Il caso del cantautore morto nel 1971 accende luci inquietanti sul mondo delle “canzonette”.

Luigi Tenco, il geniale cantautore di origini piemontesi, morto la notte del 27 gennaio 1967 all’Hotel Savoy di Sanremo, non si è ucciso.

Tenco è stato assassinato. La sua morte è stata poi raccontata – con una magistrale operazione di storytelling mendace – come suicidio.

I giornali l’hanno accreditata, a loro volta, come suicidio. E più di qualcuno insiste nel voler “lasciar riposare” il cantautore. 

La prima a farlo sarebbe la Procura della Repubblica che ha sede a Imperia, competente per territorio nel fare ulteriori indagini su cause, modalità e contesto della morte di Tenco.

La “verità alternativa” sulla morte di Luigi Tenco è contenuta in un libro pubblicato la prima volta nel 2013, poi aggiornato nel 2017 e che sta avendo – come sempre accade ai libri che raccontano verità – ancora un certo seguito.

Il libro è quello di Nicola Guarnieri e Pasquale RagoneLe ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco

Luigi Tenco è stato assassinato. Trasmissione Tv7 sulla Rai

Il libro di Guarneri e Ragone tratta in modo dettagliato, forte di una serie di perizie scientifiche e di analisi puntuali della scena del crimine, questi punti:

  • cosa accadde prima della morte di Luigi Tenco;
  • cosa accadde nella stanza 219 dove Tenco trovò la morte;
  • l’inquinamento della scena del crimine da parte del commissario Arrigo Molinari, titolare delle indagini a Saremo;
  • il ruolo di Arrigo Molinari nel dare la notizia del “suicidio di Tenco” all’agenzia Ansa;
  • gli interessi delle case discografiche attorno al Festival di Sanremo e alla morte di Tenco;
  • le connessioni fra il Caso Tenco, alcune società discografiche e dei media, gli affari politici internazionali e i traffici di armi;
  • il ruolo della pistola Walther Ppk di Luigi Tenco, mai entrata nella scena del crimine;
  • l’assenza di una pistola nella stanza del “suicida” Tenco;
  • la fretta con cui fu archiviato il caso di Luigi Tenco, nel 2006, dopo l’autopsia sul corpo del cantautore, l’unica fatta dalla sua morte;
  • gli errori e le carenze nelle analisi balistiche sulla morte di Tenco;
  • le sviste, le manipolazioni, i maneggiamenti nella gestione delle indagini;
  • l’asservimento di alcuni media mainstream alla narrazione dominante del suicidio di Tenco;
  • le reticenze di chi avrebbe potuto testimoniare cosa accadde quella notte all’Hotel Savoy

Il libro di Guarnieri e Ragone non è il primo sull’omicidio di Luigi Tenco. Gli stessi autori ne hanno scritto uno nel 2011, parlando chiaramente di “storia di un omicidio”, a proposito del caso del cantautore della scuola genovese dei cantautori.

Sulla vicenda di Luigi Tenco, attingendo anche al libro di Guarnieri e Ragone, ho scritto un articolo. Puoi anche trovarvi alcuni video di particolare interesse.

Luigi Tenco, morte sospetta di un cantautore geniale

Nel febbraio del 2021, dopo Tv7 nel 2014 e Chi l’ha visto nel 2015, la Rai mette a segno un colpo interessante. Che fa onore ai colleghi giornalisti di quei programmi e al servizio pubblico.

Finalmente, si tematizza la morte di Luigi Tenco come omicidio. Si esce, insomma, dalla narrazione di Tenco come cantautore triste e suicida, che si sarebbe tolto la vita perché la sua canzone Ciao amore, ciao (quasi 3,5 milioni di visualizzazioni su YouTube) è stata bocciata a favore di una canzonetta banale come Io, tu e le rose, cantata da Orietta Berti.

La stessa Orietta Berti, molti anni dopo quella notte di gennaio del 1967, ha scritto come vi fosse una stima reciproca fra lei e il cantautore Tenco. Stima ricambiata da Luigi, che oltre ad essere un interprete dalla voce particolare, era un grande musicista polistrumentista e compositore.

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Lino Patruno: “Luigi Tenco è stato assassinato” (Rai, ItaliaSì)

Luigi Tenco e la storia della canzone Ciao, amore ciao

La canzone Ciao, amore ciao ha alcune interessanti caratteristiche.

