Il “Biondino della Spider Rossa”, oggi come ieri, rimane il protagonista. E così distrae dal capire cosa accadde a Milena Sutter.

Chiariamo subito una cosa, onde evitare fraintendimenti: non sono innocentista e non mi spenderò, fino a quando non avrò dati certi e inconfutabili, nell’affermare che Lorenzo Bozano è innocente.

L’uomo è stato condannato all’ergastolo per il sequestro e omicidio di Milena Sutter, il caso che scosse Genova, l’Italia e mezza Europa nel maggio del 1971.

Contesto la tesi del sequestro e anche quella dell’omicidio volontario premeditato di Milena.

Lo faccio sulla base di dati di fatto, di uno studio attento di quanto accaduto, di una serie di interviste e pareri raccolti fra medici legali di indubbia competenza.

Detto questo, non mi sogno certo di dire che Bozano sia estraneo al caso.

Non lo posso sapere, non ho elementi che contrastino quanto pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova, nel 1975.

La narrazione sulla vicenda è potente, grazie allo storytelling messo in campo da un mancato letterato, il giudice istruttore Bruno Noli.

Noli nel 1972 scrive un romanzo criminale al posto di una sentenza argomentata e basata su fatti e deduzioni logiche.

Non c’è un’argomentazione di Noli che sia logicamente corretta.

Parte da premesse non veritiere per trarre conclusioni che pretende siano vere. Oppure parte da premesse probabili (o possibili o incerte) per pretendere ancora che si creda alla veridicità delle conclusioni.

 

Milena Sutter - Genova - 1971 - la ricostruzione del sequestro e omicidio - giudice istruttore - blog IlBiondino.org - Agenzia Corte&Media

 

Gli inciampi di giudici e giornalisti, poco interessati alla verità

I giudici della Corte d’Assise d’Appello – dopo l’assoluzione di Lorenzo Bozano, nel 1973 – nel 1975 condannano il giovane saccheggiando ampiamente dal lavoro del giudice istruttore.

Del resto, il processo d’appello – come quello di primo grado – non ha aggiunto nulla a quanto scritto dal giudice istruttore Noli nel 1972, quando rinvia Bozano a giudizio.

Anzi, potevano pure fermarsi al rapporto di Polizia e Carabinieri del 1971 e processare Bozano sulla base di quel report: il dibattimento non ha cambiato dati, tesi ed elementi degli inquirenti.

Non è stato chiesto ad alcuno chi fosse “Claudio My Love”, di cui Milena scrive nel suo diario più volte; e che leggiamo sulla sua borsa della scuola.

Non è stata ascoltata l’amica del cuore di Milena, Isabelle, stressata da interrogatori pesanti – accompagnati da pressioni psicologiche – condotti dagli inquirenti e dagli avvocati di Parte Civile.

Non è stata ascoltata neppure la madre di Milena. Quando si tratta di chiedere se la ragazzina avesse il ciclo mestruale – dato questo che avrebbe confutato un indizio importante contro Bozano – a chi pone la domanda la Corte d’Assise? Al padre di Milena Sutter.

Di fronte a questi e altri comportamenti di inquirenti e giudici, una persona normale – anche senza essere uno studioso – avrebbe voglia di chiedere: lo fate apposta o siete sprovveduti di vostro? Ignorate dati di fatto per sostenere la vostra tesi accusatoria o non ci siete arrivati a capire?

Un dato di fatto, mai emerso nelle udienze, bene rappresenta ciò che voglio dire: il “rapitore” di Milena Sutter sbaglia numero di telefono, quando chiama per chiedere 50 milioni di lire di riscatto. Un riscatto che poi non sarà più rivendicato.

Un rapitore che sbaglia numero: com’è possibile?

E che dire della perizia medico-legale, che non sta in piedi né sul piano sostanziale, né su quello logico.

