Telefonata del rapitore, cause del decesso della vittima, corpo della ragazza in mare: tre ombre inquietanti sul caso del maggio 1971.

C’è molto di anomalo nel caso di (presunto) sequestro e (presunto) omicidio di Milena Sutter, a Genova, nel maggio del 1971.

Sono anomalie che, passate al vaglio delle conoscenze oggi in nostro possesso, possono scrivere una diversa storia sul caso criminale che sconvolse l’Italia e mezza Europa circa 50 anni fa.

I dubbi non significano che Lorenzo Bozano sia innocente. Né la mia vuole essere una posizione “innocentista”. Anzi.

Come ho spiegato nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto con la criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro nel 2018, l’alibi di Bozano non è convincente.

Quello del cosiddetto “biondino della spider rossa” è, anzi, un “non alibi”. Non c’è e basta.

La telefonata del “rapitore” di Milena Sutter

Il primo elemento che getta una luce diversa sul caso della scomparsa e della morte della studentessa di origini svizzere, è quello della telefonata del presunto rapitore.

Una telefonata a cui non crede neppure il capo della Squadra Mobile di Genova, Angelo Costa, stimato da giornalisti e colleghi per il suo fiuto e per le sue capacità di osservazione.

Il commissario Costa “sente” che non c’è un tentativo di estorsione dietro il caso di Milena. La richiesta di 50 milioni di lire (meno di mezzo milione di euro di oggi) non quadra con il sequestro della figlia di un ricco industriale.

Arturo Sutter, imprenditore dell’omonima azienda, guadagna quei soldi in meno di un anno. L’azienda, attiva ancora oggi, è solida finanziariamente; molto stimata; dà lavoro a molti collaboratori.

Insomma, siamo di fronte a un industriale che – oltre alla stima di cui gode e alla qualità del suo ruolo di imprenditore – non ha certo problemi di soldi.

La famiglia Sutter conduce una vita tranquilla. Fa parte di quella borghesia svizzera che unisce la passione per il lavoro alla sobrietà del vivere quotidiano.

Anche se non esibita, quella ricchezza comunque c’è.

Il sequestro è un reato gravissimo, che viene punito con oltre due decenni di carcere. Se vi si aggiunge l’omicidio, l’ergastolo è certo.

Perché chiedere solo 50 milioni di lire, allora, per il rapimento di quella giovane donna, Milena, amata e apprezzata per la sua generosità d’animo e per le sue passioni sportive?

Una risposta che pure io mi sono dato è che se Bozano agisce da solo – e nulla farebbe pensare in modo diverso – 50 milioni sono una bella somma.

Il fatto è che Lorenzo Bozano, figlio di una famiglia dell’agiata borghesia genovese, ci viene presentato come pieno di debiti, amante della bella vita, con poca voglia di lavorare.

Il ritratto di Bozano, che emerge dalle carte giudiziarie, non ha molto fondamento, come dimostra la dottoressa Baccaro nel libro “Il Biondino della Spider Rossa”.

Visto che gli inquirenti credono a quel ritratto – aggravato da una sua (molto) presunta propensione al delitto – perché mostrano di credere che un siffatto perdigiorno, per giunta a caccia di soldi, si accontenti di soli 50 miseri milioni di lire?

Se ha preso spunto dal “sequestro Gadolla”, poteva chiederne almeno 200 di milioni.

Il padre di Milena, Arturo Sutter, l’aveva detto sin da subito: “Per mia figlia sono disposto a pagare qualsiasi cifra”. E quale padre non lo farebbe? dice ancora il dottor Sutter in Tv al giornalista Rai, Giorgio Bubba.

 

Cold Case - Medicina Legale - Sequestro e omicidio Milena Sutter - 1971

 

Le cause della morte di Milena Sutter

Lorenzo Bozano è stato condannato per aver sequestrato e ucciso l’allieva della Scuola Svizzera di Genova, che nel maggio 1971 aveva 13 anni.

Il cosiddetto “biondino della spider rossa” avrebbe fatto salire con l’inganno Milena sulla sua spider rossa.

Bozano si sarebbe poi fermato in piazzale Kennedy (ma è solo un’ipotesi fondata sul nulla), nei pressi della Fiera di Genova.

In quella zona, Bozano avrebbe aggredito Milena Sutter, strozzandola e probabilmente soffocandola. Secondo gli inquirenti, sono le ore 17.30-18 di giovedì 6 maggio 1971, giorno della sparizione della studentessa.

Qui occorre intenderci su come si uccida strozzando e soffocando una persona.

La dottoressa Gabriella Trenchi, medico legale in Verona, in un’intervista approfondita di qualche anno fa, mi ha fatto notare due elementi importanti:

  • il soffocamento è un’azione omicidiaria particolare, che si registra in casi specifici, diversi dalla vicenda che qui analizziamo;
  • lo strozzamento non è un modo di uccidere coerente con situazioni come quelle in cui si è trovato Lorenzo Bozano

Il soffocamento richiede una sproporzione fra assassino e vittima: un adulto con un bimbo in culla; un adulto in salute con un anziano ammalato a letto.

Bozano era robusto e forte, ma aveva di fronte una ragazza che dimostrava 16 anni ed era una grande sportiva.

Milena Sutter aveva un fisico forte, robusto. Non era la “bambina Milena” che qualche inquirente ha voluto dipingere sul niente.

Una ragazza così forte avrebbe opposto una resistenza notevole.

