34. Milena Sutter: la narrazione del caso nel report di Polizia e Carabinieri del 1971

Lorenzo Bozano - imputato processo sul caso Milena Sutter

 

Lorenzo Bozano è senza ombra di dubbio l’unico “protagonista” della vicenda giudiziaria legata alla scomparsa e alla morte di Milena Sutter, nel maggio del 1971, a Genova.

“Questo aspetto risulta chiaro fin da subito. Bozano è la parola più frequente in tutti i testi di polizia e giudiziari”, scrive Andrea Raza nella sua tesi di laurea “Verità giudiziaria e verità mediatica: analisi del linguaggio del Caso Bozano-Sutter”.

La tesi è stata discussa all’Università degli Studi di Verona, nel corso di laurea magistrale in Linguistica, nell’anno accademico 2011-2012.

Il cognome Bozano ricorre con il doppio della frequenza rispetto al nome proprio “Milena”.

La vittima Milena conta insomma molto meno del giovane Bozano prima accusato, poi imputato, quindi assolto e infine condannato all’ergastolo nel 1975.

I testi analizzati che Raza tratta – con un’analisi del contenuto come inchiesta con il software Wordsmith – sono i seguenti:

  • rapporto di Polizia e Carabinieri sulle indagini (agosto 1971);
  • sentenza di rinvio a giudizio di Bozano da parte del giudice istruttore Bruno Noli (1972);
  • sentenza di assoluzione per insufficienza di prove, emessa dalla Corte d’Assise di Genova (1973);
  • sentenza di condanna all’ergastolo, emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova (1975)
  • il libro “Il Caso Bozano”, scritto da Angelo Costa e Roberto Tafani (1976)
  • una serie di rotocalchi selezionati (L’Europeo, Gente e Oggi) e che hanno trattato il caso dal 1971 al 1975 

Quanto ai giornali, Lorenzo Bozano viene citato in quasi tutti gli articoli di riviste.

 

Diario di Milena Sutter - rotocalco Gente - 1971

Il rotocalco Gente, del 1971. E il solo giornale a parlare di “Claudio My Love”, la cui identità viene trascurata dagli inquirenti

 

Il nome del giovane soprannominato “il biondino della spider rossa” viene citato il doppio delle volte di quello Milena Sutter.

A differenza di quest’ultima, nella maggior parte dei casi Bozano sui rotocalchi viene chiamato solo per cognome.

E’ questo un elemento interessante, che possiamo qui mettere in risalto sulla base della ricerca svolta da Andrea Raza nella sua tesi.

Lorenzo Bozano, che pure aveva solo 25 anni, non viene mai considerato dai media del tempo come “un giovane”.

Egli è “un uomo”. E come tale viene considerato e rappresentato.

Questo atteggiamento dei giornali è probabile sia influenzato da come il giovane Lorenzo si presenta: in giacca e cravatta, molto preso dal proprio ruolo nel comunicare una professione di innocenza che tuttavia non riesce a dimostrare.

Non spetta, del resto, a Lorenzo Bozano dimostrare la propria innocenza.

Spetta agli inquirenti argomentare gli indizi.

Gli indizi contro Bozano, pur tanti di numero, non sono tali da poter ritenere il giovane della spider rossa colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Sulla consistenza dei maggiori indizi contro Lorenzo Bozano ci si sofferma in dettaglio nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto dall’autore di questo articolo assieme alla criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro.

Anche per quanto riguarda le indagini svolte dalla polizia, Bozano risulta fin da subito il primo ed unico indiziato, la figura attorno alla quale si concentreranno i sospetti.

“Questo fatto è confermato dal fatto che la parola ‘Bozano’ è più frequente nel report di Polizia e Carabinieri rispetto a tutti i testi analizzati”, rileva Andrea Raza nella sua tesi.

La parola Bozano è invece meno frequente nella sentenza di primo grado del 1973, che decise l’assoluzione di Lorenzo Bozano per insufficienza di prove.

 

 

Caso Sutter-Bozano: il report di Polizia e Carabinieri chiave interpretativa di tutto il caso

“Il rapporto di Polizia e Carabinieri sul caso di Milena Sutter rappresenta la summa dei termini-chiave che ritroveremo anche in tutti gli altri testi analizzati, dagli articoli di giornale al libro di Costa-Tafani e in tutte le sentenze”, spiega Raza nella sua tesi di laurea magistrale.

“Da qui è possibile intuire come le indagini si siano, fin dai primi giorni, indirizzate in un certo senso. E abbiano preso una direzione che nel corso di tutto il processo non è stata cambiata”, sottolinea Raza.

