Caso Sutter - Lorenzo Bozano - settimanale Oggi - 30 ottobre 1974

 

La vicenda di Milena Sutter, 13 anni, scomparsa a Genova il 6 maggio 1971 all’uscita della Scuola Svizzera e trovata in mare senza vita due settimane dopo è considerata un caso di “rapimento” e di “omicidio”.

Già a partire dal report di Polizia e Carabinieri – redatto il primo agosto 1971 – vi è la tendenza a considerare il caso Sutter come un caso di rapimento e di omicidio, piuttosto che di scomparsa e morte.

Secondo quanto scrive Andrea Raza nella sua tesi di laurea “Verità giudiziaria e verità mediatica: analisi del linguaggio del Caso Bozano-Sutter”, la parola “rapimento” è presente nel report in 21 occorrenze, il doppio rispetto alla parola “scomparsa”, presente 11 volte.

Anche nei testi degli articoli dei rotocalchi esaminati da Raza (L’Europeo, Gente e Oggi) – nel periodo dal 1971 al 1975 –  “rapimento” è un termine assai ricorrente.

È significativo il fatto che si parli così di frequente di rapimento piuttosto che di scomparsa. Quest’ultima parola non compare nemmeno tra le prime venti parole più ricorrenti nei giornali.

È evidente fin da subito come i mass media si siano occupati del caso Sutter trattandolo come un caso di rapimento. E non di una scomparsa.

Anche nel testo della sentenza della Corte d’Assise d’Appello (1975) – rileva Raza nella sua tesi – la parola “rapimento” ricorre più del doppio delle volte rispetto alla parola “scomparsa”.

Lo stesso accade per il libro di Angelo Costa e Roberto Tafani, “Il Caso Bozano. Cronaca di un’indagine”.

Le uniche eccezioni a questa tendenza si hanno nella sentenza del Giudice Istruttore – con cui Lorenzo Bozano viene rinviato a giudizio – e in quella di Primo Grado, pronunciata dalla Corte d’Assise di Genova nel 1973.

In questi testi giudiziari la parola “scomparsa” si trova in quantità superiore rispetto alla parola “rapimento” (più del doppio).

 

Milena Sutter sequestrata e uccisa nel 1971 - Yara Gambirasio scomparsa e uccisa nel 2010

 

Il “rapimento” di Milena Sutter nei testi giudiziari e sui giornali

Il testo della sentenza che condanna Lorenzo Bozano all’ergastolo – la sentenza d’Appello – ha fatto più ampio utilizzo di termini quali “rapimento” e “uccisione” rispetto al testo della sentenza che assolve l’imputato, ovvero quella di Primo Grado. E rispetto a quella del Giudice Istruttore dove sono stati utilizzati con maggiore frequenza i termini “scomparsa” e “morte”.

Possiamo considerare la preferenza per uno dei due termini come un segnale del carattere più o meno “colpevolista” di un testo, osserva Raza nella sua tesi.

Si arriva così alla conclusione che, così come la sentenza d’Appello, anche i testi degli articoli delle riviste e il libro di Costa-Tafani utilizzano un linguaggio intrinsecamente “colpevolista” nei confronti di Bozano.

È questo un punto piuttosto delicato, in quanto la verità giudiziaria e la verità scientifica (la perizia medico legale su ora e cause della morte) hanno dato adito a enormi dubbi.

I dubbi, come si rileva dal libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, riguardano sia il rapimento e sia le cause della morte di Milena Sutter.

Ecco, allora, che sia i rotocalchi analizzati da Raza – fra i più diffusi nel 1971 – e sia il libro di Costa-Tafani non presentano la vicenda da un punto di vista terzo. E neppure da un punto di vista scientifico. Essi si adeguano alla verità giudiziaria.

“Rapimento” – rileva Raza nella sua ricerca – è anche uno dei termini più diffusi nelle concordanze con la parola “Milena”.

“Rapimento” compare fra le dieci concordanze più numerose sia nei titoli che nei testi degli articoli di giornale. E sia nei testi della sentenza di Appello che nel libro di Costa-Tafani.

Inoltre, il participio passato “uccisa” – riferito a Milena Sutter – compare tra le parole più frequenti della sentenza del Giudice Istruttore (emessa nel 1972) e della sentenza della Corte d’Assise d’Appello (1975).

“Infine, i titoli di giornale riportano in molte occasioni il sostantivo ‘assassino’, in riferimento alla persona di Lorenzo Bozano“, fa notare Raza.

Tutto questo avviene sui giornali settimanali analizzati prima che vi sia una sentenza passata in giudicato.

 

Milena Sutter - Rapimento e omicidio - Genova - 6 maggio 1971 - www.ilbiondino.org

 

I dubbi sulla morte della vittima e sulla perizia di Franchini e Chiozza

L’accusa stessa ha più volte lasciato intendere, al di là dell’imputazione ufficiale, ipotesi discordanti sul motivo della scomparsa di Milena Sutter.

Si è trattato di un omicidio seguito a un rapimento a scopo di estorsione?

