Due ragazzine scomparse e senza vita. Due vicende su cui non è stata detta la verità storico-fattuale.

Sarah Scazzi, 15 anni, scompare il 26 agosto 2010, all’uscita di casa ad Avetrana (Taranto). Doveva andare dalla cugina Sabrina Misseri, 22 anni, figlia della sorella della madre di Sarah, per andare al mare.

Sulla vicenda è stata realizzata la docuserie – molto ben fatta sul piano cinematografico, narrativo e dell’inchiesta giornalistica – Sarah. La ragazza di Avetrana. Viene trasmessa su Sky Tv e Now.

Milena Sutter, 13 anni, scompare il 6 maggio 1971, all’uscita della Scuola Svizzera di via Peschiera, a Genova, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole.

Cos’hanno in comune le due vicende? Riguardano due ragazze che vivono l’adolescenza in due mondi e in due età assai differenti.

Sarah Scazzi è figlia di un muratore, separato di fatto dalla moglie Concetta, che lavora al Nord, a Milano, dove vi lavora anche il fratello di Sarah. Siamo nel 2010, in un periodo di alta mediatizzazione televisiva dei casi di cronaca nera.

Sarah vive in un paese del Salento, Avetrana (Taranto), fra ulivi e segreti tipici delle piccole comunità.

Milena Sutter è figlia di un noto e ricco industriale della cera, Arturo Sutter, di origini svizzere. Siamo nel 1971, in piena contestazione politica e all’inizio di un decennio inquieto, segnato dal terrorismo di sinistra e da quello fascista.

L’informazione è affidata alla Rai, con i telegiornali e i giornali radio, e ai giornali su carta. A Genova si legge molto e vi sono ben quattro quotidiani: Secolo XIX, Lavoro, Corriere Mercantile e Cittadino. Quattro testate che coprono tutto lo spettro politico genovese: da sinistra a destra.

Eppure, anche il caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano (condannato nel 1975 per il delitto) è ad alta mediatizzazione: sia televisiva che sui giornali quotidiani e sui rotocalchi di carta.

Sarah. La ragazza di Avetrana - docuserie tv - Delitto di Avetrana - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Sarah Scazzi, 15 anni, scomparsa e uccisa il 26 agosto del 2010, ad Avetrana (Taranto)

LA VICENDA DI SARAH SCAZZI (2010)

Il corpo di Sarah Scazzi viene trovato il 6 ottobre 2010. La ragazzina è stata uccisa per strangolamento, con una cintura. Lo stesso giorno, Michele Misseri – marito della zia materna di Sarah – confessa il delitto. Il 15 ottobre 2010 viene arrestata la cugina di Sarah, Sabrina Misseri; e il 26 maggio del 2011 viene arrestata la madre di Sabrina, e zia di Sarah, Cosima Serrano.

Sia Sabrina Misseri che Cosima Serrano sono state condannate, in via definitiva, all’ergastolo per aver ucciso in modo volontario Sarah Scazzi.

Il motivo sarebbe la gelosia di Sabrina per la cugina, in relazione a un giovane (Ivano Russo) che aveva avuto una relazione con Sabrina Misseri.

Quanto alla zia Cosima, avrebbe inciso il rancore e la rottura con la sorella Concetta Serrano, mamma di Sarah.

Sabrina Misseri e Cosima Serrano continuano a professarsi innocenti. Quando a Michele Misseri, che all’inizio si era autoaccusato del delitto, è stato condannato per il solo reato di soppressione di cadavere. Misseri continua ancora a sostenere di essere l’assassino di Sarah Scazzi; ma i giudici non gli hanno creduto, ritenendolo soggiogato e influenzato dalla moglie Cosima e dalla figlia Sabrina.

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LA VICENDA DI MILENA SUTTER (1971)

Il corpo di Milena Sutter viene trovato il 20 maggio 1971, al largo della spiaggetta di Priaruggia, a circa 6 km a est del porto antico di Genoa. La perizia medico-legale, stilata dai professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza, afferma che Milena è morta per asfissia causata da un’azione violenta di strozzamento e di probabile soffocamento.

Le conclusioni dell’autopsia su Milena, però, sono state contestate dal perito della difesa di Lorenzo Bozano, Giacomo Canepa, unico indagato e unico sospettato per il rapimento e l’omicidio della ragazzina di origini svizzere, figlia di una ricca famiglia di industriali.

