19. Cosa accadde a Milena Sutter? I dubbi sul caso restano intatti a 47 anni dal 6 maggio 1971

Sequestro e omicidio di Milena Sutter - condannato Lorenzo Bozano - biondino spider rossa

Chi c’era con Milena Sutter quando la giovane esalò l’ultimo respiro? Dove è morta? Come è morta? E quando?

A distanza di 47 anni e 6 mesi esatti da quel 6 maggio 1971 non riusciamo, per quanto ci si provi, a credere alla versione ufficiale dei fatti.

Citando Tommaso Besozzi, il più grande cronista italiano di nera, “anche noi dobbiamo confessare di avere inutilmente tentato di mettere d’accordo parecchi particolari di quella relazione con i luoghi, le circostanze, il racconto di chi” ha scritto la verità giudiziaria su quella vicenda.

Milena Sutter scompare poco dopo le ore 17 di giovedì 6 maggio 1971.

E’ uscita da pochi minuti dalla Scuola Svizzera di via Peschiera, a Genova.

E’ attesa a casa, in viale Mosto, nel quartiere alto borghese di Albaro. Ha una lezione privata in vista dell’esame per la terza media.

A casa, però, Milena non arriverà mai.

 

Cosa accadde a Milena Sutter: i dubbi su giovedì 6 maggio 1971

Milena esce di fretta da scuola. Così sostengono in suoi compagni di classe.

Eppure viene vista camminare tranquilla da un ex allievo della Scuola Svizzera di Genova.

Un altro giovane, che frequenta la prima media, la nota mentre scende le scale che portano su via Gropallo.

La direzione è quella per la stazione Brignole. Là Milena deve prendere il bus 88 che la porta a casa.

Lo studente della prima media va nella stessa direzione. Non viene sorpassato da Milena Sutter, che pure è di fretta.

Questa è la prima, fondamentale, incongruenza nella ricostruzione di quanto accadde alla giovane di origini svizzere.

Il ragazzino di prima media deve prendere l’autobus P, di fronte alla stazione Brignole, alla stessa ora in cui Milena prende il bus 88.

Arriva alla fermata del bus P in ritardo: il mezzo sta partendo e lo lascia a piedi.

Questo elemento ci dice che la “fretta di Milena” non è congruente con il suo comportamento.

La ragazzina lascia “di fretta” i suoi compagni di classe, rifiutando di seguirli in gelateria. Ma non agisce come una persona che è di fretta.

Tanto che cammina in tranquillità, alla fine di via Peschiera. Ha un’andatura la cui conseguenza può essere una sola: perdere la corsa del bus 88 che la deve portare a casa.

Il bus successivo l’avrebbe costretta a giungere alla sua abitazione almeno un quarto d’ora dopo l’orario della lezione privata, fissata per le ore 17.30.

E’ questo uno dei “nodi” del caso del sequestro e omicidio di Milena Sutter che non sono mai stati discussi o approfonditi a dovere.

 

Milena Sutter e Yara Gambirasio - il dramma di due tredicenni

La telefonata del rapitore il 7 maggio 1971

Secondo la versione ufficiale – riportata nelle sentenze dei processi a Lorenzo Bozano – venerdì 7 maggio 1971, alle 9.34, giunge a Casa Sutter una telefonata.

Una voce maschile, sillabando le parole come se fosse registrata, ripete tre volte: “Se volete Milena viva, prima aiuola Corso Italia”.

Chi telefona sa della scomparsa di Milena Sutter. E di certo sa della sua morte.

Nella prima aiuola di Corso Italia – di fatto, un vaso con fiori – verrà infatti trovata, giorni dopo, la borsa della scuola della ragazzina.

La telefonata ha però alcune anomalie:

  • l’orario non coincide con quanto dichiarato dal padre della vittima e riportato da più giornali. L’orario dichiarato poco dopo la chiamata è quello delle 10.40, non delle 9.34;
  • il “rapitore” chiama una sola volta (forse anche una seconda, ma è da verificare). Poi smette. Come mai? Se puntava ai soldi, perché si eclissa?
  • i soldi del riscatto sono pochi rispetto al reddito del padre della ragazzina. Un anno prima, il noto industriale aveva dichiarato un reddito di ben 64 milioni di lire.