Il ritornello, nella sua parte musicale (“Ciao amore… / Ciao amore… / Ciao amore, ciao) richiama il ritornello dell’inno nazionale della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca. L’inno, insomma, della Germania comunista degli anni sessanta.

Uno sberleffo, come qualcuno ha fatto notare, ai signori benpensanti che sedevano in platea al Festival di Sanremo. Questo a significare il carattere e l’indole goliardica di Luigi Tenco, come del resto lo raccontano gli amici musicisti di allora.

Luigi Tenco era anche un cantautore impegnato, sia a livello politico – collocandosi all’estrema Sinistra – e sia a livello sociale.

La canzone Ciao, amore ciao ha infatti un testo originario di ben altro tipo. Nella versione sanremese, si parla di una storia e di sentimenti legati all’emigrazione.

Il testo originario di Ciao, amore ciao è invece anti-militarista:

Li vidi passare
vicino al mio campo
ero un ragazzino
stavo lì a giocare

Erano trecento
erano giovani e forti
andavano al fronte
col sole negli occhi

E cantavano cantavano
tutti in coro
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Avrei dato la vita
per essere con loro
dicevano domani
domani torneremo

Aspettai domani
per giorni e per giorni
col sole nei campi
e poi con la neve

Chiedevo alla gente
quando torneranno
la gente piangeva
senza dirmi niente

E da solo io cantavo
in mezzo ai prati
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Ma una sera ad un tratto
chiusi gli occhi e capii
e quella notte in sogno
io li vidi tornare

Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Ciao, amore ciao nella versione ufficiale

Ciao, amore ciao cantata (male) a Sanremo da un Luigi Tenco turbato

L’inno nazionale della DDR (la Germania comunista degli anni ’60)

Ciao, amore ciao nella versione originaria anti-militarista (titolo Li vidi tornare)

Luigi Tenco, l’omicidio e il messaggio che conta

Il libro di Nicola Guarnieri e Pasquale RagoneLe ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco pone alcuni punti fermi.

Non mi riferisco solo alla dimostrazione scientifica del fatto che quello di Luigi Tenco fu un omicidio e che non si trattò di suicidio

Quello a cui penso lo riassumo in tre punti:

  • l’obbligo di azione penale, quindi di indagine, da parte di chi è pagato dai contribuenti per arrivare a una verità giudiziaria imparziale e non viziata da omissioni, depistaggi, errori di investigazione, imperizia sul piano tecnico;
  • il diritto della vittima (a prescindere dagli stessi famigliari) a che sia fatta luce sulla sua morte, perché tutti come vittime vorremmo una parola di verità e di Scienza su quanto ci è accaduto;
  • l’importanza di un sistema dei media indipendente, che ha a cuore la verità sostanziale dei fatti, che verifica le notizie, che antepone la Scienza alla narrazione interessata, che non si fa influenzare o condizionare da altri media e da poteri più o meno forti

LUIGI TENCO: UN’ALTRA VERITÀ È POSSIBILE 

Il messaggio che conta è che un’altra verità è possibile sulla scomparsa del cantautore della scuola genovese.

Luigi Tenco è stato un cantautore geniale, che ha dato sostanza sia musicale che di contenuti e interpretazione alla musica d’autore.

Possiamo considerare superata la stagione non solo del “suicidio” di Tenco, ma anche dell’immagine di Luigi Tenco “triste, sconfitto e scuro nell’anima e nel volto”.

Questo grazie al libro di Nicola Guarnieri e Pasquale RagoneLe ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco 

È importante che anche i media superino le narrazioni stereotipate, pregiudiziali e di comodo su Luigi Tenco.

Come giornalisti siamo portati alla novità, la curiosità e alla ricerca. Per questo occorre superare inerzie e vischiosità delle fonti ufficiali.

Solo un giornalismo di qualità può farlo; ed è di un giornalismo di qualità ciò di cui ha bisogno il caso di Luigi Tenco.

Su Luigi Tenco (21 March 1938 – 27 January 1967) scritto un altro articolo. Leggilo qui:

Luigi Tenco, morte sospetta di un cantautore geniale

Maurizio Corte
corte.media

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