A contestare l’autopsia anche il professor Francesco Introna, a inizi anni ottanta, in una perizia richiesta da Bozano. E a dar ragione a Introna, contestando il fondamento scientifico della perizia medico-legale di Franchini e Chiozza, sono anche tutti i medici legali consultati, a titolo gratuito, dal sottoscritto.

Il giorno della scoperta in mare del corpo di Milena Sutter viene arrestato Lorenzo Bozano, 25 anni, figlio di una famiglia dell’alta borghesia genovese.

Bozano è stato chiamato il biondino della spider rossa. Non era biondo, né magrolino. È stato visto con la sua spider Alfa Romeo rossa vicino alla Scuola Svizzera e alla casa della vittima.

Nella sua stanza, da un’affittacamere, vengono trovati degli appunti di un piano di rapimento lampo che Bozano sostiene essere frutto di fantasia. Si aggiungono poi altri indizi, fra cui la cintura da sub rinvenuta allacciata al corpo di Milena.

L’ipotesi è che la ragazzina sia stata attratta da Lorenzo Bozano con l’inganno nella sua spider e quindi uccisa; nascondendone poi il corpo in mare. Obiettivo? Un riscatto di 50 milioni di lire (500 mila euro circa di oggi) da chiedere alla ricca famiglia di Milena.

Sarah Scazzi - Milena Sutter - diario delle ragazzine - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

I DIARI DI SARAH E MILENA 

È interessante notare un altro aspetto che è comune alla figure delle due ragazzine, Sarah e Milena.

Entrambe tenevano un diario, com’è frequente fra le giovanissime donne. Nel caso di Sarah, vi erano più diari; nel caso di Milena, vi era un diario personale e un diario scolastico su cui scriveva i propri pensieri e le proprie emozioni.

Di diverso vi è però il trattamento dei diari da parte degli inquirenti

Nel caso di Sarah Scazzi, gli investigatori – nel mentre la ragazzina non si trova e si cerca di capire cosa accadde – cercano di comprendere se vi sia un qualche indizio sulla sua fine.

Vogliono identificare le piste da seguire:

  • allontanamento volontario,
  • fuga d’amore,
  • sequestro da parte di qualcuno 

Nel caso di Milena Sutter, agli atti giudiziari è stato messo solo il diario personale. Il diario scolastico non è stato inserito, togliendo un elemento di studio in più per chi vuole comprendere al vicenda.

A parte questo, avendo consultato gli atti del processo a Lorenzo Bozano, ho potuto consultare il diario della giovane. Viene sottolineato nel diario, con una matita di colore rosso, il nome Claudio. Lo stesso che compare sulla borsa della scuola di Milena: I love ClaudioClaudio My Love.

Ebbene, di quel Claudio non vi è traccia da nessuna parte. Non è stato individuato e non è entrato nell’istruttoria del giudice Bruno Noli, che pure ha interrogato decine di testimoni, compresi i compagni di scuola di Milena Sutter.

Nessuna delle persone che ho ascoltato sa chi sia Claudio. Eppure potrebbe essere un testimone interessante per comprendere le frequentazioni di Milena, la rete delle amicizie.

Il giudice istruttore Noli va a sentire anche figure assai minori, che ruotavano attorno alla Scuola Svizzera. Eppure trascura la figura che compare in evidenza sul diario e sulla borsa della scuola di Milena.

Non solo, lo stesso rapporto di Polizia e Carabinieri, del primo agosto 1971, ignora le frequentazioni di Milena al centro sportivo dove si recava il sabato.

Anzi, quel rapporto mente quando dice che negli impianti sportivi la ragazzina non ha fatto amicizie: è là che invece ha incontrato quel giovane, Claudio, di cui si è invaghita (I love Claudio, Claudio My Love).

 

Sequestro e omicidio di Milena Sutter - condannato Lorenzo Bozano - biondino spider rossa

SARAH E MILENA: BAMBINE O RAGAZZE?

È importante notare come la stampa, appiattendosi sugli inquirenti, nel caso di Milena Sutter (Genova, 1971) la definisca una bambina. Siamo di fronte a una manipolazione.

