4. Il caso di Milena Sutter: fermato Lorenzo Bozano. Trovato il “biondino” che non c’è

il caso di Milena Sutter, Lorenzo Bozano e il biondino della spider rossa

Nella scomparsa di Milena Sutter – che giornali e inquirenti trattano come un sequestro – entra subito in campo la figura di Lorenzo Bozano.

Il “caso di Milena Sutter” diventa così il “Caso Bozano”. E come tale resterà per molti.

Figlio di un ex funzionario degli Armatori Costa, Paolo Bozano, il giovane Lorenzo nel maggio 1971 ha 25 anni. Il nonno era un noto appassionato di sci da fondo. E la nonna era una marchesa.

Bozano ha piccoli precedenti penali, che risalgono agli anni giovanili. Ha sottratto alcuni oggetti di valore – libri, quadri, soprammobili – dalla casa di un parente e dalla villa di famiglia.

Poco propenso a lavorare alle dipendenze di qualcuno, poi Lorenzo Bozano ha intrapreso l’attività di editore. Ha però accumulato debiti. Pubblica il “Marcatalogo”, una rivista annuale dedicata al mare e alle attrezzature marine.

Il giovane con spider rossa viene subito coinvolto nel caso perché è staro notato vicino alla casa di Milena, in via Orsini. E davanti alla Scuola Svizzera, in via Peschiera.

Bozano è così cercato dalla polizia. Arrivano a lui i Vigili Urbani di Quarto, frazione di Genova, grazie a una segnalazione. A ricordarlo ancora oggi è l’allora giovane sottufficiale della polizia municipale, Remo Benzi, che ebbe parte attiva in alcune indagini sulla vicenda.

Nelle indagini sul caso di Milena Sutter, sono i vigili urbani a consentire che la spider rossa di Bozano sia notata in via Galli, a poche centinaia di metri dalla villa dei Sutter.

L’auto di colui che passa alla storia come il “biondino della spider rossa” è parcheggiata vicino agli impianti sportivi frequentati da Milena Sutter. Ed è a poche decine di metri dalla casa della più cara amica di Milena, Isabelle.

Nella notte fra sabato 8 maggio e domenica 9, Lorenzo Bozano è visto nei pressi della sua macchina da una Volante della polizia. Identificato, viene portato in Questura e fermato.

Appena fermato, entrano in campo i suoi primi legali: Silvio Romanelli, allora giovane avvocato, che si precipita alla Questura di Genova su indicazione del titolare dello studio dove lavora, l’avvocato Francesco Marcellini.

Proprio all’avvocato Marcellini si era rivolto, un paio di giorni prima, Lorenzo Bozano. Nel leggere il Corriere Mercantile di venerdì 7 maggio 1971, Bozano si era riconosciuto nel giovane con la spider rossa visto nei pressi di Villa Sutter.

Così titola il quotidiano Il Lavoro del 12 maggio 1971, in prima pagina: “Fermato il ‘biondiccio’ della ‘spider rossa’ di via Peschiera”.

Il giornale porta subito l’attenzione su un elemento che costituirà uno dei pilastri delle accuse contro Bozano: la sua reiterata negazione di essersi mai fermato davanti alla Scuola Svizzera di via Peschiera.

Il caso di Milena Sutter: Bozano nega subito l’evidenza del primo indizio

Sin da subito Lorenzo Bozano sceglie di negare l’evidenza, anche se le indagini sul caso di Milena Sutter dicono il contrario.

Bozano ammette le soste in via Orsini, all’angolo con viale Mosto, dove era stato attratto dalle gambe di una cameriera. Nega però le soste in via Peschiera.

Su quest’ultimo aspetto, ora la posizione di Bozano – a 47 anni dalla vicenda di Milena Sutter – è diversa, come documentiamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa”.

In un altro articolo in prima pagina, il quotidiano Il Lavoro tenta una descrizione del giovane con la spider rossa: “Bozano si è qualificato rappresentante. Di lui si dicono ora tante cose, ma è ovvio che bisogna prendere tutto con beneficio d’inventario.  Qualcuno lo descrive come fannullone, dedito all’ozio, frequentatore di un bar di via Orsini”.

Nell’articolo si bilanciano i giudizi di chi ritiene che non possa essere coinvolto; e di chi pensa che Lorenzo Bozano potrebbe avere avuto un ruolo di supporto per i rapitori.

Dalla vicenda di Milena Sutter si è così passati a porre l’attenzione su quello che sarà l’unico vero sospettato della scompara della ragazzina di origini svizzere.

Il caso Sutter: Lorenzo Bozano e le stranezze sull’alibi di quel giorno

Chi non ha dubbi, né mai ne avrà, sul coinvolgimento di Bozano nel caso di Milena Sutter è il sostituto procuratore, Nicola Marvulli.

E’ un magistrato molto apprezzato, il pubblico ministero Marvulli. Tanto che dal 2001 al 2006 sarà primo presidente della Corte di Cassazione.

Scrive nei documenti di allora il pubblico ministero Marvulli: “L’uomo (Bozano, ndr.) è in stato di fermo quale sospetto autore del sequestro. (…) Devono essere controllati gli alibi (…) Tutti quelli da lui forniti”.

Lorenzo Bozano ha sempre fornito un solo alibi, per giustificare dove si trovava quando Milena Sutter è sparita all’uscita dalla Scuola Svizzera, poco dopo le 17 di giovedì 6 maggio 1971.

L’alibi di Bozano è semplice quanto impossibile da verificare: ha passato il pomeriggio del 6 maggio ai grandi magazzini Rinascente, Standa e Upim di Genova.

Gli addetti alla Rinascente, sentiti dagli inquirenti, hanno detto di non aver notato quel pomeriggio Bozano. I dipendenti di Standa e Upim, stando ai documenti ufficiali, non sono mai stati ascoltati dagli investigatori.

Da parte sua, Lorenzo Bozano afferma ancora oggi di non ricordare dettagli o persone che ha incrociato quel pomeriggio del 6 maggio 1971, quando Milena Sutter scompare a Genova all’uscita della Scuola Svizzera.

Il caso di Milena Sutter finisce quindi, come dimostrano gli articoli di giornale, per diventare il “caso di Lorenzo Bozano”. La vicenda della ragazzina scomparsa e poi morta passa, così, in secondo piano.

Abbiamo provato, con la criminologa Laura Baccaro, a rileggere il caso di Milena Sutter con strumenti e angolazioni diverse nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Spostando Lorenzo Bozano dalla scena, il caso di Milena Sutter assume una luce diversa. E rivela dettagli che – presente Bozano – prima non si riesce a notare.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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