“I sospetti su Lorenzo Bozano, l’importanza data agli avvistamenti dell’uomo e della sua auto in determinati luoghi, gli indizi a suo carico (soprattutto la cintura da sub e il cosiddetto ‘piano di rapimento’), la tendenza a parlare di rapimento piuttosto che di scomparsa di Milena Sutter. Sono tutti elementi già presenti in questo report, e in molti casi in percentuale assai maggiore rispetto agli altri testi”, osserva Andrea Raza nel suo studio-

Termini come “cintura”, “rapimento”, “notato”, “presso”, “scuola”, “svizzera”, “giovane”, “auto”, rossa” sono tutti presenti in percentuale maggiore nel report di Polizia e Carabinieri, rispetto agli altri testi analizzati.

Il rapporto di Polizia e Carabinieri fu sottoscritto il primo agosto 1971. Un documento eccezionale, per molti versi, dato che certificava una proficua collaborazione fra gli inquirenti.

Il “dominus” delle indagini era il capo della squadra mobile di Genova, Angelo Costa. Egli era un investigatore di esperienza e di grande competenza e fiuto.

Tuttavia un apporto importante alle indagini lo diedero i Carabinieri e gli stessi Vigili Urbani di Genova-Quarto, come ricorda l’allora vicebrigadiere Remo Benzi, intervistato da chi scrive.

Nella sua tesi, Raza rileva poi che i collocatori risultanti dall’analisi delle concordanze con la parola di ricerca Bozano (ossia “auto”, “spider”, “rossa”, “notato”, “presso” e “cintura”) sono tutte parole su cui si concentreranno anche i testi degli articoli di giornale, oltre a quelli delle sentenze.

Ciò che emerge dal report di Polizia e Carabinieri diventerà il punto di riferimento per tutta la durata della vicenda giudiziaria.

“Poco, quasi nulla, viene aggiunto nel corso delle indagini nella fase istruttoria (durata quasi un anno); tanto che i contenuti dei testi redatti negli anni seguenti risultano pressoché invariati”, sottolinea Raza nella sua tesi di laurea.

La domanda che viene spontaneo farsi – come autori di questo articolo – prende spunto da una serie di colloqui che chi scrive ha avuto con un autorevole magistrato.

Ecco la domanda: si è ricorso a un “copia-e-incolla” fra report di Polizia e Carabinieri e documenti giudiziari? Perché se così è, tanto valeva condannare subito all’ergastolo Lorenzo Bozano senza spendere tempo e soldi.

La domanda suona provocatoria, ma ha una sua ragionevolezza.

Proprio quel magistrato ha raccontato a chi scrive come fosse abitudine – anche in tempi in cui non vi erano i computer – ricopiare paro paro i buoni rapporti di polizia nei documenti redatti dai magistrati.

Quei documenti copiati e di ottima fattura passavano ad essere copiati dal pubblico ministero, dal giudice istruttore. E finivano per essere ricopiati in Corte d’Assise dall’estensore della sentenza.

“Possiamo così affermare che la fase dell’istruttoria e del giudizio in Corte d’Assise è stata inutile“, scrive Andrea Raza nella sua tesi. “Inutile sia ai fini di un accertamento della responsabilità di Lorenzo Bozano con prove certe, sia ai fini di un suo proscioglimento”.

“Possiamo quindi affermare”, sottolinea Raza nella sua tesi di laurea magistrale, “che la condanna di Lorenzo Bozano è stata pronunciata nel corso delle indagini di polizia come una ‘verità indubitabile’ e tale è poi rimasta”.

Si tratta di una “verità indubitabile” di polizia che proprio nelle indagini degli inquirenti trova le falle più gravi.

 

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Genova - 1971

 

Vi furono piste investigative non battute, come ricordiamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Quelle piste non compaiono nel report di Polizia e Carabinieri. E quindi comprendiamo – alla luce del lavoro di analisi linguistica di Andrea Raza – come mai non siano presenti neppure nel pur certosino lavoro del giudice istruttore. E negli interrogatori in fase processuale.

Due esempi di “piste assenti”? L’identità di “Claudio My Love”, citato nel diario personale e sulla borsa della scuola della vittima. E la testimonianza, mai acquisita in sede processuale, di Isabelle, l’amica del cuore di Milena Sutter.

Alla luce del lavoro di analisi del contenuto svolto da Andrea Raza, possiamo dire che “il linguaggio non mente”. Anzi, ci illumina angoli bui ancora tutti da decifrare a livello linguistico e della verità sostanziale dei fatti.

Il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano è quindi un ottimo esempio di come lo studio scientifico del linguaggio possa aiutarci nel capire gli accadimenti. E di farlo attraverso le narrazioni di chi quegli accadimenti è chiamato a illuminarli.

Maurizio Corte
@cortemf@cortemf
www.corte.media

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
2019-05-05T10:30:00+00:00Blog, Lo studio del Caso|