Milena Sutter aveva 13 anni, ma ne dimostrava almeno 16. Era una figura forte fisicamente, sportiva, con una struttura fisica ben lontana dall’immagine fragile di una bambina.

La parola bambina possiamo usarla per un essere umano dalla nascita alla pubertà, ovvero ai 12 anni.

Usarla nel caso di Milena – che dimostrava la stessa età di Sarah Scazzi pur avendo due anni in meno – vuol dire far passare l’idea che sia stata incapace di gestire certe situazioni; o di compiere certe azioni.

Secondo un articolo comparso su Focus, poi, negli Anni Sessanta e Settanta si era bambini fino all’età di 11 anni.

Oggi l’essere bambini arriva a 15 anni, perché le stagioni della vita sono cambiate, spiega il professor Alessandro Rosina, docente associato di demografia alla facoltà di Economia all’Università Cattolica di Milano.

Nel caso di Sarh Scazzi, 15 anni, abbiamo al contrario – dalle foto che possiamo ritrovare su Google Immagini – addirittura una forma di adultizzazione, determinata anche dall’associarla alla cugina Sabrina, 22enne.

Stando alle stagioni della vita tracciate dal professor Rosina, dovrebbe essere stata Sarah Scazzi ad essere considerata bambina; non Milena Sutter.

Alla manipolazione interessata della figura di Milena Sutter – funzionale a una narrazione slegata dalla verità sostanziale dei fatti – hanno contribuito i giornali genovesi.

A loro è stato assegnato il compito, eseguito in modo acritico, di raccontare una storia con scarsi riscontri nella realtà fattuale; e ancor meno in quella scientifica.

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Sarah. La ragazza di Avetrana. Trailer della docuserie su Sky e Now

Milena Sutter e Sarah Scazzi: punti in comune e divergenze

Sia nel caso di Milena Sutter (Genova, maggio 1971, 13 anni) che in quello di Sarah Scazzi (Avetrana, agosto 2010, 15 anni) subito si è pensato a una fuga d’amore o di qualche genere.

In entrambi i casi, però, data la serietà delle due ragazzine, l’ipotesi della fuga ha perso di credibilità.

Si tratta sempre di due adolescenti, con le inquietudini tipiche dell’età e i conflitti familiari normali in quella fascia della vita. Ma da qui a considerarle disponibili a una fuga il passo è assai lungo.

Nel caso di Sarah Scazzi abbiamo una presenza forte e determinata – malgrado il dolore e l’angoscia della situazione – della madre, Concetta Serrano, separata di fatto dal marito Claudio Scazzi, che vive e lavora a Milano con il figlio Giacomo.

Concetta Serrano Spagnolo concede interviste. Appare sempre in televisione per poter ritrovare la figlia. È ben presente anche nella docuserie Sarah. La ragazza di Avetrana, su Sky Tv e sulla piataforma di streaming Now.

La famiglia di Milena Sutter è invece unita, assai discreta e riservata. La madre Flora, classe 1928, non compare mai. All’inizio, quando Milena non si trova, la signora Flora la possiamo notare in qualche articolo e foto.

Viene presentata come una madre preoccupata, angosciata, tesissima e sofferente. Non la si vedrà neppure al processo contro Lorenzo Bozano e non sarà sentita dal giudice istruttore, Bruno Noli, che guida le indagini formali.

È una madre in ombra, quella di Milena Sutter. Non viene neppure sentita in merito all’indizio della macchia d’orina, attribuita alla figlia peraltro senza prova alcuna, e trovata sui pantaloni color prugna di Lorenzo Bozano.

Viene chiesto al padre di Milena, infatti, se la figlia avesse o meno il ciclo mestruale al momento della scomparsa, elemento che avrebbe fatto cadere un indizio costruito su mere deduzioni medico-legali, peraltro discutibili.

l Biondino della Spider Rossa - Caso Sutter-Bozano
Il centro di Genova negli anni della vicenda di Milena Sutter

LE FAMIGLIE DI SARAH E MILENA VISTE DAI MEDIA

Altra differenza fra Sarah Scazzi e Milena Sutter riguarda le famiglie.

Quella di Sarah viene scandagliata da giornali e televisioni, sovraesposta e passata ai raggi X. Non c’è nulla che non si sappia.

