Il libro “Il Biondino della Spider Rossa” mi fa pensare che la narrazione del caso sia stata fatta da più “scrittori”.

Possiamo definire “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto dal sottoscritto con Laura Baccaro, un “libro thriller”?

La domanda me la pongo ogni volta che incontro una studentessa che si è appassionata al testo.

L’obiettivo del libro era quello di ricostruire in modo fondato, senza pregiudizi e falsificazioni, il caso del rapimento e omicidio di Milena Sutter. E la figura del colpevole, Lorenzo Bozano.

Un libro giallo, un poliziesco o un “legal thriller” alla John Grisham è frutto della fantasia.

Magari prende spunto da fatti reali, ma poi racconta molte cose, tante persone, alcune situazioni che non sono mai accadute od esistite.

Quali sono gli ingredienti di un romanzo che tenga il lettore inchiodato alla poltrona, come accade nei film thriller o nelle storie avvicenti?

Un insegnamento può venire da Joël Dicker e dai suoi libri: La verità sul caso Harry Quebert e l’ultimo romanzo, L’enigma della camera 622.

Preferisco qui prendere in considerazione I dodici giurati, la serie televisiva trasmessa da Netflix in dieci puntate.

Si tratta di una web serie con episodi di 45 minuti, a parte l’ultimo che arriva a durare dieci minuti in più.

Al centro vi è l’imputata, Frie Palmers, accusata di avere ucciso la figlioletta di due anni e, anni prima, anche la migliore amica. 

Della serie Tv parlo in un articolo dedicato proprio ai contenuti de I dodici giurati.

Qui mi interessa far notare come si via un parallelo tra una narrazione thriller, romanzo o serie televisiva che sia, e la vicenda di Milena Sutter.

Il centro della scena giudiziaria, nel caso de I dodici giurati, è l’imputata, Frie Palmers. L’interrogativo che collega i pensieri, le situazioni e i dialoghi sulla vicenda riguarda lei.

Si penserà che è normale, dato che lei è sotto processo.

I componenti della giuria sono chiamati a decidere se la donna, già preside di una scuola, sia un’assassina. Oppure se non vi siano elementi a sufficienza per condannarla.

In un processo, specie se controverso e indiziario, il centro dell’attenzione è la persona alla sbarra.

Il racconto si snoda attorno alla sua vita, a ciò che ha detto e ha fatto, alle minacce che ha proferito e ai comportamenti sconvenienti che ha assunto. 

Il processo è il centro della narrazione thriller. Il suo protagonista, l’Eroe, o comunque uno dei protagonisti, è la persona imputata.

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - processo 1973

Romanzo thriller: il processo a Bozano fatto ancor prima della Corte d’Assise

Nel caso della vicenda di Milena Sutter, abbiamo – già pochi giorni dopo la sparizione – un racconto thriller di tipo giudiziario.

Non siamo di fronte soltanto a un fatto di “cronaca nera”, a una storia in cui si cerca la verità sulla sparizione di una ragazzina di 13 anni, a Genova, nel maggio del 1971.

Siamo già in un’aula di tribunale: il tribunale dei media, che nel libro thriller che si sta scrivendo, anticipa la Corte d’Assise.

L’imputato è identificato, tant’è che proprio grazie a lui – a Lorenzo Bozano – vi è uno scrittore che può scrivere la storia del processo.

Bozano, “il biondino della spider rossa” che non era biondo e neppure magrolino, diventa l’Eroe del racconto giallo. La vittima Milena passa in secondo piano.

Certo, Genova e l’Italia intera, in quel maggio degli anni settanta e nei mesi successivi, piangono la ragazzina bionda dai lunghi capelli.

Genova e l’Italia piangono Milena, la cui vita si è interrotta d’improvviso.

Il dolore si estende alla partecipazione al dolore della famiglia Sutter, nella quale tutte le famiglie – la mia compresa, dato che avevo appena un anno più di Milena nel 1971 – si riconoscono.