Oppure Milena è stata uccisa dopo aver respinto le avances di tipo sessuale da parte del suo presunto rapitore?

Allo stesso modo, non è stata dimostrata sul piano scientifico la natura della morte della ragazza: omicidio premeditato, omicidio preterintenzionale o un omicidio dovuto a un “incidente”?

O forse si è trattato di una morte provocata da un arresto cardiaco indotto da un atto non collegabile a una fattispecie di omicidio?

Su questi interrogativi, la Medicina Legale oggi ha ancora molto da dire.

Lo dimostrano i pareri raccolti da chi scrive fra una serie di medici legali che hanno letto la perizia di Franchini e Chiozza. Nessuno di loro ne condivide le conclusioni.

L’accusa, inoltre, sembra in alcuni casi indurre a pensare che l’omicidio sia stato di natura sessuale.

A sostegno di questa ipotesi, gli inquirenti hanno portato le testimonianze riguardanti i precedenti di Bozano:

  • i presunti palpeggiamenti ai danni di quattro ragazze (fra 1970 e 1971),
  • un analogo episodio risalente alla sua adolescenza,
  • l’essersi vantato di aver guardato con uno specchietto sotto le gonne di alcune clienti dei grandi magazzini.

Lorenzo Bozano è stato ritratto dagli inquirenti come un maniaco o un pervertito sessuale.

Lo studio della criminologa e psicologa giuridica, Laura Baccaro, su Bozano dimostra che egli non era affetto da “parafilie” (“deviazioni sessuali”, per usare un termine non scientifico).

Sappiamo bene, tuttavia, che le due ipotesi di omicidio – una legata al rapimento e volontaria, l’altra di natura sessuale (volontaria o preterintenzionale che sia) – difficilmente possono coesistere.

Di conseguenza, sono stati sollevati pesanti dubbi sulla coerenza dell’accusa.

Lo hanno fatto sia i difensori di Bozano e sia chi si è occupato del caso – con attenzione e senza pregiudizio alcuno – negli anni a seguire.

 

Lorenzo Bozano - caso Milena Sutter - Settimanale L'Europeo 28 giugno 1973

Il titolo di un articolo del rotocalco settimanale “L’Europeo” del 28 giugno 1973

 

La “povera Milena” e il “biondino della spider rossa”

Attraverso le concordanze delle parole si delineano le rappresentazioni della vicenda e dei suoi protagonisti.

Sono utili al fine della comprensione delle dinamiche che hanno portato alla condanna di Lorenzo Bozano.

Lorenzo Bozano viene quasi sempre chiamato per cognome. A differenza di Milena Sutter, il cui cognome viene omesso nella maggioranza dei casi.

I giornali – ma in qualche occasione anche il libro di Angelo Costa – si riferiscono a Bozano come al “biondino della spider rossa”.

E’ una descrizione con cui verrà ricordato dall’opinione pubblica il protagonista di questa vicenda, anche a distanza di molti anni.

In realtà, Lorenzo Bozano non era né biondo e neppure esile.

Era una persona di costituzione robusta e con capelli castani.

Bozano viene inoltre descritto come un uomo, non come un giovane, nonostante all’epoca dei fatti avesse solo 25 anni.

“In quasi tutti i testi analizzati troviamo con una certa frequenza il collocatore ‘uomo’, in particolare nei testi e nei titoli degli articoli dei rotocalchi”, fa notare Raza nella sua tesi.

Sono poche le descrizioni caratteriali di Lorenzo Bozano che emergono dall’analisi dei testi giudiziari e di quelli dei rotocalchi.

È interessante, tuttavia, il fatto che dalla sentenza d’Appello la parola “personalità” risulti fra i principali collocatori di “Bozano”. E’ invece assente in tutti gli altri testi analizzati.

È ancora più significativo il fatto che questo collocatore – personalità – venga accostato ai seguenti aggettivi: “personalità criminale”, “personalità amorale e antisociale”, “personalità arrogante”.

Nella maggior parte dei casi il sostantivo “uomo” si trova in corrispondenza di “Bozano”. Invece “ragazza” si trova in corrispondenza di “Milena”.

“Vi è dunque una chiara contrapposizione tra il Bozano-uomo e la ragazza-Milena, le due figure principali di questa vicenda”, fa notare Andrea Raza nella sua tesi.

Milena viene infatti descritta anzitutto come una ragazza, una “giovane ragazza di tredici anni”.

La parola “ragazza” risulta tra i dieci collocatori principali del nome “Milena” nel libro di Costa-Tafani.

La parola “tredicenne” risulta fra quelli dei testi di articoli dei rotocalchi. La parola “giovane” risulta fra i collocatori principali nel report di polizia e carabinieri.

Altre caratteristiche fisiche di Milena non emergono dall’analisi dei testi.

Sappiamo tuttavia che si trattava di una ragazza già fisicamente sviluppata, robusta e all’apparenza più matura della sua età.

Dai testi giudiziari e dei rotocalchi analizzati da Raza non emergono nemmeno elementi del suo carattere o aspetti della sua vita privata.