Tant’è che viene minata in sede di dibattimento, in un interessante contraddittorio fra i professori Franchini (accusa) e Canepa (difesa) nell’indifferenza sospetta dei giornalisti.

Quanto ai giornalisti, si sono appiattiti sulla versione ufficiale. I colleghi che mi hanno detto di aver fatto giornalismo investigativo devono essere vissuti in un altro film.

Non è giornalismo investigativo voler confermare le ipotesi degli inquirenti. Giornalismo investigativo è resettare tutto e fare un’inchiesta alternativa.

Fare inchieste alternative o “riaprire procedimenti giudiziari non è mestiere di noi giornalisti”, arriva ad affermare in televisione – in un programma Rai dedicato al Caso Sutter – Sandro Curzi, nel 1996.

Uomo di partito e poco aperto all’analisi critica, Curzi doveva essere ubriaco quella sera. O molto più probabilmente non ha capito il mestiere del giornalista d’inchiesta.

 

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

 

Lorenzo Bozano, il personaggio “noir” al centro della scena

Gli articoli più letti di questo blog – nella parte riferita al Caso Sutter-Bozano – riguardano Lorenzo Bozano.

Un articolo che ha conquistato molte letture è quello sul profilo psico-criminologico scritto da Laura Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, con cui ho scritto il libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

E’ il “biondino” – che biondino non è mai stato – al centro della scena. Lo era allora, nel maggio del 1971 e negli anni successivi, e lo è ancora oggi.

Bozano si prestava allora ad essere un “osservato speciale”.

L’ho definito il Perfetto Colpevole, in virtù del suo profilo: furtarelli in casa, accuse di molestie giovanili, le denunce di quattro ragazze a suo carico per presunti palpeggiamenti tutti da dimostrare, la vita da perdigiorno, alcune bugie raccontate e via dicendo.

Ricordiamo, poi, il quadro culturale in cui Bozano si colloca: una Genova anni settanta divisa fra la morale cattolica, quella comunista e l’etica massonica.

Una città operosa, industriale, di gente abituata a lavorare e a farsi il mazzo, in un territorio – affascinante come location – di certo non facile da costruirvi e gestirvi un città.

In quel quadro, il primogenito di una famiglia dell’alta borghesia genovese, non si mette a fare una mazza dalla mattina alla sera, ad essere inconcludente, fannullone, a violare la legge e a raccontare balle.

Da lì ad essere un rapitore e un assassino, però, il passo è lungo.

Paradossalmente l’inconcludenza di quel Lorenzo Bozano mi porta a dubitare assai sulla sua capacità di gestire un progetto complesso come un rapimento.

Un sequestro, si badi, seguito da un omicidio, dall’occultamento del cadavere e dalla messinscena della telefonata con richiesta di riscatto per un ostaggio già senza vita.

C’è un suo piano di rapimento, si dirà. L’ha scritto da ubriaco, oggi abbiamo gli elementi per dirlo.

Non è certo un bel biglietto da visita, ma basta analizzare il piano di rapimento trovato nella sua stanza per verificare che è un piano semplice e rapido.

Nulla a che vedere con quanto si è fatto credere sia accaduto a Milena.

Possiamo dire che fra il piano fantasioso di Lorenzo Bozano e quanto sarebbe accaduto a Milena a livello di rapimenti, vi è uno scarto come fra un rapina in tabaccheria armati di coltello e una rapina a mano armata ai danni di un portavalori.

Il secondo caso è un’operazione complessa, di guerra, che richiede organizzazione, mezzi, sangue freddo, capacità organizzativa. E una grande dose di spietatezza nell’agire.

 

Il Biondino della Spider Rossa
COMPRA IL LIBRO SU AMAZON

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

 

 

Il “personaggio distraente”: Bozano come “diversione dell’attenzione”

Fin dall’inizio del mio studio su come i media hanno trattato il caso di Milena Sutter, mi sono accorto di come la figura ingombrante di Lorenzo Bozano mi impedisse di vedere il caso. Di analizzarlo e capirlo nella sua complessità.