Del resto, sia il padre di Sarah che la madre e la zia non hanno alcun tipo di potere sui media: da un lato li usano, dall’altro ne sono vittime.

Ben diverso il quadro di Milena Sutter. La famiglia viene lasciata in pace, i media raccontano – ancora oggi – ciò che i Sutter vogliono che si racconti. A pagare il conto, qui, è invece Lorenzo Bozano che ha la stampa genovese contro: nel 1971 è una stampa colpevolista nonostante i dubbi; nel 2021 (anno della sua morte) è una stampa asservita alle versioni ufficiali.

Nel caso di Sarah Scazzi vi è così tanto giornalismo da far parlare di circo mediatico. E da mettere sotto accusa giornalisti che fanno solo il loro mestiere, più o meno bene.

Nel caso di Milena Sutter vi è tanto giornalismo asservito alle ragioni della Procura della Repubblica e della Questura.

Siamo davanti a un poco onorevole esempio di giornalismo imprigionato nella versione di comodo, giudiziaria, che poco ha a che fare con la verità storico-fattuale e con quella scientifica: nel 1971 come oggi. 

PISTE INVESTIGATIVE: LA MELA CADE VICINO ALL’ALBERO

Un’apparente differenza fra la vicenda di Sarah Scazzi e quella di Milena Sutter è la divergenza fra le piste investigativo dei rispettivi delitti.

Il delitto di Avetrana vede gli inquirenti concentrarsi nelle frequentazioni e nell’ambiente in cui si muove la 15enne sparita. 

La pista è quella giusta e si rivela con il ritrovamento, da parte di Michele Misseri, del cellulare di Sarah, quasi due mesi dopo la scomparsa della ragazza.

Nel caso del delitto di Genova, gli inquirenti scelgono subito – con il convinto appoggio di certa stampa genovese – di spostare l’attenzione verso l’esterno.

Si evita accuratamente di approfondire le frequentazioni di Milena Sutter.

È una bugia colossale l’affermazione degli inquirenti sulle 16 piste alternative. Hanno fatto finta di cercare altrove: trovato Bozano, i conti tornavano. Il resto poteva essere lasciato nell’ombra.

Più figure avevano interesse ad avere il Bozano di turno come Perfetto Colpevole. Cosa che non è accaduto ad Avetrana: troppo semplice, poco smaliziato anche se invischiato nelle omertà di paese, l’ambiente salentino del delitto di Sarah Scazzi.

Nel caso di Milena Sutter, siamo in un ambiente borghese con interessi intrecciati, frequentazioni silenziose e raffinate menti capaci – con l’appoggio degli ambienti investigativi – di costruire una storia che ha ingannato decine di milioni di italiani (e di europei).

Eppure ci sarebbe stato da scavare, eccome, in altre direzioni. Gli studiosi di Criminal Profiling ci insegnano che se un offender nasconde il corpo vi è una ragione ben precisa: fra vittima e autore di reato c’è una relazione.

Così è accaduto anche per Milena Sutter. Tant’è che i colpevolisti sono sempre stati sicuri che Milena e Lorenzo Bozano si conoscessero. E sono convinti – ne ho raccolto le opinioni – che si tratti di un delitto a sfondo sessuale.

giornale L'Arena - inchiesta sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano - Il Biondino della Spider Rossa - 2011

LA COSTRUZIONE DI DUE CONDANNE

Lorenzo Bozano ha avuto, infatti, due condanne: una ufficiale, come rapitore e assassino per denaro; e una ufficiosa, come maniaco sessuale che aveva un qualche tipo di rapporto con Milena Sutter.

Bozano non era un maniaco sessuale, come invece gli inquirenti, certi giudici e molta stampa (in malafede) genovese l’ha dipinto. E ancor oggi, con toni vergognosi, lo dipinge.

Milena e Lorenzo non si conoscevano. Milena, per l’educazione ricevuta, non sarebbe mai salita sulla spider di Bozano.

Questo ce lo conferma una persona che la conosceva molto bene e che – guarda caso – non è mai stata chiamata a testimoniare nei processi a Bozano.

Possiamo così valutare quale ruolo, già nel 1971, abbia avuto la stampa nella rappresentazione di un caso giudiziario.