Alla telefonata e al sequestro non mostra di credere neppure il capo della Squadra Mobile di Genova, Angelo Costa.

Molto preparato, attento, scrupoloso, definito “il Maigret di Genova”, Costa crede nella colpevolezza di Lorenzo Bozano.

Ma non crede al movente del denaro.

Gli stessi giornalisti genovesi – dalla scomparsa della ragazzina alla vigila del ritrovamento del corpo – avanzano dubbi e interrogativi.

Nessuno di loro, passato qualche giorno dal 6 maggio 1971, mostra di dare credito alla tesi del rapimento per estorcere denaro alla ricca famiglia di Milena.

 

La coincidenza: il corpo che ricompare giovedì 20 maggio 1971

Milena Sutter scompare poco dopo le ore 17 di giovedì 6 maggio 1971.

Il suo corpo senza vita viene trovato in mare poco dopo le ore 17 di giovedì 20 maggio 1971.

Lo notano alcuni pescatori dilettanti. E’ il giorno dell’Ascensione e sono al largo della spiaggetta di Priaruggia, pochi km a est di Genova, per pescare.

Anche qui abbiamo alcune anomalie:

  • il corpo galleggia sull’acqua in una posizione, quella supina, diversa da quella in cui si trovano i corpi in acqua. Di solito, un corpo in acqua è infatti rovesciato, con il ventre girato verso il fondo;
  • il corpo non è stato notato da alcuno, nonostante sia stato ipotizzato un suo galleggiamento a cielo aperto durato giorni;
  • il corpo è in parte svestito, in modo incompatibile con un’azione del mare (come invece sostenuto dal professor Aldo Franchini nella sua molto discutibile perizia medico-legale);
  • il corpo riappare in un giorno (giovedì) e a un orario (poco dopo le ore 17) che coincidono con giorno e ora della scomparsa.

L’ipotesi di una mera coincidenza è di certo fondata.

Non è però possibile affermare con certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, che si tratti solo di coincidenza.

Possiamo parlare di “coincidenza” là dove siamo sicuri che non vi può essere un intervento umano. Un intervento che faccia accadere i fatti in un certo modo.

Quale elemento umano potrebbe aver fatto sparire Milena di giovedì e aver fatto rinvenire il suo corpo sempre di giovedì?

Quell’elemento umano lo possiamo chiamare “offender”.

E’ la persona (o le persone) che ha assistito alla morte della ragazzina. E che ha fatto sparire il suo corpo.

Questo significherebbe che quella persona (o quelle persone) aveva il corpo di Milena sotto il suo controllo.

E che il corpo senza vita della vittima era quindi nascosto in uno specchio di mare facile da controllare e da raggiungere.

Il corpo di Milena, in quelle condizioni, sarebbe stato pronto da lasciare apparire al momento opportuno.

Siamo alla mera ipotesi. Che comunque anche il giudice istruttore, Bruno Noli, non trascura, attribuendo comunque la responsabilità del delitto a Lorenzo Bozano.

Quella che colpisce è poi la sequenza dei fatti dal 17 al 20 maggio.

Il 17 maggio 1971 le condizioni sono queste:

  • le indagini sono in una situazione di stallo;
  • al rapimento di Milena per motivi di denaro non credono neppure gli inquirenti;
  • Lorenzo Bozano è l’unico sospettato e l’unico vero indagato (stando alle carte processuali);
  • gli indizi contro Bozano sono incosistenti: un fantomatico piano di rapimento, che non coincide con lo svolgersi dei fatti; le soste in via Peschiera e via Orsini dove tutti lo vedono.

Se il corpo di Milena Sutter non si trova, le conseguenze sono queste:

  • Bozano resta libero;
  • gli inquirenti sono costretti a guardare in altre direzioni, approfondendo l’entourage delle conoscenze di Milena.

Il 18 maggio 1971 la famiglia Sutter chiede il silenzio stampa.

