Milena Sutter: l’analisi della vittima con l’Autopsia Psicologica.

Cosa ci racconta la vittima di un delitto? Ci racconta molto se sappiamo leggere la sua personalità, le sue abitudini, lo stile di vita e le sue relazioni.

L’analisi della vittima – anche nel caso di Milena Sutter – è fondamentale.

La vittimologia, disciplina che si occupa di questo ambito di ricerca, è ciò che ci serve per comprendere meglio cosa è successo.

E ci è utile, anche nel sequestro e omicidio di Milena Sutter, per comprendere se davvero si tratti di sequestro. Se davvero si tratti di omicidio.

La vittimologia applicata al caso accaduto a Genova nel maggio 1971 ci permette, poi, di tracciare un profilo dell’offender. Di colui (o colei) che è coinvolto nella vicenda criminale.

Comprendendo la vittima – grazie alla tecnica della vittimologia – possiamo capire la figura dell’offender. E giungere così a delineare la figura dell’autore di reato.

Per raccogliere appieno la realtà di un reato, d’altro canto, dobbiamo inserire nel “sistema reato” la relazione interpersonale tra l’autore del reato e la vittima.

Intendiamo il reato come una forma di comunicazione tra criminale e vittima.

Nel caso di Milena Sutter è necessario avvalersi delle indicazioni della metodologia dell’autopsia psicologica (si vedano i testi di Shneidman & Farberow; Canter; De Leo e Patrizi).

L’autopsia psicologica è una perizia post mortem che viene utilizzata nei casi di morte equivoca o di persone scomparse.

Questa metodologia aiuta a stabilire le cause e le dinamiche del decesso.

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Milena Sutter, 13 anni, figlia di un ricco industriali di origini svizzere

Vittimologia: Milena Sutter e la figura dell’autore di reato

L’autopsia psicologica è una ricostruzione a posteriori della vita della vittima.

E’ necessaria per fornire gli indizi sul tipo di decesso; e sul metodo usato per causare il decesso della vittima.

In questo caso, possiamo così “leggere” la vita di Milena secondo criteri utili a reperire e sistematizzare il maggior numero d’informazioni su di lei.

Le informazioni raccolte – nella vicenda che ci interessa su Milena Sutter – sono di ordine pratico.

Sono informazioni sulla vita quotidiana della studentessa di origini svizzere: sugli orientamenti relazionali, sociali, sessuali. Sugli stili di vita, sull’eventuale uso di sostanze, sugli aspetti affettivi, su quelli lavorativi e via dicendo.

L’autopsia psicologica comprende anche un profilo psicologico della vittima Milena.

Ci dovremo chiedere allora: cosa piaceva a Milena Sutter? Come pensava? Quali progetti aveva? Quali erano le sua amicizie?

Ci dobbiamo interrogare sulle sue vulnerabilità. E sui rischi che come ragazzina poteva correre.

Per fare questo si acquisiscono elementi e informazioni lasciate dalla vittima: pensiamo ai diari, alle lettere, ai quaderni della scuola.

Andare a ricostruire la vita di Milena Sutter – sul piano del profilo psicologico – è interessante per questo motivo: consente di gettare le basi per comprendere e per definire il profilo del soggetto criminale (o dei soggetti criminali) coinvolti nella sua morte.

tragedia caso sutter bozano

 

Milena Sutter: l’autopsia psicologica

Il profilo della vittima e l’autopsia psicologica ci consentono di formulare le ipotesi psicologiche del “modus operandi” e della “firma” dell’autore di reato.

Profilo psicologico e autopsia psicologica della vittima sono insomma condizioni indispensabili per confrontare il “profilo dell’offender” (criminal profile) che ne esce.

E possiamo poi comparare l’offender con il profilo dell’autore di reato accertato dal sistema giudiziario. In questo caso, di confrontarlo con il profilo di Lorenzo Bozano.

L’autopsia psicologica è utile per abbozzare risposte a una serie di domande:

  • Perché Milena Sutter è stata vittima di una certa situazione?
  • Come mai Milena è stata scelta dall’offender?
  • Quale caratteristica di Milena interessava all’offender?
  • Quale dinamica relazionale è possibile abbozzare tra offender e Milena?

Il profilo di Milena tracciato dal giudice istruttore

Vi è già, a livello giudiziario, un profilo di Milena Sutter. E’ quello tracciato dal giudice istruttore Bruno Noli. E’ contenuto nella sentenza di rinvio a giudizio di Lorenzo Bozano (anno 1972).

Il profilo tracciato dal giudice Noli vuole però dare spiegazioni psicologiche ad ogni comportamento.

Possiamo così affermare che quello del giudice istruttore non è un profilo vittimologico attendibile.

Possiamo definirlo un “simil trattato di psicologia dell’adolescenza”. Contiene una serie di luoghi comuni ad uso di persone non competenti.

Scrive infatti, nella sentenza, il giudice istruttore: “Milena Sutter sta vivendo, allorché scompare, uno dei periodi più delicati dell’esistenza. La giovane adolescenza urge contro la cerchia delle vecchie affettività, dominata dai valori familiari. Residuano, della fanciullezza e della pre-pubertà, moti di ingenuità spontanea, recuperi di motivazioni e atteggiamenti che già mostra di voler abbandonare. Ma affiorano emozioni nuove”.

Prosegue, poi, il giudice istruttore Noli: “La naturale tendenza – propria del momento biopsicologico che attraversa – ad acquisire maggiore autonomia rispetto alla famiglia, la porta a ricercare e prediligere amicizie fuori dell’ambiente parentale”.

“Lo stesso bisogno di meglio comprendersi comporta che ci si ricerchi in varie  direzioni”, osserva il giudice istruttore. “Spesso esponendosi, con una sorta di funzionale sconsideratezza, alle esperienze che la realtà offre e che la curiosità o l’emulazione trasfigurano”.

Il giudice istruttore, nella sentenza con cui rinvia a giudizio Lorenzo Bozano, rileva: “La coscienza del rapido sviluppo fisico, e dell’interesse conseguente che le si dimostra, spinge Milena Sutter, spesso, a vivere un ruolo a cui, per difetto di maturità psicologica, ancora non è preparata”.

“Ai giovani e ragazzi che, nell’intervallo di mezzodì, in attesa di riprendere il lavoro nell’officina, occhieggiando lei e le compagne nel cortile della scuola di via Peschiera, risponde con divertita sufficienza”, fa notare il giudice istruttore.

Milena Sutter giunge, pur di stare al ruolo che si sente di recitare, a dare ad uno di essi, che non conosce ed appartiene ad altro ambiente sociale, il proprio numero di telefono”, scrive Noli. “Probabilmente pretende di riconoscersi, ciò facendo, una acquisita disinvoltura”.

“È, invece, segno di insicurezza“, afferma il giudice istruttore Noli. “Milena insomma sperimenta naturalmente una necessaria fase di sviluppo biopsicologico; caratterizzata, tra l’altro, da un oscillare tra regressioni alla fanciullezza ed una imitazione precoce di comportamenti adulti”.

Milena Sutter - Rapimento e omicidio - Genova - 6 maggio 1971 - www.ilbiondino.org

 

Il giudice istruttore e la narrazione dei media

Quando il giudice istruttore, Bruno Noli, nel 1972, scriveva la sentenza di rinvio a giudizio di Lorenzo Bozano, la vittimologia doveva ancora fare passi avanti.

La vittimologia doveva ancora entrare – con la Psicologia Investigativa – nel mondo delle indagini criminali.

In ogni caso, nello scritto del giudice istruttore vi sono indicazioni importanti. Sono elementi che influenzeranno sia il giudizio d’appello, nel 1975, che condanna Lorenzo Bozano all’ergastolo. E sia le narrazioni dei media dagli anni settanta a oggi.

Nell’analisi del giudice istruttore di Genova, l’immagine della vittima Milena Sutter rimane sullo sfondo.

Quella di Milena Sutter rimane una figura ambigua nell’oscillare tra una giovinetta ingenua, una “bambina” in un corpo formato. E una giovane donna che sperimenta nuove libertà, nuove amicizie e nuovi ambienti.

Ecco che il profilo vittimologico di Milena Sutter – con le acquisizioni della vittimologia e dell’autopsia psicologica contemporanee – deve partire proprio da questo sfondo e riuscire a togliere l’ambiguità al profilo.

E’ un lavoro complesso e faticoso che ancora si sta facendo, passo a passo.

Solo l’analisi della vittima Milena Sutter – con le tecniche della vittimologia – ci consente di comprendere in modo compiuto quanto è accaduto alla ragazzina. E quale sia il profilo dell’offender.

Laura Baccaro
@laura_baccaro
www.laurabaccaro.it


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