Lo stesso Lorenzo Bozano anticipa le interviste televisive, nel 1971, che molti anni dopo saranno fatte dalle protagoniste del caso di Sarah Scazzi. E, ancor prima, da altri protagonisti della cronaca nera.

Concetta Serrano, madre di Sarah a Quarto Grado

I media nelle indagini e nei processi

Gli studiosi che si occupano del rapporto fra media e giustizia, fra media e crimine, sottolineano un dato importante: la stampa – intesa come insieme dei media – si interessa molto della parte sulle indagini, mentre trascura al confronto la parte processuale.

Come sottolineano Ghirardelli e Vitiello nel libro Il processo mediatico. Quando i media si sostituiscono ai tribunali (Edizioni Unicopli, 2018), i media sono attivi proprio nella fase più delicata e riservata, ovvero quella dell’investigazione.

Non solo. I media assumono un atteggiamento inquisitorio. Nel modello di procedura penale di tipo accusatorio abbiamo il contraddittorio fra le parti, la pari dignità fra pubblica accusa e difesa del sospettato (e dell’imputato), la pubblicità del processo in aula.

Nel modello inquisitorio, abbiamo invece la segretezza, le deduzioni fondate su intuizioni, il sospetto fatto passare per certezza, la preminenza del pubblico ministero sui diritti della difesa.

PROCESSI MEDIATICI

Di qui la delicatezza di quello che viene chiamato il processo mediatico, quello fatto sui media: un processo che da un lato è pubblico; e dall’altro non rispetta le innovazioni introdotte dal 1989 con la riforma del Codice di Procedura Penale.

Sui media non abbiamo neppure il giusto processo e il giudizio oltre ogni ragionevole dubbio.

La stampa rifugge dalle incertezze e ha un modus operandi frammentato, con visioni limitate dei casi giudiziari, fondate su indiscrezioni, su suggerimenti interessati, su rivelazioni pilotate.

Il ruolo della stampa è sacrosanto, in una democrazia. Ed è fondamentale anche nel caso della giustizia e della stessa investigazione, perché consente sia la pubblicizzazione del procedimento penale (e quindi il suo controllo); sia la necessaria attenzione ai comportamenti delle forze di polizia.

Purtroppo, però, il rischio di fare processi sommari sulla stampa è assai elevato.

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

PROCESSI SOMMARI SULLA STAMPA

Ebbene, a questo abbiamo assistito – a processi sommari – sia nel caso di Sarah Scazzi – con le persone via via sospettate – che in quello di Milena Sutter, con la figura di Lorenzo Bozano.

Nel caso di Sarah Scazzi, la stampa si è concentrata via via su Sabrina Misseri, cugina di Sarah, Concetta Serrano, zia di Sarah e su Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi.

Anche dopo la chiusura dell’iter giudiziario, con le condanne definitive di Sabrina Misseri e Concetta Serrano, i media tornano a riprocessare Michele Misseri, dando credibilità alla sua auto-accusa di essere l’assassino della giovane Sarah.

Michele Misseri - Sarah Scazzi - Delitto di Avetrana - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Michele Misseri, zio di Sarah. Ancora oggi si auto-accusa dell’omicidio della nipote

IL “CONTADINO” ALL’ERGASTOLO

La stampa italiana si mostra innocentista verso Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia di Sarah Scazzi.

Qualche testata sottolinea il comportamento irreprensibile in carcere, tanto da far pensare che in tempi ragionevoli avranno i primi permessi.

L’ergastolo, del resto, è una pena che va contro la Costituzione, perché il concetto di fine pena mai è inconciliabile con quello di pena rieducativa e di reinserimento dell’autore di reato nella società.

La Corte Costituzionale si è salvata nel 1974 sostenendo che di fatto l’ergastolo non esiste, dato che con i benefici di pena il condannato può tornare – se si comporta bene secondo il magistrato di sorveglianza – alla vita sociale.

Nel mentre si mostrano innocentista ed esprimono un evidente dissenso rispetto alla sentenza che condanna Sabrina e Cosima alla pena dell’ergastolo, i media italiani evitano anche di creare il mostro.

Michele Misseri viene presentato come il “contadino” che continua ad auto-accusarsi di un omicidio che i giudici non gli hanno attribuito. 

Non vi è una criminalizzazione di Misseri, come è accaduto in altre situazioni giudiziarie.

