 43 anni di carcere.

Di un dato – nonostante le balle mediatiche – siamo sicuri: non vi sono prove certe sulla colpevolezza di Bozano; e sul suo coinvolgimento o meno nella sparizione di Milena Sutter.

Per prove certe intendo “oltre ogni ragionevole dubbio”. Senza contare che Bozano non ha avuto, in appello nel 1975, un giusto processo.

Di certo, alla luce dei 50 imbrogli di cui parlo in questi articoli a 50 anni dalla vicenda, il cosiddetto “biondino della spider rossa” – come continuerò a ripetere – ha avuto una condanna sproporzionata.

La vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, voglio sottolinearlo, non la si costruisce con le sentenze penali, di cui si prende atto, che si rispettano e che si analizzano e criticano, come è buona pratica fare da studiosi e da giornalisti.

La Storia la si ricostruisce con i dati di fatto, gli elementi scientifici e quel po’ di certezze che, in qualità di esseri umani, ci è consentito raggiungere.

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GLI IMBROGLI: VICENDE CONFUSE E COMPLICATE

Nel primo articolo, ho trattato dei primi dieci imbrogli sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

In un secondo articolo, sono passato a trattare di altri dieci imbrogli sul caso del cosiddetto biondino della spider rossa, su cui la criminologa Laura Baccaro e io abbiamo scritto un primo libro che analizza tutta la vicenda.

Nel terzo articolo ho trattato la terza decina dei 50 imbrogli del caso Sutter-Bozano: altri spunti per vedere la vicenda nella sua complessità e nella sua globalità. Oltre, insomma, le suggestioni e le storie interessate dei media.

Nel quarto articolo mi sono occupato di altri 10 imbrogli – alcuni di squallido sentore – legati alla vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

A conclusione di questo percorso, dopo i primi quaranta imbrogli – intesi come “grovigli”, “vicende confuse e complicate” – eccone altri dieci finali su cui riflettere.

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Non si tratta tanto di capire se Lorenzo Bozano sia innocente o colpevole. 

Si tratta invece di analizzare le omissioni, le storie da teatro dell’inganno e le finte verità di un’indagine che non rispetta il principio costituzionale della presunzione di innocenza e ancor meno quello del giusto processo.

Lascio a te lettore il giudizio. Da parte mia, non sono mai stato innocentista – lo sottolineo ancora – ma come studioso dei media, e come giornalista, mi pongo domande scomode.

Le risposte, come cittadino, mi preoccupano sempre di più.

Perché più studio questo caso, con gli strumenti che oggi le scienze sociali ci mettono a disposizione, e meno mi convincono sia gli esiti giudiziari; che i racconti mediatici.

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media-

Caso Sutter-Bozano, la credulità popolare: imbroglio numero 41

Vi è stata una “costruzione del mostro” ad opera di giudici e i giornali, nel caso di Lorenzo Bozano.

Proprio il soprannome “biondino della spider rossa” è la dimostrazione della credulità popolare a cui hanno puntato magistrati, giudici e giornalisti che si sono occupati del caso di Milena Sutter.

Non  avendo prove della colpevolezza – oltre ogni ragionevole dubbio – di Lorenzo Bozano, ne hanno voluto distruggere la persona. Un atto inqualificabile, di cui tutti potremmo essere vittima, in questo o quel contesto.

Le sentenze contro Bozano: imbroglio numero 42

 

Le tre sentenze su Lorenzo Bozano sono quelle:

  • del giudice istruttore, nel 1972, che lo rinvia a processo;
  • della Corte d’Assise di Genova che lo assolve nel 1973;
  • della Corte d’Assise d’Appello che lo condanna all’ergastolo nel 1975

Tutte e tre le sentenze si basano su due presupposti che non sono dimostrati. E che anzi contesto:

  • il rapimento di Milena Sutter;
  • l’omicidio di Milena Sutter

Sul rapimento di Milena rinvio all’articolo relativo a una ricerca approfondita sulla telefonata del “rapitore”.

Quanto all’omicidio di Milena Sutter, ebbene la perizia medico-legale dei professori Franchini e Chiozza non ha alcun fondamento scientifico.

Ecco quanto mi ha dichiarato anni fa un autorevole studioso di Medicina Legale, che ha – assieme ad altri sei – letto il documento di Franchini e Chiozza: “Se hanno condannato Bozano sulla base di questa perizia medico-legale, allora è una vergogna“.

Le sentenze del giudice istruttore Noli e quella della Corte d’Assise d’Appello, inoltre, hanno un’altra gravissima carenza: sono infondate sul piano della logica e dell’argomentazione giuridica.

Le conclusioni dei giudici – a proposito degli indizi contro Lorenzo Bozano e di altri aspetti del caso – sono senza fondamento logico: partono da premesse false, non dimostrate o al massimo probabili.

Le sentenze arrivano quindi a fallacie e abduzioni. Ovvero a conclusioni errate oppure a mere ipotesi, fatte passare per verità indubitabili.

Credo che questo basti come imbroglio giudiziario. Quanto affermo, ovviamente, è frutto di uno studio rigoroso di quelle sentenze

 

Rapimento e morte Yara Gambirasio e Milena Sutter - magazine ilbiondino.org - Photo 3993513 Abduction Vincent1129 Dreamstime

L’espulsione di Bozano dalla Francia: imbroglio numero 43

Saputo in anticipo che alla fine del processo in Corte d’Assise d’Appello, nel 1975, sarebbe stato condannato, Lorenzo Bozano prova a ricusare il presidente della Corte, Beniamino De Vita, per ben due volte. Non vi riesce: la Cassazione gli dà torto.

Prepara allora la fuga all’estero, in Francia. Nel 1976 si stabilisce in Francia con la moglie, sposata dopo l’assoluzione in primo grado. E in Francia Bozano viene arrestato nel 1979, dopo un controllo di polizia.

La magistratura di Limoges, competente per territorio, nega l’estradizione in Italia di Bozano.

La gendarmerie francese, d’accordo con la polizia italiana, lo sequestra e lo porta di peso in Svizzera. Da qui, nell’autunno del 1979, viene estradato in Italia.

Con procedure di polizia assai disinvolte, Bozano è stato quindi fatto spostare dalla Francia alla Svizzera, in modo da fargli scontare la condanna in Italia.

Il sistema seguito non è stato tuttavia regolare. Non si può sequestrare una persona senza i passaggi giudiziari corretti: è una violazione dello Stato di diritto, anche se quella persona è colpevole di un qualche delitto.

Lo ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell’ uomo, che a Strasburgo, nel dicembre del 1987, ha condannato il governo francese a versare a Lorenzo Bozano 238 mila 350 franchi, corrispondenti a 50 milioni di lire del tempo (e 57 mila euro di oggi).

Una parte del risarcimento ha pagato i danni morali, gli altri hanno coperto le spese legali. Si tratta di una sentenza inappellabile e quindi definitiva.

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Bozano bugiardo seriale: imbroglio numero 44

Il giudice istruttore, Bruno Noli, nella sentenza con cui rinvia a giudizio Lorenzo Bozano, nel 1972, sottolinea la “naturale tendenza di Lorenzo Bozano a mentire sfrontatamente, sino alla iattanza”.

Dall’esame accurato del volto di Lorenzo Bozano sappiamo – grazie allo studio di Enzo Kermol, psicologo, e Michela Meroni – che Bozano mente quando afferma di non essere mai stato in via Peschiera con la sua spider rossa (oppure a piedi), davanti alla Scuola Svizzera.

Bozano dice il vero quando afferma – nell’intervista che mi ha concesso, per scopi scientifici, a Genova anni fa – di non aver mai conosciuto Milena Sutter. E che la cintura da sub trovata sul corpo della ragazzina non era di sua proprietà.

Le affermazioni dei giudici – istruttore e dell’appello – sul “Bozano mentitore” sempre e comunque non hanno evidenza scientifica. Sono posizioni funzionali al racconto giudiziario colpevolista; non certo alla verità sostanziale dei fatti.

“Lorenzo Bozano mente per non auto-incriminarsi“, fa notare la criminologa Laura Baccaro. “Questo è un suo diritto. Non aveva affatto, dallo studio che ho condotto su di lui, una propensione strutturale alla menzogna”.

Lorenzo Bozano - mentitore - Milena Sutter - sequestro e omicidio 

Bozano maniaco sessuale: imbroglio numero 45

Come spiega Laura Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, nel libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media, Bozano non era un “deviato sessuale”: non era affetto da parafilie.

Gli episodi che vengono raccontati e ingigantiti – come il suo guardare un paio di volte le gambe delle signore con uno specchietto, nei grandi magazzini – non sono espressione di una forma di devianza sessuale.

Se così fosse, credo che saremmo in 9/10 di noi maschi – a quei tempi, inizio Anni Settanta, con il boom delle minigonne cortissime – a dover essere classificati come “maniaci”.

Rimando a un qualsiasi rotocalco – con attrici che non indossavano intimo sotto gonne cortissime – per verificare l’esibizionismo imperante e ostentato di quei tempi.

Non erano segni di devianza sessuale, neppure quello dell’attrice Maria Pia Giancaro, che si faceva ritrarre dai rotocalchi senza intimo sotto i vestiti. Erano i segni di un cambio di costume che portava a voler scandalizzare, a provocare.

“Occorre contestualizzare i comportamenti di Lorenzo Bozano nel tempo in cui viveva”, osserva la criminologa Baccaro. “Bozano aveva una sessualità normale. A lui piacevano le donne della sua età o anche di età superiore”.

Lorenzo Bozano non sarebbe mai stato attratto da una ragazzina come Milena Sutter”, spiega la dottoressa Baccaro, esperta in reati a sfondo sessuale e in autori di reati sessuali.

La psicologa giuridica Laura Baccaro – voglio ricordarlo – ha fatto una perizia psicologica e criminologica su Lorenzo Bozano, nel 2014. Un lavoro approfondito di studio della personalità del cosiddetto biondino della spider rossa.

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Bozano e le “molestie sessuali” di Livorno: imbroglio numero 46

Livorno, 12 giugno 1997. Attorno alle ore 16, un uomo sui 50 anni si avvicina a una ragazza che cammina lungo via Grande, tenendo per mano il fratellino.

L’uomo ferma la giovane allo scopo di verificare il contenuto della sua borsa, in quanto incaricato di effettuare alcuni controlli antidroga.

La ragazzina trasporta una busta, di cui l’uomo verifica il contenuto. A quel punto, lascia che la giovane riprenda il suo percorso.

A distanza di non oltre un quarto d’ora, lo stesso individuo si rivolge nuovamente alla ragazza, giunta ormai in viale Carducci.

Intende proseguire i controlli iniziati in precedenza: visiona i documenti e opera una perquisizione del fratellino e della giovane.

Terminata l’operazione, si allontana e la ragazza si incammina verso l’ingresso del Parterre, dove incontra un’amica.

Questo è quanto è accaduto nel giugno del 1997, a Livorno, con Lorenzo Bozano a interpretare la parte dell’uomo che abbiamo descritto.

Bozano è in quel momento in semilibertà. Di giorno lavora, in un’impresa che alleva galline ovaiole, all’Isola d’Elba, assieme alla compagna che è sua socia. 

Di sera e la notte deve rientrare in carcere, a Porto Azzurro, sempre sull’Elba.

Nel fare la perquisizione, Lorenzo Bozano si qualifica come poliziotto: compie, così, una gravissima violazione, che da sola gli vale la semilibertà.

Sulla gravità del suo atto – spacciarsi per un poliziotto – Lorenzo Bozano, nei colloqui che abbiamo avuto sulla vicenda, non poteva che concordare.

Perché l’ha fatto?

  • Un “irrefrenabile impulso sessuale”, come direbbero coloro che lo considerano (a torto) un “deviato sessuale”?
  • L’ha fatto per replicare come ha già agito il 6 maggio 1971 con Milena Sutter, come sostengono i colpevolisti?

Nulla di tutto questo.

“L’ha fatto perché Lorenzo Bozano era capace di violare le regole tanto per fare”, spiega Laura Baccaro, psicologa e criminologa, che ben conosce gli autori di reati a sfondo sessuale.

Il suo gesto non è la prova di una devianza sessuale che non ha mai avuto”, fa notare Laura Baccaro.

L’aspetto paradossale di quel gesto gravissimo – giustamente sanzionato dal tribunale di Livorno – è che smentisce, anziché confermare, il suo ruolo nel caso di Milena Sutter.

La spiegazione del “Caso Livorno” è l’esatto opposto di quanto, in modo ingenuo, si pensi.

