Caso Sutter-Bozano: due vite e la storia giudiziaria del 1971 costruita dai media.

I principali protagonisti della vicenda che stiamo affrontando sono certamente Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

C’è però, come in tutte le storie, anche l’antagonista che in questo caso è incarnato nei media.

L’interesse per il caso giudiziario ha portato i giornali a costruirci una narrazione fatta di certezze e ritrazioni, intessendo fatti e indizi in uno sviluppo continuativo ritenuto ufficiale. E forbendo il tutto con denominazioni accattivanti e d’impatto.

Il contesto narrativo definitivo a cui i media fanno riferimento è in sostanza quello del “rapimento” della “bambina” Milena Sutter (13 anni, nel maggio 1971) per mano di Lorenzo Bozano, il “biondino della spider rossa”.

Dunque, la storia parte dalla figura chiave incarnata in Lorenzo Bozano.

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Lorenzo, “il mostro”

I giornali non hanno dubbi: è Lorenzo Bozano il “rapitore e assassino”, della giovane Sutter, il Perfetto Colpevole.

È un ottimo candidato per essere il “mostro” della vicenda, poiché unico sospettato certo nonostante l’assenza di prove oltre ogni ragionevole dubbio.

A sostegno della tesi dei media si aggiunge anche il suo background familiare particolare, e ciò lo ha reso un bersaglio facile per l’etichetta negativa.

A Lorenzo Bozano, 25 anni nel maggio 1971, sono state affibbiate molte etichette, a partire dal ritratto negativo fatto dal padre Paolo Bozano nei suoi scritti. Ritratto che è stato di certo punto di ispirazione per i media e il contesto giudiziario.

Dalla sentenza definitiva che lo ha condannato all’ergastolo, Bozano si è guadagnato ulteriori etichette, quali “deviato sessuale”, “maniaco”, “bugiardo”, alimentate anche da un’infanzia non facile e dai suoi trascorsi penali.

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Genova 1971 - Biondino della Spider Rossa - blog IlBiondino.org

Milena, “la bambina”

La condizione e il profilo di una vittima vengono di solito scandagliati parecchio nei giornali.

Nel caso della studentessa della Scuola Svizzera, l’enfasi viene puntata sulla condizione minorile della vittima: Milena Sutter aveva 13 anni, eppure i media la presentano come una “bambina”.

Il tutto, nel contesto di un sequestro di persona, porta a creare la figura della “bambina rapita”.

Come infatti si può leggere ne Il Secolo XIX datato 8 maggio 1971, due giorni dopo la scomparsa di Milena, il titolo di un’intervista fatta al padre Arturo recita: “Per la mia bambina pagherò qualsiasi cifra”.

Da qui la scelta del termine “bambina” per la narrazione di quello che viene presentato come un “dramma fanciullesco”.

La scelta della parola “bambina” è fatta dal quotidiano genovese.

Il padre della vittima, Arturo Sutter,  durante l’intervista non descrive mai la figlia come “bambina”. Possiamo, quindi, rilevare una forzatura attuata dal titolo del Secolo XIX.

La rappresentazione della “bambina” non coincide con la realtà dei fatti.

Innanzitutto Milena, nel maggio 1971, ha 13 anni e frequenta la scuola media: si parla quindi del periodo dell’adolescenza, intermedio tra la fanciullezza e la giovinezza.

In secondo luogo, il fisico della stessa Milena non fa pensare che lei sia una bambina, anzi fa sport e ha una costituzione fisica forte e robusta.

Tanto che dimostra due-tre anni più della sua età anagrafica.

È chiaro quindi che i media vogliono presentare la vittima, definendola “bambina”, come persona indifesa rispetto al suo aggressore.

Solo così si giustifica la possibilità di “rapire” Milena Sutter, in pieno giorno, in una zona trafficata, con una vittima forte fisicamente.