Paradossalmente, lui che si auto-accusa viene preso più sul serio di un Lorenzo Bozano – nel caso di Milena Sutter – che si è sempre professato innocente. E l’ha fatto con un certo fondamento.

Sarah Scazzi - delitto di avetrana - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Sarah Scazzi, 15 anni, uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana (Taranto)

Sarah senza mostro, Milena con il “Mostro Biondino”

Non c’è quindi un mostro mediatico, nel caso di Sarah Scazzi (Avetrana, agosto 2010). E questo malgrado la ragazzina sia stata assassinata oltre ogni ragionevole dubbio.

Nel caso di Milena Sutter (Genova, maggio 1971) abbiamo il Mostro Bozano, nonostante non vi sia alcuna prova scientifica che la ragazzina di origini svizzere sia stata uccisa.

La perizia medico-legale sulla morte di Milena non ha fondamento scientifico. Tutti i medici legali che ho consultato, e che mi hanno concesso il loro tempo a titolo gratuito, sono d’accordo nel ritenere dubbie le cause della morte.

Milena Sutter potrebbe essere morta per un arresto cardiaco, provocato da un afferramento al collo senza volontà di uccidere. Oppure causato dall’assunzione – anche contro la sua volontà – di sostanze stupefacenti.

In sostanza, Lorenzo Bozano è stato condannato all’ergastolo per un delitto che – quant’anche fosse dimostrato il suo coinvolgimento oltre ogni ragionevole dubbio – non prevede la pena dell’ergastolo.

LA COSTRUZIONE DEL “MOSTRO BOZANO”

Chi ha creato il Mostro Bozano? La risposta è nei giornali genovesi: sono loro ad aver costruito – seguendo i suggerimenti della Procura della Repubblica, del giudice istruttore e degli avvocati di Parte Civile – un mostro e un maniaco sessuale là dove, in Lorenzo Bozano, non vi era né il mostro e neppure il maniaco sessuale.

Media e magistrati, poliziotti e avvocati si sono inventati il biondino della spider rossa, come si sono inventati il rapimento e l’omicidio volontario premeditato.

Del resto, a fare le indagini sul campo vi era un vicecommissario, Arrigo Molinari, massone piduista e appartenente a Gladio, formazione paramilitare segreta. Un figuro che ha dimostrato quale tipo di poliziotto fosse nel caso dell’omicidio di Luigi Tenco.

Nel libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media approfondisco, con la criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro, sia gli aspetti giudiziari che quelli criminologici e medico-legali della vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

Non che Lorenzo Bozano fosse una persona perbene, a 25 anni, quando Milena Sutter sparì e fu trovata morta due settimane dopo, in mare.

Lo stesso Bozano, in un colloquio che abbiamo avuto a Genova nel 2017, ha condannato il se stesso giovane, la vita sprecata fino al 25 e i gravi errori di gioventù con anche alcuni precedenti penali.

STORIE DI COMODO NEL CASO SUTTER

Milena Sutter non è stata “rapita”. Milena Sutter non è stata uccisa in modo volontario; e molto probabilmente non è stata neppure assassinata. Lorenzo Bozano non è un maniaco sessuale (non gli appartiene alcuna parafilia).

Da cosa nasce e perché viene confezionata la figura del Mostro Bozano? Il caso di Milena Sutter, se osserviamo con attenzione, è assai meno chiaro e assai meno certo e assai meno “criminale” – anche se non meno doloroso – di quello di Sarah Scazzi?

Chi ha avuto, e ancora oggi ha, l’interesse a una certa narrazione sul Caso Sutter  e sul Caso Bozano?

Le risposte a queste due domande non sono poi né urgenti, né fondamentali. Sono importanti invece le domande: perché domande del genere potrebbero riguardare ciascuno di noi.

Ciascuno di noi potrebbe finire in un ingranaggio mediatico e giudiziario – di tipo inquisitorio – dove si crea il mostro e la criminalizzazione, anche là dove non vi sono né mostri e né crimini.

Lorenzo Bozano intervistato nel 2017 da Maurizio Corte - Biondino della Spider Rossa - Genova
Lorenzo Bozano ha scontato 43 anni di detenzione. È morto nel giugno 2021

L’intervista del 2013 a Lorenzo Bozano su Linea Gialla (La7)

Qui di seguito, divisa in due parti, l’intervista della giornalista Raffaella Fanelli a Lorenzo Bozano.