Mi spiego. Lorenzo Bozano con l’atto di Livorno dimostra di non sapere né voler rispettare le regole.

Il suo narcisismo – aspetto su cui concordo con il giudice istruttore, Noli (sentenza del 1972) – lo porta a fare lo sbruffone. 

È Bozano, a mio parere, il classico figlio borghese che può permettersi – e crede davvero di poterlo fare – ciò che un uomo del popolo, come me, non si sarebbe mai pensato di fare.

Ovvero, violare le regole tanto per fare. Senza credere in quello che fa.

A parte questa mia considerazione, l’azione messa in atto da Lorenzo Bozano – che si fa beccare come un pollo, come quelli che allevava all’Elba – è la dimostrazione di non essere un fine criminale.

Lorenzo Bozano è un pasticcione. Non è capace – come spiega Laura Baccaro, criminologa nel libro che abbiamo scritto assieme – di organizzare, gestire e portare a termine compiti complessi.

Questo mio giudizio farebbe assai arrabbiare il Lorenzo che ho conosciuto io.

Lorenzo Bozano, che ricordo persona a modo e altruista, era nello stesso tempo tanto egotista. Voglio sottolinearlo: egotista, non egoista.

Era tanto egotista da non considerare che proprio la sua incapacità gli avrebbe reso impossibile gestire un progetto così complesso come il “caso Milena Sutter”.

Per caso Milena Sutter intendo: 

  • saper convincere Milena a salire sulla spider di uno con cui non aveva confidenza;
  • riuscire a ucciderla senza che lei possa difendersi;
  • nascondere il corpo in luogo sicuro per un certo numero di ore;
  • affondare il corpo in mare a Genova senza essere visto;
  • organizzare la telefonata di depistaggio sul rapimento;
  • reggere agli interrogatori;
  • sopportare la gogna mediatica e l’odio della pubblica opinione

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Il rigetto della semilibertà: imbroglio numero 47

Accenno appena questo aspetto, perché rispetto i giudici del tribunale di Livorno.

So quanto sia difficile fare il giudice. E so quanto rispetto Lorenzo Bozano – posso testimoniarlo – portasse per la magistratura (livornese e non).

Non l’ho sentito mai – in undici anni di frequentazione e lunghe lettere – esprimere duri commenti contro i magistrati, contro i giudici. Neppure di fronte a palesi violazioni dei suoi diritti costituzionali, nel periodo 1971-1975.

Voglio però far notare che nel rigettare le sue richieste di concessione della semilibertà – anni 2011, 2013 e 2015 – le motivazioni addotte si prestano a qualche osservazione critica.

Lo si definisce addirittura, in almeno due provvedimenti, un “deviato sessuale” senza avere il supporto di alcuna perizia psicologica.

Conosco le proposte che Lorenzo Bozano aveva fatto per la richiesta di semilibertà. E pure io – che giudice non sono – le avrei rigettate.

Però, mi consentano i magistrati di sorveglianza, di cui comprendo l’assai delicato lavoro: prima di rigettare una proposta, si dica a chi la propone che così non va bene.

Nel rigettarla, poi, si eviti di aggiungere giudizi senza prima supportarli in modo scientifico.

Altrimenti si fa come i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Genova nel 1975: una sentenza con pregiudizio prima del procedimento. Il che viola i diritti costituzionali di tutti noi (giudici inclusi). 

Lorenzo Bozano semilibertà - sequestro e omicidio Milena Sutter

L’aggressione a Bozano per la semilibertà: imbroglio numero 48

L’analisi dei messaggi usciti sui giornali e sui social media per la concessione della semilibertà a Lorenzo Bozano – a febbraio 2019 – merita una considerazione che faremo a suo tempo. E nei luoghi opportuni.

Così come merita una considerazione, che faremo, la reazione alla notizia della morte di Lorenzo Bozano, a fine giugno del 2021.

Mi sento solo di dire che si dovrebbero vergognare coloro che – nel gestire il profilo Facebook di un noto giornale genovese – hanno lasciato un commento con l’immagine di un cappio da impiccagione.

Un commento di tal fatta si commenta da solo. Un giornalismo che ammette quel commento ha un solo, auspicato, destino: fallire.