Avevo sempre il personaggio del “Biondino della Spider Rossa” che mi oscurava la vista e occupava tutto il palcoscenico.

Mi sono detto: se non lo sposto dalla scena, non vedo e non posso capire il dramma di Milena. Non posso cogliere sfumature, dettagli, incongruenze.

Ho spostato Lorenzo Bozano dalla scena e mi si è parata davanti una diversa rappresentazione.

Ho notato le incongruenze – di cui parlo nel libro scritto con Laura Baccaro sul caso Sutter-Bozano – nella ricostruzione della sparizione della studentessa della Scuola Svizzera.

Ho registrato gli orari che non collimano e i conti che non tornano.

Grazie anche alla Psicologia Investigativa e agli studi criminologici dell’FBI ho colto gli aspetti sconcertanti e non convincenti delle telefonate del rapitore.

Ho rilevato le piste non battute, alla faccia di quegli inquirenti che sostenevano di aver percorso ben 16 piste.

Si sono dimenticate le due più importanti.

Mi è toccato di cogliere le bugie del capo della Squadra Mobile, il pur valente ed esperto Angelo Costa; a cui si devono peraltro anche intuizioni interessanti, anche se mai approfondite.

Senza dimenticare – argomento tutto da approfondire – di quanto accaduto ai processi, in particolar modo al processo in Corte d’Assise d’Appello.

Un dato è emerso, che poi è quello che mi interessa, al di là del merito della vicenda: la forza della narrazione giudiziaria.

E’ anche emerso come le arti letterarie del giudice istruttore Bruno Noli abbiano permeato sino ad oggi – nei media e nella pubblica opinione – la lettura del caso.

Non so se Bozano c’entri o meno nella vicenda di Milena Sutter, visto l’alibi che non ha e che non può scagionarlo. Di sicuro molto della vicenda non è stato raccontato.

La potenza della narrazione è tale che, lo ripeto spesso, affascina pure me. Tant’è che il “cittadino qualunque Maurizio Corte” tende ad essere colpevolista.

Lo studioso, invece, deve arrendersi all’evidenza dei fatti, alla non fondatezza della perizia medico-legale, alla debolezza degli indizi, così tanto dati per certi nel fascino seduttivo del racconto.

Sono però altrettanto convinto che sia proprio la potenza e la perfezione del racconto – bene rappresentata da Carlo Lucarelli in quell’opera di fantasia che è Profondo Nero dedicato al caso Sutter-Bozano – ad aprire un varco.

“Il troppo stroppia”, dice il proverbio.

L’aver voluto troppo vincere sul piano della perfezione narrativa, espone il racconto – che certo si è giovato degli errori commessi e della sciocchezze commesse dal giovane Bozano – a un severo dubbio.

Quel dubbio lo esprimo con tre domande, su cui con la criminologa Laura Baccaro amo confrontarmi:

  • Chi ha confezionato la “versione ufficiale” sul “rapimento” e poi sull’omicidio di Milena Sutter?
  • Perché quell’ispiratore della storia ufficiale ha fatto la scelta narrativa del rapimento e poi dell’omicidio volontario premeditato?
  • Da che cosa ci ha voluto distogliere?

Le domande che articolano il dubbio sulla narrazione si allungano poi ad altre sotto-domande.

Quanto a Lorenzo Bozano, in assenza di altri seri elementi, quelle domande non lo escludono dal caso; e del resto non è ad escluderlo dal caso che mirano gli interrogativi.

Le domande – anche sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano, con la tesi del sequestro e omicidio – hanno il compito di condurci alla verità sostanziale dei fatti. Oltre i racconti interessati. Oltre le narrazioni patinate. Oltre le balle che trasformano lo Storytelling in un banale Storyballing.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

COMPRA IL LIBRO SU AMAZON
(su carta oppure in ebook)

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona