Nel libro sulla vicenda Sutter, il capo della Mobile usa lo storytelling per sostenere la colpevolezza del “Biondino”.  

Ci sono storie che hanno bisogno di essere analizzate da più prospettive per capirne le esatte dinamiche.

Cosa pensi di un racconto che non fornisce un dibattito equo tra tutti i suoi protagonisti?

Considera di star sfogliando le pagine di un giornale.

La tua attenzione viene catturata da un caso di cronaca, di quelli che spesso imbrattano di nero le maggiori testate.

Al centro del mistero c’è una ragazzina di tredici anni. Sparita nel nulla e poi ritrovata cadavere, dieci giorni dopo la sua scomparsa.

E’ quanto accaduto a Milena Sutter, il 6 maggio 1971, a Genova.

Entri in un vortice ansioso di preoccupazione. La vittima può essere mia figlia, mia nipote, una persona a me cara.

Inizi a comprare i giornali locali per non perderti nessun aggiornamento.

La stampa diventa la tua unica fonte di conoscenza. Ti fidi.

Cosa succede se gli articoli che continui a leggere sulla vicenda si fossilizzano su un unico punto di vista?

Cosa succede se tu impari a guardare dall’unica prospettiva messa a disposizione?

Ti convinci che sia quella giusta e concordi con quello che i giornali riportano.

Perché in fondo la stampa è un po’ come un caro amico, che lavora per te di notte pur di darti il suo buongiorno ogni mattina.

In questo contesto, che fine ha fatto il tuo giudizio critico?

Cold Case Milena Sutter - Sequestro e omicidio - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

La storia del “Caso Bozano”

Oggi conosciamo le regole per fare buon uso delle tecniche narrative applicate al giornalismo di cronaca.

Cinquant’anni fa forse venivano applicate dai giornalisti seguendo la sola logica di persuasione dei lettori.

Ho analizzato il racconto del caso di Genova scomponendolo nelle sue parti cruciali.

Il punto di vista che ho preso in considerazione è quello del libro di Angelo Costa e Roberto Tafani: “Caso Bozano, cronaca di una indagine”.

Il libro del capo della Squadra Mobile, Angelo Costa, ripropone, nel 1976, a conclusione dell’iter giudiziario, quanto già la stampa genovese aveva scritto a suo tempo.

Ne è, insomma, uno specchio. Non a caso, l’altro autore del libro è un giornalista del Secolo XIX, quotidiano di Genova, Roberto Tafani.

Il metodo di analisi utilizzato è quello dell’esperto in comunicazione e storyteller Rob Biesenbach, che si trova nel libro “Unleash the power of Storytelling. Win hearts, change minds, get results”.

Dal confronto di questi due libri così distanti nel tempo e nel luogo tra loro, c’è un legame forte che li rende, oggi, complementari.

Tutto nel racconto di cronaca lascia presagire la presenza di una chiave di lettura, volta a coinvolgere e convincere il pubblico a seguire le opinioni espresse dal commissario Costa.

Quale miglior modo per dare forma al legame empatico tra il racconto della vicenda e il lettore se non attraverso una narrazione in prima persona dei fatti?

Il commissario Angelo Costa presenta ai suoi lettori un racconto dettagliato del Caso Bozano, vissuto da lui in prima persona.

Ci mostra il suo stato d’animo in perenne apprensione su quali siano le piste giuste da seguire.

Espone i suoi dubbi senza aver paura di mostrare i suoi sentimenti.

Dietro i suoi ragionamenti c’è trasparenza, si percepisce l’ansia di un uomo che non riesce a risolvere il mistero di una tredicenne scomparsa.

Costa fa un resoconto dettagliato dei giorni prima del ritrovamento in mare del corpo di Milena, raggiungendo il climax di massimo sconforto finale a causa dell’incapacità di averla trovata viva.