Così come merita l’estinzione un giornalismo che non rispetta – violando peraltro la legge – la dignità della persona. Fosse anche il peggiore dei delinquenti.

Non è stata da meno lo scatenarsi dei commenti per la morte di Lorenzo Bozano.

Persone che non sapevano nulla di Lorenzo Bozano, di Milena Sutter e di tutto quanto ruota attorno alla vicenda, si sono permessi di sparare cazzate.

Glielo consente l’articolo 21 della Costituzione e qualche giornalista servo – nel senso di schiavo – di narrazioni interessate

Un giornalista ha definito Lorenzo Bozano “un killer”.

Qui di killer ci sono solo quelli venduti a quale personaggio equivoco; e quelli che non vogliono vedere la verità.

Per fortuna sono solo fenomeni sporadici, come le eclissi.

La norma è la verità sostanziale dei fatti. E ora sappiamo che la verità sostanziale dei fatti non è quella – né del resto pretende di esserlo, almeno oggi – scritta nelle sentenze.

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Carlo Lucarelli fra storytelling e storyballing: imbroglio numero 49

Quel giovedì 6 maggio 1971 a Genova è già primavera. E fa caldo. I ragazzi
hanno già le maniche corte”.

Così racconta Carlo Lucarelli nella puntata del 29 novembre 2016 di Profondo nero (su un canale Sky) intitolata “Il delitto S.” e dedicata a Milena e a Lorenzo Bozano.

Faceva davvero caldo a Genova quel 6 maggio? Il quotidiano La Stampa di Torino, a pagina 9 dell’edizione del 7 maggio 1971, riporta le temperature del giorno prima in Italia: la minima a Genova è di 16 gradi, la massima è 18 gradi.

Possiamo quindi affermare che il 6 maggio 1971 non faceva affatto caldo a Genova.

Dalla perizia medico-legale dei professori Franchini e Chiozza apprendiamo che la vittima quel 6 maggio 1971 indossava “maglia alla pelle di tipo femminile di colore bianco” e un “pullover di lana di colore chiaro con giro al collo rotondo ed alto, sprovvisto di abbottonature”.

La cuoca di casa Sutter ci dice che Milena quel 6 maggio indossava pantaloni a zampa d’elefante, un camicetta sotto il pullover e una giacca.

I vestiti descritti sono quelli che Milena indossa quando va a lezione di cucito, nel pomeriggio del 6 maggio 1971, alle ore 14. Ovvero quando la temperatura a Genova è al suo più alto livello per quel giorno: 18 gradi.

Possiamo così constatare che giovedì 6 maggio 1971 è certo primavera, ma a Genova fa freddino per le medie del periodo.

Milena non indossa una gonna corta e non indossa neppure una camicetta estiva e senza maniche, come le parole di Carlo Lucarelli e la trasmissione Profondo Nero ci inducono a credere (si veda la foto sopra, tratta dal video di Profondo Nero).

Come può allora Lucarelli parlare di “ragazzi che hanno già le maniche corte”?

Il motivo è presto spiegato: il “caldo genovese” dà agli autori di Profondo Nero la possibilità di raccontare una vecchia storia ispirata a un’equivoca pubblicazione genovese del 1971, che con le sue ipotesi sollevò vivaci reazioni.

La storia è quella di una ragazzina timida ma maliziosa, che si invaghisce di un giovane biondino, affascinante e seduttore.

Persino la spider che si vede in Profondo Nero è sbagliata: oltre al modello, che non corrisponde all’auto di Bozano, anche le condizioni della carrozzeria sono fuori registro.

L’auto risulta lucida e pulita. Ed è ben lontana dal catorcio che era nella realtà.

Nello iato fra i dati certi e la narrazione di Profondo Nero possiamo ritrovare
lo scarto fra il Giornalismo e una forma artefatta di Storytelling.

Più che di Storytelling, in questo caso, possiamo parlare di Storyballing. O se preferisci, di Poor Crafted Journalism. Fake news, insomma.

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La servitù dei media: imbroglio numero 50

È un dato di fatto che i più importanti giornali genovesi nel 1971, all’epoca della sparizione di Milena Sutter, e nei processi del 1973 e del 1975 a Lorenzo Bozano sono stati colpevolisti.