Ne hanno un sacrosanto diritto. I genitori di Milena – nel loro profondo dolore – hanno sempre mantenuto un atteggiamento riservato e composto. Anche per questo l’Italia intera ha partecipato, compreso chi scrive, alla loro sofferenza.

Il 19 maggio esce la notizia della richiesta ai giornali di non dare più notizie sul caso.

Il 20 maggio 1971 il corpo di Milena appare a poche centinaia di metri al largo di Priaruggia.

Bozano viene arrestato dall’allora capitano dei carabinieri, Luciano Seno.

La condanna del “biondino della spider rossa” – che biondino non era – è segnata. E decisa.

 

lorenzo bozano - caso il biondino della spider rossa

Lorenzo Bozano al processo di primo grado nel 1973

L’improbabile indiziato: Lorenzo Bozano

Sulla colpevolezza di Lorenzo Bozano, classe 1945, vi è una sentenza della Corte d’Assise d’Appello pronunciata il 22 maggio del 1975.

Bozano viene condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Milena Sutter.

Il movente? Estorcere 50 milioni alla famiglia della vittima. Pagare così quel po’ di debiti che aveva. E fare la bella vita comprandosi una spider rossa nuova di zecca.

Lorenzo Bozano – soprannominato “il biondino della spider rossa” – era stato assolto in primo grado, nel giugno del 1973.

La condanna diviene definitiva con la conferma, nel 1976, in Cassazione.

Nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, Laura Baccaro – psicologa giuridica e criminologa – fa un’analisi di Lorenzo Bozano.

E’ un’analisi fondata su una perizia psico-criminologica condotta sull’uomo all’ergastolo.

La criminologa Laura Baccaro esclude che l’uomo – il quale ha scontato oltre 41 anni di carcere – sia affetto da “parafilie”.

Bozano non è un “deviato sessuale”, per usare una terminologia non scientifica. E neppure lo era nel 1971.

Il giovane perdigiorno, allora 25enne, di famiglia alto-borghese, secondo Laura Baccaro, non sarebbe stato in grado di gestire da solo un compito assai complesso come il sequestro e l’omicidio di Milena Sutter.

A parte i fondati dubbi – su cui torneremo – relativi al “sequestro” e alla “uccisione” di Milena Sutter, è tutta la dinamica della vicenda che non quadra.

L’analisi attenta del caso, non viziata dal pensare al “movente”, ci porta ad avere gli stessi dubbi che il cronista Tommaso Besozzi ebbe nel 1950 sulla versione ufficiale dell’uccisione del bandito Salvatore Giuliano.

Per quanto ci si sforzi di aderire alla narrazione della vicenda di Milena Sutter, i dubbi sono fondati. Per questi motivi:

  • la sparizione della studentessa della Scuola Svizzera avviene in circostanze che richiedono una conoscenza fra vittima e offender;
  • non è possibile pensare a un sequestro con la forza, date le circostanze di luogo e di tempo;
  • non è possibile pensare a un sequestro con l’inganno, data l’indubbia moralità di Milena, che non avrebbe mai accettato di salire sulla spider di uno sconosciuto;
  • non è possibile dimostrare (e neppure ipotizzare) una sorta di amicizia o di conoscenza fra Milena Sutter e Lorenzo Bozano;
  • la gestione di un corpo morto (sparizione e affondamento in mare) da parte di una sola persona diventa difficile da ipotizzare, se la si esamina con attenzione;
  • diventa difficile, stando all’esame della criminologa Laura Baccaro, attribuire quella gestione complessa a una sola persona e ad una persona con le caratteristiche di Lorenzo Bozano.

Lorenzo Bozano è sempre stato per i giornali il “Perfetto Colpevole” del (presunto) sequestro e omicidio di Milena Sutter.

Lo è stato per gli inquirenti e per la Corte d’Assise d’Appello di Genova. Lo è stato per molti genovesi.

Il racconto del cosiddetto “biondino della spider rossa” – che biondino non era – si conferma convincente a una lettura superficiale dei documenti.

Quando si approfondisce il caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, l’affascinante narrazione del “Perfetto Colpevole” lascia però spazio soltanto a dubbi inquietanti.


Maurizio Corte

@cortemf
www.corte.media

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