All’intervista assisto anch’io, che riprendo  l’intervista con una videocamera amatoriale in un ristorante di Genova.

In quel momento Lorenzo Bozano era detenuto e godeva di 45 giorni di permesso l’anno, che sera solito trascorrere con la sorella Jolanda, a Genova, a cui era molto legato.

Chi ha conosciuto Lorenzo Bozano da vicino, per anni, anche all’Isola d’Elba, sa bene che la rappresentazione mediatica del Mostro Bozano non ha alcuna aderenza con la realtà della Persona Lorenzo Bozano.

LA VERGOGNA DEI MEDIA

È una vergogna che i media si siano prestati, anche a 50 anni di stanza, a dare voce alle bugie, alle narrazioni interessate, alle miserevoli posizioni di chi ha costruito e alimentato l‘immagine del Mostro Bozano per coprire una verità amara e scomoda.

Non si spara su un uomo morto. E chi l’ha fatto ha mostrato tutta la sua malafede, l’inganno e la cattiveria interessata che ha permeato, sin dall’inizio, la narrazione su questa vicenda dolorosa.

Era desiderio di Lorenzo Bozano – oltre a sottolineare pubblicamente il proprio dispiacere per la morte prematura di Milena Sutter – smontare la costruzione giudiziaria e mediatica su di lui.

Per questo, Lorenzo Bozano ha realizzato dal 1983 alla sua scomparsa un dossier giudiziario dove smonta, dal suo punto di vista, tutte le accuse. 

Sarah Scazzi e Milena Sutter: cos’hanno in comune le due storie?

Vi sono due verità giudiziarie: quella sull’omicidio di Sarah Scazzi e quella sul (presunto) rapimento e (presunto) omicidio di Milena Sutter.

La verità giudiziaria sull’omicidio di Sarah Scazzi ci dice che la ragazza di 15 anni di Avetrana (provincia di Taranto, in Puglia) è stata uccisa dalla cugina Sabrina Misseri e dalla zia Cosima Serrano, sorella della mamma di Sarah.

La verità giudiziaria su Milena Sutter ci dice che la ragazzina di 13 anni è stata rapita e uccisa da Lorenzo Bozano, chiamato il biondino della spider rossa, per ottenere un riscatto di 50 milioni di lire (circa 500 mila euro di oggi).

La verità giudiziaria su Sarah Scazzi non viene creduta dai media, che danno credito ai dubbi sulla versione dei giudici e sottolineano l’auto-accusa di omicidio che ha pronunciato e seguita a confermare Michele Misseri, zio di Sarah e marito e padre delle due donne condannate all’ergastolo.

I media non hanno creato il mostro, nel caso del delitto di Avetrana – su cui Sky Tv e Now hanno messo in onda la docuserie Sarah. La ragazza di Avetrana – e anzi si mostrano alquanto in dissenso rispetto alla verità processuale.

GIOCO DI SPECCHI

La verità giudiziaria sul caso di Milena Sutter non ha fondamento scientifico, né storico-fattuale. La ragazzina non è stata uccisa in modo volontario e la sua morte può essere dovuta a ben altro; e quindi raccontarci una ben diversa e scomoda verità.

Quanto al rapimento di Milena Sutter, 13 anni, è un’invenzione a cui si vuol far credere per dare un certo taglio narrativo a una vicenda dai contorni oscuri e inquietanti.

I media, lo si è visto anche con la morte di Lorenzo Bozano il 30 giugno 2021, si sono invece bevuti e continuano a bersi la versione ufficiale fornita dal giudice istruttore nel 1972; e confermata in un processo-farsa nel 1975 (Corte d’Assise d’Appello); e tanto cara a chi non vuole si sappia cosa davvero accadde quel 6 maggio 1971 a Genova a Milena Sutter.

Abbiamo un gioco di specchi e di distorsioni, nella comparazione fra le vicende di Sarah Scazzi e di Milena Sutter. E abbiamo l’invito a riflettere sul ruolo dei media nel rappresentare il crimine e la giustizia.

Maurizio Corte
corte.media

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