Tutto quello che sappiamo è che si trattava una “giovane ragazza di tredici anni”.

Possiamo quindi affermare che dai testi analizzati risulta un’opaca rappresentazione di Milena Sutter.

Non vi è scavo su di lei, sulla sua persona, sulle sue abitudini, sulle sue frequentazioni più significative.

In questo si contravviene a una delle principali regole di investigazione: lo studio della vittima, a cui si dedica una disciplina importantissima per la ricerca di un colpevole di omicidio.

Si tratta della “vittimologia”, analisi che viene eseguita secondo un preciso protocollo d’indagine.

Nei testi degli articoli delle riviste emerge poi un aspetto che caratterizza la figura di Milena, questa volta in maniera più emozionale.

Si tratta dell’aggettivo “povera”, il quale – spiega Raza – è anche il collocatore principale riferito alla parola di ricerca “Milena” in quel corpus di testi di articoli.

Se Lorenzo Bozano è il “biondino della spider rossa”, Milena Sutter è la “povera Milena”.

L’aggettivo “povera”, riferito a Milena, è carico di una valenza emozionale. E’ caratteristico del linguaggio giornalistico.

L’aggettivo “povera” comporta un maggiore coinvolgimento di chi scrive (anche se talvolta celato). Proprio per questo non lo ritroviamo in nessun testo delle sentenze; e neppure nel report di Polizia e Carabinieri.

Il linguaggio giornalistico ha un suo stile che si differenzia da quello giuridico.

Nonostante ciò, a parte qualche eccezione come l’aggettivo “povera”, le parole risultate significative nell’analisi dei testi di articoli dei rotocalchi non si discostano in maniera significativa da quelli degli altri testi giudiziari.

L’unica eccezione può essere data dai titoli degli articoli, i quali fanno spesso ricorso a un linguaggio d’impatto,  volto a stupire il lettore. E in questo assumono una caratteristica molto differente da quella del rapporto di polizia e delle sentenze.

Nei titoli degli articoli dei rotocalchi (pubblicati fra il 1971 e il 1975) emerge una massiccia presenza dei termini “assassino” e “presunto assassino” in riferimento a Lorenzo Bozano.

Sono termini che non ritroviamo in nessun altro testo analizzato da Raza, nemmeno nella lista delle parole più frequenti nei testi degli articoli delle riviste.

Nonostante gli venga anteposto l’aggettivo “presunto”, il termine “assassino” possiede una valenza forte e viene scelto dai giornalisti con l’intenzione di scuotere gli animi dei lettori.

Osserva Raza nella sua tesi: “Utilizzare una apposizione come presunto assassino al posto del nome proprio Lorenzo Bozano non è quasi mai una scelta casuale. Questo lascia di certo trasparire un giudizio di fondo da parte di chi scrive, con un conseguente effetto sulla formazione dell’opinione pubblica“.

È significativo il fatto che il testo di un articolo si discosti in modo tanto netto dal suo stesso titolo.

Tuttavia è quanto emerge dall’analisi degli articoli dei rotocalchi esaminati da Raza.

“Il contenuto degli articoli è in linea con quello delle sentenze e del report di Polizia e Carabinieri. I titoli degli stessi articoli forniscono invece una rappresentazione della vicenda diversa”, sottolinea Raza. “Ricorrono a termini che in molti casi non compaiono fra le parole utilizzate negli altri testi”.

Questo elemento – osserva Raza nella sua ricerca – anticipa una caratteristica che negli anni novanta troveremo anche nei giornali quotidiani: la tendenza a una titolazione che drammatizza e spettacolarizza le notizie. Lo fa per catturare l’attenzione dei lettori, così come gli slogan pubblicitari catturano l’attenzione dei consumatori.

Possiamo trarre qualche conclusione da questi ultimi elementi rilevati nella ricerca di Andrea Raza:

  • la dipendenza dei rotocalchi italiani del tempo dalle fonti di polizia e della magistratura;
  • l’aderenza del racconto dei rotocalchi alla narrazione giudiziaria colpevolista nei confronti di Lorenzo Bozano, prima ancora che sia stata pronunciata una sentenza passata in giudicato;
  • la spettacolarizzazione della figura di Bozano attraverso una titolazione che mira a colpire e attrarre i lettori;
  • la mancanza di un giornalismo d’inchiesta che vada oltre l’ufficialità e tenti di leggere e capire la vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano da un differente punto di vista.

Il (presunto) sequestro e omicidio di Milena Sutter e le accuse a Lorenzo Bozano di essere il rapitore e assassino della ragazzina di Genova vengono quindi narrati dai testi giornalistici, e da quelli giudiziari, in un modo che rivela la posizione dei suoi estensori.

Nessuno ha a cuore la verità sostanziale dei fatti.

Ciascuno, nell’uso del linguaggio, mira ad esprimere la propria tesi su quanto sia accaduto quel 6 maggio 1971 a Milena Sutter, dopo che la ragazza è uscita dalla Scuola Svizzera di via Peschiera, a Genova.


Maurizio Corte

@cortemf@cortemf
www.corte.media

 

 

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