Trattandosi di sentimenti che appartengono alla sfera personale del commissario, il lettore simpatizza per il protagonista perché condivide insieme a lui un profondo disagio.

La parola che traina l’intero racconto è destino.

Viene utilizzata in rapporto a Bozano. Si parla di coincidenze, destino infausto nei suoi confronti, in maniera ironica.

La sfortuna di un uomo che cerca in tutti i modi di giustificare le sue azioni.

Molti testimoni vengono chiamati in causa a confermare le parole di Lorenzo Bozano.

Tutti dichiarano, invece, il contrario di quanto egli afferma. Oppure negano di aver avuto a che fare con l’uomo.

Il commissario Costa è sempre molto duro nei confronti di Bozano.

Lo definisce furbo, capace di costruirsi un alibi perfetto negando l’evidenza.

L’opinione negativa che il commissario ha dell’accusato si rafforza, fino a sfociare in ira nei suoi confronti alla fine del racconto.

Il racconto è ricco di domande implicite che muovono l’ingranaggio narrativo esposto dal commissario: Bozano è davvero vittima di coincidenze sfortunate oppure è solo un abile bugiardo?

A conferma di quanto esposto finora, c’è anche una considerevole serie di frasi lasciate di proposito in sospeso.

Costa pilota il giudizio critico dei lettori facendo alcune considerazioni personali sulla colpevolezza di Bozano.

Non esprime in modo diretto i suoi pensieri, ma lascia una serie di puntini sospensivi.

Perché lo fa? Per fornire l’illusione ai lettori di trarre le loro conclusioni in completa autonomia.

Lorenzo Bozano - intervista alla Rai del 1971 - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Lorenzo Bozano, durante l’intervista concessa alla Rai nel maggio del 1971, poco dopo la sparizione di Milena Sutter


Gli elementi che rendono potente il racconto su Bozano

Secondo Biesenbach a dare forza a una storia è il concetto, quasi scontato, che i racconti nascono e prendono spunto dalle emozioni.

Costa di sentimenti ne esprime tanti.

Prevalgono emozioni quali la paura, la rabbia, il senso di impotenza che sfocia in oppressione, e l’ossessione nei confronti dell’imputato.

Il valore che guida l’intero racconto è il senso di giustizia.

È così forte la sua carica emotiva che si insinua anche nella vita privata del commissario Costa.

Il rapporto con la moglie si inclina, a sottolineare come la ricerca della giustizia sia un bisogno opprimente nella vita del commissario.

Tanto opprimente da lasciare che i rapporti nella sfera privata vadano in secondo piano.

Questa rincorsa della giustizia va a toccare anche un altro ingrediente importante che contribuisce a rendere potente una storia: il fattore umano.

I ritagli di vita di coppia inseriti a fine capitolo enfatizzano la difficoltà del commissario a stabilire un giusto equilibrio tra vita coniugale e lavoro.

La moglie ricopre un ruolo ai margini della narrazione, confinata in un limbo tra devozione verso il marito e sgradevole sensazione di venire sempre in secondo piano rispetto alle priorità dell’uomo.

Quest’aspetto privato del commissario tende quasi a giustificare la velocità con cui si svolgono le indagini.

Come se le condizioni di stress si facessero sempre più soffocanti; e si nutrisse il desiderio opprimente di risolvere presto il caso.

La narrazione, inoltre, crea un forte legame tra il lettore e il personaggio-Costa, tanto da arrivare ad identificarsi nella sua persona e a fare il tifo per lui.

In questo caso la narrazione spinge a simpatizzare per il commissario.

Bozano, invece, veste i panni dell’antagonista.

Cosa vuole mettere in evidenza il racconto del commissario Costa?

Ecco che ritorna il senso di giustizia. Si amplifica il suo valore a livello esponenziale.

Il senso di giustizia diventa quasi una presenza, l’angioletto buono sulla spalla del commissario, che lo sprona a continuare le indagini nei momenti di sconforto.