I casi, infatti, sono due:

  • Milena Sutter è salita di sua spontanea volontà sulla moto o sull’auto di qualcuno (o con qualcuno si è allontanata a piedi);
  • oppure… occorre presentarla come “bambina” per far credere che sia stata presa di peso e messa su un veicolo contro la sua volontà.

Cold Case Milena Sutter - Sequestro e omicidio - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Movente: “il rapimento”

Altro aspetto su cui i media non hanno dubbi è il movente alla base della sparizione di Milena Sutter: il rapimento per estorcere denaro, a partire dalla richiesta di riscatto dei cinquanta milioni di lire.

Una cifra che corrisponde a circa 500 mila euro di oggi. Una cifra di molto inferiore a quello che sarebbe stato possibile chiedere alla famiglia Sutter.

Per giorni, in seguito alla scomparsa di Milena, le principali testate giornalistiche genovesi, come il Corriere Mercantile e il Secolo XIX, hanno proposto titoli di articoli concentrati sul rapimento. Ed escludendone ogni altra, influenzando così anche tutta la stampa nazionale.

 

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - 1973

Dal caso giudiziario al caso mediatico in forma di storytelling

Dal punto di vista dello storytelling, il racconto secondo i media ricorda la struttura narrativa del “viaggio dell’Eroe” di Christopher Vogler; anzi, in questo caso richiama lo schema omonimo femminile: “il viaggio dell’Eroina” di Maureen Murdock.

Il contesto è quello dell’eroina protagonista (Milena) alla quale viene sottratta la tranquillità della vita quotidiana nel suo ambiente familiare.

Ciò accade per mano dell’antagonista (Lorenzo), che inganna e mette in difficoltà l’eroina.

Lorenzo Bozano, però, assume svariate sfaccettature. Ecco gli altri archetipi di personaggi che interpreta:

  • è anche imbroglione (una sorta di compagno di viaggio che inganna l’eroina),
  • mutaforme (si traveste e cambia aspetto per condizionarla),
  • mentore (consiglia e influenza l’eroina a comportarsi come egli suggerisce),
  • e infine messaggero (rappresenta l’incidente scatenante che fa iniziare l’avventura all’eroina).

La struttura narrativa prevede “oggetti magici” con i quali perseguire l’obiettivo, che nel caso di Lorenzo Bozano antagonista sono la spider rossa, la cintura da sub e, secondo alcuni, un finto tesserino da poliziotto con cui avrebbe convinto l’eroina a fidarsi di lui e a salire in auto.

Infatti, inizialmente vince la prima fase giudiziaria tornando con “l’elisir”, con l’assoluzione al processo di primo grado, nel 1975. Finché poi la storia cambia del tutto.

Egli – Lorenzo Bozano l’antagonista – riprende il viaggio fino alla sconfitta con la sentenza definitiva in appello.

Non solo. I giornali pubblicano titoli e articoli che riportano presunte confessioni di Bozano.

Ciò aggiunge al quadro narrativo una figura misteriosa – una sorta di “Narratore Nascosto” – che potrebbe essere l’artefice di tali rivelazioni. E che, in qualche modo, condiziona i media insinuando nuovi dubbi.

Cos’è successo, allora, nel caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano?

E’ accaduto che una narrazione mediatica cominciata senza ombre di dubbio nei confronti del “mostro Bozano” è finita, con il tempo, con il diventare una “storia”, un “romanzo”.

Quella storia e quel romanzo, appunto perché frutto più di tecnica narrativa che di sostanza scientifica, si prestano ad essere cambiati.

Possiamo allora dire che il “rapimento” della “bambina” Milena Sutter e che il “mostro” Lorenzo Bozano sono le figure di una narrazione.

Come tali, quelle figure – la “bambina” Milena Sutter e il “mostro” Lorenzo Bozano – sono suscettibili di diventare i protagonisti di una storia diversa, molto diversa.

Gaia Corradino
(Photo: thanks to Caleb Woods, Unsplash)