In caso dell’azione di soffocamento, si sarebbero trovati i segni della lotta sia sul corpo di Milena, che non mostra segni di difesa; che su quello di Bozano, che mostra solo un graffio alla mano.

Quanto allo strozzamento, non è un modo di uccidere che si usa per omicidi come quello ipotizzato per Milena.

Lorenzo Bozano non è un serial killer; e non era neppure un killer professionista che doveva uccidere su commissione.

Non solo. I segni del (presunto) strozzamento non sono tali da dimostrare che proprio di strozzamento si tratti.

Tanto che l’estensore della perizia su cause e ora del decesso di Milena, il professor Aldo Franchini, in udienza al processo di primo grado si deve arrendere alle contestazioni del perito di parte, il professor Giacomo Canepa.

Franchini deve ammettere davanti alla Corte d’Assise di Genova che non è possibile affermare, su basi scientifiche, che quei due segni lievi rilevati sul collo della vittima siano attribuibili a un’azione di strozzamento con le mani.

Una nota poi sul “soffocamento”: lo si può solo considerare “possibile”, dato che il volto scheletrito della vittima non consente di rilevarne i segni su bocca e guance.

 

Milena Sutter - Corpo a Priaruggia della ragazzina rapita - Report di Polizia e Carabinieri - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

 

Cosa racconta il corpo di Milena Sutter

Un’analisi particolare merita, infine, il corpo di Milena Sutter.

Il professor David Canter, padre della Psicologia Investigativa, ci insegna che commettiamo atti criminali rappresentandoci – con le narrazioni interne – in uno di questi ruoli:

  • eroe;
  • vendicatore;
  • professionista;
  • vittima delle circostanze

Secondo la versione ufficiale – ovvero il capo d’imputazione con le relative motivazioni – Lorenzo Bozano avrebbe sequestrato e ucciso Milena Sutter per denaro.

A parte l’illogica rinuncia a chiedere in modo convincente i soldi, senza contare la misera cifra di 50 milioni a fronte di una ricca famiglia di industriali, vi è una domanda da porsi.

E’ una domanda importante. Delicata. Inquietante.

Come mai il corpo di Milena Sutter, trovato in mare giovedì 20 maggio 1971, due settimane esatte dopo la sparizione, è per gran parte svestito.

Non è stato il mare, a svestirlo.

Su questo non vi sono dubbi, nonostante lo scriva – sbagliando – lo stesso professor Franchini, a sua volta smentito da cosa scrive il giudice istruttore, Bruno Noli.

Il medico legale, Aldo Franchini, incaricato dalla Procura di Genova di scoprire ora e cause del decesso della studentessa. dice che è stato il mare a svestire Milena.

Il giudice istruttore, Bruno Noli, scrive che a svestire il corpo è stato lo stesso Bozano, per applicare la cintura da sub utile ad affondarlo in mare. 

Non è vero. Non serviva svestire il corpo per allacciare la cintura.

Le ipotesi sono tre:

  • una messinscena;
  • una situazione compromettente, anche contro il volere della vittima;
  • una perversione sessuale di Bozano

Sulla situazione compromettente non possiamo dire nulla. Va solo fatta notare la serietà che tutti accreditano a Milena.

Sulla perversione sessuale, possiamo dire che essa esiste solo nella mente dei colpevolisti che se la costruiscono “motu proprio”. E lo fanno sulla base di presunte molestie di cui Bozano si sarebbe reso colpevole da giovane.

 

Lorenzo Bozano - intervista alla Rai del 1971 - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona


Ora, fossero anche vere quelle molestie – certo atti gravissimi – lo spogliare un corpo senza vita è azione che va ben oltre le molestie.

Saremmo in una forma di parafilia.

Né i periti Franchini e Chiozza, nel 1971, e neppure la psicologa Laura Baccaro, esperta di reati a sfondo sessuale, affermano che Lorenzo Bozano sia stato affetto da parafilia.

Bozano, insomma, non è un “deviato sessuale” o un “maniaco sessuale”, come certa stampa ci ha voluto far credere.

Lorenzo Bozano, anche in età giovanile, si è reso protagonista di episodi contro la legge; ed è stato accusato di azioni a danno di qualche ragazza.

Da qui a farlo diventare una persona affetta da parafilia passa, tuttavia, parecchia strada.

 

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - 1973

 

Su un piano scientifico, Lorenzo Bozano non è affetto da parafilie.

Cosa possiamo pensare, allora? A una messinscena: il corpo di Milena Sutter messo in mare svestito per indurre gli inquirenti a formulare certe ipotesi, anziché altre.

Un’ipotesi alternativa è che vi sia un mix fra la messinscena e il decesso in circostanze compromettenti. Compromettenti per chi era presente.

Qui torniamo, allora, alle cause della morte della ragazzina della Scuola Svizzera.
Fu davvero omicidio? Oppure fu una morte causata da altro?

La risposta a queste domande sulla vicenda di Milena Sutter non sono facili. Certo, un dato è sicuro: la versione ufficiale va bene per chiudere il procedimento giudiziario.

Sul piano storico e scientifico, al contrario, quanto accadde a Milena Sutter quel giovedì 6 maggio 1971 è tutto da studiare e da capire.

Quanto al ruolo di Lorenzo Bozano nella vicenda di Milena Sutter, i casi sono due: il giovane dell’agiata borghesia genovese è in qualche modo (e non da solo) coinvolto nel fattaccio; oppure egli è colpevole tanto quanto era il “biondino della spider rossa”.

Maurizio Corte
@cortemf
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