Eppure al centro del romanzo che scrivono i giornali non c’è Milena. C’è Lorenzo Bozano.

Gli atti del racconto – il contesto, il conflitto e la risoluzione – riguardano soprattutto, se non in via esclusiva, Lorenzo Bozano.

Come per la Frie Palmers de I dodici giurati, anche per Lorenzo Bozano si scandaglia la sua vita privata. Si pesano le sue parole e ciò che ha scritto: il suo piano di rapimento, ad esempio.

Si attacca la persona sul piano umano, provando a demolirla. Perché il colpevole non può essere integro: deve avere qualcosa di “malato”.

La vicenda di Milena Sutter, sparita all’uscita della Scuola Svizzera, si trasforma in un romanzo thriller con al centro Lorenzo Bozano.

 

Biondino Spider Rossa - Milena Sutter - Lorenzo Bozano

La narrazione del thriller sull’imputato Lorenzo Bozano

La passione con cui alcune mie studentesse – la maggior parte degli allievi del corso di Giornalismo Interculturale e Multimedialità è fatta da donne – leggono il libro che ho scritto con Laura Baccaro, criminologa, mi ha fatto pensare.

Quella passione rivela, infatti, una chiara scelta: quella di mettere Lorenzo Bozano al centro della scena

Pure Laura Baccaro e io abbiamo dovuto considerare la posizione di Lorenzo Bozano. Non fosse altro perché si è fatto 42 anni di carcere e continua a dirsi innocente. Non fosse altro che per i dubbi su quella storia.

Quello che, però, più ci premeva era fare luce sugli errori, i pregiudizi, le lacune dell’indagine.

Da parte mia, ho voluto passare al setaccio la parte medico-legale del caso di Milena Sutter: cause e ora della sua morte.

Tanto che posso affermare, forte dei colloqui avuti con più medici legali autorevoli che non ho pagato, che Lorenzo Bozano è stato condannato sulla base di una perizia che non ha alcun fondamento scientifico.

La dottoressa Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, ha analizzato Lorenzo Bozano, sottoponendolo a un test complesso e dotato di scientificità.

Un dato emerge chiaro: Bozano non è affetto da parafilia. Non è, insomma, un “maniaco sessuale” o un “deviato sessuale”, per dirla con il linguaggio volgare e impreciso dei giornali.

Nel caso del “romanzo thriller” scritto dai giornali del tempo – i quotidiani genovesi in primis – Lorenzo Bozano occupa tutta la scena.

Ci si dimentica delle contraddizioni della telefonata del (presunto) “rapitore”, tanto da farmi affermare che si tratta di una messinscena per coprire altro.

Ci si dimentica della perizia-medico legale dei professori Franchini e Chiozza, tanto che non viene tematizzata a sufficienza dai quotidiani genovesi. Anzi, quella perizia è proprio messa da parte.

Eppure, al processo del 1971, il perito della difesa, Giacomo Canepa, medico legale, fa dire al professor Aldo Franchini, studioso di livello internazionale, che Milena non è stata strozzata. E che certo non si può dire sia stata soffocata.

Di cosa è morta, allora, Milena Sutter? Si tratta di un omicidio volontario premeditato? Oppure di altro tipo di decesso?

I giornali non approfondiscono la questione. Eppure è lì che vi è lo snodo della vicenda. Il punto di verità.

Per forza, viene da dire, siamo nel pieno del “processo mediatico” dove si guarda soltanto l’imputato: se parla, se reagisce, se ride, se prova sentimenti, se resta impassibile.

Il libro thriller scritto dai media sul caso genovese del 1971 è un libro sulla vicenda giudiziaria di Lorenzo Bozano. Da lì, la narrazione non si schioda. E non si schioderà mai.

Le narrazioni di questi ultimi anni sulla vicenda – penso agli articoli del Secolo XIX e di Fanpage dopo la concessione a Bozano della semilibertà – dimostrano che non è Milena Sutter l’Eroina del romanzo.