La stessa posizione colpevolista l’hanno spesso avuta molti altri media, a cominciare da alcune trasmissioni televisive sulla vicenda.

I media digitali – giornali online di vario genere e orientamento – proseguono nella narrazione colpevolista: seguono quanto hanno scritto altri. Copiano a man bassa errori, visioni parziali, pregiudizi.

Mi sento di affermare che abbiamo assistito – e continuiamo ad assistere – a una “servitù dei media” nei confronti della verità giudiziaria ufficiale.

La verità giudiziaria è quella delineata dal giudice istruttore, Bruno Noli, con la sentenza del 1972 con cui rinvia a giudizio Lorenzo Bozano.

La sentenza di condanna all’ergastolo, del 1975, in appello, non fa che saccheggiare a man bassa dal lavoro del giudice istruttore.

Quanto parlo di servitù dei media, non intendo che sono servi. Non è mia intenzione offendere colleghi giornalisti peraltro eccellenti e, sono certo, in buona fede.

Intendo dire che sono al servizio, che svolgono un servizio di divulgazione della narrazione inventata dal giudice istruttore Noli.

Pure io, del resto, ogni volta che la rileggo, resto affascinato dal romanzo noir che è la sentenza del giudice istruttore.

Perché è una narrazione inventata, quella di Noli?

Perché racconta fatti inverosimili che sarebbero accaduti.

Perché, preso dalla foga interpretatrice e dal voler raccontare una verità che non conosceva, cade in una storia che non ha una sua logica

I giornali e gli altri media hanno assunto la storia del Grande Narratore – il giudice istruttore – e l’hanno fatta propria.

Se si fossero sforzati di verificare la logica (inesistente) con cui quella storia è stata scritta, si sarebbero accorti che i conti non tornano.

Se si fossero impegnati a verificare la storia sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano con la fattualità, con la verità sostanziale dei fatti e con la Scienza – quella medico-legale in primis – si sarebbero accorti che Lorenzo Bozano non meritava la condanna all’ergastolo.

Anzi, ci sono i sospetti inquietanti che non meritasse alcuna condanna.

Non ci sono le prove della colpevolezza di Lorenzo Bozano.

Ci sono un mucchio di indizi che convergono solo perché un abile storytelling giudiziario li fa convergere.

È una storia convincente, quella del Grande Narratore.

Affascina e fa imbambolare pure me, tanto che mi definisco “tendenzialmente colpevolista”, come lettore.

Quando poi lo studioso si sostituisce al lettore ingenuo, allora appare in tutta la sua evidenza la realtà dei 50 imbrogli sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

Appare in tutta la sua evidenza l’ipotesi, fondata, che sia stata scritta la storia sbagliata. E che la verità sostanziale dei fatti sia altra. 

giornale L'Arena - inchiesta sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano - Il Biondino della Spider Rossa - 2011

I 50 imbrogli sul Caso Sutter-Bozano

Con questo articolo concludo la serie – di cinque articoli – sui 50 imbrogli sulla vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

Ne ho scelti 50, perché sono 50 gli anni – e stanno crescendo – da quel 6 maggio 1971, a Genova, quando una splendida e generosa ragazzina, Milena, esce di fretta da scuola.

Ho sognato e sperato millanta volte – e continuo a farlo nella mia fantasia – che Milena tornasse a casa: al fratellino, che adorava; alla famiglia, che le voleva bene; alle sue passioni e a tutto ciò che ha caratterizzato la nostra generazione.

Gli imbrogli sono molti di più. Ben più di cinquanta. Ma preferisco fermarmi qui. 

Voglio chiudere con una canzone che, sono certo, sarebbe piaciuta ai due protagonisti – che non ci sono più – di questa storia.

Una storia di cui, per motivi che mi sfuggono, mi sono sentito di dovermi, mio malgrado, occupare.

Maurizio Corte
corte.media

Sui 50 imbrogli contro la verità leggi anche gli articoli: 
Caso Sutter-Bozano: 50 imbrogli contro la verità / 1^
Caso Sutter-Bozano: 50 imbrogli contro la verità / 2^
Caso Sutter-Bozano: 50 imbrogli contro la verità / 3^
Caso Sutter-Bozano: 50 imbrogli contro la verità / 4^

Vasco Rossi: Il mondo che vorrei

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

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