Milena Sutter - sequestro e omicidio - Genova - 6 maggio 1971 - Il Biondino della Spider Rossa - www.ilbiondino.org

Milena Sutter, 13 anni, figlia dell’industriale Arturo Sutter, è stata rapita ieri a Genova. I rapitori hanno chiesto alla famiglia un riscatto di 50 milioni. La ragazza è scomparsa ieri pomeriggio. Il suo sequestro è stato compiuto nel tratto che va dalla Scuola Svizzera di via Peschiera, sopra Brignole, al viale Mosto, in Albaro, dove è situata la Villa Sutter”.

Venerdì 7 maggio 1971 è il Corriere Mercantile, quotidiano genovese del pomeriggio, a dare per primo la notizia del sequestro della studentessa di origini svizzere.

Il sequestro della ragazzina è avvenuto il giorno prima, 6 maggio 1971.

Ha così inizio quello che oggi possiamo considerare un “Cold Case” – un caso a pista fredda – con molti angoli ancora da esplorare.

“Alle 17 di ieri, Milena Sutter è uscita dall’Istituto ed ha salutato le compagne dicendo loro che si recava a casa“, prosegue l’articolo scritto dal giornalista Luciano Garibaldi. “Alla villa, sita in viale Mosto 3, l’attendevano perché, alle 17.30, aveva una ‘ripetizione’. Non è arrivata. Alle 21, ormai angosciati, i genitori hanno avvertito la polizia. E’ stata una notte terribile, nell’attesa che qualcuno si facesse vivo”.

“Stamane, alle 10.40”, prosegue l’articolo, “una voce maschile ha telefonato a casa Sutter: ‘Se volete salva vostra figlia, preparate 50 milioni’. La voce era disturbata, come se l’uomo parlasse in teleselezione. Terminato di pronunciare la frase, la comunicazione si è bruscamente interrotta. La drammatica telefonata ha interrotto l’atmosfera di dubbio e di mistero che si era creata in casa Sutter”.

Nell’articolo del Corriere Mercantile abbiamo la lettura del caso di Milena Sutter: ne esce il quadro di quello che sarà poi il taglio investigativo e giudiziario della vicenda.

Non sono espressi dubbi sul fatto che si tratti di un sequestro di persona, nonostante la cifra esigua richiesta dai rapitori.

La banda dei terroristi della XXII Ottobre, nell’ottobre del 1970 aveva rapito Sergio Gadolla.

Gadolla era figlio di una ricca signora appartenente a una famiglia di imprenditori.

Il riscatto richiesto per Sergio Gadolla era però stato ben più alto di quello per Milena Sutter: 200 milioni di lire, pari a un un milione e 730 mila euro di oggi.

Cold Case Milena Sutter - Sequestro e omicidio

Cold Case Milena Sutter: i dubbi sul sequestro

Nel caso di Milena Sutter, i rapitori si accontentano di circa 430 mila euro di oggi. Sono molto meno del reddito annuale di Arturo Sutter, padre della ragazza.

L’industriale della cera Emulsio, nota in tutta Italia grazie alla pubblicità televisiva su Carosello, nel 1970 aveva dichiarato un reddito imponibile di 65 milioni di lire, pari a 562.000 euro di oggi.

Nel libro “Il Biondino della Spider Rossa” analizziamo nel dettaglio la telefonata del presunto rapitore. E’ una telefonata che merita attenzione perché rappresenta la seconda scena del crimine: la prima è, infatti, quella della sparizione di Milena Sutter.

E’ del resto la telefonata dei sequestratori a dare la chiave di lettura della vicenda: un sequestro a scopo di estorsione.

A non quadrare, nel Cold Case di Genova, sono alcuni dettagli della telefonata.

Il primo dettaglio che insospettisce è l’esiguità della somma richiesta. Un sequestro di persona – come quello della ragazzina di origini svizzere – è un’azione criminale complessa.

E’ un’azione rischiosa, che richiede un supporto logistico e una forza fisica adatta a immobilizzare il rapito.

Il rapimento di una ragazzina di famiglia agiata, come nel caso di Milena, richiede anche una competenza comunicativa adeguata per negoziare il riscatto.

Utilizzando l’approccio della Psicologia Investigativa di David Canter, padre della Investigative Psychology britannica, possiamo definire un rapitore per denaro come una figura “professional”. Il sequestratore agisce per un tornaconto economico. La vittima è solo un mezzo per raggiungere quello scopo.

All’offender “professional” (il Professionista) non interessa la vittima come “persona”, né come “oggetto”.

La vittima di un rapimento, come Milena Sutter nella narrazione che ne dà il Corriere Mercantile, è uno strumento che ha un solo obiettivo: fare soldi.

Libro Il Biondino della Spider Rossa - Corriere del Veneto

La recensione del “Corriere del Veneto” sul (presunto) sequestro e omicidio di Milena Sutter, a Genova, il 6 maggio 1971

Cold Case Milena Sutter: cosa ci racconta il presunto rapitore

Nello studio del caso di Milena Sutter possiamo usare anche l’approccio della Pragmatica della Comunicazione umana, messo a punto dagli psichiatri della Scuola di Palo Alto (California), negli anni 60 del Novecento.

Il primo assioma della comunicazione, fissato dalla Scuola di Palo Alto, fa ormai parte della cultura popolare: “Non si può non comunicare”.

Cosa ci comunica, allora, il sequestratore di Milena? Ci comunica che da un lato egli si presenta come un “offender professionista”: ha attuato un sequestro di persona per avere i soldi.

Dall’altro lato, il rapitore si dimostra invece incoerente con quella presentazione.

La somma richiesta per il rapimento della studentessa della Scuola Svizzera è irrisoria: il rapitore avrebbe potuto chiedere dieci volte tanto.

L’arresto e poi la condanna di Lorenzo Bozano, il “biondino della spider rossa”, potrebbe far pensare che il rapitore era uno soltanto. Come tale, si poteva accontentare di 50 milioni di lire.

Giusta osservazione? Non proprio. Perché un delitto tanto grave, faticoso e rischioso, quale il sequestro (e poi l’omicidio) di Milena Sutter, dovrebbe essere ripagato con la richiesta di soli 50 milioni di lire?

Va poi osservato che il sequestratore della ragazzina della Scuola Svizzera fa una sola telefonata per chiedere il riscatto. Dopo quella chiamata, abbandona l’opera. Non gli interessano più i soldi?

Fin dall’inizio il presunto sequestro e il presunto omicidio premeditato di Milena Sutter – per il quale nel 1975 è stato condannato all’ergastolo Lorenzo Bozano – solleva così una serie di dubbi. Li solleva sul piano della logica e su quello della realtà storico-fattuale.

Nel sequestro e nella morte di Milena Sutter, infatti, vi sono una serie di “nodi” che meritano di essere approfonditi. Altrimenti ci si ferma a una “lettura ingenua” di questo caso che sconvolse l’Italia e mezza Europa nel 1971.

Di quei nodi parliamo nel primo capitolo del libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto con Laura Baccaro, criminologa e psicologa giuridica.

E’ un libro frutto di una ricerca universitaria durata otto anni. E’ un testo di agevole lettura, anche se complesso. Del resto, complicata, drammatica e inquietante è tutta la vicenda del sequestro e dell’omicidio di Milena Sutter.

I diritti del libro sono devoluti all’Associazione Psicologo di Strada, presieduta da Laura Baccaro. L’associazione si occupa di violenza sulle donne e di stalking.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

Cold Case Milena Sutter: il servizio televisivo di Linea Gialla curato da Raffaella Fanelli (2013)

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