Il libro ha come protagonista Lorenzo Bozano e come ambientazione un’aula di tribunale, senza che vi sia una Corte d’Assise a decidere.

Una sentenza è emessa, con la condanna all’ergastolo di Bozano, nel 1975. Ma è una sentenza, oltre che già scritta prima che avesse inizio il processo in Corte d’Assise d’Appello, pronunciata dai giornali in fase istruttoria.

E, prima ancora, preparata già all’avvio delle indagini sul “biondino della spider rossa”.  

Milena Sutter scriveva un diario come Yara Gambirasio

C’è un solo scrittore del romanzo giudiziario o più “narratori”?

Uno scrittore, quando compone un testo di fantasia, si ispira a un qualche cosa: un fatto, un odore, un gesto, una vecchia storia, altri romanzi.

Nel caso del “romanzo giallo” su Lorenzo Bozano – il quale scalza l’inchiesta giornalistica che si doveva invece fare sulla vicenda di Milena Sutter – a chi si è ispirato lo scrittore?

Sappiamo il nome dello scrittore, che esordisce in quel maggio del 1971 con una storia mai scritta prima: la vicenda di un “deviato sessuale”, Lorenzo Bozano, che voleva prendere una ragazzina per farci certe cose; e poi farci dei soldi, dopo averla uccisa.

Lo scrittore si chiama “Sistema dei Media”. Il suo modo di lavorare lo possiamo chiamare all’inglese: Media Logic, la logica dei media.

Per “logica dei media” intendiamo le loro routines professionali, il loro modo di lavorare, di raccogliere, selezionare e confezionare le notizie.

Lo scrittore si ispira e attinge ad alcune fonti: gli investigatori, gli amici in questura a Genova.

Poi lo scrittore ha un “ghost writer” che giunge, con il suo romanzo thriller, sino ai racconti dei nostri giorni su Lorenzo Bozano e Milena Sutter.

Quel “ghost writer” è un letterato con un certo talento. Si chiama “Giudice Istruttore” ed è impersonato dal mancato scrittore Bruno Noli.

Noli era un valente magistrato che ha pure provato anche – con qualche spunto interessante – a fare il “criminal profiler”. E poi si è spinto a fare pure il lavoro degli altri: lo psicologo.

Tutto chiaro? Sin qui sì. Quanto ho scritto lo si può verificare leggendo i giornali – genovesi e non – del tempo.

Quello che, però, merita di essere tematizzato è chi siano i Grandi Suggeritori che stanno dietro allo scrittore (i giornali) e al ghost writer (il giudice istruttore).

Sia Lorenzo Bozano colpevole o innocente, vi sono tutte le condizioni per ipotizzare che alcuni tratti del Bozano-persona, alcuni indizi, la lettura del caso, la diversione dell’attenzione da altre piste mai battute… tutto questo sia opera dei Grandi Suggeritori.

Chi sono costoro? I loro nomi non sono importanti, almeno per noi che facciamo ricerca scientifica sui riflessi narrativi e mediatici della vicenda.

Importante è il ruolo che hanno avuto. E gli esiti comunicativi e narrativi che hanno prodotto. 

Personalmente non sono innocentista né colpevolista. Come spesso affermo, a una “lettura ingenua” pure io mi sento un filo colpevolista.

Lorenzo Bozano è così perfettamente colpevole, che neppure mi spiego l’omertà di alcuni ex amici della vittima. 

Poi mi vengono in mente la perizia medico-legale, le discrepanze sulla telefonata del rapitori, gli indizi senza fondamento.

Poi, soprattutto, mi fa pensare questa storia su Milena Sutter e Lorenzo Bozano così “perfetta” da apparire vera. E allora comincio a interrogarmi.

Il libro thriller su Lorenzo Bozano appare, alla fine, in tutta la sua statura di capolavoro. Una grande opera. Una grande opera di fantasia, sia egli colpevole o innocente.

Maurizio Corte
@cortemf
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Questo di Carlo Lucarelli è un esempio di “romanzo thriller” sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano. Persino il modello della spider è sbagliato.