Mentre sull’altra spalla c’è il diavoletto cattivo che, invece, fa di tutto per esortarlo ad arrendersi.

Lorenzo Bozano, prima sospettato e poi accusato del rapimento e omicidio di Milena Sutter, diventa la controparte della giustizia.

Talvolta Costa fa delle considerazioni su Bozano riferendosi a lui come ad un’entità astratta, oggetto di desiderio, figura onnipresente, la sua ossessione.

Bozano diventa l’ostacolo alla serenità nella vita del commissario.

Si tratta di una presenza costante nei pensieri del commissario, che ormai lo accompagna ovunque rovinandogli il sonno e l’appetito.

Infine, ciò che rende una storia potente è ricordarsi che le storie mostrano, non si limitano ad esporre i fatti.

I lettori entrano nel racconto grazie a una struttura narrativa ben organizzata.  

I lettori varcano la soglia della villa Sutter insieme al commissario, stringono la mano al papà di Milena.

I lettori si trovano addirittura nella stessa stanza quando Costa comunica alla famiglia che il corpo della loro figlioletta è stato ritrovato senza vita.

I lettori condividono il dolore della perdita di Milena, da parte dei genitori Sutter. Come mai?

Perché la lettura contribuisce a rendere quel dolore vivido nella loro testa, proprio come succede con un romanzo.

Allo stesso modo, i lettori vedono Bozano mentre Costa riporta gli interrogatori fatti all’uomo arrestato.

Le dichiarazioni di Lorenzo Bozano fanno acqua da tutte le parti. In più, l’accusato si presenta ai lettori sempre freddo, distaccato e sicuro di sé.

A questo punto diventa difficile non sentirsi coinvolti a livello umano nella vicenda.

E diventa difficile non parteggiare per il commissario.

Quella di Costa, insomma, checché ne dica il sottotitolo (“Caso Bozano. Cronaca di un’indagine”), non è la cronaca dell’inchiesta a carico del cosiddetto “Biondino della Spider Rossa”. E’ il “romanzo”, la “storia” su quell’inchiesta.

Gli strumenti narrativi, le tecniche di narrazione, orientano il racconto. L’obiettivo non è – come accade nel Giornalismo – la “verità sostanziale dei fatti“.

L’obiettivo del commissario Angelo Costa, e con lui del giornalista Roberto Tafani, è quello di convincere il lettore che la vicenda è andata in un certo modo. Quel modo che ha condotto e gestito il capo della Squadra Mobile di Genova.

Caso Milena Sutter - Angelo Costa, Roberto Tafani, Caso Bozano. Cronaca di un'indagine - blog IlBiondino.org - Agenzia Corte&Media

Caso Sutter: il rischio di una narrazione a senso unico

C’è il rischio che il tuo giudizio critico, con una sola fonte di informazioni a disposizione, sia offuscato da un racconto di (presunta) cronaca a corsia unica.

Nessuno mette in discussione la veridicità delle fonti, né tanto meno si gettano dubbi sul contenuto del racconto.

Spesso però si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un unico narratore, che tralascia altre panoramiche da approfondire.

Per ottenere una visione più completa dei fatti, è giusto invogliare i lettori ad esplorare nuovi scenari.

Dietro a un racconto di cronaca si nasconde spesso e volentieri una sola parte della verità.

Ricerche incrociate su vari punti cruciali della vicenda e analisi d’insieme aiutano a condurre in totale autonomia a risultati precisi

Ne deriveranno conclusioni inaspettate, ma di certo prive di pregiudizi.

Nel caso del libro di Angelo Costa su Lorenzo Bozano e la vicenda di Milena Sutter, non solo abbiamo il “pregiudizio di colpevolezza” del giovane sospettato.

Abbiamo anche la costruzione di un “romanzo” che, per accreditarsi agli occhi del lettore come vero, si attribuisce una dote che non possiede: quella della cronaca.

Nicoletta Apolito

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“Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”

 

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